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mercoledì 26 giugno 2024

Salsicce

"Non riposeremo fino a quando non sarà tutto distrutto."
(H. Kissinger, a proposito della Grecia
detto - pare - a Washington durante una conferenza di imprenditori internazionali nel mese di Settembre del 1974 e ribadito dopo la conferenza dei Bilderberg in Grecia)

Non è inusuale imbattersi in chi, anche tra i detrattori del sistema, pronuncia l'apologia del cosiddetto Nuovo ordine mondiale: la parola "ordine" esercita sempre il suo fascino, poiché evoca sicurezza, stabilità, rispetto della legge.

Non manca chi ritiene che i popoli debbano essere guidati da qualcuno, in quanto incapaci di autogovernarsi. Purtroppo a governare le nazioni sono i peggiori. 

La concezione paternalistica del potere si sposa con le istanze dittatoriali della feccia globalizzatrice e, alla fine, le legittima.

Molti sono persino disposti ad accettare un esecutivo europeo, se non mondiale, purché affronti e risolva gli atroci problemi che attanagliano i cittadini: la criminalità, la disoccupazione, la crisi economica, l'immigrazione incontrollata, le guerre tra poveri, i disastri “naturali”... 

martedì 23 maggio 2023

Il Club di Roma: come l'isteria climatica viene utilizzata per creare una governance globale

 
di Brandon Smith

All’inizio degli anni Settanta gli Stati Uniti e gran parte del mondo occidentale stavano entrando in una crisi economica di stagflazione. 
Nel 1971 Nixon rimosse completamente il dollaro dal gold standard con l’aiuto della Federal Reserve (o forse sotto la direzione della Fed), il che fece aumentare le pressioni inflazionistiche. Il boom postbellico dell’Europa si interruppe bruscamente, mentre i prezzi dei beni (e del petrolio/benzina) negli Stati Uniti salirono alle stelle fino al 1981-1982, quando la Federal Reserve portò i tassi di interesse a circa il 20% e creò un deliberato crollo recessivo.
È interessante notare che il FMI ha creato il sistema dei DSP nel 1969, poco prima che il gold standard venisse tagliato (lo stesso DSP che il FMI è pronto a utilizzare come base di un meccanismo di valuta digitale globale).  Il World Economic Forum è stato fondato nel 1971.
Questo periodo è spesso rappresentato nei film come un’epoca felice di discoteca, droghe, hippy e rock n’roll, ma la realtà è che l’inizio degli anni Settanta è stato l’inizio della fine per l’Occidente: è stato il momento in cui le nostre fondamenta economiche sono state sabotate e il benessere della classe media è stato lentamente ma inesorabilmente rubato dall’inflazione.

Nel bel mezzo di questo “malessere” economico, che Jimmy Carter definì in seguito "Crisis of confidence" (crisi di fiducia), le Nazioni Unite, i gruppi e tavole rotonde globalisti associati s'impegnavano al massimo nello sviluppare uno schema per convincere la popolazione ad abbracciare la centralizzazione globale del potere.

I loro obiettivi erano piuttosto chiari ...

giovedì 30 marzo 2023

L'insostenibile superficialità della moda

 di Paolo Ermani

Fra i tanti consumi non indispensabili o superflui di sicuro la moda è uno dei principali.

Se la crisi fosse davvero come ce la dipingono dovrebbe essere uno dei primi settori a subire vistosi crolli e invece succede esattamente il contrario, gode di buona salute. 
Cosa ci può essere di più effimero e insensato di qualcosa che dura una stagione, è fabbricato normalmente da schiavi o schiave di paesi lontani e viene rivenduto a prezzi alti o altissimi semplicemente perché c’è un marchio famoso apposto da qualche parte? 

Un extraterrestre sceso sulla terra si domanderebbe se ci ha dato di volta il cervello a spendere così tanto (un “tanto” che tutti dicono di non avere) per una firma di qualche eccentrico stilista che esporta soldi in paradisi fiscali e che noi continuiamo a rendere ricco sfondato e ad acclamare pure come genio italico. 
Tra l’altro questa moda non ha certo nulla a che fare con l’arte della sartoria artigianale...

domenica 14 agosto 2022

Democrazia: capovolgere prima dell’uso

(Articolo originale dell'8 giugno 2009)

Secondo la Costituzione il voto è un “dovere civico”. Ma questo poteva andare bene nel 1948. Oggi è il non-voto a essere un dovere. Morale. Oggi di italiani contenti se ne trovano pochi.

Che siano di destra, di sinistra o indecisi, ormai quasi tutti sentono il fiato della crisi economica sul collo, e si lamentano sistematicamente ai quattro venti.“Paese di merda!” “Io me ne vado, qui non si può vivere”. “Siamo governati da una banda di delinquenti”.

Naturalmente lo sappiamo tutti che quella “banda di delinquenti” la votiamo noi, ma se qualcuno prova solo a suggerire di smettere di votarli, si sente rispondere con disdegno che "tanto non cambia nulla".
Il problema è tutto qui.

Cinismo, pigrizia mentale e pochezza morale concorrono ad una situazione paradossale che si potrebbe sintetizzare in questo modo: mi faccio del male da solo, ma non ho alternative, e quindi continuo a farmelo. Apparentemente, la cosa può sembrare vera: anche se uno non vota lo fanno tutti gli altri, e quindi il problema rimane. Un pò come agli incroci cittadini, che nell’ora di punta tutti occupano disordinatamente, pur di arrivare a casa “prima dell’altro”, invece di rispettare il semaforo. 
Se lo facessero tutti – dice ciascuno – io sarei il primo a rispettare il semaforo. Se invece lo fai da solo, non solo non serve a niente, ma ti prendi anche del cretino da quello dietro, che ti suona per farti passare a tutti i costi, nonostante il rosso. Dall’alto del suo palazzo il potente osserva soddisfatto i suoi popolani, ...
... che si scannano fra di loro invece di organizzarsi per un vantaggio comune ...

sabato 13 marzo 2021

La povertà è il più grosso business che i ricchi abbiano mai inventato

Un articolo del 2012... 

La pubblicazione dei dati Eurostat sull'aumento della povertà e del rischio-povertà in Europa ha suscitato sui media il solito "dibattito", viziato in partenza dal rappresentare l'impoverimento come un "problema", come un effetto indesiderato delle politiche di "rigore".

In realtà il bombardamento sociale del "rigore finanziario" non è sostanzialmente diverso dai bombardamenti militari, nei quali l'obbiettivo dichiarato è un pretesto non soltanto per il consumismo delle bombe (tanto paga il contribuente), ma anche per fare il maggior numero possibile di "danni collaterali", cioè di vittime civili. Anche il "rigore" è un business, ed il "danno collaterale" della maggiore povertà apre a sua volta nuove frontiere al business. [1]

In questi anni è risultato sempre più evidente il nesso consequenziale tra l'aumento della povertà e la finanziarizzazione dei rapporti sociali.
La povertà diventa un business finanziario, costringendo i poveri all'indebitamento crescente.

Pochi giorni fa il governo tedesco ha potuto annunciare trionfalmente che l'obiettivo del pareggio di bilancio è stato raggiunto con un anno di anticipo, e ciò soprattutto grazie al fatto che la Germania ha potuto finanziare il suo debito pubblico a tasso zero, poiché, contestualmente, sono stati i Paesi del Sud dell'Europa non solo a pagare tassi di interesse più alti, ma anche ad indebitarsi maggiormente. 

Dopo un anno in cui ci si era sempre detto che "il problema è il debito", si è poi scoperto che il governo Monti non soltanto non ha ridotto il debito pubblico, ma lo ha aumentato. Il cosiddetto "spread" si è rivelato così una tassa sulla povertà, un'elemosina dei poveri nei confronti dei ricchi....

domenica 18 ottobre 2020

Una crescita infinita in un mondo finito è impossibile

Deve esserci una sorta di tacito accordo in politica che impone l’utilizzo della parola ‘crescita’ ogni due frasi.

Crescita (in gergo economico) è diventato il vocabolo che unisce tutti gli americani – repubblicani, democratici, indipendentisti, liberali – diventando sinonimo di benessere e prosperità. 

Misurata dalla crescita del prodotto interno lordo (PIL), la crescita economica è diventata il Sacro Graal del mondo capitalista. 
La società è così pervasa dalla convinzione generale che più ricchezza materiale viene accumulata, maggiore è il benessere di tutti. 

Questa visione persiste nonostante sia solo l’1% dei nuclei familiari americani ad aver beneficiato del 93% di tutta la crescita economica del 2010, mentre milioni di persone devono fare i conti con la povertà e la perdita delle loro case.

Nonostante l’assurda iniquità che caratterizza la distribuzione della crescita economica, è raro trovare un economista che non la proponga come cura di tutti i mali della società, secondo l’idea che grazie ad una maggiore ricchezza si può comprare un migliore livello di benessere...

giovedì 4 giugno 2020

Covid-19: La verità, di Marcello Teti


Il punto di vista di un medico di Perugia, espresso con molto fervore, ma soprattutto con dati precisi e dettagliati. Vogliamo dare i numeri? ...
😎 
Buona lettura.

di Marcello Teti


Premessa

L’uso sistematico della disinformazione strategica, nei riguardi dell’epidemia da coronavirus, è stato lo strumento più importante per riuscire a creare l’attuale clima di paura e di micidiale insicurezza nella popolazione. 


Una vera e propria epidemia di informazioni  artatamente subdole, ambigue, spesso appositamente gonfiate, altre volte false, surrettizie, subliminali. Quasi sempre  prive di ogni fondamento razionale, prima ancora che scientifico.
Una campagna martellante di notizie date con lo scopo di pompare dosi sempre più massicce di paura e di angoscia in una opinione pubblica atterrita, incapace di distinguere e fare un minimo di scelte critiche. Che accetta ormai supinamente ogni imposizione, ogni sopraffazione dei suoi diritti, quando non è essa stessa addirittura a chiedere ancora più restrizioni.

Una sorta di “infodemia” ben più grave della modesta epidemia in atto, la cui sorgente di infezione è proprio il Governo e la sua vasta corte di tecno-scientisti a caccia di fama, potere e lauti guadagni. In verità, senza questi mestatori, millantatori di pseudo verità scientifiche, difficilmente si sarebbero potute creare le condizioni  per ingenerare una psicosi collettiva così irrazionale.
Va aggiunto subito anche il ruolo decisivo che hanno svolto i grandi mass-media (giornali, tv nazionali e locali, radio, ect) nel creare la situazione surreale che stiamo vivendo da quattro mesi a questa parte. Con grande compiacenza, essi  hanno amplificato a dismisura la pletora di informazioni distorte e tendenziose, quando non le hanno inventate direttamente essi stessi. Insomma, una sorta di Min-Cul-Pop (Governo-tecno-scientisti-mass-media) che sta svolgendo egregiamente il compito di soggiogare con il terrore sanitario la maggior parte della popolazione.

Ma per quanti sforzi facciano gli strateghi della disinformazione, è pressoché impossibile oscurare i fatti, i dati oggettivi. I numeri hanno la testa dura, si dice. Per quanto possano essere abilmente manipolati, stanno lì e possono essere colti da chiunque, a patto di non avere il cervello obnubilato dalla paura e dal terrore circolante ...

giovedì 28 maggio 2020

Dimezzare la pressione fiscale si può? Come? E cosa succederebbe?

di Marco Cristofoli

Cosa succederebbe se dovessimo dimezzare la nostra pressione fiscale, che attualmente è il doppio del necessario, con la fiscalità attuale a fondo perduto e tre volte il necessario se dovessimo adottare la "fiscalità a scambio"?

COSA SUCCEDEREBBE ALLE ALIQUOTE DELLE 5 TASSE PRINCIPALI CHE PAGHIAMO?

Oggi abbiamo una pressione fiscale generale, complessiva, su reddito e consumi del 88%, che è una follia: schiaccia economia, occupazione e gettito fiscale.
Dimezzando o riducendo sensibilmente le aliquote potremmo raggiungere una pressione fiscale generale complessiva del 42%, che è sempre alta, ma darebbe parecchio ossigeno all’economia ...

giovedì 30 aprile 2020

Perché credo che dobbiamo considerare il c.d. coronavirus una novità della Storia molto positiva

di Felice Lima

Il c.d. Coronavirus è una grande opportunità per prendere coscienza del rapporto che abbiamo con la realtà.
La mia modesta opinione è che avere un corretto rapporto con la realtà – che non significa “conoscere la verità” – sia il più importante ed efficace strumento per cercare la felicità.

Il soggettivismo e il relativismo dei quali il nostro tempo è intriso ci hanno affrancati dal dogmatismo e resi più liberi, ma purtroppo ci hanno rinchiusi nel nostro mondo interiore.

Lo sfacciato sdoganamento etico dell’egoismo e dell’edonismo hanno aggravato la nostra condizione, riducendoci a dei di noi stessi e riducendo il mondo in cui viviamo nella sola rappresentazione che ce ne facciamo.

Il realismo antico concepiva la conoscenza come adaequatio rei et intellectus, attività che costringeva l’uomo a uscire da sé per indagare la realtà e comprenderla.
Il nostro tendenziale atteggiamento odierno consiste nel vivere guardando prevalentemente dentro noi stessi e uscendo da noi solo per prelevare dal reale ciò che riteniamo funzionale ai nostri progetti e alla nostra rappresentazione individuale del nostro ruolo nel mondo.

Noi non ci sogniamo neppure di adattarci al mondo e agli altri. Abbiamo la pretesa di usare il mondo e gli altri ...

mercoledì 22 aprile 2020

Ivan Illich: a che servono le crisi?

di Paolo Cacciari

Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa, riedito da Boroli, 2005):

“Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici.
Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore dacci dentro!’

Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale”.

Come non vedere che è proprio così? Creare una emergenza , provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dell’impresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario.

Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a “mettere in ordine” nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali.

Quando il mondo è sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre più potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute… mettendo con le spalle al muro prima l’uno, poi l’altro governo ...

lunedì 22 aprile 2019

Evoluzione e paraocchi


Sono in corso precise e profonde trasformazioni strutturali dell’ordinamento sociale, su scala mondiale, che la comunicazione politica per le masse non menziona o menziona solo velatamente, senza mai parlare di come esse hanno ristretto il ruolo della politica per il pubblico rispetto a quella a porte chiuse. 

Ne menziono qui alcune particolarmente chiare e rilevanti, per poi descrivere i principali fattori che ostacolano il loro pubblico riconoscimento. 

In compenso, recenti vicende legate alla crisi economica e alla globalizzazione hanno fatto capire all’opinione pubblica che le nazioni sono governate da una oligarchia e non dalle istituzioni ufficiali, sì che non esiste la democrazia e vi è un essenziale conflitto di classe tra governanti e governati indipendente dalla ideologia adottata dai primi.

La prima e più nota delle trasformazioni globale in corso, è sul piano ‘orizzontale’, è la globalizzazione-centralizzazione dei mercati e del potere anche politico e giudiziario, con il conseguente svuotamento-soppiantamento degli Stati nazionali e delle rappresentanze e lealtà nazionali ...

giovedì 14 febbraio 2019

La prossima crisi finanziaria sarà causata dai cambiamenti climatici?

La bancarotta della California PG&E dopo gli incendi climatici segnale di una devastazione economica?

[29 Gennaio 2019]

La bancarotta della California PG&E potrebbe essere la soglia psicologica che viene attraversata quando ci si rende conto che una minaccia che era stata liquidata come vaga, astratta e futuribile diventa improvvisamente reale e devastante.


La California PG&E è infatti una gigantesca compagna energetica che è stata duramente colpita dagli incendi giganteschi che hanno devastato la California e che dal 2017 al 2018 hanno spazzato via le sue linee elettriche e i suoi trasformatori. Incendi che ormai in pochi fanatici negazionisti climatici negano siano stati favoriti e/o causati dal cambiamento climatico. E’ così che la California PG&E dsi è trovata in meno di un anno gravata da un passivo di 30 miliardi di dollari e da 750 cause legali e gli investitori sono impazziti e l’utility, prima amata dagli hedge fund, ha dichiarato fallimento dichiarati falliti. Il suo valore di mercato è crollato da 25 miliardi di dollari a meno di 4 miliardi.

Elias Hinckley, Un avvocato dello studio legale K & L Gates di Washington ha detto a Vice: «Se solo pochi anni fa avessero detto che degli incendi boschivi avrebbero causato dei malfunzionamenti nella trasmissione stessero per mandare in bancarotta un’importante utility americana, la gente avrebbe risposto: “No, è pazzesco, non può succedere’”» ...

domenica 15 novembre 2015

L'assassinio di Osho. Perché si uccide un leader spirituale.

di Paolo Franceschetti

Osho fu assassinato dalla CIA mediante avvelenamento da tallio e morì il 19 gennaio 1990, all’età di 60 anni. Che fu assassinato non lo dice un complottista come me; lo dice lui stesso, lo dicono i suoi allievi, e la storia del suo assassinio è narrata nel libro “Operazione Socrate”, che spiegano anche le ragioni per cui venne avvelenato.
Ritengo però che le cose non siano andate esattamente come le raccontano i suoi allievi, e qui spiegherò il perché.

Negli anni della mia adolescenza e successivamente, fino alla laurea, non avevo molta simpatia per Osho. I media infatti lo presentavano come un guru spirituale che viaggiava in Rolls Royce, e i cui seguaci facevano orge e fumavano haschisch.
Mi infastidiva poi la quantità di libri in circolazione che portavano il suo nome. Sono usciti infatti circa 400 titoli a suo nome, che trattano tutti i temi della vita; la religione, la vita, la morte, l’amore, il denaro, la depressione, la felicità, la politica, l’etica.

I suoi seguaci poi mi parevano un po’ sciroccati. Qualche anno fa ne conobbi uno ad un corso di meditazione; gli chiesi come mai, se era stato assassinato, i suoi seguaci non organizzavano manifestazioni, non scrivevano libri, aprivano siti e denunciavano il problema.
Mi rispose: “E perché mai dovremmo denunciare la sua morte? Osho non è mica morto. Se ne è andato il suo corpo ma lui è più vivo che mai”...

lunedì 23 dicembre 2013

Natale 2013

Oggigiorno ci si accorge che il Natale è prossimo dal battage “filantropico” che imperversa sulle televisioni: è una questua ininterrotta e petulante.
Dona qui, dona là, dona tramite cellulare, dona mediante telefono fisso, dona con la carta di credito...

Ci si alleggerisce un po’ la coscienza, offrendo qualche euro per i bisognosi, i terremotati, i profughi di un conflitto, gli alluvionati, gli infermi… 
E’ tutto un pullulare di iniziative “umanitarie” che culminano nella truffa più vergognosa del secolo, Telethon, anzi Telethont. 

Con tutti i denari raccolti negli ultimi decenni, se veramente fossero stati impiegati per la ricerca e per cause nobili, a quest'ora vivremmo nel migliore dei mondi possibili. Il che non è.

Non dimentichiamo che queste frodi, sinonimo di feroci sperimentazioni sugli animali, finanziano le aziende farmaceutiche che sono quasi sempre industrie della morte ...

venerdì 4 ottobre 2013

La banca più potente al mondo annuncia il crash

Con sede a Basilea, la BRI, la Banca dei regolamenti internazionali, promuove la cooperazione tra la banche centrali, fornisce servizi finanziari in qualità di “banca delle banche centrali” e opera come agente o mandataria nei pagamenti internazionali che le vengono affidati.

In definitiva, nella sua veste di banca di tutte le banche, la BRI di Basilea è la banca più potente al mondo, quella che capta e dirige il clima della finanza a livello mondiale. E le sue ultime previsioni sono allarmanti.
L’allarme lanciato dalla BRI settimana scorsa in un rapporto, fa stato di uno tsunami del debito che – nell’indifferenza generale dei governi e dei media – sta per abbattersi sui mercati, sulla finanza e sull’economia. Un crash dalle proporzioni ciclopiche.

E non sarà certamente il dietrofront del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, che ha rinunciato a ridurre la massiccia (quanto inutile) iniezione di 85 miliardi di dollari mensili nella disastrata economia americana che metterà a posto le cose.
L’annuncio della Fed di proseguire con il programma del Quantitative easing e con la stampa illimitata di moneta, conferma l’impotenza del governo americano nel rimettere in piedi una situazione economica compromessa da tempo e che non è in grado di rinunciare all’illusorio sostegno di questi stimoli artificiali.
In parallelo, malgrado il proseguimento del Quantitative easing, la Fed ha rivisto nuovamente al ribasso la previsione di crescita per il 2013... 

domenica 28 aprile 2013

Per tutti: addio pensione!

Parola di Carmen Reinhart, economista dell'Università di Harvard. In una intervista a Der Spiegel: banche centrali si stanno inginocchiando per fare favore ai governi. Il prezzo sarà pagato dai risparmiatori, ogni giorno.

Lei è Carmen Reinhart, economista dell'Università di Harvard. "Nessun dubbio, le nostre pensioni sono distrutte”, dice senza mezzi termini in una intervista rilasciata Der Spiegel.

I governi sono incapaci di ridurre i loro debiti, e le banche centrali si stanno facendo avanti per risolvere la crisi. Alla fine, sentenzia, il prezzo sarà pagato ogni giorno dai risparmiatori.

"Questa crisi non è finita ancora - sottolinea - né negli Stati Uniti né in Europa” e il punto è che “nessuna banca centrale ammetterà di star mantenendo bassi i tassi di interesse per aiutare i governi a uscire dalla crisi dei debiti. Di fatto, (le banche centrali) si stanno inginocchiando per aiutare i governi a finanziare i loro deficit”.

E il punto è che non è neanche una cosa nuova, spiega, se si guarda alla storia. Dopo la Seconda guerra mondiale, tutti i paesi alle prese con alti debiti hanno fatto affidamento alla repressione finanziaria per evitare un default che sarebbe stato inevitabile.

Dopo la guerra, i governi imposero infatti tetti sui tassi di interesse ai titoli di stato; ma, ai tempi di oggi, “è la politica monetaria che sta facendo il lavoro. E in una situazione di elevata disoccupazione e bassa inflazione tutto ciò non desta neanche sospetti. Solo quando l'inflazione tornerà a crescere, fattore che prima o poi accadrà, diventerà ovvio che le banche centrali sono diventate sottomesse ai governi”.

E il drammatico verdetto. “Nessun dubbio, le pensioni sono distrutte”...

lunedì 22 aprile 2013

Italiani in fuga dall'Italia. La triste storia dell'emigrazione si ripete...

Secondo i dati dell'Aire, gli italiani espatriano per cercare un lavoro. Sei su dieci hanno scelto l'Europa, la Germania tra le mete principali..

In fuga dall'Italia. La crisi economica ha fatto “esplodere” l’emigrazione italiana, che nel 2012 ha registrato un boom che non si vedeva da decenni: più 30,1% rispetto all’anno precedente.

Ad andare all’estero sono più uomini che donne, più trentenni e lombardi.

La Germania il Paese preferito come punto d’arrivo. A rivelarlo sono i dati più recenti dell’Anagrafe della popolazione Italiana Residente all’Estero (Aire), resi noti dalla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24 oggi.

Lo scorso anno l’emigrazione dalla Penisola è passata dai 60.635 cittadini del 2011 ai 78.941 del 2012. Gli uomini erano il 56% contro il 44% di donne, e si conferma la preponderanza di giovani: gli emigrati della fascia di età 20-40 anni sono aumentati in un anno del 28,3%, alimentando quella che viene definita “la fuga dei talenti” che nel 2012 ha costituito il 44,8% del flusso totale di espatrio.

martedì 12 febbraio 2013

Cosa succede in Vaticano?

Francesco Salistrari.

Che l’epoca in cui viviamo sia un’epoca straordinaria, ormai è chiaro.
Il mondo vive una crisi economica talmente profonda da essere considerata da molti esperti ancora peggiore di quella del 1929 che portò il mondo alla distruzione della Seconda Guerra Mondiale. E le tensioni internazionali odierne, non lasciano certo presagire nulla di buono. Basta dare uno sguardo un po’ meno superficiale alle dinamiche in atto in Medioriente o in Africa, alle rivolte dei paesi maghrebini, alla Nigeria, al Mali. Solo per fare alcuni esempi.
Il mondo è in subbuglio. 

E la crisi economica non è che lo specchio di uno sconquasso sociale, politico e militare che rischia di esplodere completamente.
La notizia di oggi, che Papa Benedetto XVI abdica dal Soglio Pontificio, è l’ennesima riprova della gravità di questa crisi profonda che investe il mondo da un capo all’altro. Perché aldilà di qualsiasi considerazione sulla salute del Pontefice (cosa peraltro perfettamente logica, vista l’età), la scelta di abdicare proprio in questo momento e all’inizio di un anno così importante per una svariata serie di ragioni, fa molto pensare.
La cosa che mi lascia sgomento è proprio che in una situazione del genere il Pontefice abbandoni il suo posto di comando nelle gerarchie ecclesiastiche e si faccia da parte, probabilmente per lasciare posto ad una figura politica di più alto spessore. Evidentemente il Vaticano, in questo momento, non può permettersi una “vacatio” così determinante. Questo lascia pensare che la situazione sia davvero complicata... 

lunedì 12 marzo 2012

Una società in secca

Gianni Tirelli

Cercare di combattere l’attuale crisi planetaria, immettendo liquidità sul mercato, è come volere riempire il letto di un fiume in secca, con secchi d’acqua. La sorgente, si è prosciugata per sempre, e la poca acqua rimasta, è appena sufficiente per dissetare i nostri figli. Se tutti noi, non riconvertiremo al più presto, lavoro in fatica, sottomettendoci alle leggi ineluttabili della natura, e cessando ogni tipo di violazione e profanazione, tutte le sorgenti si spegneranno, e allora, solo nella follia e nel sangue, placheremo l’arsura dei nostri perversi crimini contro Dio, e perpetrati in suo nome. Che i soldi non siano fonte di felicità, ma l’esatto contrario, è un dato di fatto e, oggi, ancora più di ieri.

L’origine di ogni male è lo sponsor e chi lo rappresenta! La propaganda (o pubblicità, come oggi preferiscono definirla, pur non essendo corrispondente alla sua origine etimologica, poiché, pubblicità deriva da pubblico – relativo ad un ambito cui appartengono o si riferiscono i diritti o gli interessi di una collettività civilmente ordinata” mentre, per propaganda, s’intende un’azione intesa a conquistare il favore o l’adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo ad influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse – sottoporre a bombardamento (o lavaggio del cervello propagandistico) – la propaganda, dicevo, e tutto il suo indotto, alimentano il PIL in ragione di un buon 90%.
Possiamo tranquillamente dichiarare che, il prodotto interno lordo delle nazioni liberiste, poggia le sue fondamenta sulla sabbia o per essere metaforicamente più illuminanti, sull’aria fritta. Il Sistema si ingrassa attraverso la propaganda e quindi, attraverso il consumo di prodotti effimeri, di nessuna qualità e durata (cose del tutto superflue che esulano dai reali bisogno della gente), e sulla base di tutto questo, edifica il suo impero di carta straccia.

Com’è possibile scorgere un prossimo futuro, quando i ricorrenti e sempre più frequenti scricchiolii ci avvertono del suo imminente crollo? ..

mercoledì 12 ottobre 2011

O la Borsa o la vita

  Nigrizia

Si attribuisce a Paul Valéry, saggista e poeta francese, il detto: «Un autore scrive sempre lo stesso libro». 

In fondo, anche gli editoriali di Nigrizia degli ultimi decenni incarnano spesso la stessa denuncia: l’intollerabilità delle diseguaglianze sociali; lo sfruttamento sociale diventato sistema; un impianto capitalistico che impoverisce sempre di più i già poveri e che arricchisce i già ricchi (persone o paesi); l’ossessione patologica della crescita e del profitto; una cultura che ha assunto il denaro come unico valore di relazione e di organizzazione sociale; l’egoismo che prevale sulla solidarietà e l’io sul noi.

Anche in questo scritto troverete le stesse critiche. 
Perché ci ripetiamo? 
Perché siamo arrivati al dunque. Perché la crisi finanziaria, economica, ecologica e morale, che ha travolto il mondo occidentale, sta portando al crepuscolo i dogmi dominanti in questi anni e ai quali abbiamo obbedito ciecamente...