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mercoledì 9 novembre 2022

“More is different”

di Mario Valle

 
“More is different” è il titolo di un famoso e citatissimo articolo del Premio Nobel per la fisica Phil Anderson che all’epoca fu un vero terremoto.

In sostanza sosteneva che il comportamento dei sistemi complessi non si spiega in termini di una semplice estrapolazione delle proprietà di sistemi più piccoli. 
Al contrario, a ogni livello di complessità compaiono proprietà interamente nuove.

Ma di base l’articolo fu un vero e proprio attacco alla gerarchia. 
Alla gerarchia dei saperi innanzitutto. 

I saperi non sono compartimenti a tenuta stagna, non vi è supremazia di un sapere sugli altri. Sono connessi, interrelati, congiunti. Non vi è un sopra distinto da un sotto. Su questo ci ritorneremo ...

sabato 11 gennaio 2020

Vite da Facebook

di Anna Lombroso

Ieri una mamma ha annunciato la morte della figlia in un incidente d’auto sul suo profilo di Facebook. Lo stesso hanno fatto gli amici della donna vittima dell’ex compagno, rea di essersi costruita una identità sotto falso nome sul social network. Una giovane malata che ha difeso i test sugli animali è stata oggetto di una campagna denigratoria e bersaglio di minacce crudelissime ancora su Fb.

Pare che lo strumento di comunicazione più impalpabile, aereo, immateriale, sia quello che garantisce invece la permanenza, che nega l’oblio nel bene e nel male, a imperitura memoria di convinzioni e slealtà, di amori e tradimenti, di promesse e infedeltà, di viltà e coraggio.

Sono arcaica, non ho gli strumenti per interpretare con lungimiranza tutto questo, del pensiero liquido mi è affine solo una frase del suo guru, genio della propaganda e geniale titolista di fenomeni artificiali a cominciare dall’estimità: il futuro non esiste, bisogno inventarselo.

Per me il Pc è stato una macchina da scrivere più efficiente, anche se dell’Olivetti rimpiango il padrone e il ticchettio, non so e non voglio leggere gli e-book, nutro una diffidenza insanabile per le confessioni pubbliche e le conseguenti sentenza come i processi di London, non mi accontento di un “mi piace”, sospetto delle foto ritoccate così come vengono ritoccate le proprie esistenze per renderle più accettabili agli altri ma soprattutto agli autori di vite parallele ...