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martedì 26 agosto 2025

Un pacemaker cerebrale per sconfiggere la depressione

Uscire dalla depressione è possibile grazie a un "pacemaker" impiantato nel cervello. 

Il dispositivo per la stimolazione elettrica cerebrale – realizzato da un gruppo di neuroscienziati dell’Università del Minnesota, negli Stati Uniti – ha restituito calma e concentrazione a un paziente dopo trent’anni di trattamenti falliti. 

L’uomo, 44 anni, afflitto dall’età di 13 da depressione maggiore faceva uso dei farmaci che non avevano risolto nulla. 

Non solo. Inefficaci si erano rivelati anche psicoterapia e terapia elettroconvulsivante (elettroshock) – ossia una stimolazione elettrica del cervello in anestesia generale e con impulsi ultrabrevi, utilizzata con efficacia in psichiatria contro le forme gravi e resistenti di depressione. 

Poi la svolta...
(www.fnob.it)

lunedì 7 luglio 2025

L'empatia distorta dell'IA: il rischio emotivo nel rapporto con la tecnologia.

La complessità dell’animo umano è soggetta ad analisi, indagini e ricerche dagli albori della civiltà moderna; che si tratti di religione, scienza o psicologia, la profondità interiore dell’umanità non ha mai smesso di sorprendere esperti ed appassionati. 

I diversi strati che compongono gli angoli più reconditi di qualsiasi individuo sono responsabili della costruzione della personalità, delle attitudini personali, delle preferenze e opinioni che crescono e si modificano con il passare del tempo. 

La maggioranza delle persone conduce la propria vita senza avere occasione, o desiderio, di raggiungere una comprensione più accurata di sé - altri, invece, dedicano la propria intera esistenza al raggiungimento di una consapevolezza più stabile. 

Di fronte ad un argomento caratterizzato da tale complessità, come può una tecnologia competere con la percezione che gli umani hanno di se stessi?...

venerdì 6 settembre 2024

7 caratteristiche delle persone che amano stare da sole

Esistono persone che amano la solitudine e che a volte vengono fraintese, nonostante non siano persone asociali ...

Imparare a stare da soli e stare bene è un aspetto importante della nostra vita: esistono poi persone che amano particolarmente la solitudine e che a volte, proprio per questa loro caratteristica, vengono fraintese ma che in realtà non sono per forza persone solitarie o asociali.

Imparare a stare da soli

Anche se l'essere umano è un essere sociale per natura, è importante imparare a stare da soli. Trascorriamo gran parte del nostro tempo in compagnia di altre persone, principalmente durante il tempo libero. Per questo motivo, molte persone non si sentono a proprio agio andando al cinema, viaggiando o cenando fuori da sole. Spesso chi ama stare da solo viene frainteso perché erroneamente si tende a credere che queste persone siano persone solitarie, burbere depresse e poco attraenti e senza amici. 
In realtà affermando questo, ci dimentichiamo che sentirsi soli non è la stessa cosa che stare da soli per scelta. Si può essere, per esempio, a una festa piena di gente e provare un'enorme solitudine e, al contrario, essere su una spiaggia desolata in solitudine e sentirsi felici e sereni. 
Per molte persone, infatti stare da soli è un piacere. Godere della propria compagnia ed essere felici, aspettare il sabato sera per poter stare in casa da soli senza uscire, ricercare il tempo per pensare a sé stessi: le persone che sanno stare bene anche da sole, tendono ad avere un’autostima più alta, sono fiduciose e più premurose ...

giovedì 2 marzo 2023

Il male nascosto - l'utilità dell'ansia e i pericoli dell'inautenticità

Voglio vedere le persone stanche, stressate, che si lamentano, frustrate, voglio vedere quelle cosiddette ‘emozioni oscure’ all’opera perché so cosa sono, quelle emozioni oscure. Quelle emozioni oscure che odiate, e che credete siano ‘odio’, ‘rabbia’, ‘solitudine’ e ‘paura’, questi sono semplicemente termini che hanno bloccato il vostro Sé più elevato. 
Il Sé più elevato sta facendo gli straordinari per svegliarvi dal vostro delirio. 
Siete intrappolati nei ruoli, siete intrappolati in quegli scafandri, siete intrappolati nella gabbia della vita non-autentica.

(Michael Tsarion)

Siete distanti km dal vostro Dharma quando vivete le vostre vite inautentiche, tutti, dai vostri genitori ai vostri compagni e cosiddetti amici, insegnanti, politici e… e preti, e il mondo intero, hanno cancellato la vostra individualità. Quindi è chiaro che state urlando dentro, io non voglio medicarvi, non voglio creare un culto New Age tramite il quale liberarvi dalle vostre ansie, voglio introdurvi alle vostre ansie! Quelle ansie… cosa diceva Nietzsche? “Guardatevi dallo scacciare i vostri demoni, potreste scacciare la parte migliore di voi stessi”.

La gente pensava fosse satanico, pazzo? No, era un filosofo che comprendeva… Speriamo, piuttosto, che quelle forze oscure che stanno bussando alle vostre porte entrino.

E’ una forma di catarsi, una sorta di esorcismo. Potreste essere, individualmente, così traumatizzati da morire per lo shock, se effettivamente si manifestassero, beh, peccato, è il prezzo che dovreste essere disposti a pagare. Ma in realtà non vi stanno uccidendo, siete voi che state uccidendo voi stessi a causa della paura di un’ombra che non comprendete. Vedi, l’inconscio riflette sempre il volto che lo osserva. Ecco perché il simbolo più importante dell’inconscio è lo Specchio. Perché il volto che l’inconscio fa proprio… o meglio, più nello specifico, il volto che il contenuto dell’inconscio acquista, quando si manifesta nella coscienza, è profondamente connesso alle difese del vostro stesso Ego. Ovvero, ciò che osservate – è come la questione del livello atomico di cui discutevamo poco fa – questo volto che si affaccia sull’inconscio viene riflesso. Per cui, se il volto che sta osservando l’inconscio è timoroso, patologico, tossico, impaurito ecc.. il contenuto espresso dal volto assumerà questa forma.

E cosa vedranno quando arriveranno fino in fondo? ..

domenica 20 novembre 2022

Infodemia e misure di grandezza

 “I primati, a cui l’uomo appartiene, sono una specie particolare. Non sono solitari come l'orso, ma neppure gregari come i bufali africani. Tutti gli studi antropologici indicano che la condizione ideale per l'uomo, quella per cui è geneticamente programmato, è di vivere in piccole comunità che non devono superare il numero di 150 membri (sembra sia stata la misura di moltitudine anche per i Neandertal). 

Oltre questo numero il nostro cervello percepisce gli elementi eccedenti come estranei e perfino come ostili, come potenziali nemici. 

Va da sé che la civiltà (che è civiltà urbana perché nasce con i polis) ha costruito un ambiente del tutto inadatto alla nostra specie, che pone il nostro cervello in una situazione di continuo allarme e stress con tutto ciò che ci circonda, esponendolo a una serie di conseguenze negative. 
Per fortuna, la ragione con cui siamo dotati interviene ed impedisce che ci si prenda a pugni da mattina a sera, ma i nostri bisogni istintivi di spazio e di esclusività rimangono quelli iscritti nei nostri geni.” (Marco Pelizza) ...

giovedì 24 marzo 2022

Il mondo prima o poi ti fotte: nel mondo ma non del mondo

Puoi costruire qualcosa di vero solo se prima distruggi ciò che è falso, ma questo è difficile perché fa male.

Perché il mondo è falso, pieno di menzogna, e hai scelto di invischiarti nel mondo stipulando un compromesso con la società accettando una parte delle sue bugie.

Lo hai fatto perché vivere nella falsità ti sembrava più facile, ed essere nella verità troppo duro e spaventoso.


L’energia collettiva del mondo ti spinge nella direzione del compromesso e dell’ipocrisia, e sembra più comodo seguire il gregge perché hai paura di essere solo e infelice.

In realtà le leggi della maggior parte delle società umane richiedono un’energia pazzesca e uno sforzo insostenibile.

Più vivi nella menzogna più fai fatica: devi controllare, fingere, mostrare, mascherare, programmare, soffrire. Non ti rilassi, non lasci fare alla vita, non ti abbandoni, non molli, non sei te stesso, non vivi nel presente, blocchi l’espressione del tuo Essere.

Devi tenere in piedi delle impalcature false sempre più incasinate e traballanti.
Non potrai mai essere felice con tutta quella spazzatura.
Il mondo e le sue menzogne ti hanno avvelenato e ti stanno lentamente uccidendo...

sabato 3 aprile 2021

Siamo come schiavi impazziti


Abolito "il silenzio" ci siamo ridotti a schiavi impazziti. Tra mondo reale e mondo virtuale la domanda è: "Che cosa ha reso la gente tanto disposta a credere a qualsiasi cosa venga raccontata dai giornali e dalle televisioni?" 

di Francesco Lamendola 

La domanda, per le generazioni che verranno, sarà una e una sola: come sia stato possibile che, all’inizio del secondo decennio del ventunesimo secolo, gran parte dell’umanità si sia fatta ingannare da pochi miliardari ultrapotenti e abbia creduto alla diffusione di una pandemia che non c’era, e accettato di sottomettersi alle gravose limitazioni di un’emergenza sanitaria della quale non vi era alcuna necessità; e si sia piegata a dei protocolli sanitari e a delle misure di cautela che hanno colpito a morte la parte produttiva delle classi medie, credendo con estrema facilità a tutto quel che veniva dall’alto e applicando tutte le norme, i decreti e le disposizioni presi d’urgenza dai governi, spesso non eletti e privi di opposizione e di garanzia delle minoranze, e senza che vi fosse alcun passaggio parlamentare né alcuna ratifica da parte del voto popolare, e questo anche nelle cosiddette democrazie mature ...

lunedì 3 settembre 2018

La “liquefazione” della sfera intima nell’era informatica

di Raffaella Addato

I social network sono lo specchio della realtà, o uno spazio fittizio in cui si insediano relazioni sociali occasionali e altrettanto fittizie? L’istantaneità informatica riduce o aumenta le distanze tra le persone?

C’era un tempo in cui l’individuo e la sua identità erano privati di ogni forma di autonomia, minacciati dal peso incombente della collettività di cui si era parte. Un individuo di cui emergeva esclusivamente la sfera pubblica, e a cui non era consentito percepire bisogni esclusivi e differenti rispetto all’aggregato di cui faceva parte. Un soggetto che neppure poteva essere definitivo tale, privo di identità, a cui era richiesto un adattamento ed una assimilazione totali al gruppo sociale di appartenenza.

Con il tempo, con l’affermazione dell’individualismo, i singoli soggetti hanno conquistato la propria autonomia, riuscendo a percepire se stessi, come un qualcosa di differente rispetto agli altri. Esseri pensanti, con capacità decisionali, con competenze specifiche, con idee formulate attraverso un percorso cognitivo senza condizionamento (per lo meno) palese.

Quell’individuo che ha finalmente conquistato la propria autonomia, si trova ora ad affrontare una situazione paradossale: la libertà… che può essere così feroce da trasformarsi in fragilità...