martedì 16 ottobre 2018

Un altro mondo è possibile. Lettera dalla Kirghisia

Un paese dove si lavora tre ore al giorno, dove non ci sono scuole, ma “valli della vita”, dove al compiere dei 18 anni ognuno riceve dallo Stato una casa da abitare, dove si mangia tutti insieme in lunghe tavolate che riservano sempre un posto in più, perché “chi arriva deve avere la sensazione che gli altri, tutti gli altri, lo stavano aspettando.”

Questo paese è la Kirghisia. Esiste davvero o è un luogo immaginario? Non importa saperlo: se lo puoi pensare, allora esiste.

Silvano Agosti, regista e scrittore, l'ha pensato e visitato e, da lì, ha inviato lettere agli amici, dove racconta il suo viaggio attraverso questa terra ideale; tanto ideale quanto semplice nelle sue regole. Le dieci Lettere dalla Kirghisia (giunto alla sesta edizione) sono la possibilità di un altro mondo, fatto a misura di donne e uomini.

In Kirghisia, il tempo non è denaro, ma un tesoro prezioso da spendere con gli altri; il lavoro non è una costrizione, ma l'espressione della propria creatività; la scuola non esiste, perché per imparare è sufficiente giocare, confrontarsi, sbagliare, essere liberi. Chi ruba non viene carcerato o condannato, ma deve vestire di giallo per il periodo equivalente a quello che, altrimenti, dovrebbe trascorrere in cella, perché “la sola condanna possibile è la consapevolezza del delitto.” ...


E chi ha voglia di far l'amore, si appunta un piccolo fiore azzurro sul petto, in modo che tutti lo sappiano. Sembra un'utopia, questa Kirghisia, invece è la risposta alla domanda che tutti ci poniamo: come vorremmo fosse la nostra società e il mondo in cui viviamo? Esattamente così.

La Kirghisia è, dunque, la proiezione dei nostri desideri? 

Forse. La lettura di questo libro regala una visione pura e sconcertante di come davvero le cose potrebbero essere, se davvero tutti lo volessimo. 

Certo, alla base di questa immaginazione c'è un necessario ottimismo: senza una piena fiducia nelle capacità del genere umano, sarebbe molto difficile credere a un paese dove le armi sono da tempo sotterrate in cimiteri, o dove le persone si prendono cura degli altri, compresi anziani e bambini, per puro amore fraterno.

Continua a sembrare utopico ed irrealizzabile, anche se nella lettera dove Agosti spiega come funziona l'apparato governativo della Kirghisia, non troviamo nulla di diverso da ciò che l'opinione pubblica italiana sta chiedendo a gran voce ai nostri attuali governanti: in Kirghisia i politici sono tutti volontari e percepiscono lo stesso stipendio della loro precedente attività, nulla di più. 

Scrive Agosti: “Ora mi è chiaro che chiunque abbia, come i nostri deputati occidentali, uno stipendio che sommando le varie voci si aggira intorno ai 20.000 euro al mese, non può in alcun modo essere convincente, in ciò che dice, pensa o fa”. Insomma, la Kirghisia fa riflettere.

Silvano Agosti, invitato d'eccezione all'ultimo festival “Macerata ospitale”, classe 1938, romano d'adozione, ha all'attivo una trentina tra film e documentari e altrettanti tra romanzi, racconti, saggi e manuali di regia e sceneggiatura. A Roma ha riaperto una vecchia sala cinematografica in disuso che ora si chiama “Cinema Azzurro”, in via degli Scipioni, dove vengono proiettati i capolavori del cinema mondiale e trovano rifugio appassionati del cinema d'autore, oltre che semplici curiosi e passanti. 

Uno dei suoi lavori più conosciuti è il documentario D'amore si vive (1983), riscoperto recentemente grazie al presentatore televisivo e scrittore Fabio Volo, con cui Agosti ha instaurato un sincero rapporto d'amicizia, e che ha firmato, proprio in nome di questa amicizia, l'ultima delle lettere contenute nel libro: “ Leggendo come si vive in Kirghisia, ho notato tante cose assurde qui, che prima nemmeno vedevo. […] Queste tue lettere mi hanno dato speranza. Mi hanno fatto immaginare la mia vita in un altro modo".

Dunque, perché non provarci davvero? 

Parola di Silvano Agosti.

Fonte: www.unimc.it

"Arrivando in Kirghisia ho avuto la sensazione di “tornare” in un luogo nel quale in realtà non ero mai stato. Forse perché da sempre sognavo che esistesse. Il mio strano “ritorno” in questo meraviglioso Paese, è accaduto dunque casualmente. Per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiavo ha dovuto fare scalo due giorni nella capitale. Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili.

La produttività si è così triplicata, dato che una persona felice sembra essere in grado di produrre, in un giorno, più di quanto un essere sottomesso e frustrato riesce a produrre in una settimana. In questo contesto, il concetto di “ferie” appare goffo e perfino insensato, qui dove tutto sembra organizzato per festeggiare ogni giorno la vita. L’attuale concetto occidentale di ferie, invece, risulta feroce, quanto la concezione stessa del lavoro, non soltanto perché interferisce in modo profondo con il senso della libertà, ma perché ne trasforma e deforma il significato. Nel periodo di ferie, milioni di persone sono obbligate a divertirsi, così come nel resto dell’anno sono obbligate a lavorare senza tregua, a sognare di trovare un lavoro o a guarire dai guasti e dalle malattie, causate da un’attività lavorativa coatta e quotidiana.

Questo meccanismo delle otto ore di lavoro ogni giorno, produce da sempre tensioni sociali, nevrosi, depressioni, malattie e soprattutto la sensazione precisa di perdere per sempre l’occasione della vita. La proposta risanatrice di questi invisibili orrori, si è risolta nello Stato della Kirghisia, dove sono state realizzate una serie di riforme che in pochi anni hanno modificato le abitudini e i comportamenti dei suoi cittadini. La corruzione politica si è azzerata perché in questo Paese, chi appartiene all’apparato governativo, esercita il proprio ruolo in forma di “volontariato”, semplicemente continuando a mantenere per tutta la durata del mandato politico lo stesso stipendio che percepiva nella sua precedente attività. Quando ho saputo che ogni realtà politica nasce da una forma di volontariato, ho finalmente capito perché, ogni volta che vedo un rappresentante del parlamento italiano parlare alla televisione, c’è qualcosa sul suo volto che rivela un’incolmabile lontananza da ciò che sta dicendo.

Ecco, ora mi è chiaro che chiunque abbia, come i nostri deputati occidentali, uno stipendio minimo di quaranta milioni di lire (circa 20.000 euro) al mese, non può in alcun modo essere convincente, in ciò che dice, pensa o fa. Qui in Kirghisia, la possibilità di dedicare quotidianamente alla vita almeno mezza giornata ha consentito la realizzazione di rapporti completamente nuovi tra padri e figli, tra colleghi di lavoro e vicini di casa. Finalmente i genitori hanno il tempo di conoscersi veramente tra loro e di frequentare i propri figli. I parchi sono ogni giorno ricolmi di persone e il traffico stradale è oltre quattro volte inferiore, dato il variare degli orari di lavoro.

Le fabbriche sono in attività produttiva continua, ma chi fa i turni di notte lavora solo due ore. Già al terzo anno di questa singolare esperienza è stato rilevato un fenomeno molto importante. Il consumo di droghe, sigarette, alcolici è diminuito in modo quasi totale e i farmaci rimangono in gran parte invenduti. Certo, tutto ciò può sembrare incredibile a chi, come voi cari amici, è costretto a credere che l’attuale organizzazione dell’esistenza in occidente sia la sola possibile. In Kirghisia, la gestione dello Stato, oltre a essere una forma di volontariato, si esprime in due governi, uno si occupa della gestione quotidiana della cosa pubblica, l’altro si dedica esclusivamente al miglioramento delle strutture.

Ho incontrato il Ministro per il Miglioramento delle Attività lavorative che ha in progetto, nel prossimo quinquennio, di ridurre ulteriormente per tutti il lavoro obbligatorio a due ore al giorno invece delle attuali tre. Il Ministro è convinto che solo una umanità liberata dal lavoro possa essere veramente produttiva. È anche certo che si possa scoprire l’operosità del fare, solo realizzando, nel tempo libero, ciò che si desidera. Ho fatto bene a decidere di rimanere in Kirghisia, e non me ne andrò finché continuerò ad avere la strana sensazione di vivere, qui, all’interno di un sogno comune.

Un abbraccio a tutti."

Silvano Agosti


Franck parla della scuola 
- dal documentario "D'amore si vive" di Silvano Agosti -


“Uno degli aspetti più micidiali dell’attuale cultura, è di far credere che sia l’unica cultura. 
Invece è semplicemente la peggiore. 
Beh, gli esempi sono nel cuore di ognuno, per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare.
Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta?!"

4 commenti:

  1. IL LAVORO E' UNA TRUFFA
    Il lavoro così come è sempre stato concepito ha il solo compito di rendere le persone docili, remissive e controllabili, se non lavori duramente non mangi, motivazione molto forte.

    Provate a fare un conto.
    Se si toglie il debito pubblico che è una truffa, i privilegi, gli sprechi, le spese folli della politica, l'arricchire i pochi privilegiati e le risorse vengono condivise equamente, si vivrebbe tutti nell'abbondanza con sole 2-3 ore di lavoro al giorno, le restanti ore servono ad arricchire altri.

    Dubbi?
    In una tribù dell'amazzonia, lavorano 2 ore al giorno, una tribù dell'africa 3 ore e noi? Lo sappiamo tutti.

    Gianni

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  2. Si giusto. La visione massonica di società come formicaio o alveare, cioè la collaborazione di tutti per un fine comune forse è la migliore ma utopica.

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  3. Le armi sono sotterrate nei cimiteri,le persone si prendono cura dei più deboli e degli anziani e alcune ore della giornata sono dedicate all*Amore,alla Creatività e alla Vita.La Storia di Kirghisia è la dimostrazione che alla buona volontà dell*uomo nulla è impossibile nemmeno che una visione utopica diventi una realtà.

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  4. Io la vedo positiva
    La situazione è quello che è, e sta peggiorando, gli insetti sono calati a livello di grande allarme, si direbbe che siamo diretti verso il baratro, secondo me non è così.
    Il sistema Terra ha già iniziato a riportare l'equilibrio.
    C'è un forte aumento di consapevolezza.
    C'è un forte aumento dei terremoti e del vulcanismo.

    La domanda è:
    Chi arriverà per primo? il risveglio delle coscienze oppure la Terra che si ribalta facendoci fare la fine dei dinosauri?

    Conto che vinciamo noi, le persone che si fanno domande sono in fortissimo aumento, conto che la Terra terrà ne conto dandoci un po' di tempo in più.

    Gianni

    Gianni

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