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lunedì 4 maggio 2026

Progetto Uganda: una patria sionista nell’Africa Orientale Britannica

 
In una realtà parallela lo Stato d’Israele si troverebbe nell’Africa centro-orientale, affacciato sul lago Vittoria e circondato da paesi quali Kenya, Sudan del Sud, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Tanzania. 

Posta così, sembra di parlare di fanta-geopolitica; invece ci fu un momento nella storia, inquadrabile più o meno fra l’ultimo decennio del XIX secolo e i primissimi anni del XX, in cui il supposto scenario divenne quasi realtà

Tutto per via di un piano colonialista insediativo, a conduzione anglo-sionista, conosciuto come Uganda Scheme, che traduciamo in “Progetto Uganda“...

lunedì 3 novembre 2025

C’era una volta il modello Mattei: quando Eni divideva i profitti del petrolio con i Paesi produttori

 di Giuliano Garavini

Fino all’epoca coloniale, dal delta del fiume Niger proveniva soprattutto olio di palma. Tanto che, durante il dominio britannico, la regione era stata ribattezzata Oil Rivers Proctorate
 
Dopo la proclamazione d’indipendenza della Nigeria, nel 1960, quella stessa regione è passata a esportare invece principalmente “olio di roccia”: il petrolio (dal latino petra oleum). Il commercio dell’oro nero è quindi proseguito nel segno del dominio delle imprese occidentali e del tentativo nigeriano di riprendere il controllo delle proprie risorse. Oggi, a 50 anni dalla pubblicazione del celebre libro dello storico guyanese Walter Rodney, la vicenda del giacimento Opl 245 (raccontata nelle pagine precedenti, ndr) rappresenta un caso eclatante di «Come l’Europa ha sottosviluppato l’Africa». 

Iniziamo col dire che il core business di una società petrolifera – estrarre petrolio e gas naturale – è la principale causa del riscaldamento globale. L’Agenzia internazionale dell’energia ci ricorda che per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette di CO2 entro il 2050 occorre bloccare da subito l’esplorazione e lo sviluppo di nuovi giacimenti. Dannosa per il Pianeta e per i territori che ospitano le maggiori riserve di idrocarburi, l’industria petrolifera dovrebbe almeno produrre il massimo beneficio economico possibile per i Paesi esportatori. 
E non è certo questo il caso di Opl 245, la cui sigla è diventata un simbolo dello scambio ecologico ineguale tra Paesi industrializzati e Paesi meno sviluppati, specialmente in Africa ...

giovedì 20 giugno 2024

A che punto è la Grande Muraglia Verde dell’Africa contro la desertificazione

..e perché serve rafforzare il sostegno al progetto, Italia in testa

di Emanuele Bompan

Nel Sahel, dove le dune di sabbia del Sahara si trasformano in savana arida, 22 Stati hanno unito le forze per affrontare la ricorrente siccità e la incalzante desertificazione; negli ultimi decenni, il pascolo non regolato e i cambiamenti nei modelli delle precipitazioni hanno aumentato l’aridità sul bordo meridionale del deserto del Sahara.
 
Secondo le analisi dei geografi il Sahara copre il 10% di terra in più rispetto a un secolo fa, quando sono iniziate le misurazioni. 

Per arrestare l’espansione del deserto, nel 2007 l’Unione Africana ha proposto la realizzazione di una Grande Muraglia Verde (in inglese Great Green Wall, Ggw), lunga 8.000 chilometri, che si estende da Dakar a ovest fino a Gibuti a est e copre oltre 780 milioni di ettari ..

sabato 8 luglio 2023

Thomas Sankara - Il discorso sul debito

Tho­mas San­ka­ra è stato l'ex-​pre­si­den­te del Bur­ki­na Fa­so, pae­se tra i più po­ve­ri dell'A­fri­ca ed ex-​co­lo­nia fran­ce­se. 
In so­li 4 an­ni di go­ver­no riu­scì a ri­sol­le­va­re il suo pae­se op­pres­so dal­la fa­me e dal­la po­ver­tà e lo fe­ce sfrut­tan­do le e­si­gue ri­sor­se che que­sto po­te­va of­fri­re. 

Soppresse molti dei privilegi detenuti sia dai capi tribali, sia dai politici, e attraverso dichiarazioni e gesti molto chiari, applicò con grande coerenza le sue idee. Ad esempio: 
Il suo governo incluse un grande numero di donne, condannò l'infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione. Fu il primo governo africano a dichiarare che l'AIDS era la più grande minaccia per l'Africa; 

Fece costruire centri sanitari in ogni villaggio burkinabé (l’Unicef definì la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini, la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche, creando un Ministero dell’Acqua; 
Sankara e i suoi collaboratori viaggiavano sempre in classe economica e a ranghi ridotti nelle visite diplomatiche; 
Vendette la maggior parte delle Mercedes in forza al governo e proclamò l'economica Renault 5, l'automobile ufficiale dei ministri; 
Volle realizzare la "ferrovia del Sahel", una linea che collega Ouagadougou al confine con il Niger, nonostante molti economisti non lo ritenessero un progetto redditizio. Tale opera, successivamente ampliata, costituisce tuttora la principale via di comunicazione del Paese; 
Durante un suo discorso all'ONU il 4 ottobre 1984, avanzò la richiesta di sospensione di Israele e di espulsione del Sud Africa dalle Nazioni Unite...

mercoledì 23 marzo 2022

E se la capitale di Atlantide si trovasse in Africa e fosse ancora visibile?


Moltissimo è stato detto fino ad ora sulla celebre Atlantide, definita “il continente perduto”, che si pensa fosse abitato da una civiltà molto evoluta vissuta migliaia di anni fa. 

Per la maggior parte delle persone Atlantide è semplicemente un mito e quindi non è mai esistita, e naturalmente questa visione è incoraggiata dai mass media e dalle “autorità” in generale.

Nel 2019 ancora si vuole far credere alla popolazione che in passato sono esistiti solamente popoli primitivi e che noi siamo la civiltà più evoluta che sia mai esistita, e addirittura c’è chi difende strenuamente la tesi che la nostra storia è iniziata circa 6000 anni fa per tenere fede alla propria religione ma anche per non portarci a riflettere sulle implicazioni che deriverebbero dall’accettazione del fatto che sono esistite civiltà evolute prima di noi. 

Perché una persona “normale” dovrebbe interessarsi di questi argomenti? In fin dei conti a noi cosa importa del passato? Non dobbiamo pensare al nostro futuro? 

Invece se ignoriamo il passato e continuiamo a vivere in una bolla di vetro, ignorando cosa si cela dietro la “realtà” dei 5 sensi non abbiamo futuro come civiltà. Ci troviamo ad un punto di svolta e sappiamo che nei prossimi 5 -10 anni il mondo come lo conosciamo sarà cambiato radicalmente, forse in modo graduale forse in modo repentino, e se oggi, nel 2019, non ci poniamo una domanda fondamentale: “Chi siamo? Da dove siamo venuti? Chi ci ha creati? Perché siamo qui? Qual è la nostra storia? Cosa è avvenuto in passato?”, non possiamo evolvere in modo consapevole e positivo e rischiamo di creare danni a noi stessi, alla nostra Anima e al nostro Pianeta ...

giovedì 10 giugno 2021

intervista a Credo Mutwa, shamano Zulù


E’ stato spesso detto che gli Anziani Nativi di ogni tribù detengono le chiavi della conoscenza. Questa affermazione non è mai stata più chiaramente confermata che in questa intervista che ebbi il privilegio di fare a Credo Mutwa, "Sanusi" (o Shamano) Zulù, prossimo agli 80 anni (l’intervista è di molti anni fa, ora la soglia superata sono i 90 ndt ).

Grazie agli sforzi e all’assistenza di David Icke, mi fu possibile stabilire il contatto con il Dr. Johan Joubert, che gentilmente coordinò la cosa con Credo Mutwa, consentendo così che l’intervista avvenisse telefonicamente: letteralmente a metà strada del mondo: in Sud Africa.

Noi di The SPECTRUM vogliamo esprimere il nostro più profondo apprezzamento sia a David Icke che al Dr. Joubert per i loro altruistici sforzi nel far si che la Verità di quest’uomo uscisse nel mondo. 

La prima volta che sentii parlare di Credo Mutwa fu 5 anni fa, ma a quel tempo non pareva possibile parlargli direttamente a telefono, poiché viveva in un’area remota senza telefono. 

Quando sentii da David Icke che lui aveva passato del tempo con Credo Mutwa e che sarebbe stato disposto a parlare con The SPECTRUM, allora tutto combaciò perfettamente ...

lunedì 12 ottobre 2020

Cosa c’entra il Covid-19 coi Neanderthal?


Forse non c'entra per nulla. Ma forse si ...

Questo recente studio mette in causa un "pezzo" di DNA Neanderthal come possibile fattore aggravante dei sintomi della malattia provocata dal virus.

Questa particolarità genetica potrebbe essere una delle ragioni (altre potrebbero essere l'età media più bassa, o il clima, per esempio) per le quali il continente africano è meno toccato dal virus.
Il 50% degli abitanti del Sud-Est Asiatico o il 16% degli europei, per esempio, hanno in comune un pezzetto di DNA Neanderthal.
Ma l'uomo di Neanderthal non ha mai vissuto in Africa.

Seppur rare, alcune tracce di DNA Neanderthal, "importato" tardivamente dall'homo sapiens (non prima di 100.000 anni fa) sono state comunque trovate presso alcune popolazioni africane ma la maggior parte è pressoché priva di tali geni.
La ricerca è solo agli inizi ...
Catherine


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Curiosità di paleoantropologia e predisposizione genetica

Nella grande mole di ricerche che riguardano SARS-CoV-2 a giugno 2020 uno studio italiano pubblicato su “New England Journal of Medicine” indaga eventuali predisposizioni genetiche prendendo a campione 835 pazienti italiani e 775 pazienti spagnoli.

Per comprendere la differenza tra acronimi il ministero della salute riporta: “La sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus-2 (SARS-CoV-2) è il nome dato al nuovo coronavirus del 2019. COVID-19 è il nome dato alla malattia associata al virus”. (www.salute.gov.it) ...

mercoledì 5 dicembre 2018

Aiutare l’Africa nel solo modo possibile: andandocene via

«Il debito è la nuova forma di colonialismo. I vecchi colonizzatori si sono trasformati in tecnici dell’aiuto umanitario, ma sarebbe meglio chiamarli tecnici dell’assassinio. Sono stati loro a proporci i canali di finanziamento, i finanziatori, dicendoci che erano le cose giuste da fare per far decollare lo sviluppo del nostro paese, la crescita del nostro popolo e il suo benessere… Hanno fatto in modo che l’Africa, il suo sviluppo e la sua crescita obbediscano a delle norme, a degli interessi che le sono totalmente estranee. Hanno fatto in modo che ciascuno di noi sia, oggi e domani, uno schiavo finanziario». 

Questo discorso fu tenuto nel 1987 da Thomas Sankara all’“assemblea dei paesi non allineati”, Oua. Fu assassinato due mesi dopo. 

Debbo la conoscenza di questo straordinario discorso, ampiamente dimenticato, a un mio giovane amico, Matteo Carta, che lo aveva ripreso da un servizio di Silvestro Montanaro per il programma di Rai3 “C’era una volta” andato in onda alle undici di sera il 18 gennaio 2013. E questa fu anche l’ultima puntata di quel programma ...

sabato 24 novembre 2018

Le vere ragioni dell'emigrazione africana: il furto della terra

di Antonello Caporale

L’Unione europea ha appena deciso di triplicare i fondi per la gestione dei migranti: la somma messa a bilancio passerà dagli attuali 13 miliardi di euro (anni 2014-2021) ai futuri 35 miliardi di euro (anni 2021-2027).


Prima di compiere l’analisi dei costi preventivati, dove i soldi vanno, per fare cosa, dobbiamo sapere cosa noi prendiamo dall’Africa, e cosa restituiamo all’Africa. Se noi aiutiamo loro oppure se loro, magari, danno una mano a noi.
Conviene ripetere e magari ripubblicare. Quindi partire dalle basi, dai luoghi in cui i migranti partono.
Roberto Rosso, l’uomo che dai jeans ha ricavato un mondo che ora vale milioni di euro, ha domandato: “Come mai spendiamo 34 euro al giorno per ospitare un migrante se con sei dollari al dì potremmo renderlo felice e sazio a casa sua?”.
Già, come mai? E perché non li aiutiamo a casa loro? ...

sabato 22 settembre 2018

Una metropoli di 200 000 anni fa - Implicazioni

Dan Eden

Sono sempre stati lì.

Qualcuno li aveva già notati prima, ma nessuno riusciva a ricordare chi li avesse fatti - o perché? Fino a poco tempo fa, nessuno sapeva nemmeno quanti fossero. Ora sono dappertutto, a migliaia, anzi no, centinaia di migliaia! E la storia che raccontano è la storia più importante dell'umanità. 

Ma c’è chi potrebbe non essere pronto ad ascoltare.

Qualcosa di straordinario è stato scoperto in una zona del Sud Africa, circa 280 km verso l'interno, ad ovest del porto di Maputo (la capitale del Mozambico). Sono i resti d’una grande metropoli che misurava, secondo stime prudenti, circa 5000 km quadrati.

Faceva parte di una comunità ancora più ampia, di circa 35.000 chilometri quadrati, che sembra essere stata costruita – siete pronti? - dal 160000 al 200000 a.C.! ...

lunedì 11 giugno 2018

Le città aperte

Silvano Agosti

Costruiamo alcune città in qualche angolo pacifico dell’Africa in modo che chi fugge dalla fame e dalla guerra sia ospite di se stesso e non di astuti speculatori o di infami retori della politica.

Ho il preciso sospetto che la dilagante fragilità dei sentimenti comuni, sia dovuta a una certa inconscia fedeltà allo slogan mistico-amoroso “ama il prossimo tuo come te stesso.” E poiché nessuno si ama ne deriva l’evidenza che nessuno ama nessuno.

Una caratteristica importante del sentimento d’amore rimane comunque la solidarietà. La capacità cioè di provare una sorta di beatitudine nel divenire l’altro, rimanendo tuttavia e pienamente se stessi. Divenire l’altro significa poter dare alla propria solidarietà verso un essere umano la sua massima espansione.

La faccenda che finalmente ha consentito ai media, ormai a corto di qualsiasi decente argomento, quella che riguarda le migliaia di profughi che vengono ospitati negli abissi del mar mediterraneo, trovando conforto solo nella morte, ormai riempie a pieno ritmo qualsiasi trasmissione televisiva.

Così tra una lista di cadaveri e un’altra di dispersi, appare nitida e brillante, formalmente curatissima, la pubblicità.
Magari una entusiastica descrizione di bocconcini di carne scelta da destinare al vostro cane.

Tuttavia nessuno dice mai che coloro che cercano di sbarcare in Europa, istintivamente vengono a prendere le briciole di tutto ciò che per alcuni secoli l’Europa ha rubato nelle loro terre ...

lunedì 2 aprile 2018

Gli antichi strumenti trovati in India minano l'ipotesi "fuori dall'Africa"

Una prova di 385.000 anni fa dimostrerebbe molti precedenti incontri tra ominidi africani e indiani.

di Annalee Newitz
Traduzione: Tycho

Immagine a sinistra: La stella rossa indica la posizione di Attirampakkam su questa mappa. Anticamente si trovava vicino al bacino alluvionale di un ruscello. I primi umani iniziarono a venire qui quasi 400.000 anni fa per fabbricare utensili dalle rocce di quarzite portate dalla corrente alla zona.

Gli scienziati hanno reso nota una straordinaria nuova analisi di migliaia di strumenti di pietra trovati in un sito chiamato Attirampakkam in India, a nord-ovest di Chennai, nel Tamil Nadu. Grazie alle nuove tecniche di datazione, un team guidato dall'archeologo Shanti Pappu ha stabilito che la maggior parte degli strumenti ha un'età compresa tra 385.000 e 172.000 anni. 

Ciò che rende queste date degne di nota è che hanno ribaltato l'idea che in India la fabbricazione di utensili è stata trasformata a seguito dell'afflusso di Homo sapiens moderni provenienti dall'Africa a partire da circa 130.000 anni fa ...

giovedì 15 agosto 2013

2013 - le statistiche del mondo (sanità)

Di seguito un elenco probabilmente non esaustivo ma sicuramente indicativo dello stato del pianeta Terra.
Catherine

Numeri
6.400 milioni di persone abitano il pianeta
1.300 milioni vivono nel Nord, paesi industrializzati
5.100 milioni vivono nel Sud, paesi poveri, "in via di sviluppo"
1.600 milioni vivono in condizioni peggiori di 15 anni fa
1.442 milioni vivono al di sotto dei livelli di povertà, vale a dire il 25%della popolazione totale
1.300 milioni di persone hanno meno di un dollaro al giorno per vivere, 110 milioni in America, 970 milioni in Asia, 200milioni in Africa
1.000 milioni sono analfabeti, dei quali 600 milioni sono donne
1.000 milioni vivono senza acqua potabile
800 milioni soffrono di denutrizione cronica
500 milioni di donne del mondo vivono in povertà estrema
200 milioni di bambini minori di cinque anni, sono denutriti
11 milioni di bambini muoiono ogni anno per denutrizione
89 paesi versano in una situazione peggiore di dieci anni fa
70 paesi hanno entrate inferiori a quelle che avevano nelle decadi 60 e 70 ...

venerdì 17 febbraio 2012

L’Italia che specula sul cibo

Sara Seganti

Anche l’Italia fa la sua parte, piccola ma rilevante, nella speculazione sui generi alimentari. 

Land grabs e investimenti speculativi nei mercati delle materie prime sono due cause all’origine di numerosi conflitti ambientali che percorrono il sud del mondo e che, non di rado purtroppo, si trasformano anche in gravi conflitti alimentari. Infatti, anche se non tutti i conflitti ambientali si trasformano in conflitti alimentari, è generalmente vero il contrario: e cioè che ogni crisi alimentare nasce con la compartecipazione di un conflitto ambientale.

I due ambiti sono strettamente interconnessi: ad esempio, la tendenza all’accaparramento di larghi appezzamenti di terra, il land grabbing, da parte di imprese o Paesi stranieri come sta avvenendo in Africa senza regolamentazione alcuna, genera immediati conflitti ambientali con le popolazioni che ne usufruivano e scatena, sul medio termine, crisi alimentari.

Perché più terra cade nelle mani degli stranieri e meno cibo rimane per il consumo interno; più materie prime si trasformano in biocarburanti, più è difficile reperire gli alimenti locali; più aumentano i prezzi, più si specula sui mercati finanziari degli alimenti. Finché non si verificano le emergenze alimentari, che non sono affatto meno gravi che nel passato, nonostante sarebbe possibile nutrire meglio quel miliardo di persone che nel mondo soffre la fame...