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martedì 21 dicembre 2021

Perché "credere" nella scienza non è scientifico

 

Da qualche tempo, gira sui social  un aforisma attribuito – pare falsamente – al filosofo Karl Popper (nella foto) che recita:

“Una delle cose più cretine in assoluto che si sentono dire di questi tempi è «Io credo nella scienza». Se la scienza fosse una questione di credo si chiamerebbe religione. Invece si tratta di mettere sempre in discussione, di dubitare e di verificare che dietro a un’ipotetica causa non ci sia un bel giro di soldi”.

Ora, come gongola, tutto compiaciuto, il sito Bufale.net:  “Non ci sono prove del fatto che la frase sia stata pronunciata da Popper”, ma il ridicolo della questione è che lo sbufalamento avviene sull’attribuzione della frase, non nel merito della scottante questione.

Come se qualcosa fosse vero in sé, o meno, a seconda del fatto che sia stato proferito da Popper, oppure no.

Infatti, questo filosofo austriaco, tra l’altro, punto di riferimento di George Soros, viene considerato da diversi anni come una sorta di “Fonte eterna e immutabile della Verità assoluta”, ma non si capisce a quale titolo, visto che lui stesso sosteneva che la verità assoluta non esiste ...

lunedì 28 gennaio 2019

Il pregiudizio

Massimo Agostini

“Noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idea degli usi e opinioni del nostro paese. […]
Perciò gli altri diversi da noi sembrano selvaggi, allo stesso modo in cui chiamiamo selvatici i frutti che la natura ha prodotto nel suo naturale sviluppo”
Montaigne: (“Essais”, libro I, cap. XXXI).»


La riflessione su pregiudizi ed egoismi comuni potrebbe tranquillamente chiudersi con questa affermazione di Montaigne per lasciare ad ognuno, dotato di volontà, bellezza e sapienza, il compito di procedere con la propria intima riflessione. Ritengo infatti che ogni insegnamento dovrebbe limitarsi a fornire, agli altri, spunti di analisi, ovvero di autoanalisi.

Essendo naturale la tendenza di ogni gruppo sociale al pregiudizio e all’autoreferenzialità, appare logico il rischio che anche ogni associazione, per quanto elevata culturalmente, possa essere assoggettata allo stereotipo e quindi al preconcetto, soprattutto rispetto ad altre similari organizzazioni.
Sembrerebbe infatti scientificamente dimostrato la naturale tendenza dei gruppi: nazioni, stati, etnie o semplici gruppi sociali, allo stereotipo e al conseguente pregiudizio dovuto al tipo di informazioni in esso trasmesse e assimilate.

Ed è per questo che il nostro operare nella vita dovrebbe essere scevro da verità rivelate, presupposto di ogni possibile pregiudizio, ma bensì essere caratterizzato da percorsi, intimi, personali, esclusivi, di consapevolezza; una consapevolezza che non può essere frutto di insegnamenti più o meno dotti, trovando più sicuro alimento proprio in quell’intima esperienza di analisi e nel personale confronto con la propria e altrui essenza....