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venerdì 25 luglio 2025

"Prof, ma che studio a fare?"

Può capitare, in questi mesi, che andando al cinema ci si imbatta in file chilometriche, centinaia di persone scure in volto. Ma non per un film. 

In sala si radunano centinaia di insegnanti e aspiranti tali per seguire le lezioni del corso abilitante per docenti. Come per un film, degli addetti in uniforme fanno scorrere la fila, si timbra un badge che attesta la presenza e ci si siede su comodissime poltrone. 

L’utenza – o meglio, la clientela- è vasta e variegata. Ci sono i precari storici, alcuni piuttosto âgé, che sperano nell’abilitazione per passare in “prima fascia di supplenza”, l’ultimo gradino di purgatorio del precariato prima dell’empireo del posto fisso. Ci sono le “nuove leve” appena laureate, ancora in trance agonistica dall’ultimo esame che, quasi per inerzia, continuano a studiare. Con l’abilitazione in tasca avrebbero il requisito per partecipare al prossimo concorso; e, infine, i vincitori di concorso che senza abilitazione perderebbero il posto e dunque si accollano un’ultima corvée. Insegnanti o aspiranti tali spendono una cifra che va dai 1500 ai 2500 euro per seguire questi corsi: l’equivalente di uno stipendio, quasi due (magnanimamente è stata concessa, va detto, la possibilità di rateizzare). 

Certo, non sono formalmente obbligatori, ma gli iscritti sono migliaia, spinti dalla paura di essere scavalcati da chi si abilita. Altri, semplicemente, non hanno i soldi e non partecipano: una scrematura per censo, netta e silenziosa. Come direbbe Clint Eastwood, noto marxista, “il merito non c’entra niente in questa storia”. 
I sindacati di categoria, oltre che dissentire non possono, ridotti come sono all’impotenza dal sistematico smantellamento di ogni corpo intermedio: qualcuno concede pure che sono troppo cari, nuove forme di speculazione sui precari, ma che non c’è modo di sottrarsi; altri, invece, con più spiccato senso pratico, dietro percentuale indirizzano gli iscritti presso questa o quella telematica... 

martedì 23 maggio 2023

Il Club di Roma: come l'isteria climatica viene utilizzata per creare una governance globale

 
di Brandon Smith

All’inizio degli anni Settanta gli Stati Uniti e gran parte del mondo occidentale stavano entrando in una crisi economica di stagflazione. 
Nel 1971 Nixon rimosse completamente il dollaro dal gold standard con l’aiuto della Federal Reserve (o forse sotto la direzione della Fed), il che fece aumentare le pressioni inflazionistiche. Il boom postbellico dell’Europa si interruppe bruscamente, mentre i prezzi dei beni (e del petrolio/benzina) negli Stati Uniti salirono alle stelle fino al 1981-1982, quando la Federal Reserve portò i tassi di interesse a circa il 20% e creò un deliberato crollo recessivo.
È interessante notare che il FMI ha creato il sistema dei DSP nel 1969, poco prima che il gold standard venisse tagliato (lo stesso DSP che il FMI è pronto a utilizzare come base di un meccanismo di valuta digitale globale).  Il World Economic Forum è stato fondato nel 1971.
Questo periodo è spesso rappresentato nei film come un’epoca felice di discoteca, droghe, hippy e rock n’roll, ma la realtà è che l’inizio degli anni Settanta è stato l’inizio della fine per l’Occidente: è stato il momento in cui le nostre fondamenta economiche sono state sabotate e il benessere della classe media è stato lentamente ma inesorabilmente rubato dall’inflazione.

Nel bel mezzo di questo “malessere” economico, che Jimmy Carter definì in seguito "Crisis of confidence" (crisi di fiducia), le Nazioni Unite, i gruppi e tavole rotonde globalisti associati s'impegnavano al massimo nello sviluppare uno schema per convincere la popolazione ad abbracciare la centralizzazione globale del potere.

I loro obiettivi erano piuttosto chiari ...

sabato 12 novembre 2022

Come ricostruire il sistema finanziario globale e salvare il pianeta

di Benjamin Fulford

Con un nuovo sistema finanziario costruito da zero, sarebbe possibile eliminare la povertà mondiale e fermare la distruzione ambientale in pochi mesi.

(Foto: 2030, Stati Uniti, durante la Grande Depressione)

La ragione è semplice, siamo stati accecati dalla realtà tramite uno schema piramidale ipnotico conosciuto come sistema finanziario mondiale

Il sistema finanziario non è altro che un processo di decisione su cosa dovrà fare l'umanità in futuro. 
In altre parole, non è altro che psicologia di massa

Ovvero, se l'umanità cambia la propria psicologia collettiva su come guidare il pianeta, potrebbe decidere, in pochi giorni, di curare la povertà e smettere di distruggere la natura. 
E' semplicemente questione di prendere decisioni collettive per farlo. 
Questo è tutto ...

sabato 13 marzo 2021

La povertà è il più grosso business che i ricchi abbiano mai inventato

Un articolo del 2012... 

La pubblicazione dei dati Eurostat sull'aumento della povertà e del rischio-povertà in Europa ha suscitato sui media il solito "dibattito", viziato in partenza dal rappresentare l'impoverimento come un "problema", come un effetto indesiderato delle politiche di "rigore".

In realtà il bombardamento sociale del "rigore finanziario" non è sostanzialmente diverso dai bombardamenti militari, nei quali l'obbiettivo dichiarato è un pretesto non soltanto per il consumismo delle bombe (tanto paga il contribuente), ma anche per fare il maggior numero possibile di "danni collaterali", cioè di vittime civili. Anche il "rigore" è un business, ed il "danno collaterale" della maggiore povertà apre a sua volta nuove frontiere al business. [1]

In questi anni è risultato sempre più evidente il nesso consequenziale tra l'aumento della povertà e la finanziarizzazione dei rapporti sociali.
La povertà diventa un business finanziario, costringendo i poveri all'indebitamento crescente.

Pochi giorni fa il governo tedesco ha potuto annunciare trionfalmente che l'obiettivo del pareggio di bilancio è stato raggiunto con un anno di anticipo, e ciò soprattutto grazie al fatto che la Germania ha potuto finanziare il suo debito pubblico a tasso zero, poiché, contestualmente, sono stati i Paesi del Sud dell'Europa non solo a pagare tassi di interesse più alti, ma anche ad indebitarsi maggiormente. 

Dopo un anno in cui ci si era sempre detto che "il problema è il debito", si è poi scoperto che il governo Monti non soltanto non ha ridotto il debito pubblico, ma lo ha aumentato. Il cosiddetto "spread" si è rivelato così una tassa sulla povertà, un'elemosina dei poveri nei confronti dei ricchi....

sabato 15 giugno 2019

Dare soldi ai poveri conviene

Income, dall'inglese, significa reddito. Tra i suoi sinonimi anche il termine entrata. Che ha sia un significato correlato ai soldi, nell'accezione di guadagno o sussidio, sia quello di ingresso, porta, accesso. Quando ingressi e porte sono aperti, c'è accoglienza, inclusione. 

Ci ho pensato leggendo la storia di Dauphin, cittadina canadese di 13mila abitanti. Si trova nei pressi di Winnipeg, provincia di Manitoba.

Tra il 1974 e il 1978 il governatore Pierre Trudeau diede vita a un esperimento sociale con il contributo dello Stato. Con un investimento complessivo di 17milioni dei dollari dell'epoca, vennero individuate 1000 famiglie che vivevano sotto la soglia di povertà. Costituivano all'incirca il 30% della popolazione. La novità del progetto Mincome fu la clausola no question asked, nel senso che dopo l'intervista iniziale e la scelta di includere il nucleo famigliare prescelto, nessuna limitazione sarebbe stata posta a quei cittadini. Liberi di spendere i soldi come volevano, insomma. 

Nel 1978 il Canada fu investito dalla crisi. Il programma fu sospeso. E duemila scatole contenenti documenti e scontrini finirono a prendere polvere negli archivi di Winnipeg. A nessuno venne in mente di studiare gli effetti dell'esperimento. Anche perché ci volevano soldi. Non si impegnarono più di tanto nemmeno i promotori di Mincome. Temevano conseguenze nefaste per eventuali situazioni simili da riproporre in futuro. Poi nel 2009 Evelyn Forget, docente universitaria, prese a studiare le carte e a entrare nella vita di quelle persone ..

martedì 21 marzo 2017

Il mondo può dare da mangiare a 10 miliardi di persone?


di Raj Patel

I demografi del pianeta hanno aumentato questa settimana (ndt: il 4 maggio 2011) le loro stime di crescita della popolazione per il secolo attuale. Si prevede che raggiungeremo i 10 miliardi di persone entro il 2100. Oggi l’umanità produce abbastanza cibo per nutrire tutti ma, a causa del modo in cui viene distribuito, esiste ancora un miliardo di affamati. Non c’è bisogno di essere un inveterato maltusiano per avere la preoccupazione di come tutti noi potremo mangiare un domani.

Le previsioni attuali collocano la maggior parte della popolazione in Asia, i livelli di consumo più alti in Europa e Nord America e i tassi di crescita demografica maggiori in Africa, dove la popolazione potrebbe triplicare nei prossimi novanta anni.

Ci sono comunque dei progetti in corso per nutrire il mondo. Uno dei paesi al quale gli esperti dello sviluppo del pianeta si sono rivolti come banco di prova è il Malawi. Senza sbocco sul mare e un po’ più piccolo della Pennsylvania, il Malawi è regolarmente tra i posti più poveri al mondo. Le cifre più recenti mostrano che il 90 per cento dei suoi 15 milioni di abitanti vive con l’equivalente di meno di due dollari al giorno. Entro la fine del secolo si stima che la popolazione sarà di 132 milioni di persone....

martedì 21 febbraio 2017

“Terra, lavoro, salute e dignità”

Il 25 marzo 2017 sarà il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma che ha dato vita alla CEE e alla Politica Agricola Comune (PAC) con i suoi obiettivi originali, quali quello di garantire una vita giusta alle comunità agricole, stabilizzare i mercati, garantire l’approvvigionamento alimentare della Europa con prezzi degli alimenti che fossero accessibili a tutti i consumatori.

Oggi questi obiettivi sono tutti largamente disattesi, ma noi, lavoratori della terra, contadine/i e braccianti, di questo paese sentiamo con forza la responsabilità di produrre un’alimentazione sana e di buona qualità a cui possano accedere tutti, in particolare quanti, spinti dentro una spirale di povertà dalle politiche neoliberiste, dalla ristrutturazione del mercato del lavoro e, più in generale, da una crisi economica che continua ad arricchire un numero sempre più ristretto di persone, hanno visto ridurre i loro consumi alimentari ormai dal 2011 (ISTAT).

La spesa per generi alimentari e bevande (media mensile) era di 477,08 € del 2011, nel 2013 era di 460,72€, di 436,06€ nel 2014 e risalire a 441,5€ nel 2015....

venerdì 10 ottobre 2014

Ebola, il virus della povertà che non ha bisogno di vaccini

Durante il mese di agosto, seguendo l'epidemia di Ebola esplosa in Africa Occidentale, Eurosalus ha pubblicato un articolo molto dettagliato sul vero significato di questa epidemia.

Il virus Ebola, dal 1976 ad oggi, non ha mai passato lo Stretto di Gibilterra, e le sue epidemie si sono sempre autolimitate seminando malattia e morte in persone afflitte da condizioni sociali disastrose, e fermando poi il suo cammino.

Tutte le epidemie di Ebola scoppiate negli anni, si sono fermate quando il virus incontrava persone meglio nutrite e con il sistema immunitario più efficiente, esattamente come fanno tutti i virus, compreso quello dell'influenza.

Eppure, le comunicazioni che vengono proiettate sul pubblico anche in questi ultimi giorni continuano ad essere orientate solo alla creazione di paura. I giornali e i bollettini parlano di proporzioni drammatiche dell'epidemia, mentre i numeri veri e ufficiali, che tengono conto anche dei casi incerti, dei dubbi e e dei sospetti, dicono esattamente il contrario.

Sta crescendo il numero totale di persone infettate, ma sta riducendosi in modo deciso la gravità dell'infezione.
Come abbiamo indicato nel nostro articolo di Agosto, il tasso di mortalità provocato dal virus sta riducendosi, come se ormai, nella sua diffusione, il virus incontrasse persone più reattive e in grado di difendersi ...

giovedì 15 agosto 2013

2013 - le statistiche del mondo (sanità)

Di seguito un elenco probabilmente non esaustivo ma sicuramente indicativo dello stato del pianeta Terra.
Catherine

Numeri
6.400 milioni di persone abitano il pianeta
1.300 milioni vivono nel Nord, paesi industrializzati
5.100 milioni vivono nel Sud, paesi poveri, "in via di sviluppo"
1.600 milioni vivono in condizioni peggiori di 15 anni fa
1.442 milioni vivono al di sotto dei livelli di povertà, vale a dire il 25%della popolazione totale
1.300 milioni di persone hanno meno di un dollaro al giorno per vivere, 110 milioni in America, 970 milioni in Asia, 200milioni in Africa
1.000 milioni sono analfabeti, dei quali 600 milioni sono donne
1.000 milioni vivono senza acqua potabile
800 milioni soffrono di denutrizione cronica
500 milioni di donne del mondo vivono in povertà estrema
200 milioni di bambini minori di cinque anni, sono denutriti
11 milioni di bambini muoiono ogni anno per denutrizione
89 paesi versano in una situazione peggiore di dieci anni fa
70 paesi hanno entrate inferiori a quelle che avevano nelle decadi 60 e 70 ...

venerdì 30 novembre 2012

Cinismo commerciale

Catherine

Udite udite..
(dal Belgio)

Acquistando una certa marca di caffè, siete in grado di offrire, e cito: "molto di più di una tazza di caffè ai poveri: date loro calore umano!"
Praticamente, ogni volta che voi comprate un pacchetto, regalate ben due tazze di caffè.
E per ogni 10 “mi piace” o "condividi" cliccati sul sito, una altra tazza ancora sarà offerta ai poveri, grazie a voi!

Se acquistate una certa marca di pannolini, permettete a l'UNICEF di regalare un vaccino contro il tetano. E non finisce qui: per ogni bacio inviato al sito, un altro vaccino verrà offerto!
Grazie a voi ...

Se questo non è cinismo deliberato..
Queste marche, tra le più costosi sul mercato, stanno semplicemente usando i più poveri per i loro slogan pubblicitari.
Persone che non potranno mai permettersi di comprarli si ritrovano, senza volerlo (quanto guadagna un attore per una pubblicità?), ad essere i promotori di prodotti che non avrebbero certo bisogno di incrementi di vendita per decidere di regalare caffè o vaccini ai più poveri!

Basterebbe consumare in modo più intelligente ed economico, risparmiare, e in un batter d’occhio ci sarebbe abbastanza denaro da spartire per regalare un sacco di cose (sicuramente più utili) a chi più ne ha bisogno.
Ma no, siamo invitati invece a consumare ciò che è più costoso, e persino a cliccare sui siti corrispondenti che in futuro si ricorderanno certamente di noi per i loro fini commerciali ..

E sappiamo bene (e lo sanno anche i promotori di tali campagne pubblicitarie) che coloro che sono immersi quotidianamente nella miseria del mondo tentano spesso di renderla più sopportabile a chi la subisce, e che non possono rifiutare tali offerte...