di Piero Cammerinesi
Se non ve ne eravate accorti gli apprendisti stregoni del Transumanesimo sono in grande fermento.
Eravamo stati avvertiti da qualcuno che aveva doti profetiche oltre cent’anni fa che la fusione uomo-macchina sarebbe stata inevitabile e che l’unica variabile era se fosse avvenuta su base morale o immorale.
Ma forse parlava a voce troppo bassa e nessuno lo ha sentito …
Per sapere come sono andate poi le cose da allora basta ascoltare una recente intervista di Elon Musk, il CEO di Tesla, con Joe Rogan.
Musk – per intenderci il miliardario visionario che ha dato nome a suo figlio X Æ A-12 – ci parla in questa intervista della prossima creazione di una “interfaccia cerebrale completa, che consentirebbe la ‘simbiosi’ tra uomo e AI che servirebbe…per magari riparare le lesioni cerebrali”.
Come vedete le nuove creazioni tecnologiche sono sempre buone e indispensabili per la nostra salute ed il nostro benessere.
Ci mancherebbe, che andate a pensare?
“Riparare lesioni cerebrali potrebbe consentire ad esempio ai paraplegici di camminare di nuovo…”
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mercoledì 26 agosto 2020
venerdì 13 luglio 2018
La censura migliore è quella che fa credere di non esistere
Anche nel mondo virtuale il concetto di democrazia prova timidamente a farsi strada, tenta di venire alla luce in quella nuova dimensione le cui regole nessuno veramente conosce.
Diciamocelo, fondamentalmente non gliene frega niente a nessuno di conoscerle, basta che “C’è campo!”, che lo smartphone dia segni di vita e non mettiamoci certe idee strane in testa.. che poi in rete ci sono i social dove sfogare il nervosismo senza fare troppi danni!
Il punto è che l'Internet non dovrebbe essere soltanto un mercato, ma è diventato persino qualcosa di peggio, una specie di Far west, un regno dei fuorilegge in cui mettere delle regole chiare e palesi (il che non significa "censure") nero su bianco sta diventando indispensabile.
Sorge persino il dubbio che coloro che gestiscono la rete non la controllino più totalmente. Quindi cosa fare? Si affrettano a sfruttarla finché si può, accontendandosi di guadagnarci sopra il più possibile, puntando quasi tutti i loro sforzi verso quello scopo, anche se spesso a scapito della ricerca, della qualità, dell'equità, dell’efficienza, della sicurezza ..
Ci sono ancora poche regole nella Rete infatti, poche e fumose o - peggio - nascoste e/o ignorate dai più. Regole valide in un punto del pianeta e agli antipodi non più… una fitta nebbia nella quale è facile perdersi!
Certamente è un bell’esempio dell’armonioso funzionamento dell’applicazione delle regole a livello globale, un assaggio di come potrebbe essere il futuro se questo modus operandi si estendesse ad altri ambiti, reali! 😒
In pratica una catastrofe! ...
Diciamocelo, fondamentalmente non gliene frega niente a nessuno di conoscerle, basta che “C’è campo!”, che lo smartphone dia segni di vita e non mettiamoci certe idee strane in testa.. che poi in rete ci sono i social dove sfogare il nervosismo senza fare troppi danni!
Il punto è che l'Internet non dovrebbe essere soltanto un mercato, ma è diventato persino qualcosa di peggio, una specie di Far west, un regno dei fuorilegge in cui mettere delle regole chiare e palesi (il che non significa "censure") nero su bianco sta diventando indispensabile.
Sorge persino il dubbio che coloro che gestiscono la rete non la controllino più totalmente. Quindi cosa fare? Si affrettano a sfruttarla finché si può, accontendandosi di guadagnarci sopra il più possibile, puntando quasi tutti i loro sforzi verso quello scopo, anche se spesso a scapito della ricerca, della qualità, dell'equità, dell’efficienza, della sicurezza ..
Ci sono ancora poche regole nella Rete infatti, poche e fumose o - peggio - nascoste e/o ignorate dai più. Regole valide in un punto del pianeta e agli antipodi non più… una fitta nebbia nella quale è facile perdersi!
Certamente è un bell’esempio dell’armonioso funzionamento dell’applicazione delle regole a livello globale, un assaggio di come potrebbe essere il futuro se questo modus operandi si estendesse ad altri ambiti, reali! 😒
In pratica una catastrofe! ...
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domenica 19 luglio 2015
Il "digital divide". Quando la barriera diventa un baratro
Nei commenti sulla trasmissione di TGCOM24 qualcuno ha scritto: "Guardando questo video si ha l'impressione di un marziano (Massimo) che parla con una contadina del Medioevo... E' sempre più grande il baratro fra le persone che vogliono informarsi e i 'poveri'." Altri hanno fatto commenti simili, sottolineando la distanza abissale che separava i diversi punti di vista presenti nella trasmissione.
Stiamo parlando del digital divide, che significa "barriera digitale". Con questo termine si intende la linea ideale di demarcazione che separa le persone che accedono regolarmente all'informazione in rete (informazione "digitale", appunto) da quelle che non lo fanno.
Fin dagli esordi di Internet (anni '90) ha cominciato a notarsi questa forte differenza, nel momento in cui i "non-utenti" continuavano a ricevere informazioni da un unico punto di vista - quello istituzionale - mentre gli utenti della rete scoprivano che molte questioni importanti, come ad esempio la guerra del Kosovo, potevano anche essere viste dal lato opposto - quello del popolo serbo, in quel caso - cambiando completamente di colore.
Chi guardava la televisione, o leggeva la stampa mainstream, sentiva un'unica voce a reti unificate: "I ribelli serbi seminano il terrore nei villaggi albanesi, ammazzando donne e bambini senza pietà". Chi invece andava in rete scopriva, ad esempio, che "i ribelli serbi" erano stati addestrati, finanziati ed armati segretamente dagli americani. Dopodichè poteva trarre le sue conclusioni.
Il salto di qualità fu immediato, e fin dai primi anni di Internet si cominciò a sentire questo divario sempre maggiore fra gli informati e i non-informati ...
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