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venerdì 26 aprile 2024

Il gesto delle corna è satanico?

 Premessa

Non di rado, quando si entra in siti o blog che parlano di dietrologia o degli Illuminati è facile imbattersi in articoli che trattano il simbolismo occulto. Con tutta probabilità, tra i simboli analizzati vi è il gestodelle corna.

Spesso questi articoli sono corredati da uno stuolo infinito di fotografie non solo di musicisti, ma anche di personaggi dello spettacolo, di politici e di sportivi immortalati mentre fanno questo segno. A causa di questo gesto, tutte le persone fotografate vengono indistintamente e con una certa superficialità associate all'occulto in quanto, secondo questi siti, si tratterebbe di un segno evidente di adesione a qualche società segreta o al satanismo.

In un altro articolo dedicato al discernimento dei simboli dell'occulto abbiamo già evidenziato la necessità di procedere con prudenza prima di classificare un simbolo. L'analisi del contesto e la presenza di altri elementi concordanti sono indispensabili per poter affermare con certezza la natura esoterica di un fregio, altrimenti si rischia di prendere degli abbagli. É il caso di certi siti di complottismo di serie B che sono giunti a vedere segni satanici ovunque (persino nelle antiche icone bizantine o nelle statue cattoliche del Sacro Cuore di Gesù...).


martedì 12 marzo 2024

Milano, Capitale dei mass-media, volta le spalle a Julian Assange

Sembra incredibile ma il consiglio comunale di Milano ha respinto la proposta per il conferimento della cittadinanza onoraria al giornalista Julian Assange.

Era il primo punto su 36 all’ordine del giorno del consiglio comunale milanese ma la proposta dei consiglieri Enrico Fedrighini del gruppo misto, Carlo Monguzzi di Europa Verde e Rosario Pantaleo del Partito Democratico è stata sonoramente bocciata.

12 i voti contrari contro i sette favorevoli mentre gli astenuti sono stati ben sei.

Si conclude così in questa consiliatura la tormentata vicenda della cittadinanza onoraria al coraggioso giornalista australiano ... 

giovedì 28 dicembre 2023

La cultura della paura

di Álvaro Cuadra

I media globalizzati, in quest'era di iper industria culturale, sono responsabili della costruzione di un immaginario globale, rivolto principalmente al controllo sociale. 

I media planetari fabbricano il presente dell'umanità "dal vivo e in diretta", perché come tutti sappiamo, esiste solo ciò che viene messo sugli schermi di tutto il mondo. 
Il fine ultimo delle grandi catene internazionali, non è quello di informare, ma di servire i governi e le grandi aziende per gestire e regolare il flusso di informazioni. Le immagini diffuse dai media e riprodotte all'infinito in ogni angolo della terra, con pochissime eccezioni, sono basate sulla paura.

Tutta l'umanità è sottoposta ad uno stato di tensione derivante da minacce, reali o immaginarie, che infondono i mezzi di comunicazione.

Che si tratti di una crisi economica del capitalismo globale, un attacco terroristico o di una catastrofe ambientale o della penultima guerra in Medio Oriente, ogni notiziari globale è una "performance di terrore"...

venerdì 13 maggio 2022

Il pensiero unico


di Francesca Lamendola (1/12/2017)

Il Pensiero Unico che ci si vuole imporre è l’espressione del Nuovo Ordine Mondiale, una forma pervasiva e capillare di totalitarismo democratico, che sta avanzando a gran velocità e si serve della tecnica del lavaggio del cervello, ma in maniera graduale, secondo lo schema della “rana bollita”, in modo che i cittadini/sudditi non se ne rendano conto e non abbiano la possibilità di capire quel che sta succedendo, e così di reagire. 
Lo strumento principale del condizionamento occulto è il linguaggio del politicamente corretto, che, mediante una forzatura semantica delle parole, oppure mediante la creazione di neologismi ad hoc, deve rendere più facile, e quasi automatica, l’introiezione, da parte dell’opinione pubblica, del Nuovo Pensiero. 
Noi pensiamo secondo le parole che adoperiamo; se i mass media ci suggeriscono, e in pratica c’impongono, l’adozione di parole-specchietto per polarizzare la nostra attenzione su aspetti deformati della realtà, fatti passare per perfettamente normali, il nostro pensiero subisce una distorsione interna che ha le apparenze del moto spontaneo. 
Allora noi crediamo di essere sempre liberi e padroni di noi, del nostro pensare, mentre è ormai vero il contrario, cioè che ripetiamo a pappagallo degli stereotipi preconfezionati, e, quel che è peggio, prendiamo a pensare, o, per essere più precisi, smettiamo di pensare, esattamente come se fossimo programmati e telecomandati.

Per reagire a questo condizionamento e bonificare la nostra mente da modi di pensare che non sono realmente nostri, ma ci vengono imposti mediante la tecnica della manipolazione mentale, dobbiamo, quindi, individuare le parole-chiave, le parole-specchietto, che agiscono su di noi come una bacchetta magica e suscitano istintivamente, meccanicamente, delle forti reazione emotive, positive o negative, quasi come il campanello nell’esperimento del cane di Pavlov, al cui suono l’animale incomincia a produrre saliva, perché sa che, dopo quel segnale, immancabilmente gli verrà somministrato del cibo. 

A tale scopo, abbiamo stilato un breve vocabolarietto delle parole-specchietto che occorre riconoscere immediatamente per ciò che sono: delle parole-trappola, pensate e messe in circolazione per condizionare la nostra mente e per offuscare la nostra capacità di giudizio critico e personale; in poche parole, per indottrinarci e manipolarci senza che noi ce ne rendiamo conto, anzi, addirittura facendoci sentire ben svegli e intelligenti, nonché perfettamente consapevoli delle cose di cui si sta parlando. 

Esse ci fanno sentire dei cittadini esemplari, che sono informati dei problemi e che possiedono uno spiccato senso civico, per cui non si lasciano ingannare dal pensiero conservatore, ma vigilano affinché la marcia del progresso possa procedere sempre avanti, vittoriosa e ininterrotta.

ACCOGLIENZA 
Una delle neo-parole più abusate e più perfide. Tanto per cominciare, l’accoglienza presuppone la volontarietà: non c’è “accoglienza” dove uno è costretto ad accogliere; ciò suona come una beffa. In secondo luogo, si accoglie chi ci sembra bisognoso, ma anche degno, di essere accolto: non tutti, senza alcuna selezione, senza alcun criterio, neanche di pura e semplice sicurezza. Se questo accade, allora la parola che si dovrebbe usare è “invasione” o “auto-invasione”.

ANTISEMITISMO
È la madre di tutte le parole-specchietto: ma non significa nulla, nel novanta per cento dei discorsi in cui viene adoperata. Tanto per cominciare, non solo gli ebrei, ma anche gli arabi sono semiti, perciò la parola è sbagliata in se stessa, dal punto di vista semantico. Oltre a ciò, essa viene adoperata in un modo enormemente estensivo, sia in senso temporale, sia concettuale. Temporale, perché “antisemita” viene adoperato tanto per designare gli atteggiamenti della società moderna, la Francia al tempo del processo Dreyfus, la Russia dei pogrom e la Germania nazista, sia l’Europa medievale, dove essa viene sovente accostata alla caccia alle streghe, alla credenza nelle possessioni demoniache e alle grandi pestilenze e calamità naturali, facendo credere che vi sia stato un unico “antisemitismo” lungo tutta la storia dell’Occidente, che prende vestititi diversi, ma, in realtà, è sempre identico: cosa storicamente non vera. Concettuale, perché non distingue affatto tra antisemitismo in senso biologico, e antigiudaismo di tipo religioso; e, inoltre, perché induce a credere che, nella storia, l’intolleranza sia stata sempre a senso unico, dei cristiani verso gli ebrei, mentre invece essa è esistita nei due sensi, cioè anche da parte degli ebrei verso i non ebrei.

CATTOLICI PROGRESSITI, CATTOLICI DI SINISTRA
Espressioni prive di significato. Il cattolicesimo è una fede religiosa, non un movimento politico. Eppure, costoro governano l’Italia, oggi; e, a livello mondiale, governano la Chiesa. Solo che non sono cattolici: sono la quinta colonna che vuol demolire, dall’interno, la Chiesa e il cattolicesimo.

DIALOGO
Parola molto amata dai catto-progressisti: essi vorrebbero dialogare con tutti, sull’implicito riconoscimento che ciascuno ha la sua verità, e tutte sono ugualmente buone e valide. 
Ma questo si chiama “relativismo”, e non fa rima con “cristianesimo”, né con “Vangelo”.

DIVERSAMENTE ABILE
Impossibile dire: “cieco”, “sordo”, “paralitico”, ”tetraplegico”, “handicappato”: bisogna dire “diversamente abile”, per non incorrere nell’accusa di disprezzare le persone portatrici di handicap. 
Ma essere portatore di handicap non è la stessa cosa che essere handicappato? Sì, ma è proibito dirlo; dunque, no. Non è vero quello che è vero; è vero quello che vuole il Pensiero Unico. 
Contraddizione di fondo del Nuovo Linguaggio: da un lato bisogna negare che la diversità esista, in nome del principio di uguaglianza e della lotta ai “pregiudizi”; dall’altra si invoca a gran voce il rispetto e, anzi, la valorizzazione della diversità. 
Un disabile fortemente ideologizzato dirà al pubblico, durante una conferenza: Chi vedete, davanti a voi: una persona o un disabile? Domanda insidiosa, risposta difficile: se il pubblico risponde: “un disabile”, allora è un pubblico insensibile e intollerante verso le persone meno fortunate; se dice: “una persona”, allora pare che finga di non vedere la carrozzina e tutto il resto, che ignori i problemi e le difficoltà di quelle persone.

ECUMENISMO
Il fatto che il papa abbia celebrato a Lund, in Svezia, una parodia della santa Messa insieme ai luterani, non conferisce al preteso ecumenismo il crisma della rispettabilità. Le differenze tra protestanti e cattolici esistono, e sono innanzitutto di tipo teologico. 
Dunque, un’eresia non viene “sanata” con un atto di buona volontà o con un colpo di spugna, ma con l’ammissione del proprio errore da parte di chi ha sbagliato, e senza porgere scuse da parte di chi non ha sbagliato.

FAMIGLIE ARCOBALENO
Espressione creata per non dover dire: famiglie con due “genitori” omosessuali. Ma “famiglia”, da che mondo è mondo, significa uomo, donna e bambini, e nient’altro. 
Due persone dello stesso sesso non possono generare in modo naturale, dunque la loro unione non forma una famiglia, ma un’altra cosa. La chiamino come vogliono, ciò riguarda loro; ma non così.

FEMMINICIDIO
Se un uomo uccide una donna, quello è femminicidio; se una donna uccide un uomo, non si parla mai di viricidio; se una donna uccide un bambino, magari suo figlio, non si parla che raramente d’infanticidio. 
Si vuol dimostrare che il maschio è un animale pericoloso, violento, imprevedibile, e che ha in sé degli istinti malvagi; che le donne devono diffidare di lui; che egli stesso, per primo, per il suo bene e per quello dei propri cari, deve sentirsi in colpa, umiliarsi, domandar perdono, vergognarsi di essere quello che è, cioè un essere di sesso maschile: insomma, auto-castrarsi psicologicamente. 
L’obiettivo è femminilizzare sempre di più la società, togliendo all’uomo le sue caratteristiche virili, sin dall’infanzia: l’ideale sarebbe un bambino che gioca con le bambole, che piange volentieri quando vede un film sentimentale, che brucia dal desiderio di sbrigare le faccende domestiche al posto della mamma e, magari, delle sorelline.

GAY
Vuol dire “allegro”. Ma quanta allegria c’è nella vita di tali persone? Accettare questo vocabolo, significa accettare una versione ideologizzata della cosa che indica. 
Ciò che indica è l’inversione sessuale, e così la si chiamava fino a qualche anno fa: inversione. 
Ma il relativismo oggi imperante ha negato che esistano il vero e il falso, il bello e il brutto, il sopra e il sotto: dunque, nessuno è invertito, perché la normalità non esiste, tutti hanno il diritto di essere e di fare quel che vogliono. 
Un tempo non lontano, le persone di formazione cattolica usavano la parola “sodomita”; ma oggi è impossibile, perché monsignor Galantino ci assicura che Dio ha risparmiato Sodoma, dunque i sodomiti non erano peccatori. Si vede che si è sbagliato anche Gesù Cristo, quando ha detto (Lc 17, 28-29): Mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano: ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti.

INTEGRAZIONE, INCLUSIONE
L’integrazione è come l’araba fenice: tutti ne parlano, nessuno l’ha mai vista. Quelli che ci hanno seriamente provato, come i governanti tedeschi, hanno dovuto ricredersi: è impossibile integrare chi non vuole integrarsi. 
Sembrerebbe così semplice: ma ci son voluti molti anni perché cadesse il velo ideologico e la cosa apparisse in tutta la sua evidenza. 
Quanto all’inclusione, significa tutto e niente: suona bene, fa effetto, peccato che non voglia dir niente. Includere non è sempre una virtù: chi, sano di mente, includerebbe un virus, in un organismo sano?

MATERNITÀ SURROGATA
È una delle neoparole più odiose: si deve dire, semplicemente, “utero in affitto”. Una cosa spregevole, un’espressione impronunciabile, pur con tutta la buona (o la cattiva) volontà di questo mondo: perciò è stata inventata questa parola, in apparenza più rispettabile. Il suo sordido significato, però, rimane.

MATRIMONIO OMOSESSUALE
Concetto falsissimo, perché due volte falso: non esiste l’omosessualità, intesa come alternativa di pari dignità alla vera sessualità, che è sempre fra maschio e femmina; e non esiste il matrimonio omosessuale, perché il matrimonio, come dice anche l‘etimologia della parola, è, ed è sempre stato, in tutte le società del mondo, l’unione stabile di un uomo e una donna, in vista della procreazione.

MODERNITÀ
Una gravissima malattia, non certo qualcosa di cui andar fieri. O se ne guarisce, o si perisce.

OMOFOBIA
È una delle più usate e delle più insidiose, anche se il trucco c’è e si vede. Si vuol far passare per “omofobo”, cioè per odiatore degli omosessuali, colui che, semplicemente, si rifiuta di considerare l’omoerotismo come perfettamente equivalente della normale sessualità fra uomo e donna, o di accettare l’idea e la pratica del cosiddetto matrimonio omosessuale, o la pratica della fecondazione artificiale per le lesbiche, dell’adozione o dell’utero in affitto per i gay. “Omofobo” sarebbe anche chi si oppone all’ideologia gender, specie se insegnata nelle scuole. 
Senza contare che la parola, in sé, è sbagliata: letteralmente, significherebbe “paura del simile”. Si aggiunga che gli omosessuali non sono tutti uguali: vi sono le persone discrete, e quelle che ostentano i loro comportamenti oltre ogni limite del buon gusto e della decenza, come, ad esempio, in occasione dei gay-pride. 
Dunque, anche chi non è d’accordo con l’ideologia omosessualista non appartiene ad un’unica categoria: si dovrebbe distinguere fra intolleranza vera e propria, irrazionale, magari violenta, e disapprovazione morale o culturale, cosa perfettamente legittima, a meno che la democrazia valga solo a senso unico: cioè per le minoranze ideologizzate e aggressive.

OMOSESSUALITÀ
La parola è falsa: “sessualità”, in biologia – si consulti qualunque vocabolario – consiste nello scambio di gameti maschili e femminili, in vista della riproduzione; dunque, solo fra maschio e femmina vi è sessualità. Nel caso delle persone che desiderano sessualmente quanti appartengono al loro sesso, si dovrebbe parlare di “omoerotismo”. 
Da ciò si vede quanto sia ideologico, nel senso di artificiale e di fasullo, il tentativo di mettere sullo stesso piano l’eterosessualità, l’omosessualità, la bisessualità e, addirittura, la transessualità.

PLURALISMO RELIGIOSO
Sarà una bella cosa dal punto di vista liberale, ma dal punto di vista cristiano è un non senso. Per il cristiano, non ci sono diverse verità religiose: ce n’è una sola. Se ce ne fossero tante, Gesù Cristo sarebbe, anche Lui, uno dei tanti.

POPULISMO.
È l’equivalente del XXI secolo di ciò che la parola “fascista” era nel linguaggio politicamente corretto del XX. Più specificamente, comprende in sé i concetti di razzismo, nazionalismo, antieuropeismo, razzismo, o, almeno, xenofobia: tutte cose bruttissime e indegne di una società civile. Chi è “populista” non merita di essere trattato neppure come un avversario politico, sarebbe troppo onore per lui: deve essere disprezzato, e, se possibile, ignorato. I suoi argomenti non meritano risposte, le sue ragioni non son degne di ascolto. Il populista, come il fascista, abusa dei vantaggi della democrazia per diffondere un pensiero antidemocratico, dunque sarebbe bene che i veri democratici non solo lo isolassero, come si fa coi lebbrosi, ma riflettessero seriamente sulla possibilità di negargli definitivamente la parola, e, ancor più, il diritto d’associazione.

PROFUGHI.
Ma lo sono davvero? Nove volte su dieci, no. Sono falsi profughi, cioè invasori. Ma non si può dire.

RAZZISMO.
È razzismo nutrire dei dubbi sulla opportunità di lasciare via libera all’ingresso in Italia, e in Europa, di milioni di africani e altri stranieri? Se lo è, allora lo confessiamo volentieri: sì, siamo decisamente razzisti. E lo sono molti milioni di persone, compresi degli ottimi cristiani.

RESISTENZA.
Ha fornito, per settant’anni, l’impalcatura mitologica su cui è stata fondata la Repubblica di Pulcinella, cioè l’Italietta asservita e prostrata del 1945. Si basa su tutta una serie di mistificazioni, dal racconto addomesticato dei fatti di Cefalonia, all’invenzione delle quattro giornate di Napoli, e di silenzi “blindati”, dalle foibe ai regolamenti di conti interni al movimento partigiano, come nel caso della strage di Porzus. 
La parola “Resistenza” ha permesso di aggirare l’ostacolo più grosso alla fruizione unilateralmente positiva del mito repubblicano: la realtà della guerra civile. Ha fornito, poi, un ampio mantello per coprire le malefatte ed i crimini di una quantità di delinquenti che, con la scusa d’essere partigiani, hanno ucciso, stuprato, rubato e terrorizzato le popolazioni civili non solo fino all’aprile del 1945, ma fino al 1949, con migliaia e migliaia di “morti bianche”. 
Ha poi permesso di creare una continuità ideale con il Risorgimento, continuità che è tutta da dimostrare (mentre vi sono serie ragioni per vedere, all’opposto, una continuità fra il Risorgimento e il Fascismo, come pensava anche Giovanni Gentile). 
Di fatto, l’adozione di questo termine, anche da parte degli intellettuali e degli storici di professione, ha prolungato per settant’anni, dopo il 1945, il clima morale e politico da guerra civile nella società italiana, cosa che ha dato i suoi frutti sanguinosi nella stagione del terrorismo “rosso” e “nero” degli anni ’70 del Novecento.

Pubblicato su Arianna Editrice il 21/05/2017


giovedì 4 giugno 2020

Covid-19: La verità, di Marcello Teti


Il punto di vista di un medico di Perugia, espresso con molto fervore, ma soprattutto con dati precisi e dettagliati. Vogliamo dare i numeri? ...
😎 
Buona lettura.

di Marcello Teti


Premessa

L’uso sistematico della disinformazione strategica, nei riguardi dell’epidemia da coronavirus, è stato lo strumento più importante per riuscire a creare l’attuale clima di paura e di micidiale insicurezza nella popolazione. 


Una vera e propria epidemia di informazioni  artatamente subdole, ambigue, spesso appositamente gonfiate, altre volte false, surrettizie, subliminali. Quasi sempre  prive di ogni fondamento razionale, prima ancora che scientifico.
Una campagna martellante di notizie date con lo scopo di pompare dosi sempre più massicce di paura e di angoscia in una opinione pubblica atterrita, incapace di distinguere e fare un minimo di scelte critiche. Che accetta ormai supinamente ogni imposizione, ogni sopraffazione dei suoi diritti, quando non è essa stessa addirittura a chiedere ancora più restrizioni.

Una sorta di “infodemia” ben più grave della modesta epidemia in atto, la cui sorgente di infezione è proprio il Governo e la sua vasta corte di tecno-scientisti a caccia di fama, potere e lauti guadagni. In verità, senza questi mestatori, millantatori di pseudo verità scientifiche, difficilmente si sarebbero potute creare le condizioni  per ingenerare una psicosi collettiva così irrazionale.
Va aggiunto subito anche il ruolo decisivo che hanno svolto i grandi mass-media (giornali, tv nazionali e locali, radio, ect) nel creare la situazione surreale che stiamo vivendo da quattro mesi a questa parte. Con grande compiacenza, essi  hanno amplificato a dismisura la pletora di informazioni distorte e tendenziose, quando non le hanno inventate direttamente essi stessi. Insomma, una sorta di Min-Cul-Pop (Governo-tecno-scientisti-mass-media) che sta svolgendo egregiamente il compito di soggiogare con il terrore sanitario la maggior parte della popolazione.

Ma per quanti sforzi facciano gli strateghi della disinformazione, è pressoché impossibile oscurare i fatti, i dati oggettivi. I numeri hanno la testa dura, si dice. Per quanto possano essere abilmente manipolati, stanno lì e possono essere colti da chiunque, a patto di non avere il cervello obnubilato dalla paura e dal terrore circolante ...

mercoledì 6 maggio 2020

Tutte vittime e tutti carnefici

 di Gianni Tirelli

Sono in tanti nel mondo occidentale a credere che la degenerazione della politica, la deriva etica e morale, la crescente criminalità e la catastrofe ambientale siano da addebitarsi esclusivamente alle insane ragioni che regolano gli interessi e i privilegi dei vertici del Sistema Potere! Sarebbe troppo e ingiusto, accreditare al Sistema un merito che in realtà non ha, e del quale potere pavoneggiarsi come il frutto di un suo piano perfetto, architettato ad arte e dai risultati sconcertanti.

Possiamo noi affermare la nostra innocenza, giurando sui nostri figli la totale estraneità ai fatti che ne hanno determinato il processo? 

Le dittature non avrebbero mai visto la luce senza la complicità, l’assenso e la cortigianeria di una moltitudine di fanatici adoranti e scodinzolanti spinti dalla perversa ambizione di condividere con il tiranno di turno le proprie miserie morali, così da giustificarle – ma non solo; banalizzarle a tal punto, da renderle comportamento quotidiano e abituale.

Può questa gente, sottrarsi alle proprie responsabilità? Non sono forse loro, in prima persona, i veri fautori di tali regimi autoritari? Non è dunque attraverso il consenso dei cittadini e in virtù del loro pressapochismo culturale e morale che, oggi, il liberismo selvaggio e demente, ha consolidato il suo progetto di omologazione delle coscienze, di schiavitù e di dipendenza, in tutto il mondo occidentale?

Non siamo forse tutti quanti noi, carnefici della nostra esistenza e le vittime sacrificali immolate sull’altare della stupidità umana? ...

domenica 19 luglio 2015

Il "digital divide". Quando la barriera diventa un baratro

Massimo Mazzucco

Nei commenti sulla trasmissione di TGCOM24 qualcuno ha scritto: "Guardando questo video si ha l'impressione di un marziano (Massimo) che parla con una contadina del Medioevo... E' sempre più grande il baratro fra le persone che vogliono informarsi e i 'poveri'." Altri hanno fatto commenti simili, sottolineando la distanza abissale che separava i diversi punti di vista presenti nella trasmissione.

Stiamo parlando del digital divide, che significa "barriera digitale". Con questo termine si intende la linea ideale di demarcazione che separa le persone che accedono regolarmente all'informazione in rete (informazione "digitale", appunto) da quelle che non lo fanno.

Fin dagli esordi di Internet (anni '90) ha cominciato a notarsi questa forte differenza, nel momento in cui i "non-utenti" continuavano a ricevere informazioni da un unico punto di vista - quello istituzionale - mentre gli utenti della rete scoprivano che molte questioni importanti, come ad esempio la guerra del Kosovo, potevano anche essere viste dal lato opposto - quello del popolo serbo, in quel caso - cambiando completamente di colore.

Chi guardava la televisione, o leggeva la stampa mainstream, sentiva un'unica voce a reti unificate: "I ribelli serbi seminano il terrore nei villaggi albanesi, ammazzando donne e bambini senza pietà". Chi invece andava in rete scopriva, ad esempio, che "i ribelli serbi" erano stati addestrati, finanziati ed armati segretamente dagli americani. Dopodichè poteva trarre le sue conclusioni.

Il salto di qualità fu immediato, e fin dai primi anni di Internet si cominciò a sentire questo divario sempre maggiore fra gli informati e i non-informati ...

sabato 9 maggio 2015

Tra complottismo ed esoterismo, ovvero l’entusiasmo dell’attenzione

Di fronte ad avvenimenti come l’11 settembre o l’abbattimento dell’aereo civile in Ucraina o le recenti vicende parigine, di regola le persone reagiscono in tre differenti modi.

di Piero Cammerinesi
(Corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine, Altrogiornale e Altrainformazione)

Il primo – quello della maggioranza – consiste nel prendere per buono tutto quello che raccontano i media, avallando le spiegazioni ufficiali e reagendo, razionalmente ed emotivamente, esattamente come si aspettano la stampa, la televisione e i governanti.

Questa modalità è sovente del tutto acritica, dando per scontato che chi ci governa non ci possa ingannare oltre un certo limite in quanto è, di fatto, “dalla nostra parte” contro il “nemico” di turno, sia esso il bolscevismo, il nazismo, il fascismo, il terrorismo islamico ...

mercoledì 2 luglio 2014

Peppa Pig, come diventare tutti uguali

di Giulia Zapparoli

I miei due bambini seguono Peppa Pig. Nulla di strano, è un tormentone per molte famiglie con prole. Tuttavia mi sono accaduti episodi divertenti (o preoccupanti, a seconda di come si voglia vedere la cosa) in merito a questo cartone animato.

Primo Episodio
Mio marito esce una sera coi nostri due figli per andare a prendere la pizza. Io ho la TV accesa sul canale dei cartoni perché so che poi il più piccolo vorrà seguire, al rientro, una puntata di Peppa Pig. Premetto, io la TV non la guardo, per me è come se non ci fosse o quasi ed in genere mi disturba. Ad un certo punto rientrano i bambini con mio marito, bagnati fradici, con la pizza in mano, lamentandosi che fuori è arrivato un acquazzone particolarmente violento. Mentre parlano, scorre sulla TV appunto il cartone animato e Mamma Pig accoglie il marito coi due figli che hanno con sé la pizza e si lamentano di un forte acquazzone. Ci siamo guardati in faccia tutti, più o meno così O_o. Ma passi.

Secondo Episodio
Il mio bambino più grande sta guardando in TV Peppa Pig. Io spignatto in cucina, poco distante, chiacchierando con lui di tanto in tanto. Ad un certo punto mio figlio si alza, va al frigorifero e prende la confezione di gelato nel freezer per poi tornare verso la TV. Peppa Pig in modo quasi sincronizzato sta facendo lo stesso: è andata in cucina, ha aperto il freezer e ha preso una confezione di gelato. Io e mio figlio ovviamente ci guardiamo di nuovo così O_o. Ma passi ...