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giovedì 27 agosto 2026

Lanci spaziali sotto accusa: inquinano l’atmosfera

 
 Che il lancio di un razzo nello spazio o in orbita fosse un'operazione molto inquinante non era in discussione, del resto non abbiamo mai cambiato la tecnologia chimica, la stessa degli anni '60, ma che potesse diventare un problema sentito per molti altri motivi, forse in molti non lo avevano ancora preso in considerazione. 

Si parla sempre più dei rifiuti orbitali, o detriti spaziali che dir si voglia, ma una nuova ricerca pubblicata il 20 febbraio accende i riflettori su ciò che accade tra 80 e 110 chilometri sopra la superficie terrestre, dove frammenti e residui dei razzi finiscono per disperdersi dopo il rientro.

Gli scienziati hanno preso come fenomeno di studio la scia lasciata da un vettore Falcon 9 di SpaceX che il 19 febbraio 2025 ha perso il controllo durante il rientro in atmosfera, dopo aver portato in orbita tra 20 e 22 satelliti Starlink....

martedì 18 agosto 2026

E lo strato dell'ozono? Va meglio ma...

Dopo decenni di ansie, le notizie sul buco dell'ozono sono sempre più ottimistiche.

Grazie al bando globale dei vecchi gas CFC
prodotti per decenni dai colossi della chimica, utilizzati in massa dalle grandi industrie della refrigerazione (come DuPont, l'inventrice del Freon, l'europea Hoechst o la giapponese Asahi Glass), e onnipresenti nei giganteschi magazzini di stoccaggio alimentare, i macelli, la grande distribuzione e nei sistemi di refrigerazione navale e dei trasporti commerciali... senza dimenticare le famose bombolette spray, lo scudo protettivo del nostro pianeta si sta riprendendo e, secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, potrebbe tornare completamente integro entro il 2066.

Una vittoria storica per l'ambiente, che rischia però di essere frenata da un insospettabile nuovo nemico: la corsa allo spazio.

Il boom dei lanci commerciali e delle mega-costellazioni di satelliti sta letteralmente cambiando la chimica della nostra atmosfera...

domenica 8 febbraio 2026

Satelliti in equilibrio precario: la fragilità nascosta dell’orbita terrestre bassa

 
L'affollamento satellitare rende l'orbita bassa fragilissima: secondo il CRASH Clock, bastano pochi giorni senza controllo (causa tempeste solari) per innescare collisioni a catena

L’orbita terrestre bassa, la cosiddetta LEO, è diventata in pochi anni una delle infrastrutture più decisive - e al tempo stesso più fragili - della civiltà tecnologica. Migliaia di satelliti garantiscono comunicazioni globali, navigazione, osservazione della Terra, servizi finanziari e militari. 

Eppure, secondo gli scienziati che ne studiano la dinamica, questo sistema assomiglia sempre più a una casa di carte: apparentemente stabile, ma pronta a crollare se colpita nel punto sbagliato.

Il rischio non è quello di un lento deterioramento, bensì di un collasso improvviso, innescato da eventi rari ma inevitabili. 

Tra questi, le tempeste solari rappresentano il “caso limite” più temuto...

martedì 6 gennaio 2026

Su Europa, satellite di Giove, c'è una civiltà?

 
Si, secondo l'astrofisico Boris Rodionov.

Questa intervista, fatta all’astrofisico russo Boris Rodionov, apparve sul quotidiano “La Stampa” il giorno 30 gennaio 1998. I quesiti furono posti da Giulietto Chiesa. Buona lettura.

“Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione è stata unanime: ma sono sistemi di oleodotti sotto una coltre di ghiaccio. Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri“.

Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Università di Mosca), racconta la sua "scoperta" con aria divertita. Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che sta ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto. 

E quelle che hanno attirato l’attenzione di Rodionov, e non solo la sua, mostrano la superficie di Europa. “Strane, troppo strane per non far pensare – dice il professore -. Basta esaminarle con attenzione per escludere subito che si tratti di fessure naturali, di incrinature di tipo geologico“. 

Rodionov confuta in questo modo la tesi di molti planetologi, che interpretano quei segni come fratture causate dalle forze di marea esercitate da Giove: da queste fratture, secondo la tesi che Rodionov nega, uscirebbe acqua allo stato liquido, che poi si rapprenderebbe rapidamente ...

mercoledì 1 gennaio 2025

Il Polo Nord magnetico della Terra continua a spostarsi: cosa significa e dove si trova adesso

Gli scienziati hanno rilasciato un nuovo aggiornamento del modello magnetico mondiale (WMM), legato alla posizione del Polo Nord magnetico del nostro pianeta che continua a spostarsi. Attualmente sta viaggiando a una velocità di 35 chilometri all’anno. Ecco verso dove si sta dirigendo, perché e quali sono le conseguenze.

A cura di Andrea Centini

Il Polo Nord magnetico della Terra continua a cambiare posizione e si sta avvicinando sempre di più alla Siberia, spostandosi dal Canada a una velocità di circa 35 chilometri all'anno. 

In realtà il suo "viaggio" sta rallentando, dato che fino a qualche anno fa questo spostamento, che va avanti da oltre 500 anni, aveva una velocità di circa 50 chilometri all'anno

Questo continuo spostamento potrebbe determinare l'inversione dei poli magnetici, con un temporaneo indebolimento del campo magnetico terrestre e conseguente maggiore esposizione alla radiazione spaziale pericolosa, come i costanti "bombardamenti" del Sole attraverso le espulsioni di massa coronale a seguito di brillamenti ...

domenica 24 marzo 2024

Tom, Jerry ed il geoide terrestre

 
Voi, adesso, vi starete chiedendo:
Cosa caspita c'entrano, Tom e Jerry, con il geoide terrestre?
R0D4N deve essere uscito matto a forza di stare dietro ai terrapiattisti!

No, non sono impazzito.

Volevo semplicemente introdurre l'articolo di oggi con un po' di leggerezza.

Oggi parleremo del famigerato geoide terrestre, le cui immagini ed animazioni circolano da un po' di tempo sul web e di cui molta gente (terrapiattista e non) non ha ben compreso il senso.

Mi riferisco a questo:


Ma di che cosa stiamo parlando, esattamente? Chi sono Tom e Jerry?

Tom e Jerry sono due satelliti gemelli Grace-A (Tom) e Grace-B (Jerry), lanciati nel 2002 dal connubio delle agenzie spaziali DLR (Germania) e NASA (Stati Uniti) nell'ambito di un programma scientifico denominato, come potreste aver già intuito, GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment), ovvero Rilevamento Gravitazionale e Sperimentazione Climatica.

Qui potete vedere l'assemblaggio di uno dei due satelliti

Questo programma ha avuto non solo lo scopo di misurare le anomalie gravitazionali (ovvero variazioni di intensità del campo gravitazionale), ma anche quello di studiare la variazione delle masse dei ghiacciai, soprattutto quelle ai poli.

Sebbene questo programma sia in via di decommissionamento, GRACE ha permesso di accumulare ben 15 anni di informazioni, riuscendo a sopravvivere per un periodo ben 3 volte più lungo di quello preventivato (il programma avrebbe dovuto concludersi in 5 anni).

Nel 2009, al programma GRACE se n'è affiancato uno tutto europeo promosso dall'ESA (ente spaziale europeo), denominato GOCE (Gravity field and Ocean Circulation Explorer), con obiettivi molto simili.

Rappresentazione computerizzata del satellite GOCE

Ma, torniamo a Tom e Jerry.

Questi due satelliti orbitano in coppia attorno alla Terra 16 volte al giorno ad una quota di circa 500 km, mantenendo tra di loro una distanza media approssimativa di 200 km.

Mentre sembrano rincorrersi (ecco perché sono stati simpaticamente soprannominati Tom e Jerry) comunicano tra di loro le relative distanze, ottenute attraverso un articolato sistema di triangolazione con satelliti gps e stazioni al suolo.


Ma, esattamente, come funziona questo sistema?

Innanzitutto, dobbiamo ricordare perché la gravità terrestre non è costante.
Essa varia localmente perché la massa stessa, tra la superficie ed il centro della Terra, varia. Perché abbiamo regioni con catene montuose prominenti ed altre con profondi fondali marini, quindi non abbiamo solo una diversa quantità di massa, ma anche una sua eterogeneità con diversa capacità di attrazione gravitazionale. Variabilità alla quale si aggiunge anche un sottosuolo tutt'altro che omogeneo.

Detto ciò, i due satelliti hanno l'esatto compito di rilevare questa variazione, nella seguente maniera:

Quando il primo satellite passa su di una regione con gravità leggermente maggiore (ad esempio, una catena montuosa), è accelerato in avanti rispetto al gemello che lo segue. 

Questo, ovviamente, aumenta la distanza relativa tra i satelliti. 

Superata la zona a maggior gravità, il primo satellite inizia a a rallentare, mentre il secondo, che si trova adesso ad affrontare la medesima zona, viene accelerato. Questo fa sì che la distanza relativa tra i due satelliti si riduca.


Attraverso questo tira-e-molla tra i due satelliti si  deduce la gravità lungo il percorso dei due satelliti e  si ricava la mappa della variazione gravitazionale terrestre.

La sensibilità di questo sistema è strabiliante: il funzionamento accoppiato dei due satelliti è in grado di misurare spostamenti relativi dell'ordine dei 10 micrometri (approssimativamente 1/10 dello spessore di un capello).

Spero di aver inquadrato bene la questione.

Ma, veniamo al geoide perché, a questo punto, qualcuno si potrebbe chiedere cosa ha a che fare tutto questo con la forma della Terra.

Cosa c'entra la gravità con la forma geometrica della Terra?

Possiamo iniziare a rispondere a questa domanda attraverso la definizione di GEOIDE.

Un geoide è un solido teorico la cui superficie in ogni suo punto è perpendicolare alla direzione della  forza di gravità. 

Per capirci meglio, il geoide ha una superficie tale che, se decidessimo di posarci una palla, questa non rotolerebbe mai, qualsiasi punto di posa noi scegliessimo.


Un altro modo di dire le stessa cosa è che il geoide rappresenta la superficie media degli oceani.

Ma, in tutte le descrizioni di geoide non troverete una cosa importante (anche se non essenziale per la sua definizione)  che, in questo articolo, abbiamo già menzionato: la Terra ha una gravità variabile. 
Questo fa sì che la superficie del geoide non sia regolare. Sale di quota dove la gravità e maggiore e si abbassa dove è minore.

Nella seguente immagine, potete vedere una rappresentazione schematica che compara ellissoide, geoide e forma terrestre comprendente rilievi.


Il geoide corrisponde alla superfice degli oceani, lì dove ci sono effettivamente gli oceani, e ne costituisce una estensione dove, invece, c'è la terra ferma.
Di fatto, nel geoide viene fatta scomparire la terra ferma con i suoi rilievi, ma se ne tiene conto attraverso l'aumento di gravità rilevata dai satelliti. Nell'immagine, la quota del geoide si innalza rispetto al livello degli oceani, proprio in virtù della magiorata forza gravitazionale dovuta alla massa del rilievo.

Riassumendo, il geoide rimane sempre un solido ideale, per la cui definizione ci si basa esclusivamente sulla variazione d'intensità della forza gravitazionale.

Ci rimane un'ultima  cosa da chiarire:

Sebbene questa sequenza 
rappresenti il geoide


non ne rappresenta 
la proporzione
REALE

Abbiamo un indizio proprio nella scala dei colori sulla destra:
le quote variano dai -80 metri ai + 80 metri rispetto all'ellissoide di riferimento.

Stiamo parlando di METRI!

Ma, andiamo a curiosare nel manuale dei file scritti con il software MATLAB, utilizzati proprio per ottenere questa sequenza. 
Ecco la pagina dove è possibile reperire il codice realizzato da Ales Bezdek
Non vi chiedo di capire come si programmi in MATLAB, ma vi voglio evidenziare un passaggio del codice dove si capisce chiaramente cosa rappresenta quella sequenza:


L'altezza del geoide ha un FATTORE DI AMPLIFICAZIONE di 1.3e4, il che significa che è stata enfatizzata di ben 13.000 volte. (e4 = 10.000 1.3e4 = 1.3 x 10.000 = 13.000)

Questa amplificazione è stata aggiunta per permettere di vedere un dislivello che, altrimenti, sarebbe stato impossibile rappresentare. Presumo che la scelta di questo fattore (13.000) sia del tutto arbitraria. 

Vogliamo vedere cosa succede se togliamo questo fattore di amplificazione?


Otteniamo la forma sferoidale che siamo soliti vedere nelle foto dallo spazio, perché la deformazione del geoide è veramente molto piccola, in un range di 200 metri, e non può essere apprezzata se non l'amplifichiamo in qualche maniera.

Spero che questo articolo abbia aiutato a fare un po' di chiarezza sulla questione "geoide".
Ovviamente, commentate e chiedete se non siete convinti.
Alla prossima.

Fonte: flatearthdelusion.blogspot.com


mercoledì 8 febbraio 2023

Europa, la luna ghiacciata di Giove, è la miglior candidata a ospitare la vita

Secondo una nuova ipotesi, lo strato ghiacciato presente sul satellite naturale del pianeta subisce meccanismi molto complessi che lo rendono un sito di potenziale abitabilità. 

Per cercare la vita extraterrestre una delle lune di Giove, Europa, potrebbe essere la miglior candidata. 
Infatti, il suo spesso strato di ghiaccio, che ha affascinato per decenni il mondo scientifico, potrebbe non essere più una barriera inerte ma un sistema dinamico che la rende un sito di potenziale abitabilità. 

A ipotizzarlo sulle pagine di Nature Communications sono oggi i ricercatori della Stanford University, che confrontando le osservazioni radar svolte sul ghiaccio della Groenlandia, sono giunti alla conclusione che il guscio presente su Europa potrebbe nascondere un'abbondanza di “sacche d'acqua” poco profonde con caratteristiche simili e comuni alla superficie e che quindi potrebbero esistere i presupposti per lo sviluppo della vita ...

mercoledì 1 giugno 2022

Una tempesta solare ci metterà al tappeto?

Il 14 febbraio 2011 vi fu la più grande eruzione solare degli ultimi anni, abbastanza imponente da interferire con le comunicazioni radio e i segnali GPS degli aeroplani impegnati in voli intercontinentali.

Come tempesta solare, quella del giorno di S.Valentino era stata comunque piuttosto modesta, ma segnò l’inizio dell’intensificarsi dell’attività solare che ha toccato il suo massimo nell’arco di due anni. “Il Sole ha un’attività ciclica, come la stagione degli uragani”, spiega Tom Bogdan, direttore dello Space Weather Prediction Center di Boulder, in Colorado. “È stato in una sorta di letargo per quattro o cinque anni, senza fare granché”, dice lo studioso. Ma ora si sta svegliando, e anche se nel complesso quello cui andiamo incontro potrà trattarsi di un periodo di massimo solare non particolarmente elevato, i singoli eventi che lo caratterizzeranno potrebbero essere invece molto violenti.

Di fatto, la più grande tempesta solare che si ricordi avvenne nel 1859, durante un massimo solare di dimensioni simili a quello cui stiamo andando incontro, fa sapere la NASA. 
La tempesta fu soprannominata Evento di Carrington in onore dell’astronomo inglese Richard Carrington, che nell’osservare la mega tempesta fu il primo a scoprire il nesso tra l’attività solare e le turbolenze geomagnetiche sulla Terra....

martedì 14 dicembre 2021

Che fine fanno i detriti spaziali?

 

Nel mese di novembre scorso la Stazione spaziale internazionale ha dovuto effettuare una manovra per evitare una possibile collisione con un detrito spaziale. La scheggia cosmica apparteneva a Fengyun-1C, satellite metereologico cinese distrutto nel 2007 da un discusso test missilistico. Da quella collisione sono stati prodotti oltre 3.500 detriti, la maggior parte dei quali vagano ancora intorno al nostro pianeta. Non è la prima volta che la Iss schiva un detrito spaziale. In oltre vent’anni, gli incontri ravvicinati con frammenti di spazzatura cosmica sono stati una trentina.
Ma che fine fanno questi detriti?


di Chiara Rossi

Le attività spaziali hanno impatto sull’ambiente e tra le conseguenze ci sono i detriti spaziali. Fatti, numeri, commenti e scenari.
L’orbita terrestre è sempre più affollata… di detriti spaziali.

Le attività umane lasciano troppi satelliti morti e frammenti di macchinari scartati nell’orbita terrestre. 

La spazzatura spaziale ingombra le orbite e rappresenta una minaccia urgente per il tempo, la sicurezza, le comunicazioni e altri satelliti ...

sabato 8 febbraio 2014

In arrivo la rete per riciclare la spazzatura spaziale

I ricercatori dell’Agenzia spaziale giapponese (Jaxa) sperimenteranno un nuovo metodo per catturare i detriti attorno all'orbita terrestre attirandola nell’atmosfera dove successivamente si disintegrerebbe. Il lancio del satellite e della rete di acciaio e alluminio è previsto per il prossimo 28 febbraio.

di Eleonora Ferroni

È ora di fare un po’ di pulizia nello spazio. In orbita attorno alla Terra ci sono migliaia di relitti spaziali, satelliti ormai non più in uso che da anni si cerca di riciclare o eliminare. Con oltre 20mila oggetti, di cui appena un migliaio di satelliti ancora integri, meno della metà funzionanti, la spazzatura spaziale sta diventando un problema sempre più serio, anche perché si trova in una fascia tra gli 800 e i 1.400 chilometri dalla superficie del pianeta e ogni detrito ruota a velocità terrificante. Alcuni dei frammenti misurano più di 12 centimetri, mentre quelli più piccoli sono ben oltre 350 mila.

Una delle tante possibili soluzioni arriva dal Giappone, dove un gruppo di ricercatori dell’Agenzia spaziale giapponese (Jaxa) sperimenteranno nel febbraio prossimo un nuovo metodo per catturare la spazzatura in orbita attirandola nella nostra atmosfera dove successivamente si disintegrerebbe. Gli scienziati hanno sviluppato una particolare rete magnetica formata da una serie di cavi sottili di alluminio e acciaio inossidabile. L’estremità di uno dei cavi, una volta agganciato a un detrito in orbita, genererebbe una corrente elettrica – indotta dal campo magnetico terrestre – sufficiente per rallentarlo e trasferirlo verso orbite sempre più basse fino al rientro nell’atmosfera, dove le alte temperature lo distruggerebbero ...