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domenica 7 gennaio 2024

Tutte le follie della rivoluzione verde voluta dall'Ue, c’è pure il siero che rispetta il pianeta

 
 di Riccardo Pelliccetti

Cosa non va della rivoluzione verde

Ci sono Paesi che hanno messo in frigorifero il green deal, come la Gran Bretagna, e altri che, dopo aver aderito entusiasticamente all’accordo Cop 26 di Glasgow sull’abbandono del carbone come fonte energetica, hanno fatto retromarcia riaprendo le centrali. 

La rivoluzione verde, tanto amata dalla sinistra europea e dai burocrati di Bruxelles, si è rivelata una follia. 

Non perché sia sbagliato in assoluto il principio, ma perché i profeti del futuro verde e sostenibile non hanno tenuto conto di troppe variabili: la guerra che ha scatenato la crisi energetica, la siccità che ha penalizzato l’idroelettrico, la mancanza di vento nel mare del Nord che ha limitato l’eolico e, dulcis in fundo, la carenza di materie prime che ha fatto salire alle stelle il costo di installazioni di fotovoltaico ...

giovedì 20 ottobre 2022

Il presunto “successo” della Rivoluzione Verde è l'ennesimo mito progressista

di Kristoffer Mousten Hansen

Uno dei miti chiave del ventesimo secolo è il ruolo benevolo svolto dalle istituzioni internazionali, a guida americana, dopo la seconda guerra mondiale. 

I progressisti/liberal americani, freschi di New Deal e vittoria in una guerra mondiale, rivolsero lo sguardo agli affari internazionali: gli Stati Uniti avevano una missione storica mondiale di proporzioni messianiche, ovvero, portare i Paesi in via di sviluppo alle porte della modernità ricostruendoli a immagine dell'America.

L'era della Guerra Fredda fu ricca di progetti e organizzazioni per realizzare questa visione: da Bretton Woods al Fondo monetario internazionale (FMI) nell'area della finanza internazionale e all'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) negli affari militari fino al finanziamento del Congresso per la libertà culturale che diffondeva propaganda progressista e favorevole agli Stati Uniti. 
Tutte queste organizzazioni hanno avuto influenze deleterie – ho indicato in un precedente pezzo come Bretton Woods e il sistema finanziario internazionale moderno possono essere meglio descritti come imperialismo finanziario – ma in un'area l'interventismo americano è ancora oggi acclamato come benigno: la Rivoluzione Verde ...

mercoledì 19 giugno 2019

Capitalismo, ecologia e lavoro. Il cortocircuito della nostra epoca


La natura e il lavoro da sempre ci sono dati dal racconto politico e sociale come regni separati della realtà. Dallo schiavismo del Mississippi ai giorni nostri, il "potere" della carne.

Il punto principale però lo "centrò" già Marx :

E cioè che contadini, artigiani e altri perdevano sotto il capitalismo l’accesso ai “mezzi di produzione“: e che quel qualcun altro fosse chi possedeva gli strumenti, i reparti, la terra, i negozi.

Quindi succedeva che i capitalisti pagassero i contadini perché loro applicassero la loro fatica a questi mezzi.

Marx voleva dimostrare che il capitalismo vede la realtà attraverso il dualismo lavoro/ natura e al tempo stesso ci ricorda che non è possibile una separazione del genere: ciò che succede ai lavoratori colpisce la natura esterna e viceversa ; questo concetto è del 1875 ma io trovo sia piuttosto attuale, dato che in quel periodo Marx spiegò che vedere i posti di lavoro e l’ambiente impegnati in un conflitto a somma zero, era un errore clamoroso di analisi.

E avvertiva i socialisti tedeschi che si sbagliavano quando ritenevano che il lavoro fosse l’unica fonte di ricchezza.
Secondo lui gli avevano attribuito “poteri soprannaturali“...