di Gianluca Riccio*
La civiltà futura perfetta esiste già.
Nei modelli delle Nazioni Unite (la famosa “Agenda 2030” diventata un totem per favorevoli e contrari), negli studi del MIT, nelle simulazioni al computer dei climatologi. Tutto calcolato, tutto pianificato: energia rinnovabile, cooperazione globale, fine delle disuguaglianze.
Funziona sempre, nei test. Fallisce sempre, nella realtà. Non per problemi tecnici: per problemi umani. Perché l’ingrediente che manca in ogni utopia perché non diventi una distopia non si può sintetizzare in laboratorio.
I nove pilastri della civiltà futura “perfetta”
Immaginate una civiltà che affronta prima i problemi globali: cibo, acqua, alloggi, energia e istruzione per tutti prima di lanciarsi nell’esplorazione spaziale. Un mondo con migrazione libera, dove le persone possono vivere e contribuire dove preferiscono. Un linguaggio comune per facilitare la collaborazione. Innovazione aperta e tecnologia al servizio della società e della natura.
Una pianificazione coordinata su scala mondiale...
