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giovedì 26 marzo 2026

Come funziona il mondo? O ti fai sfruttare..o non mangi!

 Miliardi di esseri umani che si alzano al mattino senza averne alcuna voglia, forzando membra e psiche, ammalandosi di stress ed esaurimenti nervosi, per andare a fare un lavoro di merda che li renderà ancora più malati, debilitati nel cervello e nel fisico, e che arricchirà soltanto quel qualcuno che da questo ricatto (o ti fai sfruttare o non mangi), spacciato per diritto, ne ricava ogni privilegio.

In democrazia quel qualcuno privilegiato viene pure scelto dagli schiavi. Ma cosa vuole di più il capitalismo? 
Ve lo dico io cosa vuole di più: uno stato sempre più efficiente, con il servo sempre più deficiente! E ci riesce!

La schiavitù è una particolare forma di sfruttamento. Nelle società premoderne il padrone si appropria non solo del lavoro dello schiavo, ma della sua stessa vita, di cui può disporre arbitrariamente, anche al di fuori della sfera produttiva. 

La condizione servile definisce l’intera vita e l’identità dello schiavo, che deve obbedienza al padrone non solo durante le attività lavorative, ma nel corso della sua intera esistenza, a meno che non si affranchi e abbandoni il suo stato di schiavo ..

giovedì 26 dicembre 2024

Polo Nord

 - Non lo so, ammetterai che è da un po’ che non è più lo stesso.
- Il vecchio, dici?
- Ma sì, è diventato cinico e pigro, ha perso la passione, l’amore per il mestiere. Hai notato che non porta più a nessuno il veliero grande dei Lego? 
- Il veliero grande dei Lego è per chi se lo merita.
- Signore!
- Riposo.
- Mi scusi, quello che intendevo dire è…
- Chi sei tu?
- Elfo laborioso.
- E mo' sei elfo licenziato. Buona fortuna lì fuori coi lupi e gli orsi polari. Quanto a voialtri ingrata manovalanza dalle scarpe a punta, vorrei ricordarvi che senza il sottoscritto ciascuno di voi cacherebbe e piscerebbe in un buco nel permafrost. Rifletteteci ogni volta che vi sale un rigurgito sindacale. Che ci tocca oggi?
- Le letterine, signore.
- Che due coglioni. Ancora scrivono questi?
- Sì.
- Perché? 
- È la magia dell’infanzia, signore ...

domenica 31 dicembre 2023

La passione perduta e la vendetta degli spiriti

  di Gianni Tirelli

“Risuolate le vostre scarpe signori! Mettete toppe alle vostre giacche e pantaloni, e rammendate camice e calzini. Non acquistate oltre l’indispensabile e l’essenziale, perché è arrivata l’ora di aiutare il Sistema a morire.”

Pensando alle nostre società moderne e all’insensatezza dei nostri comportamenti, mi è apparsa l’immagine di un padre che ha trascorso la sua vita lavorando, risparmiando e rinunciando ad ogni effimero piacere, per lasciare ai suoi figli, sicurezza materiale e dignità. Un uomo con la schiena ricurva sotto il sole, con un grande cuore colmo di valori e di inossidabili punti di riferimento che, nella sana tradizione e nella consapevolezza della brevità dell’esistenza, aveva riposto tutte le sue aspirazioni, etiche e religiose e gli intenti delle sue passioni.

Poi, un giorno, il padre li lasciò, sereno e appagato, dopo averli, con un sorriso innocente, salutati e ricordando loro, ancora una volta, responsabilità e doveri, affinché il senso, che aveva dato alla sua vita, non fosse stato vano. I figli, accecati dalla stupidità e dalle lusinghe della città industriosa, presto abbandonarono i campi e la fattoria ma, in poco tempo, ogni risorsa si esaurì. 
Per sopravvivere, escogitarono i modi più abietti e deprecabili, tradendo ogni loro impegno morale, e infangando, così, la memoria del padre. Una notte di pioggia e di vento, ubriachi, a bordo di una macchina di lusso rubata, precipitarono giù da un alto ponte per finire fra le acque gelide di un fiume in piena. Di loro non si seppe più nulla...

venerdì 15 dicembre 2023

I persuasori occulti, ieri e oggi

 di Flavia Corso

Sono passati circa sessant’anni dalla pubblicazione del libro I persuasori occulti di Vance Packard. Era il 1957, e il giornalista e sociologo statunitense aveva deciso di prendere in esame i meccanismi che regolavano i consumi del popolo americano. 

A pochi anni dalla fine della guerra, ci si preparava infatti al boom economico che avrebbe caratterizzato gli anni ‘50. Il mutamento radicale della società aveva però messo in crisi gli esperti di comunicazione dell’epoca. Con l’avvento della produzione di massa, le aziende sentivano il bisogno di incrementare le vendite al fine di raggiungere un numero sempre maggiore di potenziali consumatori. La pubblicità, insomma, doveva trasformarsi. 

Il problema a cui dovevano principalmente far fronte i “persuasori occulti” (o, se vogliamo, i manipolatori sociali) era l’apparente irrazionalità del consumatore di fronte alla scelta di un prodotto. Questi persuasori si erano infatti accorti che non vi erano spiegazioni razionali alla base della decisione d’acquisto, ma le vere ragioni che portavano i consumatori a scegliere un prodotto piuttosto che un altro risiedevano nell’inconscio. 

Non era sufficiente fare un elenco delle caratteristiche di qualità che, razionalmente, avrebbero dovuto suscitare il bisogno di acquisto nel popolo americano. Spesso, anzi, questa tattica si era dimostrata controproducente, se non addirittura fallimentare, per moltissime aziende. Nemmeno i sondaggi riuscivano a far luce sui desideri inconsci dei consumatori: si era scoperto infatti che, nella maggior parte dei casi, le persone mentivano nel momento in cui veniva chiesto loro di esprimere un parere sincero su un qualsiasi tipo di merce ...

sabato 1 luglio 2023

Il dogma del lavoro e il signoraggio bancario: schiavi per sempre.

"L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi."
- B. Russel -


Ciò per cui oggi falsamente si blatera (per lusingare gli animi e cullare il sonno alle teste vuote), è la necessità di un rinnovamento del sistema occupazionale basato su una certa etica del lavoro.

Punto primo, l’introduzione di un regime meritocratico. Il che, per l’appunto, se mai si realizzasse (e non è chiaro quali siano le coordinate del/di merito), sarebbe nient’altro che un nuovo regime, peggiore dell’attuale.

L’unico criterio di scelta attuabile in luogo della raccomandazione, in un sistema produttivo tecnocratico governato ai vertici da potentati monetari e finanziari, sarebbe la totale sottomissione ai dettami produttivi. Chi osasse avanzare dubbi, rivendicare qualcosa o semplicemente biasimare il sistema, non meriterebbe la calda accoglienza in seno agli addendi di questa sommatoria, non sarebbe degno di tanta grazia benefattrice.

Ma questo non è che un punto irrisorio, una variante della questione.

Il problema è chiedersi perché questi infeltriti cadaveri che sgambettano in preda al mito del benessere lavorativo, degli scatti in carriera, plaudano all’inasprirsi di un regime sotto le cui ronde boccheggiano e marciscono da secoli. Perché si sentano entusiasti e lusingati dalle prospettive di una carriera basata sull’obbedienza, sulla dedizione, sullo straordinario, abbacinati dalla prospettiva di una cena col capo o da qualche centesimo in busta paga.

L’uomo, originariamente, è altro. Il suo impiego coatto e quotidiano (pena la fame) nella catena di montaggio è una mostruosità che andrebbe perseguita con la galera...

giovedì 30 marzo 2023

L'insostenibile superficialità della moda

 di Paolo Ermani

Fra i tanti consumi non indispensabili o superflui di sicuro la moda è uno dei principali.

Se la crisi fosse davvero come ce la dipingono dovrebbe essere uno dei primi settori a subire vistosi crolli e invece succede esattamente il contrario, gode di buona salute. 
Cosa ci può essere di più effimero e insensato di qualcosa che dura una stagione, è fabbricato normalmente da schiavi o schiave di paesi lontani e viene rivenduto a prezzi alti o altissimi semplicemente perché c’è un marchio famoso apposto da qualche parte? 

Un extraterrestre sceso sulla terra si domanderebbe se ci ha dato di volta il cervello a spendere così tanto (un “tanto” che tutti dicono di non avere) per una firma di qualche eccentrico stilista che esporta soldi in paradisi fiscali e che noi continuiamo a rendere ricco sfondato e ad acclamare pure come genio italico. 
Tra l’altro questa moda non ha certo nulla a che fare con l’arte della sartoria artigianale...

venerdì 17 febbraio 2023

Bauman: ”Le emozioni passano i sentimenti vanno coltivati”

 Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro. 
Il grande sociologo spiega come i legami siano stati sostituiti dalle "connessioni". E aggiunge: "Ogni relazione rimane unica: non si può imparare a voler bene". 
Disconnettersi è solo un gioco. Farsi amici offline richiede impegno.

di RAFFAELLA DE SANTIS (novembre 2012)

Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. 
Zygmunt Bauman sull'argomento è tornato più volte (lo fa anche nel suo ultimo libro Cose che abbiamo in comune, pubblicato da Laterza). I suoi lavori sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo. Amore liquido, uscito nel 2003, partiva proprio da qui, dalla nostra lacerazione tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore autentico.

Cos'è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?
"Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame" ...

giovedì 17 novembre 2022

L'abitante consapevole in 100 mosse: cominciamo da casa nostra

 Limitare il nostro impatto su una terra che non ci appartiene diventa sempre più impellente, ma non dobbiamo farci angosciare. 
Un profondo respiro, ci fermiamo. 

Cominciamo dalla nostra casa. Guardiamo tra le nostre cose come se fossimo ospiti esterni, immaginiamo per loro una storia diversa e costruiamola noi. 100 possibili mosse per dare una vita diversa e più lunga alle cose.

L’immaginazione ci porta oltre. Ci appaiono foreste equatoriali oppure il bosco a pochi chilometri? Vediamo file di freddi strumenti metallici oppure gesti sapienti in un piccolo laboratorio artigiano?
Quanta energia consuma quando lo usiamo? Dove andrà a finire questo oggetto che sta tra i mille altri oggetti? Avrà una vita lunga? Lo vediamo perso tra mille altri abbandonati in una distesa putrescente, oppure ci appare con un ultimo lembo di consistenza e di riconoscimento, magari tra gli oggetti di un’altra casa, con nuovi affetti e forse nuovi usi...

mercoledì 28 settembre 2022

ISTAT: nel 2041, 10 milioni di persone sole

Tra qualche decennio l’Italia non sarà più la stessa demograficamente parlando. 

Si può far finta di non vedere, ma la metamorfosi che sta travolgendo il nostro Paese molto presto presenterà il conto.

Secondo un rapporto sulla demografia realizzato dall’Istat, in Italia popolazione residente è in decrescita: da 59,2 milioni al 1° gennaio 2021 a 57,9 mln nel 2030, a 54,2 mln nel 2050 fino a 47,7 mln nel 2070. 

Non solo, ma nel 2041 in Italia vi saranno oltre 10 milioni di persone sole, ovvero senza figli. 
In pratica una coppia su cinque ...

lunedì 22 febbraio 2021

Il fantasma della Libertà

 di Gianni Tirelli

“Ma cos’è questa libertà, parola astratta, troppo usata e abusata, irrisa e mercificata con la quale la democrazia si riempie sempre la bocca – Può esistere libertà senza regole condivise, valori, senza principi etici, e l’ottemperanza di tutti alla legge?
  
Che tipo di libertà è, quella in cui i deboli non ottengono giustizia, e ai criminali del potere é concessa ogni attenuante, ogni scappatoia, ogni patteggiamento?”

E’ libertà l’aria che respiriamo nelle nostre città, e il concentrato di sostanze tossiche e cancerogene disperse nelle acque dei nostri fiumi, laghi, mari e falde?

E’ libertà questa patetica subdola cultura dell’apparire – l’appiattimento omologante indotto dai programmi televisivi, sponsorizzati da piazzisti senza scrupoli e dai servi dell’orrore?

E’ forse libertà, tutta quella pubblicità cialtrona e menzognera che si scaraventa, senza bussare dentro le nostre case, ad ogni ora del giorno e della notte, condita e resa piccante da uno stuolo di baldracche in carriera, suadenti sirene che ci invitano ad acquistare consumare merce di nessun conto, senza un reale motivo, bisogno e necessità? ...

martedì 28 aprile 2020

Consumismo, oppio dei popoli nell'era del neocapitalismo postmoderno

di HS

Se mai dovessimo attribuire una definizione che possa sintetizzare le caratteristiche principali e salienti dell’era postmoderna – ovvero quella che è succeduta alla catastrofica Seconda Guerra Mondiale – ricorrendo a un termine o a una categoria dal vasto contenuto semantico, opterei per il neocapitalismo fondato sull’imperio di un Mercato sempre più pervasivo e quasi onnipresente. 

Sul punto non vorrei essere equivocato: non intendo utilizzare il termine Mercato – con la maiuscola – per designare una sorta di entità astratta, quasi metafisica che trascende le nostre esistenze.

Mercato indica lo spazio e il tempo in cui vengono collocate le merci e i prodotti per essere smerciati e consumati senza alcun limite. Sono ormai lontani i tempi del capitalismo austero, industriale e produttivistico, per gran parte confinato nei mercati interni.

L’odierno e contemporaneo neocapitalismo “terziario”, mercantile, commerciale e consumistico si è necessariamente imposto per l’espansione inevitabilmente globale di multinazionali, corporations, istituti finanziari internazionali e delle grandi società commerciali.

L’aumento vertiginoso di investimenti e profitti determina l’allargamento e la concentrazione degli operatori presenti sui mercati che, a loro volta, contribuiscono a estendere i confini del Mercato per potenziare le possibilità di profitto ...

martedì 4 febbraio 2020

Attacco all'ideologia del lavoro


Uomini, donne e persino bambini vengono derubati ogni giorno di 12, 14 se non 16 ore della propria vita per i lavori più avvilenti e duri, senza alcuna speranza di veder migliorare la propria condizione, e non basta l’introduzione delle miracolose macchine perché la situazione si capovolga.

Ma cosa vedono i nostri occhi? Via via che la macchina si perfeziona e annienta il lavoro dell’uomo, con una rapidità e precisione che crescono senza posa, l’operaio invece di prolungare altrettanto il proprio riposo, raddoppia l’ardore, come se volesse rivaleggiare con la macchina”. (Paul Lafargue)

Il diritto alla pigrizia. Uno scritto che, letto a distanza di oltre cento anni dalla sua prima pubblicazione e contestualizzato in un’epoca come la nostra, fondata sulla precarietà delle classi medio-basse, e in particolare dei giovani, sulle continue vessazioni che queste sono ancora costrette a subire e sull’ancora imperante religione del lavoro come unica ragione di vita, si rivela drammaticamente attuale e indispensabile affinché qualcuno possa aprire gli occhi sulle catene invisibili che ci imprigionano nella nostra “modernissima” società.

Il “diritto al lavoro” si trasforma così in “diritto alla miseria” finendo per annientare, in un terribile circolo vizioso, tutte quelle che dovrebbero essere le caratteristiche peculiari dell’essere umano.
(tratto da: www.lindiependente.it) ...

giovedì 27 dicembre 2018

L'idolatria del comprare


Alessandro Lauro

Dalle origini del mondo l'essere umano si è differenziato da tutti gli altri esseri viventi per la sua capacità di usare meglio la ragione. Chi più e chi meno riesce ad usare bene o male la materia grigia che lo abita, emancipandosi dall'istintività caratteristica delle bestie.

Questa però non è una conquista acquisita una volta per sempre ma una sfida - ed una lotta - quotidiana. 

Si, l'uomo combatte ogni giorno contro pensieri, stimoli, idee, seduzioni che apparentemente positive possono invece alienare la persona fino a renderla schiava dello stesso pensiero, passione, idea. Sono gli idoli, che sotto la falsa promessa di bene rendono l'uomo peggio di un asino in gabbia.

Oggi tra i tanti idoli che possono schiavizzarci, è preminente quello del comprare sempre. 

Sono appena trascorse le vacanze di Natale che bene o male hanno visto gli italiani spendere ancora in regali, eppure se si fa un giro nei grandi centri commerciali o in quelli medio grandi, si possono ancora notare persone che girano con volantini per acquisti super scontati. Quanto di vero poi ci sia in questi saldi resta sempre un mistero. 

Fa impressione comunque vedere ancora gente che nonostante la crisi, sente il bisogno convulso di acquistare, di cercare l'affare, nella illusione di esercitare un potere che lo realizzi. Il continuo bombardamento all'acquisto convulsivo a cui siamo sottoposti è davvero forte e snervante. 
Si parte dal mattino con l'acquisto dei giornali dove pubblicità di ogni genere ci sollecitano ad acquistare di tutto. Le radio o il web non sono molto da meno...

venerdì 27 gennaio 2017

L'era della rassegnazione

di Marco Tarchi

Chi ha più di trentacinque anni e ha speso una quota del proprio tempo occupandosi del mondo che gli ruota intorno, difficilmente avrà dimenticato il clima che si diffuse negli ambienti politici ed intellettuali nei giorni e nei mesi che seguirono la caduta del muro di Berlino. Quella data dell'ottobre 1989 parve universalmente segnare un evento fatidico, un punto di svolta, e il crollo dell'impero sovietico che di lì a poco ne seguì non fece che confermare là prima impressione.

Quanti avevano in uggia il duopolio che dalla conferenza di Yalta in poi aveva indirizzato le sorti del mondo esultarono. Dilagarono i sogni di nuovi scenari in cui i vincoli oppressivi del bipolarismo si sarebbero sciolti.

Nelle ristrette ma vivaci cerchie che si attribuivano l'etichetta del non-conformismo e non avevano mai digerito molte delle conseguenze del disastroso secondo conflitto mondiale, a partire dal soggiogamento dell'Europa alle due superpotenze e dalla sua vertiginosa perdita di influenza sullo scacchiere planetario, si arrivò a supporre che si dovessero abbandonare le elucubrazioni sulla possibile costruzione di una Terza via di organizzazione della società diversa dal liberalismo e dal socialismo e si dovesse passare con urgenza alla riflessione su una Seconda via, dal momento che a rimanere in piedi era ormai quasi solo quel modello politico-culturale che si era dato — abusivamente ma efficacemente — il nome di Occidente e si fondava, per dirla con le parole di un analista che pure non ne è certo un critico prevenuto, su «una visione immobile del mondo, dominata da un pugno di principi guida: l'internazionalismo, l'espansione illimitata dell'individualismo e dei suoi diritti, l'idolatria del proceduralismo consensualistico, l'idea che l'economia rappresenti il regolatore supremo delle collettività umane»1....

venerdì 2 settembre 2011

Obsolescenza Pianificata

Avrete sicuramente notato come i prodotti che ci ritroviamo ad acquistare ed utilizzare abbiano una durata sempre più breve. 

Borse e zaini o scarpe e vestiti che si scollano, rompono, sfilacciano dopo poche settimane o nella migliore delle ipotesi, dopo pochi mesi. 
 
Pentole e padelle antiaderenti (che già non amo particolarmente, nonostante l’incredibile praticità e comodità, perché vanno contro lo spirito stesso del cucinare – che richiede abilità e pazienza – che è un’arte del saper aspettare e dell’avere continuamente cura di qualcosa), che si scrostano letteralmente al decimo lavaggio; asciugacapelli, lavatrici ed elettrodomestici vari che si inceppano (o in certi casi prendono addirittura fuoco!) sempre e comunque “in giovane età”; telefoni cellulari e fotocamere digitali che si rompono misteriosamente anche dopo sei mesi…

Si potrebbe andare avanti all’infinito.

Ma perché accade tutto ciò? ...

giovedì 9 giugno 2011

L'importante è NON partecipare

di Catherine

Il carburante che alimenta i Signori del mondo è costituito dai consumatori, cioè NOI.

Senza di noi loro non sono NULLA.

Smettiamo di consumare senza consapevolezza, eliminiamo il superfluo, non compriamo oggetti usa e getta, meno vestiti, meno cibi e bevande confezionati e elaborati, utilizziamo il meno possibile la macchina quindi la benzina, non compriamo giornali e riviste, non guardiamo la televisione, non usufruiamo dei "servizi" bancari.

Anche a costo di essere impopolare aggiungerei: NON votiamo!
Ai più sembrerà utopico perché siamo talmente impregnati dai dettami di questa società, da questo unico modello di pseudo democrazia che ci dicono essere il migliore in assoluto, che non ci accorgiamo che questo sistema sta facendo acqua da tutte le parti.
Votare non serve strettamente a nulla nell'attuale contesto mondiale. Le decisioni prese dai nostri governi, a loro volta costretti ad ubbidire ai loro padroni saranno prese indipendentemente dal nostro volere.
Eppure ci sembra inconcepibile non votare perché siamo ancora convinti che abbia un senso. Invece NON votare sarebbe determinante, a patto che tutti lo facessero...