di Francesco Lamendola
Lo studio della natura comprende lo studio delle forme viventi; e lo studio delle forme viventi implica che, per arrivare a conoscere tutti i segreti della loro fisiologia, è necessario sezionare i cadaveri.
Né questo è ancora sufficiente: l’ideale, per comprendere il funzionamento dei singoli organi, sarebbe quello di poter sezionare i corpi ancora viventi: come del resto gli scienziati hanno fatto, per secoli, con gli animali da laboratorio, e come facevano nell’antichità con i gladiatori morenti e in genere con i condannati a morte.
È lo stesso principio del trapianto degli organi: per
essere espiantato, un organo deve essere ancora perfettamente funzionante; e per essere ancora
perfettamente funzionante, bisogna che l’organismo cui appartiene sia ancora vivo.
Sgradevole
verità, ma pur sempre verità.
Per questo la medicina contemporanea ha messo in circolazione la
nozione di morte cerebrale: per far credere che, una volta arrestate le funzioni del cervello, il corpo
è morto, e si può quindi procedere all’espianto degli organi per salvare altre vite che si trovano in
pericolo, o comunque per beneficiare altri individui. Ma è una mezza verità e anche meno di mezza.
La morte cerebrale non coincide con la morte dell’individuo, con la morte totale; la morte vera
sopraggiunge quando il cuore cessa di pompare il sangue, irradiando l’intero organismo. E infatti,
se il cuore smette di pompare, gli organi deperiscono in un tempo rapidissimo e non sono più idonei
al trapianto: non servono più a nulla ...
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giovedì 17 agosto 2023
Un bravo scienziato deve anche essere crudele?
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mercoledì 21 giugno 2023
Entro pochi anni saremo immortali: parola di futurologo
Tra le tematiche di discussione preferite dei futurologi vi sono l'immortalità umana e l'evoluzione dell'intelligenza artificiale: c'è chi immagina l'avvento dei postumani, esseri artificiali molto avanzati con i quali convivremo di qui a un milione di anni, e chi invece guarda a un futuro molto più prossimo, come Raymond Kurzweil, che ipotizza che la singolarità tecnologica arriverà già nel 2045. Ma di cosa si tratta, e come influenzerà le nostre vite?
SINGOLARITÀ
In futurologia si parla di singolarità per indicare il momento in cui il progresso tecnologico accelererà oltre la capacità di comprensione e previsione degli esseri umani, dando vita a esseri artificiali "indipendenti". «La data nella mia mente è molto chiara: la singolarità trasformerà in modo profondo e rivoluzionario le capacità umane nel 2045», dichiara Kurzweil ...
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sabato 5 febbraio 2022
Perché è più probabile che l'intelligenza extraterrestre sia artificiale che biologica
Sul sito The Conversation il professore di cosmologia e astrofisica a Cambridge Martin Rees ha approfondito il tema da un punto di vista meno battuto, affermando che è più probabile incontrare vita aliena artificiale che biologica come la nostra.
C’è vita intelligente altrove nell’universo?
È una domanda dibattuta da secoli, se non da millenni. Ma è solo di recente che abbiamo avuto una reale possibilità di scoprirlo, con iniziative come il SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) che utilizzano radiotelescopi per ascoltare attivamente i messaggi radio di civiltà aliene.
Cosa dovremmo aspettarci di rilevare se queste ricerche avessero successo?
Il sospetto è che è molto improbabile che si tratti di omini verdi.
Supponiamo che ci siano altri pianeti dove la vita è iniziata e che abbia seguito qualcosa come un’evoluzione darwiniana. Anche allora, è altamente improbabile che la progressione dell’intelligenza e della tecnologia avvenga esattamente allo stesso ritmo che sulla Terra.
Se rimanesse significativamente indietro, allora quel pianeta non rivelerebbe chiaramente alcuna prova di vita extraterrestre ai nostri radiotelescopi.
Ma intorno a una stella più vecchia del Sole, la vita potrebbe aver avuto un vantaggio di un miliardo di anni o più ...
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