L’Osservatorio sui conflitti e l’ambiente, fino al 10 marzo scorso, in pochi giorni di guerra ha censito 232 azioni belliche a forte rischio ambientale, per la maggior parte in Iran ma anche in Iraq, Giordania, Israele, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita e Oman.
Nell’ennesimo dramma mediorientale, la guerra scatenata il 28 febbraio 2026 da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, è difficile identificare l’aspetto più drammatico.
La morte dei bambini, la possibile disgregazione di un grande Paese dalla storia millenaria, la distruzione di un sistema produttivo su cui comunque contano 90 milioni di abitanti, l’ulteriore stretta repressiva che potrebbe derivare da un regime che si sente alle strette, lo sconvolgimento economico globale causato dallo scontro in un’area tanto decisiva per gli approvvigionamenti energetici…



















