di Gianni Tirelli
Questo nuovo e singolare popolo del WEB, buona parte del quale sonnecchiava da sempre ai margini di un analfabetismo culturale cronico e ben lontano così dal produrre seri danni alla società – ieri con la televisione e oggi con l’interazione mediatica della Rete, sta dando fondo ad ogni sorta di isteria intellettuale, in ragione di una apparente visibilità insperata.
Così, investito di un tale, magnanima concessione e sull’onda di una lancinante e da troppo tempo repressa frustrazione da isolamento, si concede spudoratamente a disinvolte conclusioni ed empirici giudizi critici (nel merito di questioni così al di fuori dalla portata, di chiunque sia in possesso di una discreta dose di ragionevolezza e senso del limite), da sconfinare nel delirio di una onnipotenza da ultras da stadio di calcio.
Ignoranti si era e ignoranti si rimane! L’astratta illusione di potere riscattare la nostra condizione di subalternità con l’accesso di massa ai mezzi di comunicazione è una mera congettura che oggi i fatti avallano tale in maniera inopinabile.
Così, ad un tratto, questa folla di pappagalli “del copia e incolla” folgorati sulla via di Damasco, come illuminati a cui è stata conferita la missione di decidere le sorti e la salvezza dell’umanità e del mondo, si prodigano dentro un sistematico quanto sterile chiacchiericcio globale, volto a volere suffragare e ufficializzare le tesi più bizzarre, e le conclusioni più azzardate ...
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domenica 27 novembre 2022
martedì 1 giugno 2021
Complottismo o ... argomenti scomodi?
Se non fate parte della categoria delle persone dalla "mentalità chiusa", da quando avete avuto tra le mani un computer e l'accesso ad internet, vi sarete sicuramente imbattuti in argomenti per cosi dire "scomodi".
Facciamo un breve elenco di cosa abbiamo imparato su internet:
1) Gli americani non sono gli eroi bravi e buoni che ci hanno mostrato fin da piccoli nei film spazzatura di Hollywood, ma al contrario sono stati fin ora gli unici ad aver utilizzato bombe atomiche sulle popolazioni, a portare "demoncrazia" in giro per il mondo, purché sia in luoghi ricchi di petrolio o potenzialmente pericolosi per la loro egemonia economica
2) I vaccini contengono sostanze tossiche per l'organismo umano.
3) L'apertura mentale non è una frattura..
4) L'unità d'Italia non è andata come c'è l'hanno raccontata a scuola, bensì fu un imposizione violenta con tanto di genocidio dei popoli del sud, eseguiti agli ordini di Garibaldi, noto massone..
Facciamo un breve elenco di cosa abbiamo imparato su internet:
1) Gli americani non sono gli eroi bravi e buoni che ci hanno mostrato fin da piccoli nei film spazzatura di Hollywood, ma al contrario sono stati fin ora gli unici ad aver utilizzato bombe atomiche sulle popolazioni, a portare "demoncrazia" in giro per il mondo, purché sia in luoghi ricchi di petrolio o potenzialmente pericolosi per la loro egemonia economica
2) I vaccini contengono sostanze tossiche per l'organismo umano.
3) L'apertura mentale non è una frattura..
4) L'unità d'Italia non è andata come c'è l'hanno raccontata a scuola, bensì fu un imposizione violenta con tanto di genocidio dei popoli del sud, eseguiti agli ordini di Garibaldi, noto massone..
E così anche la rivoluzione francese e altre sommosse "popolari", sapientemente provocate o per lo meno guidate dall'alto durante tutto l'arco della storia ...
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giovedì 29 aprile 2021
La “serendipity” e internet
La serendipity è una vocabolo inglese che è quasi impossibile tradurre in italiano perché non è facile darne una definizione, ma nello stesso tempo è affascinante e merita sicuramente un posto nella nostra lingua come neologismo.
Ma allora come possiamo spiegare e tradurre in poche parole questo termine?
Non è il titolo di un film del 2001 diretto da Peter Chelsom, scritto da Marc Klein, ma è l’arte di trovare qualcosa quando non la si sta cercando, (sì avete letto bene), è un regalo inaspettato, quindi inatteso, mai cercato ma trovato per caso.
Questo è un concetto che possiamo trasferire benissimo anche alla società di oggi nel mondo della lettura, dei libri, della ricerca, quando ci troviamo in una biblioteca, quando stiamo navigando sul Web che ci permette di far incontrare persone che vogliono parlare della loro esperienza particolare, esperienza che ha cambiato loro la vita oppure di esperienze in campo sentimentale o in altri settori...
Ma allora come possiamo spiegare e tradurre in poche parole questo termine?
Non è il titolo di un film del 2001 diretto da Peter Chelsom, scritto da Marc Klein, ma è l’arte di trovare qualcosa quando non la si sta cercando, (sì avete letto bene), è un regalo inaspettato, quindi inatteso, mai cercato ma trovato per caso.
Questo è un concetto che possiamo trasferire benissimo anche alla società di oggi nel mondo della lettura, dei libri, della ricerca, quando ci troviamo in una biblioteca, quando stiamo navigando sul Web che ci permette di far incontrare persone che vogliono parlare della loro esperienza particolare, esperienza che ha cambiato loro la vita oppure di esperienze in campo sentimentale o in altri settori...
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sabato 11 gennaio 2020
Vite da Facebook
di Anna Lombroso
Ieri una mamma ha annunciato la morte della figlia in un incidente d’auto sul suo profilo di Facebook. Lo stesso hanno fatto gli amici della donna vittima dell’ex compagno, rea di essersi costruita una identità sotto falso nome sul social network. Una giovane malata che ha difeso i test sugli animali è stata oggetto di una campagna denigratoria e bersaglio di minacce crudelissime ancora su Fb.
Pare che lo strumento di comunicazione più impalpabile, aereo, immateriale, sia quello che garantisce invece la permanenza, che nega l’oblio nel bene e nel male, a imperitura memoria di convinzioni e slealtà, di amori e tradimenti, di promesse e infedeltà, di viltà e coraggio.
Sono arcaica, non ho gli strumenti per interpretare con lungimiranza tutto questo, del pensiero liquido mi è affine solo una frase del suo guru, genio della propaganda e geniale titolista di fenomeni artificiali a cominciare dall’estimità: il futuro non esiste, bisogno inventarselo.
Per me il Pc è stato una macchina da scrivere più efficiente, anche se dell’Olivetti rimpiango il padrone e il ticchettio, non so e non voglio leggere gli e-book, nutro una diffidenza insanabile per le confessioni pubbliche e le conseguenti sentenza come i processi di London, non mi accontento di un “mi piace”, sospetto delle foto ritoccate così come vengono ritoccate le proprie esistenze per renderle più accettabili agli altri ma soprattutto agli autori di vite parallele ...
Ieri una mamma ha annunciato la morte della figlia in un incidente d’auto sul suo profilo di Facebook. Lo stesso hanno fatto gli amici della donna vittima dell’ex compagno, rea di essersi costruita una identità sotto falso nome sul social network. Una giovane malata che ha difeso i test sugli animali è stata oggetto di una campagna denigratoria e bersaglio di minacce crudelissime ancora su Fb.
Pare che lo strumento di comunicazione più impalpabile, aereo, immateriale, sia quello che garantisce invece la permanenza, che nega l’oblio nel bene e nel male, a imperitura memoria di convinzioni e slealtà, di amori e tradimenti, di promesse e infedeltà, di viltà e coraggio.
Sono arcaica, non ho gli strumenti per interpretare con lungimiranza tutto questo, del pensiero liquido mi è affine solo una frase del suo guru, genio della propaganda e geniale titolista di fenomeni artificiali a cominciare dall’estimità: il futuro non esiste, bisogno inventarselo.
Per me il Pc è stato una macchina da scrivere più efficiente, anche se dell’Olivetti rimpiango il padrone e il ticchettio, non so e non voglio leggere gli e-book, nutro una diffidenza insanabile per le confessioni pubbliche e le conseguenti sentenza come i processi di London, non mi accontento di un “mi piace”, sospetto delle foto ritoccate così come vengono ritoccate le proprie esistenze per renderle più accettabili agli altri ma soprattutto agli autori di vite parallele ...
venerdì 30 agosto 2019
Web occulto: un algoritmo guida ogni nostro click
Libertà di espressione e discussione: sono le condizioni-base per un vero spazio aperto secondo Jürgen Habermas, il padre del concetto di “sfera pubblica”.
Siamo sicuri che il web sia corretto nel dare più spazio a certe informazioni rispetto ad altre?
Niente affatto, rivela Francesca Musiani, perché a governare il digitale – e quindi noi, opinione pubblica – è soltanto un sistema di algoritmi.
Secondo un giurista come Yochai Benkler, autore di studi sullo stato di salute democratica dei network, oggi viviamo in un “ordinamento globale” intrinseco alla Rete. Caratteristica centrale: la selezione decisiva delle informazioni più rilevanti non è più monopolio dei “gatekeepers” – giornalisti, bibliotecari, editori – ma è delegata agli utenti di Internet, editori essi stessi. Citandosi e raccomandandosi l’un l’altro in “nicchie conversazionali”, individui e gruppi selezionano l’informazione “di qualità” per gli algoritmi, i quali a loro volta la classificano e la ordinano per renderla disponibile attraverso i motori di ricerca. Così, l’ordinamento delle informazioni presenti sul web diventa una co-produzione degli utenti, inconsapevoli però della sintesi realizzata dagli algoritmi.
Proprio agli algoritmi, spiega Francesca Musiani in un saggio pubblicato sull’“Internet Policy Review” e sintetizzato da “Doppiozero”, deleghiamo l’integrazione delle nostre conversazioni on-line. Gli argomenti vengono percepiti dal pubblico come “consenso universale implicito”, ma «hanno la debolezza di un’informazione che non può essere fatta risalire a nessun individuo specificamente», e al tempo stesso «la forza di un dato che si basa su un vasto aggregato di opinioni» ...
Siamo sicuri che il web sia corretto nel dare più spazio a certe informazioni rispetto ad altre?
Niente affatto, rivela Francesca Musiani, perché a governare il digitale – e quindi noi, opinione pubblica – è soltanto un sistema di algoritmi.
Secondo un giurista come Yochai Benkler, autore di studi sullo stato di salute democratica dei network, oggi viviamo in un “ordinamento globale” intrinseco alla Rete. Caratteristica centrale: la selezione decisiva delle informazioni più rilevanti non è più monopolio dei “gatekeepers” – giornalisti, bibliotecari, editori – ma è delegata agli utenti di Internet, editori essi stessi. Citandosi e raccomandandosi l’un l’altro in “nicchie conversazionali”, individui e gruppi selezionano l’informazione “di qualità” per gli algoritmi, i quali a loro volta la classificano e la ordinano per renderla disponibile attraverso i motori di ricerca. Così, l’ordinamento delle informazioni presenti sul web diventa una co-produzione degli utenti, inconsapevoli però della sintesi realizzata dagli algoritmi.
Proprio agli algoritmi, spiega Francesca Musiani in un saggio pubblicato sull’“Internet Policy Review” e sintetizzato da “Doppiozero”, deleghiamo l’integrazione delle nostre conversazioni on-line. Gli argomenti vengono percepiti dal pubblico come “consenso universale implicito”, ma «hanno la debolezza di un’informazione che non può essere fatta risalire a nessun individuo specificamente», e al tempo stesso «la forza di un dato che si basa su un vasto aggregato di opinioni» ...
venerdì 22 maggio 2015
La rete è stata imbrigliata, blogger sotto scacco.
"- Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito web. Se continui ad utilizzare questo sito per legge (Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali n. 229/2014) necessitiamo della tua autorizzazione all'uso di tutti i tipi di cookie. ----------------- Ti ringraziamo dato che insieme a noi sopporti l'inutile burocrazia italiana imposta dalla dittatoriale Unione Europea.Ok"
di Jacopo Cioni e Carlo Pompei
Ebbene si, ci stanno riuscendo.
Il 2 giugno 2015 anche in Italia entreranno in vigore i nuovi adempimenti previsti dalla normativa europea sui cookie.
Questo l’articolo sul ilsole24ore
Questa la normativa: GUIDA-COOKIES
La scusa è sempre la stessa, tutelare qualcuno. Con questa scusa le leggi sono riuscite a vincolare di tutto e di più. Leggi sempre più costrittive in tutti i campi. Nel lavoro la burocrazia ha stretto i cappi e strangolato le aziende, nel fiscale gli adempimenti hanno demolito i guadagni sottraendo denaro e tempo. Addirittura sottraendo la vita per la disperazione. Tutto è soffocante, è catena, è controllo. Com’è possibile che qualcuno si consideri ancora libero?
Adesso tocca alla rete, sono anni che parlano di regolamentazione, leggi, controllo. Si sono usati i pedofili (e si useranno ancora) per far credere che la rete è un covo di pervertiti. Si sono usati gli hacker (e si useranno ancora) per far credere che la rete sia un assemblato di terroristi cibernetici. Si sono usate le truffe on line (e si useranno ancora) per far credere che la rete sia un mondo di delinquenti. Si, ci sono gli uni e gli altri e vanno perseguiti, ma le leggi in merito esistono già e non credo che un sito pedo-pornografico si farà problemi per l’esistenza di una normativa di garanzia della privacy.
Perché vogliano avere il controllo? Perché la rete è ancora libera e per quanto bravi è ancora di difficile un controllo certosino, però avendo a disposizione i biscottini….
di Jacopo Cioni e Carlo Pompei
Ebbene si, ci stanno riuscendo.
Il 2 giugno 2015 anche in Italia entreranno in vigore i nuovi adempimenti previsti dalla normativa europea sui cookie.
Questo l’articolo sul ilsole24ore
Questa la normativa: GUIDA-COOKIES
Adesso tocca alla rete, sono anni che parlano di regolamentazione, leggi, controllo. Si sono usati i pedofili (e si useranno ancora) per far credere che la rete è un covo di pervertiti. Si sono usati gli hacker (e si useranno ancora) per far credere che la rete sia un assemblato di terroristi cibernetici. Si sono usate le truffe on line (e si useranno ancora) per far credere che la rete sia un mondo di delinquenti. Si, ci sono gli uni e gli altri e vanno perseguiti, ma le leggi in merito esistono già e non credo che un sito pedo-pornografico si farà problemi per l’esistenza di una normativa di garanzia della privacy.
Perché vogliano avere il controllo? Perché la rete è ancora libera e per quanto bravi è ancora di difficile un controllo certosino, però avendo a disposizione i biscottini….
mercoledì 10 aprile 2013
La sindrome di Lemming
I lemming sono dei piccoli mammiferi che vivono in Scandinavia e che a un certo punto cominciano a riprodursi con una velocità sempre più accentuata, sino a ritrovarsi in migliaia a pullulare nel loro territorio divenuto ristretto; allora partono in bande verso il mare in una migrazione suicida da cui nessuno ritorna.
I pochissimi rimasti nel proprio habitat assicurano la sopravvivenza della specie.
La Sindrome del lemming designa dunque molto bene la tendenza, nelle odierne condizioni psicologiche del Web, al suicidio mentale collettivo.
La Sindrome del lemming ricorda, per esempio, tutte le morti per droga che hanno falciato le giovani generazioni durante gli ultimi decenni e hanno portato quasi all'estinzione il movimento New Age o l’inarrestabile decadenza della sinistra italiana, frantumata e spappolata in migliaia di sterili gruppuscoli anarcoidi, dal noto “complesso dell’anima bella e più a sinistra di chi si professa di sinistra”, una forma d’individualismo feroce e senza costrutto che ha portato tale movimento a ripetute disfatte elettorali.
Esco fuori dalla metafora narrativa del lemming, per farmi insieme al lettore alcune domande che reputo essenziali per la comprensione del nostro mondo informatico contemporaneo e parto da questa:
Che significato ha quest’ossessione della comunicazione breve in stile cinguettio alla Twitter? ...
I pochissimi rimasti nel proprio habitat assicurano la sopravvivenza della specie.
La Sindrome del lemming designa dunque molto bene la tendenza, nelle odierne condizioni psicologiche del Web, al suicidio mentale collettivo.
La Sindrome del lemming ricorda, per esempio, tutte le morti per droga che hanno falciato le giovani generazioni durante gli ultimi decenni e hanno portato quasi all'estinzione il movimento New Age o l’inarrestabile decadenza della sinistra italiana, frantumata e spappolata in migliaia di sterili gruppuscoli anarcoidi, dal noto “complesso dell’anima bella e più a sinistra di chi si professa di sinistra”, una forma d’individualismo feroce e senza costrutto che ha portato tale movimento a ripetute disfatte elettorali.
Esco fuori dalla metafora narrativa del lemming, per farmi insieme al lettore alcune domande che reputo essenziali per la comprensione del nostro mondo informatico contemporaneo e parto da questa:
Che significato ha quest’ossessione della comunicazione breve in stile cinguettio alla Twitter? ...
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venerdì 22 luglio 2011
Dal copyright alla censura: verso l’oscuramento del web
Dal 6 luglio in vigore la delibera Agcom che consente la chiusura di siti
Lamberto Tuffi
Tutela del copyright online, a questo mira la delibera approvata dall’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) il 6 luglio scorso. La libertà di pensiero espressa dalla rete rischia l’ennesimo bavaglio? Sono in molti a porsi questa domanda. Le polemiche scaturite dal primo testo della delibera hanno mobilitato tutto il popolo della rete, poiché, in un primo momento, consentiva all’Authority la chiusura di qualsiasi sito web, basandosi semplicemente su segnalazioni di violazione del copyright, senza nemmeno passare attraverso alcuna via giudiziaria.
Qualsiasi titolare di diritti audio-visivi che ne riscontri una violazione su un sito, blog, portale, potrà chiederne la rimozione al gestore, il quale, se la richiesta fosse fondata, avrebbe 48 ore per rimuovere i contenuti incriminati.
Se il gestore non dovesse procedere alla rimozione, ecco entrare in gioco l’Authority: secondo quanto stabilito dalla prima stesura della delibera, al mancato adempimento, doveva essere l’Agcom stessa a disporre la rimozione forzata dei contenuti attraverso una “verifica in contraddittorio con le parti”, da concludere in un tempo massimo di cinque giorni.
Non è tutto: se l’eventuale gestore utilizzato per la pubblicazione del sito web, in gergo informatico Isp (internet service provider), fosse estero, sempre previo contraddittorio, era prevista l’inibizione del sito all’Italia attraverso indirizzo Ip....
Lamberto Tuffi
Tutela del copyright online, a questo mira la delibera approvata dall’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) il 6 luglio scorso. La libertà di pensiero espressa dalla rete rischia l’ennesimo bavaglio? Sono in molti a porsi questa domanda. Le polemiche scaturite dal primo testo della delibera hanno mobilitato tutto il popolo della rete, poiché, in un primo momento, consentiva all’Authority la chiusura di qualsiasi sito web, basandosi semplicemente su segnalazioni di violazione del copyright, senza nemmeno passare attraverso alcuna via giudiziaria.
Qualsiasi titolare di diritti audio-visivi che ne riscontri una violazione su un sito, blog, portale, potrà chiederne la rimozione al gestore, il quale, se la richiesta fosse fondata, avrebbe 48 ore per rimuovere i contenuti incriminati.
Se il gestore non dovesse procedere alla rimozione, ecco entrare in gioco l’Authority: secondo quanto stabilito dalla prima stesura della delibera, al mancato adempimento, doveva essere l’Agcom stessa a disporre la rimozione forzata dei contenuti attraverso una “verifica in contraddittorio con le parti”, da concludere in un tempo massimo di cinque giorni.
Non è tutto: se l’eventuale gestore utilizzato per la pubblicazione del sito web, in gergo informatico Isp (internet service provider), fosse estero, sempre previo contraddittorio, era prevista l’inibizione del sito all’Italia attraverso indirizzo Ip....
mercoledì 29 giugno 2011
6 luglio, muore il Web italiano
Alessandro Longo
Dalla settimana prossima l'Autorità delle comunicazioni avrà il diritto arbitrario di oscurare siti senza un processo. Una norma che non esiste in nessun Paese libero. Fortemente voluta da Berlusconi e da Mediaset
Il 6 luglio arriverà una delibera Agcom, sulla tutela del copyright online, e sarà una forma di censura del web, in nome degli interessi di Mediaset e delle lobby dell'audiovisivo, con il beneplacito del centro destra. E' questo l'allarme lanciato da un gruppo di associazioni (Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Studio Legale Sarzana). Avevano già fatto una campagna contro i rischi di quella delibera, ma speravano ancora di cambiare le cose. Speranze fallite venerdì, dopo aver incontrato Corrado Calabrò, presidente Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). «Abbiamo appreso che non c'è spazio per la mediazione e che Agcom intende approvare la delibera-censura in fretta e furia», dice Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, associazione di area Radicale. Nel testo definitivo dovrebbe insomma restare il principio di fondo, già presente nell'attuale bozza della delibera: Agcom avrà il potere di oscurare siti web accusati di facilitare la pirateria. Senza passare da un regolare processo, ma solo a fronte di una segnalazione da parte dei detentori di copyright....
Dalla settimana prossima l'Autorità delle comunicazioni avrà il diritto arbitrario di oscurare siti senza un processo. Una norma che non esiste in nessun Paese libero. Fortemente voluta da Berlusconi e da Mediaset
Il 6 luglio arriverà una delibera Agcom, sulla tutela del copyright online, e sarà una forma di censura del web, in nome degli interessi di Mediaset e delle lobby dell'audiovisivo, con il beneplacito del centro destra. E' questo l'allarme lanciato da un gruppo di associazioni (Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Studio Legale Sarzana). Avevano già fatto una campagna contro i rischi di quella delibera, ma speravano ancora di cambiare le cose. Speranze fallite venerdì, dopo aver incontrato Corrado Calabrò, presidente Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). «Abbiamo appreso che non c'è spazio per la mediazione e che Agcom intende approvare la delibera-censura in fretta e furia», dice Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, associazione di area Radicale. Nel testo definitivo dovrebbe insomma restare il principio di fondo, già presente nell'attuale bozza della delibera: Agcom avrà il potere di oscurare siti web accusati di facilitare la pirateria. Senza passare da un regolare processo, ma solo a fronte di una segnalazione da parte dei detentori di copyright....
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