giovedì 28 dicembre 2017

La cultura della paura

Álvaro Cuadra

I media globalizzati, in quest'era di iper industria culturale, sono responsabili della costruzione di un immaginario globale, rivolto principalmente a controllo sociale. 

I media planetari fabbricano il presente dell'umanità "dal vivo e in diretta", perché come tutti sappiamo, esiste solo ciò che viene messo sugli schermi di tutto il mondo.

Il fine ultimo delle grandi catene internazionali, non è quello di informare, ma di servire i governi e le grandi aziende per gestire e regolare il flusso di informazioni. Le immagini diffuse dai media e riprodotte all'infinito in ogni angolo della terra, con pochissime eccezioni, sono basate sulla paura.

Tutta l'umanità è sottoposta ad uno stato di tensione derivante da minacce, reali o immaginarie, che infondono i mezzi di comunicazione.
Che si tratti di una crisi economica del capitalismo globale, un attacco terroristico o di una catastrofe ambientale o della penultima guerra in Medio Oriente, ogni notiziari globale è una "performance di terrore"...


La paura paralizza e impedisce di pensare molto meno e di criticare, e questo è ben noto a chi è al potere. 

Una cultura della paura è una cultura di sottomissione e dominio su conglomerati umani. Milioni di esseri umani sono letteralmente prigionieri nelle grandi città, addomesticati dalla paura, costretti a seguire il loro destino di lavoro miserabile in cambio del "consumo di spazzatura".

La vita umana è stata spogliata di ogni dignità, sottoposta all' anestesia dell'intrattenimento di massa, la droga, dell'alcool e del dogmatismo religioso.

La paura e il capitalismo vanno di pari passo, entrambi nemici di ogni forma di espressione autenticamente umana. Se c'è qualcosa di caratteristico della cultura globale è che è stata configurata come una "cultura apocalittica". Questa sensazione di "fine del mondo" è ormai un luogo comune nella stampa mainstream, negli spettacoli televisivi e in migliaia di video nelle reti.

La sua ultima versione è una lettura distorta delle tradizioni Maya che annunciano una giornata imminente fine. Questa nuova cultura globale, con le sue dosi crescenti di violenza e di spettacolo, imponendosi ovunque, lascia fuori proprio il meglio degli esseri umani. I sentimenti di gioia, di speranza, di fiducia e di solidarietà sono stati espurgati come esperienze di tutti i giorni. I cittadini di vari paesi sono stati privati ​​dei loro diritti fondamentali in nome della "sicurezza nazionale", programmati da menzogne ​​sistematiche che finiscono per essere verità accettate.

Quando la cittadinanza è abolita da un branco di consumatori, senza capacità di pensare, sentire e criticare, si annulla qualsiasi profondità spirituale, etica, estetica e politica al tempo stesso.
Superare la "cultura della paura" è un primo passo per recuperare la dignità che ci aiuta come esseri umani in questo mondo.








"Se non avessi paura, cosa faresti?"


4 commenti:

  1. La paura è base del sistema che peraltro, lo hai sottolineato tu più volte, abbiamo creato o perlomeno contribuito anche noi a creare col nostro ego.
    Un sistema di credenze e dogmi che producono gliglie ingabbianti, impedendo alla nostra essenza profonda di farsi sentire ed emergere.
    Le credenze popolari son le più terribili a mio modesto avviso, molti asseriscono che addobbare la casa per il natale prima dell'8 dicembre porta male. Male a chi non si sa...è pazzesco!!!
    Bella la tua domanda finale... forse saremo degli esseri connessi ed inglobati con l'Assoluto Amore?
    E' ciò che spero, nel mio piccolo di pirla cerco di adottare la metodologia suggerita da Krishnamurti, filoso indiano, non avere, ma essere:
    io sono la paura, senza porre distanza tra noi ed essa, in quello spazio si insinuano i conflitti.Osservare insomma le proprie emozioni perchè noi siamo ciò che sentiamo e forse questo diversa prospettiva ci connetterebe con l'Assoluto... le domande continuano, cara Catherine, un buon modo per tenersi vivi, emotivamente e mentalmente.
    Buon inizio di anno.
    Ps: essere e non avere perchè noi siamo degli esseri, lo dice la parole stessa... essere....

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  2. Anche con l'anteprima faccio sempre orrori: filosofo indiano.
    Questa diversa prospettiva... scusa... ed alla prossima, se ti fa piacere ovviamente...

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    1. E' sempre un piacere. ;)
      E buone feste! ^_^

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  3. Le feste son passate e ti auguro buon prosieguo del tuo viaggio. Grazie.

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