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lunedì 30 ottobre 2023

Coglioni di tutto il mondo, unitevi!

 di Enrico Galoppini

I lettori più attenti alle parole e alla loro forma educata mi perdoneranno per quest’avvio decisamente un po’ sboccato, ma prima di cominciare quest’articolo una cosa la devo dire: la maggioranza della gente, oggigiorno, è composta da coglioni cui piace essere coglionati.

Detto altrimenti: da babbei che godono nell’essere presi per i fondelli sistematicamente ed in maniera plateale, ma senza che abbiano di ciò alcun sentore.

La certezza inscalfibile che le cose stanno così l’ho maturata nel tempo, sulla base dell’osservazione del comportamento e delle reazioni di molte persone che anche di fronte alle più abbacinanti prove di ciò che di nocivo viene ordito a loro danno dal potere continuano o a far finta di nulla o a ritenere che chi denuncia l’estrema nocività e malvagità di questo potere è un povero “complottista” pazzo. Un autore di “fake news”, per accodarsi al cicaleccio di politici e media.

L’elenco degli argomenti sui quali questi scemi allo stadio terminale della malattia urlano al “gombloddo” è lungo e mette pena passarlo in rassegna, perché si ha la possibilità di scorrere tutto il campionario di raggiri e truffe che questo potere c’impone, grazie e soprattutto alla coglionaggine dei predetti soggetti che col loro comportamento costituiscono la base di consenso di questo regime ...

martedì 21 giugno 2022

Ma ...?

 
di Pierluigi Fagan

Per trenta anni, noi occidentali, abbiamo vissuto dentro una credenza vastamente e profondamente condivisa per la quale il mondo doveva smetterla di frazionarsi in stati egoisti. Molto male proveniva dallo Stato. 

L’egoismo delle nazioni, i nazionalismi, i confini, la società non aperta, l’odio ideologico, il fascio-nazismo. Soprattutto, il frazionamento statuale impediva il venirsi a formare e liberamente funzionare dell’infrastruttura che unica ci avrebbe dato benessere, futuro, pace: il mercato

Chi sapeva del mondo guardava con ironica compassione quelle frange di diseredati che cianciavano contro la “globalizzazione”, invidiosi dell’altrui competenza e merito nel sapersi destreggiare in un gioco che non sapevano giocare perché inetti. 

Eh sì, purtroppo è la dura legge della natura, la sopravvivenza del più abile e chi non aveva certe abilità era comprensibile provasse a lamentarsi del gioco invece che capire di non esser in grado di giocarlo accettando la propria minorità manifesta. 

Costoro erano gli stessi che ti guardavano con altezzosa commiserazione perché eri perplesso davanti i peana sulla smaterializzazione del mondo ...

lunedì 14 dicembre 2020

La teoria della Global Class (Classe Possidente Globale)

Classe sociale è la strutturazione gerarchica di uno strato della popolazione in un raggruppamento abbastanza omogeneo, sia da un punto di vista economico (lavoro, casa, vestiario), sia sul versante culturale (livello di istruzione, titolo di studi, cultura generale).

di Francesco Salistrari

Il tramonto della borghesia come “classe dominante” (in regime capitalista), è un lungo processo storico, politico ed economico che si è compiuto da qualche decennio, ma che affonda le sue radici negli albori stessi del capitalismo.

Il capitalismo fu sin dall’inizio un “movimento sociale” a grandissimo carattere internazionalista. La formazione di tutta una serie di “borghesie nazionali”, intorno al sorgere politico dello “Stato Nazione”, inteso come “nume tutelare” degli interessi di classe nazionali (imperialismo), fu fin dal principio accompagnata dalla “nascita” di una sorta di “classe borghese transnazionale” che si espresse attraverso varie forme ed organizzazioni, una delle quali può essere rintracciata sicuramente nella cosiddetta “haute finance” di ottocentesca memoria.

Questa classe sociale nascente, benché suddivisa comunque al suo interno su linee di classe a “base nazionale”, ha sin da subito assunto una chiara fisionomia cosmopolitica, cioè di “politica” (polités) applicata al “mondo” (cosmos). Nella sua visione aperta delle relazioni economiche umane, questa classe sociale, ha infatti espresso i suoi interessi travalicando spontaneamente le diversità culturali e formandosi spontaneamente all’interno di qualsiasi contesto, divenendo interlocutore globale di interessi seppur di matrice “locale” ...

sabato 25 luglio 2020

Il grande Reset

di Federico Nicola Pecchini

L’agenda del Grande Reset è composta da tre parti principali: Globalizzazione, Decarbonizzazione, Digitalizzazione.
Che fare?

Se ci piace il futuro transumanista proposto, la risposta è: niente. Ci stanno già pensando loro. Se invece tale futuro ci ripugna e vogliamo salvaguardare l’integrità della natura umana per noi e per i nostri figli, allora c’è molto da fare.

E soprattutto, non c’è tempo da perdere. I prossimi anni saranno decisivi, perché le élite intendono sfruttare questa crisi per imporre al mondo una svolta epocale nella direzione che abbiamo visto.

E in mancanza di un’alternativa culturale dal basso tale processo raggiungerà ben presto il punto di non ritorno, e diventerà irreversibile. (liberopensare.com)

La storia c’insegna che l’umanità evolve in misura significativa solo quando ha davvero paura … Una pandemia di grandi dimensioni farà quindi nascere … molto più rapidamente di quanto avrebbe fatto la sola ragione economica … un vero governo mondiale.”  (Jacques Attali, 06/05/2009) ...

venerdì 8 maggio 2020

Le trappole del clima – e come ripartire alla fine dell’emergenza

Intervista a Gianni Silvestrini, ecologista e coautore di “Le trappole del clima”.
Possiamo ripartire scommettendo sull’ambiente, è la via dell’Europa”.

Ne Le trappole del clima – e come evitarle (edito da Edizioni Ambiente, 200 pagine, 20 euro) Gianni Silvestrini e G.B Zorzoli raccontano come gli ultimi cinque anni siano stati i più caldi mai registrati, e come superare il limite renderebbe irreversibili fenomeni, come la fusione delle calotte polari, che continuerebbero ad alimentare il riscaldamento globale anche se smettessimo di emettere gas climalteranti.

La crisi cui ci troviamo di fronte, in evidente accelerazione, non è però solo ambientale, ma anche sociale ed economica, ed è provocata da un modello di sviluppo distorto che sta mettendo a rischio i limiti di sicurezza per la sopravvivenza della società umana.

La metà di tutte le emissioni, infatti, è generata dal 10% più ricco della popolazione, e solo l’1% emette quanto la metà più povera del pianeta. Attraverso una lucida analisi guidata da un “pessimismo dell’intelligenza”, proporzionato alla complessità della sfida che l’umanità si prepara ad affrontare, gli autori segnalano una serie di trappole lungo il percorso e indicano i modi per superarle, stimolando così riflessioni che rafforzino quell’“ottimismo della volontà” che rappresenta l’unico strumento in grado di avviare la spinta collettiva indispensabile per contrastare l’emergenza climatica.
Ne parliamo con Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e presidente del Green Building Council Italia ...

martedì 17 marzo 2020

Covid-19: punto di catastrofe tra globalismo e società cellulare.

Il mondo dopo il Covid-19 sarà globalista o cellulare, l’epidemia si è verificata in una situazione ‘metastabile’.

Per quasi due secoli siamo stati abituati a pensare che il motore dell’evoluzione e della stessa biologia fossero la competizione e la selezione naturale, allo stesso modo si è ritenuto che funzionassero la società e l’economia.

In osservanza a questo principio ogni barriera alla libera circolazione di persone, merci e capitali è stata trattata come un ostacolo alle leggi di natura, ogni intervento dello Stato condannato in quanto perturbatore della selezione naturale, quel meccanismo individuato come la via per il migliore dei mondi possibili.

Negare l’assistenza sanitaria ai poveri, predicava il pastore Malthus, mercificare ogni cosa e mettere tutto in competizione senza barriere artificiali di qualsiasi tipo, questo ha imposto il sistema liberista globalizzato conquistando sempre più terreno nell’Occidente e diffondendosi da lì nel mondo intero.
Ma… nelle storie c’è quasi sempre un ma.

E questo ‘ma’, che ha le dimensioni ultramicroscopiche di circa un centinaio di nanometri (miliardesimi di metro), è in grado di porre in stato di crisi quel sistema operante su dimensioni di 40.000 Km di circonferenza che va sotto il nome di globalizzazione...

martedì 11 giugno 2019

C'è bisogno di una grande cura disintossicante ...

di Vincenzo Zamboni

Continuando ad intossicarsi quotidianamente di costose televisioni, quotidiani e mass media di regime, come può mai il popolo emergere dall'infantilismo che lo getta nelle braccia delle favole del dominio ?

Abbandonarle significa abbandonare il bombardamento ideologicoculturale del potere, rendendosi conto che solo sulla partecipazione, adesione e obbedienza, esso si fonda, attraverso la cultura fraudolenta autoipnotica.
O getti la tv, o non sei più tu.

Non serve propriamente l'immaginazione, è più utile l'osservazione: della realtà, dei fatti, dei fenomeni, invece che della pubblicità da piazzisti di saponette del regime.

Per sapere che "Il PIL è insufficiente" è una bugia non occorre addentrarsi in complicate equazioni economiche: basta osservare che la produzione viene distrutta per convenienza davanti agli occhi di tutti: la sovrapproduzione alimentare per non abbassare i prezzi per abbondanza di offerta, oltre alla enorme distruzione scientifica pianificata nella guerra per la contesa dei mercati e delle risorse (a parte il fatto che persino Joseph Stiglitz ha riconosciuto pubblicamente, su "La globalizzazione e i suoi oppositori", che il PIL non è assolutamente un calcolo oggettivo, e che viene anzi regolarmente manipolato e falsificato secondo convenienza dei pianificatori economici) ...

lunedì 22 aprile 2019

Evoluzione e paraocchi


Sono in corso precise e profonde trasformazioni strutturali dell’ordinamento sociale, su scala mondiale, che la comunicazione politica per le masse non menziona o menziona solo velatamente, senza mai parlare di come esse hanno ristretto il ruolo della politica per il pubblico rispetto a quella a porte chiuse. 

Ne menziono qui alcune particolarmente chiare e rilevanti, per poi descrivere i principali fattori che ostacolano il loro pubblico riconoscimento. 

In compenso, recenti vicende legate alla crisi economica e alla globalizzazione hanno fatto capire all’opinione pubblica che le nazioni sono governate da una oligarchia e non dalle istituzioni ufficiali, sì che non esiste la democrazia e vi è un essenziale conflitto di classe tra governanti e governati indipendente dalla ideologia adottata dai primi.

La prima e più nota delle trasformazioni globale in corso, è sul piano ‘orizzontale’, è la globalizzazione-centralizzazione dei mercati e del potere anche politico e giudiziario, con il conseguente svuotamento-soppiantamento degli Stati nazionali e delle rappresentanze e lealtà nazionali ...

venerdì 29 marzo 2019

La globalizzazione è una catastrofe

Giovanni Zibordi

La nuova Elite Globalista annebbia il cervello della gente innanzitutto con i 200 canali Tv, reality show, porno e il resto dei media spazzatura e poi, quando si parla di cose serie, con tanti sofismi complicati senza senso, tipo la "spread" e tutte le balle che raccontano sul debito pubblico.

La realtà è invece semplice e brutale e se cerchi un poco alcuni te la dicono anche, ad esempio una società inglese di brokeraggio e consulenza, Tullett Prebon, ha questo mese un report terrificante: "Perfect Storm" (1) in cui ha la parte 3 intitolata "The Globalization Disaster" ti spiega la verità: la Globalizzazione è una catastrofe per le economie occidentali.

Perché se sposti la produzione in Asia, produci sempre di meno dovresti logicamente consumare anche di meno. Per consumare come prima allora ti indebiti e quindi tutti i paesi occidentali sono sempre più indebitati, perché importano sempre di più invece di prodursi da soli quello che gli occorre...

Beppe Grillo sembra capirlo quando fa gli esempi come quello della lattina di alluminio per le bibite, che viene prodotta con materiali di tre continenti e una logistica che richiede trasporti dall'Australia al Canada all'Africa, per un oggetto che viene buttato via dopo due minuti. A me viene in mente quando cerco le more al supermercato e provengono dal Messico, un frutto che c'è in tutte le nostre montagne e che si è già rovinato anche se lo tieni in frigo dopo due giorni lo si importa dall'altra parte del pianeta, con costi di trasporto e logistica di 2.10 euro sui 2.40 della confezione.

Il succo del discorso però è: chi lavora al servizio di chi ?...

domenica 1 settembre 2013

Italia - Nazione Biologica

Gianni John Tirelli

L’Italia à uno fra i pochi paesi al mondo in grado di rendersi autonoma, in virtù di alcune prerogative ed eccellenze che la rendono unica fra tutti.

La sua ubicazione geografica al centro del mediterraneo, la varietà del territorio e del clima, il patrimonio storico e culturale, gli 8000 km di coste, la molteplicità delle sue tradizioni, l’artigianato, la cucina, l’arte, le sue foreste e montagne, il suo patrimonio idrico, il calore umano dei suoi abitanti, e più in generale, l’unicità della sua bellezza, sono tutti elementi che ci inducono a considerare la seria possibilità di liberarci da ogni altro soggetto esterno di natura economica/finanziaria e politica, che non solo condiziona, ma che ci pone in uno stato di subalternità e di dipendenza rispetto ad altri stati, che non possono in alcun modo competere con noi, per risorse naturali e storiche.

Come possiamo noi italiani, vivere da poveri, quando calpestiamo il suolo di uno fra i paesi più ricchi e straordinari della terra, per tutti i motivi sopra elencati? 
Quale altra nazione europea (per restare nei paraggi), può concorrere con l’Italia e vantarsi di una tale e così straordinaria eredità? 

Dimentichiamoci del debito, dello spread, del pil, di banche, finanzia, e della Germania! Una guerra che non potremo mai vincere! Lasciamo invece che questa terra dia il meglio dei suoi frutti, delle sue potenzialità e capacità!
Non abbiamo niente da importare – abbiamo tutto e di più! ..