di Daniela Marinelli
C'è un andamento inquietante che in questo periodo osservo, relativamente all'utilizzo dei social che coinvolgono i bambini.
È vero che come adulti e genitori abbiamo la podestà rispetto alle scelte che coinvolgono i nostri figli, quando sono bambini eppure, osservo sempre più, come tali scelte vadano nella direzione di mancato rispetto al bambino e di una non tutela del suo spazio privato.
Un bambino non sa cosa siano Facebook, Instagram e Tik Tok e, seppur ne conosca in qualche modo il funzionamento, non ne può comprendere realisticamente la portata e quindi non può percepire realisticamente il significato e l'impatto di una sua foto in rete e di un video che lo ritrae.
Da un po' di tempo, osservo con preoccupazione e orrore bambini esposti sempre di più, messi in scena e riprodotti costantemente, mentre parlano, cantano, ballano o compiacciono i genitori che stanno lì, con una frequenza inquietante, a filmare e postare.
Proprio la frequenza e la ripetizione con cui questo avviene ci dice che, eccitati dal numero di like e e follower e gratificati nell'orgoglio genitoriale di potersi vantare di quel figlio, di quella bellezza, di quel talento, di quell'intelligenza simpaticamente chiacchierona, non si accorgono di come la quotidianità del bambino venga turbata ...





