mercoledì 7 ottobre 2015

Le 9 frasi che fanno sentire tuo figlio uno “sfigato”

Fiumi di parole sono state scritti su cosa fare o non fare con i bambini per crescerli con una elevata autostima e fiducia in se stessi.

C’è chi dice che bisogna lodarli, altri che bisogna motivarli, altri ancora che bisogna rimproverarli quando sbagliano, poi è arrivato il rinforzo positivo stile “ammaestramento animali”… insomma i filoni sono tanti.

Ma alla fine, nella pratica di tutti i santi giorni in casa, trascorsi fra sveglia di corsa per andare in tempo a scuola, pranzo, compiti (e minacce per finirli), scarrozzamenti vari fra sport o corsi di musica, merenda fatta sul divano sbriciolando ovunque, litigi e botte con la sorella, cena con capricci perché manca l’aranciata a tavola…

Cosa veramente influenza e condiziona la sicurezza di sé e l’autostima di tuo figlio?

Scopriamolo ora in questo breve articolo...


L’errore più comune sull’Autostima

Sfatiamo subito un grande mito: autostima non equivale a “quanto siamo belli e bravi”, “reggiamo il confronto con gli altri”, “ci potenziamo per raggiungere il risultato”, “ci facciamo il ritocchino o ci gonfiamo i muscoli perché così siamo come…”.

Autostima significa auto-stimarsi ovvero conoscere il peso di sé, di quanto e soprattutto di come si vale, nel senso di quali sono e che peso hanno per la nostra vita le nostre virtù e le nostre debolezze.
Autostimarsi infatti vuol dire:

1 - essere consapevoli su cosa possiamo contare (particolari abilità, virtù, talenti, passioni) per realizzare i nostri progetti

2 - quali sono invece le caratteristiche che naturalmente non fanno parte di noi (debolezze, attività che non ci ispirano e non ci appassionano), non sono nostre passioni o talenti innati, e che non potremo utilizzare spontaneamente per la nostra realizzazione, ma che comunque possiamo decidere di imparare e sviluppare con lo studio e la pratica.

Il problema è che siamo talmente abituati a basare la valutazione di noi stessi sulla base di canoni esterni, su cosa gli altri fanno e su come gli altri sono, che ci siamo convinti di non valere, di non essere capaci, di non piacere, di essere sempre inadeguati.

La buona notizia è che ogni BAMBINO nasce con una DOSE 
ELEVATISSIMA DI AUTOSTIMA. 
Lui sa chi è, sa su quali doti può contare, sa cosa vuole e ha una 
ESTREMA FIDUCIA in sé e nella vita. 
Anche tu lo sapevi. 
Peccato che una relazione poco ottimale che non sa come seguire e 
ASSECONDARE LA NATURA del bambino, mette in campo azioni, 
parole, emozioni che alterano questo stato idilliaco e propenso alla 
MASSIMA EFFICACIA 
insito nel bambino (evento che tutti, o quasi, abbiamo vissuto nella nostra infanzia)

Come sono messi oggi bambini e ragazzi in fatto di autostima?

Non ci vuole Mago Indovino… Non sono messi mica tanto bene! Molti di loro:

- subiscono lo stress dei voti a scuola
- subiscono lo stress da prestazione eccessiva nella pratica sportiva
- sentono il bisogno di omologarsi alle mode del momento o ai leader sportivi o dello spettacolo sulla cresta dell’onda per sentirsi anche loro importanti
- mancano di rispetto ai loro genitori
- fanno di tutto per denigrare mamma e papà così da sentirsi di valere rispetto al modello di origine
- si sentono degli “sfigati”
- non si piacciono fisicamente
- non amano e bistrattano il proprio corpo
- si vergognano di quello che sentono e di quello che pensano soprattutto se questo differisce dalla banalità della media…

Se non vogliamo ricadere nella banalità e nella superficialità di dire: “è colpa dell’allenatore”, “è colpa dell’insegnante”, “è colpa della TV”, dobbiamo porci le seguenti domande:
possono le mie parole, le mie azioni e le mie emozioni influenzare l’autostima di mio figlio? È vero che io concorro a creare l’autostima di mio figlio? È vero che è bene che io faccia qualcosa perché i miei figli si stimino? Davvero è timido? Davvero si vergogna? Davvero è un pasticcione?

Tuo figlio potrà anche avere il suo temperamento naturale ma… la tua influenza diretta e dell’ambiente esterno tende a forgiare anche la sua autostima.
Facciamo qualche esempio con relativo antidoto (tutte frasi non inventate e sentite migliaia di volte dai nostri genitori, da amici, conoscenti, passanti, ecc.).

Le 9 frasi che “congelano” la sicurezza di tuo figlio (e la sua autostima)

Per risponderti alla prima domanda e darti una soluzione pratica per non limitare l’autostima e la sicurezza di tuo figlio ecco qui una possibile soluzione: semplicemente non pronunciare frasi che fanno sentire tuo figlio svalutato, sminuito.
Quindi prima bisogna conoscere le frasi “al veleno” che minato l’autostima e, una volta conosciute, bisognerebbe sostituirle con frasi “antidoto” più efficaci.

Se adesso ti stai chiedendo perché abbiamo scelto di approfondire l’effetto che hanno le frasi pronunciate verso l’autostima di tuo figlio devi sapere che…

Le PAROLE hanno un GRANDE POTERE. 
Da un lato RIFLETTONO I SENTIMENTI, lo stato d’animo, le abitudini 
e il modo di pensare di chi le pronuncia… 
dall’altro hanno l’enorme potere di 
PROGRAMMARE I NEURONI di chi le riceve fissandosi 
giorno dopo giorno
fino a essere assorbiti e a essere UTILIZZATE IN MODO AUTOMATICO.

Nella tabella seguente troverai 3 colonne:
Nella prima colonna trovi esempi di frasi che noi adulti diciamo comunemente e che sminuisce l’autostima e fa sentire… “sfigati”.
Nella seconda colonna trovi una descrizione dell’effetto che la frase potrebbe avere sul bambino.
Nella terza colonna trovi l’antidoto, cosa potremmo dire o fare in sostituzione per non ferire o condizionare il bambino.
NOTA: mentre leggi le frasi è utile chiedersi: io come mi sentirei al posto del bambino? Io come mi sentivo quando me lo dicevano con tono rabbioso e duro? Ora come mi sentirei?

FRASE AL VELENO

EFFETTO SU TUO FIGLIO

ANTIDOTO

1° “Ma sei scemo?!”

Ops!… ero convinto di no… ma se lo dici tu mi fai venire i dubbi

Che umiliazione…Che tristezza…Ti sto deludendo…

Allora non sono normale, sono proprio scemo

Nessuno è scemo. Cosa vuol dire per te essere “scemo”? Prima di agire, prova a osservare in te cosa ti ha infastidito dell’atteggiamento di tuo figlio tanto da non poterti trattenere e dovergli dire che è scemo (cosa che, siamo certi, non pensi veramente).

“Lo so che non lo hai fatto/detto volontariamente”.

“Che cosa non ti è chiaro? Che cosa non hai capito?”.

“Vuoi che te lo ripeta?”(cerchiamo di mettere in discussione la nostra comunicazione al posto della sua capacità di capire o non capire).

Aiutalo a risolvere invece di giudicarlo.

2° “Scommettiamo che non ci riesci?”

Se inizi così proprio tu che dovresti darmi fiducia…

Non credi in me e quindi non valgo nulla, non sono capace…

Se lo dici tu, ti credo, non ci riuscirò

Perché non dovrebbe riuscirci?

“Prova”

“Riprova ancora… con calma… dai che ce la fai”

“Uhm… secondo te cosa è andato storto? Come potresti fare per riuscirci?”

3° “Che disastro!!”

Ma stavo giocando! Non è un disastro! Pensavo fosse creatività!

Che vergogna!… che umiliazione! E io che pensavo… e io che ero così felice di provarci!

Ti ho deluso?!…

Non bisogna osare e tentare di fare cose nuove, sbagliare non va bene e fare “disastri” neanche.

Davvero hai messo al mondo un disastro? Disastro è una bomba nucleare, i bambini in Bolivia che lavorano in miniera, un politico italiano è un disastro, l’inconsapevolezza e l’infantilismo degli adulti possono essere un disastro ma di certo non una scatola di pennarelli caduta a terra, un bicchiere rotto, dell’acqua rovesciata, un disegno, vestiti e capelli sporchi di fango, ecc.

“Come possiamo pulire?”, “come possiamo rimediare?”.

“Ti sei divertito? Adesso vieni e ti dò i vestiti puliti”.

“Quanti sono questi pennarelli! Raccoglili/raccogliamoli tutti”.

“Ti piace rovesciare l’acqua eh?! Sul tavolo non è il massimo, vieni che ti dò una bacinella e dei bicchieri di plastica”.

4° “Lascia, basta… faccio io che facciamo prima”

Ops… sono troppo lento…Non sono capace…Gli sto facendo perdere tempo…

“Prova… riprova… non ti preoccupare… io aspetto” (se non hai tempo trovalo o inizia prima a fare le cose – l’organizzazione e l’anticipo dei tempi sono la prima arma ninja che ogni genitore dovrebbe conoscere). Se invece come spesso accade, capita proprio quando il tempo non è ben organizzato, possiamo garantirti che qualche minuto in più speso per accordarti ai tempi di tuo figlio non comporta un reale ritardo o viene presto recuperato successivamente).

“Mentre riprovi io finisco di far partire la lavatrice, se hai bisogno mi chiami”.

5° “Non sei capace!”

Davvero?… Non credevo… Ma se lo dici tu… Non sono capace.

Perché questo pregiudizio? Magari ha solo bisogno del tuo aiuto.

“Secondo te come mai non riesci?”.

“Lo trovi difficile?”.

“Prova… Prova ancora”.

6° “No! Fermo! Non si fa così!… Ma chi ti ha insegnato?!… Dammi qua…. Così si fa no?!”

(con un tono giudicante e infastidito)

Veramente volevo provare… Stavo per farcela…

Volevo capire… aspetta!… Volevo riprovare…

Va beh… forse bisogna essere più veloci, subito pronti, io proprio non sono capace allora…

Lascia che il più possibile possa sperimentare da solo. Se vuoi correggerlo perché quello che sta facendo è pericoloso valuta la possibilità di farlo con lui riducendo il pericolo o di mostrargli virtualmente le conseguenze senza paura, sgridate o spaventi.

7° “Sbrigati! Muoviti!”

Ecco… sono troppo lento…

I miei tempi (e quindi io) non vanno bene a mamma e papà…

Non vado bene…Non sono efficace… Li deludo = non sono degno di essere amato.

Fai il possibile per adattarti ai suoi tempi. Soprattutto nel primo ciclo settennale (0-7 anni) dove abbiamo il massimo della sperimentazione. Potrai iniziare successivamente una sorta di svezzamento quando ti accorgerai che inizia a prendere in considerazione i bisogni degli altri.

Se invece bisogna proprio andare e non c’è tempo:“Tesoro dobbiamo proprio andare… lo so che ti dispiace… finisci di legarle in macchina le scarpe… vieni”(se non ti segue, puoi prenderlo in braccio con dolcezza e portarlo con te).

Se ti capita di non avere i tempi allineati con tuo figlio nella quotidianità, ricordati che lui non ha responsabilità e non c’è nessun motivo per sollecitarlo ad affrettare i tempi. Sei tu l’adulto “esperto” di vita che hai bisogno di conoscere i suoi tempi fisiologici e migliorare l’organizzazione famigliare.

8° “Non riesco a cavar niente di buono da lui”

Bhè io in me ci credo… in teoria… ma tu la sai più lunga… in teoria… quindi mi devo ricredere… e poi non voglio contraddirti… farò in modo di non deluderti, di confermare quanto dici e di diventare un mediocre.

Ok. Da ora in poi mi autosaboterò per confermarti che hai ragione!

Se possibile, evita di dire questa frase.

Fai un elenco di tutte le qualità che gli riconosci e concentra la tua attenzione solo su quelle per un po’ di tempo.

Domandati da dove arriva la tua frustrazione (forse temi come genitore di non aver saputo far suonare in armonia le sue corde?) Le sue azioni toccano tue ferite aperte? Forse la tua svalutazione? Forse la tua insicurezza?

9° “Stavo così bene quando non c’eri… avevo più tempo… Nessuno che mi chiamava ogni secondo…”

Come per la frase precedente, prova a essere al posto di tuo figlio e domandati come potresti sentirti anche tu.

Se stai pensando che è inutile metterti nei suoi panni, che non sarebbe la stessa cosa perché in fondo dici queste parole che ogni tanto ti scappano perché davvero se le merita, davvero occupa con insistenza ed egoismo tutto il tuo tempo e senza motivi seri…. Bhè… ti suggeriamo di domandarti innanzitutto qual è la tua frustrazione che si nasconde dietro (forse eccessiva stanchezza, bisogno di staccare o di evadere, delusione perché immaginavi diverso il ruolo di genitore, delusione perché ti credevi un genitore migliore, più paziente e accogliente, ecc.) e di cercare di risolvere quella. In più ti suggeriamo di approfondire attraverso gli altri nostri testi il tema dell’egocentrismo e del soddisfacimento dei bisogni. Potranno aiutarti a gestire meglio la relazione, a capire meglio tuo figlio senza dover toccare livelli limite che ti portano poi a dire frasi di questo tipo a cui magari non credi veramente. Se invece davvero ti sei reso conto che un figlio era meglio non averlo, adesso c’è e non possiamo piangere sul latte versato o delegare a lui la responsabilità del nostro malessere. Affronta il tuo disagio personale senza coinvolgerlo o accusarlo.




Come comunicare al meglio con tuo figlio e usare sempre frasi, toni e atteggiamenti che lo aiutano a essere se stesso e non essere deviato dai condizionamenti esterni?

Queste sono solo 9 delle 19 frasi che condizionano l’autostima dei bambini analizzate nel libro più prenotato e atteso del 2015 Smettila di Programmare Tuo Figlio.

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