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giovedì 26 marzo 2026

Come funziona il mondo? O ti fai sfruttare..o non mangi!

 Miliardi di esseri umani che si alzano al mattino senza averne alcuna voglia, forzando membra e psiche, ammalandosi di stress ed esaurimenti nervosi, per andare a fare un lavoro di merda che li renderà ancora più malati, debilitati nel cervello e nel fisico, e che arricchirà soltanto quel qualcuno che da questo ricatto (o ti fai sfruttare o non mangi), spacciato per diritto, ne ricava ogni privilegio.

In democrazia quel qualcuno privilegiato viene pure scelto dagli schiavi. Ma cosa vuole di più il capitalismo? 
Ve lo dico io cosa vuole di più: uno stato sempre più efficiente, con il servo sempre più deficiente! E ci riesce!

La schiavitù è una particolare forma di sfruttamento. Nelle società premoderne il padrone si appropria non solo del lavoro dello schiavo, ma della sua stessa vita, di cui può disporre arbitrariamente, anche al di fuori della sfera produttiva. 

La condizione servile definisce l’intera vita e l’identità dello schiavo, che deve obbedienza al padrone non solo durante le attività lavorative, ma nel corso della sua intera esistenza, a meno che non si affranchi e abbandoni il suo stato di schiavo ..

giovedì 6 aprile 2023

Era meglio lavorare nel Medioevo!

I servi, nel Medioevo, lavoravano al massimo nove ore. 
E facevano delle pause, che persino secondo i loro padroni, erano dovute. I nostri antenati possono, in realtà, non essere stati ricchi, ma avevano abbondanza di tempo libero.

Immagine: Quadro di Pieter Bruegel il Vecchio

E grazie al capitalismo siamo molto più schiavi di loro, da ‘The Overworked American: The Unexpected Decline of Leisure’ (Lo statunitense oberato di lavoro: l’inatteso declino del tempo libero)


“Il lavoratore si prenderà un lungo riposo al mattino; buona parte del giorno sarà trascorsa prima che venga al suo lavoro; poi deve fare colazione, come se non l’avesse fatta alla sua ora solita o altrimenti ci sono musi lunghi e mugugni; quando scocca l’ora abbandonerà il suo carico in mezzo alla strada e qualsiasi cosa stia facendo l’abbandonerà al suo stato, anche se molte volte si è guastata prima che torni; non può trascurare il suo pasto, qualsiasi pericolo incomba sulla sua opera. A mezzogiorno deve fare la pennichella, poi la sua bevutina nel pomeriggio, che consuma gran parte del giorno; e quando a sera arriva l’ora, al primo tocco dell’orologio getta i suoi arnesi e lascia il lavoro in qualsiasi stato o necessità si trovi." James Pilkington, Vescovo di Durham, circa 1570

Uno dei miti più duraturi del capitalismo è che avrebbe ridotto la fatica umana. 

Questo mito è solitamente difeso paragonando la moderna settimana lavorativa di quaranta ore con la sua omologa di settanta o ottanta ore nel diciannovesimo secolo. Il presupposto implicito – ma raramente espresso chiaramente – è che per secolo era prevalso lo standard di ottanta ore. Il paragone evoca la triste vita del contadino medievale, all’opera dall’alba al tramonto. Ci viene chiesto di immaginare l’artigiano specializzato in una soffitta fredda e umida che si alza prima del levar del sole e lavora alla luce di candela fino a tardi la notte...

mercoledì 27 aprile 2022

Intervista ad Aleksandr Dugin

 

Aleksandr Gel’evič Dugin (Mosca, 7 gennaio 1962) è un celebre politologo e filosofo russo vicino alle posizioni dottrinarie del mondo della Tradizione.

1. Il concetto del “Dasein” (l'esserci) di Martin Heidegger è un significativo ancoraggio della sua riflessione sulla concretezza antropologico-esistenziale della condizione umana, tra Terra e Mondo. Ritiene il suo pensiero una geofilosofia?

Io considero Martin Heidegger come il più grande filosofo. Ma esiste una sua parte esplicita, nei suoi scritti, ed una sua implicita. Egli fu in grado di sviluppare una base filosofica per molte differenti applicazioni del suo pensiero che egli stesso non specificò. In tal maniera io ho trovato in Heidegger molti principi di filosofia politica che, però, sono approcciabili solamente se siamo in grado di cogliere alcune allusioni, correzioni, precisazioni che possiamo dedurre dal contesto generale della sua opera filosofica. 
Tutto ciò non ha quasi nulla a che vedere con il suo personale coinvolgimento politico. E’ qualcosa di più profondo. 
In tal maniera, essendo a qualsiasi grado dei seguaci della Terza Teoria Politica egli ha posto le condizioni per la fondazione di una Quarta Teoria Politica e Metapolitica. Ciò valga anche per la geofilosofia. Sul piano esplicito egli non ha mai sviluppato nulla in merito ma se consideriamo il significato pieno del Da nel concetto di Da-sein, siamo in grado di scoprire la dimensione fondamentale della cosiddetta geografia, o anche del concetto di ambiente, dei mezzi per comprendere qualcosa di esistenziale. Io lo chiamo orizzonte esistenziale ...

martedì 18 gennaio 2022

Capitalismo pandemico: il virus come strumento di politica monetaria

 
Se pensate che il principale problema che affligge la nostra società oggi sia il virus Sars-Cov2, siete stati completamente catturati dalla narrazione dominante.
Parafrasando, state guardando il dito che indica la Luna. 
C’è una questione molto più drammatica nelle potenziali conseguenze. 

Il capitalismo, per come lo abbiamo studiato fino ad oggi, sta clamorosamente implodendo con effetti che saranno piuttosto catastrofici per la maggioranza di noi.

Siamo alla crisi terminale dell’economia capitalistica ma quasi nessuno se ne sta accorgendo. Tutti si interessano dell’emergenza sanitaria, qualcuno di quella democratica e praticamente nessuno di quella economica. Non siamo di fronte ad una crisi da ciclo economico, innescata da qualche surplus, spread o carenza di materie prime, bensì ad un vero cambio di paradigma economico resosi necessario dopo le scorribande della finanza mondiale ...

lunedì 14 dicembre 2020

La teoria della Global Class (Classe Possidente Globale)

Classe sociale è la strutturazione gerarchica di uno strato della popolazione in un raggruppamento abbastanza omogeneo, sia da un punto di vista economico (lavoro, casa, vestiario), sia sul versante culturale (livello di istruzione, titolo di studi, cultura generale).

di Francesco Salistrari

Il tramonto della borghesia come “classe dominante” (in regime capitalista), è un lungo processo storico, politico ed economico che si è compiuto da qualche decennio, ma che affonda le sue radici negli albori stessi del capitalismo.

Il capitalismo fu sin dall’inizio un “movimento sociale” a grandissimo carattere internazionalista. La formazione di tutta una serie di “borghesie nazionali”, intorno al sorgere politico dello “Stato Nazione”, inteso come “nume tutelare” degli interessi di classe nazionali (imperialismo), fu fin dal principio accompagnata dalla “nascita” di una sorta di “classe borghese transnazionale” che si espresse attraverso varie forme ed organizzazioni, una delle quali può essere rintracciata sicuramente nella cosiddetta “haute finance” di ottocentesca memoria.

Questa classe sociale nascente, benché suddivisa comunque al suo interno su linee di classe a “base nazionale”, ha sin da subito assunto una chiara fisionomia cosmopolitica, cioè di “politica” (polités) applicata al “mondo” (cosmos). Nella sua visione aperta delle relazioni economiche umane, questa classe sociale, ha infatti espresso i suoi interessi travalicando spontaneamente le diversità culturali e formandosi spontaneamente all’interno di qualsiasi contesto, divenendo interlocutore globale di interessi seppur di matrice “locale” ...

domenica 18 ottobre 2020

Una crescita infinita in un mondo finito è impossibile

Deve esserci una sorta di tacito accordo in politica che impone l’utilizzo della parola ‘crescita’ ogni due frasi.

Crescita (in gergo economico) è diventato il vocabolo che unisce tutti gli americani – repubblicani, democratici, indipendentisti, liberali – diventando sinonimo di benessere e prosperità. 

Misurata dalla crescita del prodotto interno lordo (PIL), la crescita economica è diventata il Sacro Graal del mondo capitalista. 
La società è così pervasa dalla convinzione generale che più ricchezza materiale viene accumulata, maggiore è il benessere di tutti. 

Questa visione persiste nonostante sia solo l’1% dei nuclei familiari americani ad aver beneficiato del 93% di tutta la crescita economica del 2010, mentre milioni di persone devono fare i conti con la povertà e la perdita delle loro case.

Nonostante l’assurda iniquità che caratterizza la distribuzione della crescita economica, è raro trovare un economista che non la proponga come cura di tutti i mali della società, secondo l’idea che grazie ad una maggiore ricchezza si può comprare un migliore livello di benessere...

venerdì 17 luglio 2020

Ma chi sono loro?

di Marco Cristofoli

Stanno dalla parte dei banchieri, degli gli usurai, dei guerrafondai, degli sterminatori di esseri umani, che seminano sete, fame, malattie, disperazione, povertà, morte in tutto il pianeta.

Stanno dalla parte del vittimismo causticolo segregato, perché questi miserabili sono intoccabili, non criticabili, innominabili, hanno leggi solo per loro, se le sono comprate, se li nomini, se li critichi, sei censurato, sei perseguitato, sei accusato e arrestato.

Stanno dalla parte del capitalismo, del neoliberismo, del comunismo becero, del sistema monetario internazionale, della finanza, dei mercati, delle multinazionali, dei grandi gruppi industriali, dell'oligarchia europea, odiano il popolo, e sono al servizio del capitale, che li sostiene, che li mantiene, che li protegge, che li premia.

Stanno dalla parte dell'associazionismo internazionale, della finta solidarietà, quella che da un lato crea disperazione, e poi dall'altro lato, dalla disperazione raccolgono un sacco di soldi, fanno soldi su tutto, vaccinano i bambini, sequestrano i bambini, fanno soldi con gli immigrati, sfruttano la manovalanza a basso costo, la mettono al servizio dei loro padroni, lucrano sui carcerati, sui malati, sfruttando il lavoro gratuito di quei poveri analfabeti inconsapevoli del volontariato, che pensano di fare del bene e vanno ad arricchire dei miserabili criminali del 3° settore ...

venerdì 5 luglio 2019

La dottrina dello shock

M. Winterbottom

Realizzato nel 2009 dall'autore inglese Michael Winterbottom, questo documentario è basato sul libro di Naomi Klein Shock Economy, in cui sono descritte con dovizia di particolari le fasi storiche attraverso cui in quest'ultimo mezzo secolo il pianeta è caduto in mano alla dittatura del "libero mercato."

Un sistema economico endemicamente fondato sulla penuria, sulla crisi, sulla precarietà, sulla demolizione sistematica di tutti i punti fermi del cittadino. Un sistema che richiama le brutalità 'a fin di bene' adottate dalla prima psichiatria nei confronti dei cosiddetti 'malati di mente.'.

Attraverso il ritratto dei più importanti esponenti neoliberisti - come Von Hayek (Bilderberg) e Friedman, con le loro 'candide' panzane teoriche circa le proprietà di autoregolamentazione del 'libero mercato' - e mediante la interessante analisi di alcuni casi concreti, il film descrive plausibilmente alcune strategie adottate dal sistema economico dominante per scaraventare il pianeta in un permanente stato di precarietà e scarsità.

Guarda il documentario, dopo il salto...

mercoledì 19 giugno 2019

Capitalismo, ecologia e lavoro. Il cortocircuito della nostra epoca


La natura e il lavoro da sempre ci sono dati dal racconto politico e sociale come regni separati della realtà. Dallo schiavismo del Mississippi ai giorni nostri, il "potere" della carne.

Il punto principale però lo "centrò" già Marx :

E cioè che contadini, artigiani e altri perdevano sotto il capitalismo l’accesso ai “mezzi di produzione“: e che quel qualcun altro fosse chi possedeva gli strumenti, i reparti, la terra, i negozi.

Quindi succedeva che i capitalisti pagassero i contadini perché loro applicassero la loro fatica a questi mezzi.

Marx voleva dimostrare che il capitalismo vede la realtà attraverso il dualismo lavoro/ natura e al tempo stesso ci ricorda che non è possibile una separazione del genere: ciò che succede ai lavoratori colpisce la natura esterna e viceversa ; questo concetto è del 1875 ma io trovo sia piuttosto attuale, dato che in quel periodo Marx spiegò che vedere i posti di lavoro e l’ambiente impegnati in un conflitto a somma zero, era un errore clamoroso di analisi.

E avvertiva i socialisti tedeschi che si sbagliavano quando ritenevano che il lavoro fosse l’unica fonte di ricchezza.
Secondo lui gli avevano attribuito “poteri soprannaturali“...

domenica 25 marzo 2018

La piramide del potere capital/liberista

Gianni Tirelli

“Si spengono i boiler, si evita di usare l’automobile, di pagare bolli, assicurazioni, meccanici e sanzioni amministrative – di andare dal dentista, dall’oculista, dal farmacista, mentre la vendita dei beni effimeri e voluttuari, sta precipitando ai minimi di sempre, a fronte di quelli di prima necessità – presto la disoccupazione raggiungerà livelli impressionanti!!”

La condizione prima in assoluto, che può innescare il meccanismo della crescita, é funzionale ad una riduzione consistente del prezzo dei carburanti, delle assicurazioni, e della tassa di circolazione. E questo vale, non solo per il trasporto delle merci, ma per la mobilità dei cittadini, che potendosi spostare a costi ragionevoli, producono ricchezza. Nessun’altra strategia socio/politica ed economica, diversamente dalla mia, sarà mai in grado di favorire alcun processo di sviluppo. E’ un dato di fatto, incontrovertibile e inopinabile.

Ma pensare solo per un attimo, che lo stato, le compagnie di assicurazione, e petrolieri, possano rinunciare a un solo centesimo dei loro stratosferici profitti, è una possibilità che sconfina nella sfera della fantascienza ....

domenica 14 gennaio 2018

Il denaro? Si è ricchi solo di ciò che si è donato

Alain de Benoist

Beninteso, tutti preferiscono averne un po’ di più piuttosto che un po’ di meno. «Il denaro non fa la felicità, ma vi contribuisce», dice l’adagio popolare. 
Bisognerebbe tuttavia sapere che cos’è la felicità. 

Nel 1905, Max Weber scriveva: «Un uomo non desidera “per ‘natura” guadagnare sempre più denaro: vuole semplicemente vivere come è abituato a vivere e guadagnare tanto quanto gli è necessario per farlo». In seguito, numerose inchieste hanno dimostrato una relativa dissociazione tra la crescita del livello di vita e quella del livello di soddisfazione degli individui: superata una certa soglia, avere di più non rende più felici.

Nel 1974, i lavori di Richard Easterlin avevano stabilito che il livello medio di soddisfazione dichiarato dalle popolazioni era rimasto praticamente lo stesso dal 1945, malgrado lo spettacolare aumento della ricchezza nei paesi sviluppati. (Questo «paradosso di Easterlin» è stato confermato ancora di recente). Ben nota è anche l’incapacità degli indici che misurano la crescita materiale, come il Pil, di valutare il benessere reale — soprattutto sul piano collettivo, poiché non esiste una funzione dall’indiscutibile valore che permetta di associare le preferenze individuali alle preferenze sociali....

venerdì 10 maggio 2013

Il capitalesimo che distrugge le nazioni

Paolo Gila
Giornalista economico finanziario,
autore di Capitalesimo. Il ritorno del Feudalesimo nell’economia mondiale

intervista di Valerio Valentini (@valentinivaler)

Benvenuti nell’era del Capitalesimo, l’epoca del capitalismo che si sposa con il feudalesimo.

Perché? 
Perché è in atto un intreccio tra tendenze evolutive, innestate sullo sviluppo del capitalismo tecnologico e finanziario, con altre tendenze che invece mostrano un arretramento dei diritti sociali, una perdita del potere d’acquisto da parte di una massa crescente di popolazione, da uno scivolamento del ceto medio verso il ceto basso. 
Insomma, la civiltà del low cost che si sta affermando e che si sposa con il capitalismo più avanzato dei mercati finanziari, dà vita a questo intreccio, a questa nuova epoca a cui si è dato il nome appunto di Capitalesimo.

La tecnologia avanza in una società che arretra, la finanza cresce in un’ottica di deregolamentazione e in una cornice dove la sovranità nazionale degli Stati perde peso a tutto vantaggio di una sovranità dettata da organismi internazionali che se la ridono dei diritti costituzionali dei singoli Stati e che affermano degli ordini e delle regole nuove di fronte alle quali anche le nazioni, il genus loci, il territorio deve essere subordinato...

domenica 21 aprile 2013

Come ci giudicheranno?

Francesco Salistrari.

Mentre tutti parlano delle bombe di Boston, quando ancora non si sa nulla, ma proprio nulla, su chi, come e perché, mentre tutti parlano di banche, di crisi, suicidi, governo, PDL, PD, Movimento 5 Stelle, elezioni del Presidente della Repubblica, voglio andare controtendenza e parlare di altro.

In effetti, gli argomenti da trattare sarebbero tanti, come tante le opinioni da esprimere, ma siamo davvero sicuri che siano quelle le cose importanti? Beh, forse si, sono importanti. Ma, per esempio, 3 morti americani a Boston, contro 60 bambini maciullati in Siria, quali sono i più meritevoli di attenzione? O un attentato (Boston), contro 15 (solo quelli di ieri) a Bagdad? C'è una scala di valori?

Per questa pseudo cultura occidentale, certamente si. Alcuni morti hanno più importanza di altri. Alcuni episodi vengono condannati, altri meno, altri nemmeno considerati. Ed in questa morale autoreferente occidentale, si scorda sempre più spesso che è il mondo intero a soffrire, a vivere una crisi che non è solo economica, a vivere situazioni orribili, sofferenze indicibili, soprusi, sfruttamento, devastazione ambientale ed umana. Cose tutte il più delle volte causate, volute ed alimentate proprio dal nostro “evoluto” occidente.
Quindi di cosa dovrei parlare?Di tutto e di niente, in fondo.

Perché, basta guardarsi intorno e scorgere la decadenza di una civiltà intera, mentre il resto del mondo cerca disperatamente di mettersi al passo, di imitare quella stessa civiltà, di ricalcarne i passi (accelerandone i tempi), di ricreare situazioni, modelli sociali, mentalità. Ed una intera civiltà, quella occidentale, oggi appare realmente in crisi. Ma non per i debiti delle banche, i debiti pubblici, la corruzione, i politici incapaci e asserviti. E' in crisi di valori, di prospettive, di idealità, di fini.

Qual'è oggi lo scopo della civiltà occidentale?
Bella domanda...