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mercoledì 5 ottobre 2022

Il mondo si regge sulla fiaba del dittatore pazzo

L'articolo è del 2013. Ogni riferimento a persone o a fatti odierni è puramente casuale! 
Catherine


Il caso della Corea del Nord sta diventando un'ulteriore dimostrazione del fatto che non esiste un'opposizione al sistema imperialistico statunitense, né nel sedicente Occidente, né nell'ambito dei Paesi cosiddetti emergenti. A tutta la propaganda ufficiale non ha fatto riscontro alcun elemento di critica, persino delle assurdità più evidenti.

Non ci viene infatti spiegato come un Paese che soffrirebbe la fame da oltre sessanta anni, 
possa avere oltre 24 milioni di abitanti in un territorio che è circa la metà di quello italiano. 

Nessuno poi nota il ridicolo che questa propaganda sulla fame nella Corea del Nord provenga proprio da chi, per decenni, ha imposto a quel Paese sanzioni economiche sempre più dure ...

mercoledì 5 dicembre 2018

Aiutare l’Africa nel solo modo possibile: andandocene via

«Il debito è la nuova forma di colonialismo. I vecchi colonizzatori si sono trasformati in tecnici dell’aiuto umanitario, ma sarebbe meglio chiamarli tecnici dell’assassinio. Sono stati loro a proporci i canali di finanziamento, i finanziatori, dicendoci che erano le cose giuste da fare per far decollare lo sviluppo del nostro paese, la crescita del nostro popolo e il suo benessere… Hanno fatto in modo che l’Africa, il suo sviluppo e la sua crescita obbediscano a delle norme, a degli interessi che le sono totalmente estranee. Hanno fatto in modo che ciascuno di noi sia, oggi e domani, uno schiavo finanziario». 

Questo discorso fu tenuto nel 1987 da Thomas Sankara all’“assemblea dei paesi non allineati”, Oua. Fu assassinato due mesi dopo. 

Debbo la conoscenza di questo straordinario discorso, ampiamente dimenticato, a un mio giovane amico, Matteo Carta, che lo aveva ripreso da un servizio di Silvestro Montanaro per il programma di Rai3 “C’era una volta” andato in onda alle undici di sera il 18 gennaio 2013. E questa fu anche l’ultima puntata di quel programma ...

sabato 5 gennaio 2013

Riflessioni sul Nuovo Ordine del saccheggio internazionale

Luis Britto García

1- Risulta allora che tanto l’ONU, tanto il Consiglio di Sicurezza, tanto la Nato, tanto il trattato internazionale, tanto il Tribunale dell’Aia, siano alibi affinché i potenti saccheggino i deboli. Accade così che tanto la libertà di espressione, tanto il Nobel della Pace, quanto la cultura funzionino come pretesti per uccidere l’uomo in nome dell’umanesimo, chiamare aggressore chi si difende e bombardare i civili per salvarli. Succede che il capitalismo vive derubando i propri popoli con la frode finanziaria e quelli della periferia con il saccheggio armato. A parte ripetere mille volte ancora quello che tutto il mondo sa, che fare?

2- Se non puoi vincerli, unisciti a loro, recita il catechismo del sicario.
Un repertorio di esempi sconsiglia questo connubio. Marcos Pérez Jiménez, che servì le politiche degli Stati Uniti, finì estradato da loro in un carcere in Venezuela. Manuel Noriega, che a quanto pare alcune volte collaborò con la DEA, ha preso il posto di un carcerato all’ergastolo che lo ha accusato. Alberto Fujimori, che annegò il Perù in un mare di sangue, languisce nella stessa cella dove prima gettò Abimael Guzmàn. I talebani, creati, equipaggiati, finanziati ed addestrati contro i sovietici dalla CIA, sono ora immolati nella loro Guerra Santa. Saddam Hussein, che portò l’Iraq ad una guerra contro l’Iran che conveniva soltanto agli statunitensi, finì giustiziato dal loro governo fantoccio. Così il diavolo paga chi lo serve...

domenica 15 aprile 2012

Perché la Libia non ha insegnato niente?

Marinella Correggia

Un amico libico mi ha telefonato su skype. L’avevo incontrato a Tripoli durante i bombardamenti Nato/Qatar, in agosto. Diceva: “Ho molte critiche da fare a questo governo, ma le bombe della Nato e il fatto che i cosiddetti ‘ribelli le abbiano tanto chieste, bombe sulla testa di loro concittadini, mi ha tolto ogni dubbio. In questo momento Gheddafi è la Libia e i nemici sono altri”. 

Walid, ingegnere esperto di rinnovabili (“ma adesso è tutto fermo, non si sa dove vanno a finire i soldi della vendita del petrolio…”) è ancora a Tripoli, ma è così disgustato che spera di andar via presto con i bambini e la moglie; dove non lo sa. Intanto vorrebbe aiutare diversi libici ormai perseguitati. Non ho potuto che metterlo in contatto con un Comitato internazionale di giuristi che appunto cerca di difendere alcuni diritti di base nella “nuova Libia”.

Il paese nordafricano adesso è un inferno e lo devono riconoscere anche gli stessi che levavano alti peana in favore del Cnt libico e dei suoi armati. Altro che “partigiani della libertà”, “giovani rivoluzionari”, “brave persone contro un dittatore”. Può una rivoluzione fondarsi sul razzismo, sulla persecuzione di centinaia di migliaia di persone, sulle milizie armatissime? Questo succede in Libia.

Tace adesso – anche a sinistra – chi aveva appoggiato la no-fly zone e chi aveva definito i rivoltosi “nuovi partigiani”, “giovani rivoluzionari”, “brave persone contro un dittatore”, “un intero popolo disarmato in rivolta” (malgrado trapelassero notizie di atrocità fin dall’inizio) ...

giovedì 8 dicembre 2011

La nuova Libia: protettorato petrolifero dell'Occidente industriale

di Salvatore Santoru

Avevano usato la solita giustificazione della "difesa dei diritti umani", avevano detto che portavano la pace e la democrazia, avevano detto che intervenivano per salvare e liberare la popolazione dalla dittatura, lo hanno detto per l'Iraq, per l'Afghanistan, per la Libia e lo stanno facendo per la Siria e l'Iran. 

Stesso gioco, solito trucchetto: ma ahimè, ci hanno creduto ancora in molti, conquistati dallo spirito guerrafondaio travestito per l'occasione in pseudoumanitarismo a senso unico.

I risultati di queste campagne, di consenso bellicista prima e militare poi? Sempre gli stessi: bombardamenti costanti e terrorismo stragista e psicologico, paesi distrutti e ridotti a protettorati per le elite occidentali e i loro fiduciari nelle nuove colonie. Ultima vittima di questo meccanismo al momento è la Libia, passata dal regime di Gheddafi a terra di occupazione e controllo per "poteri forti" (finanziari, industriali e militari) occidentali. Tanto per capirci, il nuovo ministro del petrolio, Abdulrhman Ben Yezza, è un'ex dirigente dell'Eni, e il nuovo premier, Abdurrahim El-Keib, è da sempre vicino ai petrolieri anglo-francesi. Ora i conti quadrano e tornano tutti.

Più laici, meno islamisti e soprattutto il nuovo ministro del petrolio che è un ex dipendente dell'Eni: Abdulrhman Ben Yezza. Una nomina a sorpresa della quale, al momento, è difficile dare una esatta lettura: se Yezza sia stato nominato per le sue indubbie capacità tecniche, maturate nel corso della sua passata esperienza lavorativa, o se - in qualche modo - la sua presenza sia da considerare in quota Eni o in quota Italia, piccola vittoria dopo la guerra (nemmeno tanto clandestina) attraverso la quale i diversi paesi, Francia, Inghilterra e Italia, in primis, hanno cercato di difendere i propri interessi danneggiandosi a vicenda, aggrediti a loro volta anche da emissari dei paesi del Golfo ...

venerdì 21 ottobre 2011

Assassini

di Marco Cedolin

La foto di Gheddafi sanguinante e senza vita campeggia a tutta pagina sulle TV, sui giornali e sui siti web, come un trofeo di caccia da esibire appeso sopra al caminetto, per compiacere l’ego degli “eroi” senza macchia e senza paura, che elevatisi al rango di gendarmi del mondo hanno “legalizzato” la strage e l’omicidio, inserendoli nel novero dei sacrifici necessari per ottenere un nuovo ordine mondiale che sia completamente funzionale alle loro esigenze.
Abbiamo prodotto riflessioni sull’argomento, fin dall’inizio della"guerra santa", portata avanti dall'occidente con la vile compiacenza dell’ONU, nascosto sotto l’ombrello di una risoluzione farsa del tutto disancorata dalla realtà dei fatti e dalle azioni messe in atto sul campo.
Abbiamo seguito passo passo l’annientamento dello stato sovrano socialmente ed economicamente più avanzato dell’intero continente africano, le tonnellate di bombe lanciate sul suo popolo, la distruzione delle sue città e delle sue infrastrutture, la morte e la devastazione portata dal “mostro” occidentale e delegata nelle operazioni di terra ad un manipolo di mercenari e briganti della peggior specie ...

mercoledì 3 agosto 2011

Rael sostiene Gheddafi in merito all'aggressione internazionale subita dalla Libia

Las Vegas, 26 giugno - In un recente discorso sui più recenti eventi mondiali, Rael - fondatore e leader spirituale del Movimento Raeliano Internazionale - ha voluto esprimere il proprio sostegno a Mu'ammar Gheddafi, guida della rivoluzione libica. Rael ha dichiarato che Gheddafi è vittima di un' aggressione internazionale e di essere in pieno accordo con la sua proposta di sostituire il dollaro americano con un Dinaro d'oro, che potrebbe divenire la nuova moneta africana.

Dopo aver definito questa proposta "una meravigliosa idea", Rael ha detto che la vera ragione dell'attacco alla Libia è ormai "un segreto di Pulcinella".

"L'aggressione internazionale alla Libia è stata giustificata con il pretesto di proteggere la popolazione civile", egli ha detto, "ma la sola e vera ragione è quella di assicurarsi le riserve di petrolio libico e di contrastare l'idea di Gheddafi di creare una nuova valuta in oro da utilizzare al posto del dollaro americano per le transazioni petrolifere"...

domenica 15 maggio 2011

Gheddafi, Finmeccanica, petrolio, acqua e Dinaro...

di Marcello Pamio

Gheddafi e la Francia

Per circa 3 anni il presidente sionista francese, Nicolas Sarkozy, si è occupato personalmente, assieme al suo staff, di due colossali affari con la Libia: la vendita di una intera flotta aerea da combattimento e un mega investimento per costruire centrali atomiche a Tripoli e dintorni. 
Tutto ovviamente di marca francese! Stiamo parlando di affari da centinaia di miliardi di euro.
Questi contratti nessuno di noi ovviamente li ha visti, né tantomeno Sarkò.
Di volta in volta infatti il dittatore libico ha sostituito le aziende francesi con aziende russe e anche italiane, facendo schiumare dalla rabbia il presidente francese.
Ecco perché a fine novembre scorso, il presidente francese inizia una controffensiva mediatica verso Gheddafi.
Casualmente, proprio in quei giorni, arriva a Parigi con tutta la famiglia, uno degli uomini più vicini al colonnello libico, Nouri Mesmari, capo del protocollo di Gheddafi.
Mesmari chiedendo asilo politico per sé e la famiglia è diventato, da allora, il più prezioso collaboratore di Sarkò, svelando segreti militari ed economici della Libia…
A guerra iniziata, sempre casualmente, il primo obiettivo dei caccia francesi è stata la flotta aerea libica, composta da 20 aerei tutti russi (Mig21-23 e Sukhol22), come pure da 40 elicotteri, sempre di produzione russa....