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venerdì 30 novembre 2018

L’uomo come padre: il grande assente dal “dibattito”

In queste “reti sociali”, almeno tra i miei contatti me compreso, è tutto un parlare di questioni religiose, politiche, culturali, economiche e sociali. Mai una volta che qualcuno accennasse a se stesso in quanto genitore. 

Foto: La fuga di Enea da Troia, Barocci (© Galleria Borghese, Roma)

Al massimo lo si fa indirettamente, in occasione dei compleanni o dei successi scolastici o sportivi dei figli (io no perché mi guardo bene dal pubblicare le foto dei miei figli qui).

Invece bisognerebbe parlare eccome dell’esser genitori, perché la nostra vita vera non è la “crisi in Medioriente” o l’ultima uscita di Saviano… Quelli (e sono in quantità indefinita) sono problemi che certo possono avere dei riverberi, anche importanti, sulle nostre vite, ma non sono la nostra vita. Cioè, non sono il banco di prova sul quale, fondamentalmente, si misurerà se abbiamo fallito o meno la nostra missione (se abbiamo messo al mondo dei figli, beninteso).

Padri e madri lo siamo sempre, e ciò ci mette alle prova dalla mattina alla sera, e pure la notte, quando si hanno dei bimbi piccoli che non dormono. Per le madri, almeno loro, il discorso è un attimo diverso, in quanto loro dell’esser madri e della fatica e della responsabilità (e della gioia e delle soddisfazioni, intendiamoci) che ciò comporta parlano e scrivono quando s’incontrano e quando scrivono su Facebook eccetera. 
Ma per i padri è come se la questione non li sfiorasse ...

mercoledì 10 settembre 2014

Sulla sovranità popolare

di Vincenzo Zamboni

Quanto si è "troppo giovani" , o "troppo vecchi" per governare?
Quando e perché si è "competenti" o "Incompetenti" su qualcosa?
Alessandro Magno a trent'anni aveva già conquistato un impero: è davvero importante, questo?

In realtà, il problema sostanziale sta nel fatto che non c'è bisogno di alcun "padre di famiglia" a dirigere il prossimo, né giovane né anziano, né competente né incompetente.
C'è bisogno di sovranità popolare, non di padri.

Il padre e la madre servono ad allevare i bambini, attività che, peraltro, in un mondo un po' più sano di quello in cui ci troviamo a vivere, dovrebbero essere allevati da una comunità, con spirito tribale. Ai tempi degli "Indiani metropolitani" tale metodo ha funzionato benissimo, e funziona ancora oggi, per i pochi superstiti.

La gestione delle decisioni, nelle tribù pellerossa, avveniva attorno al fuoco, con la partecipazione di tutti alla discussione: "tutti" significa anche i bambini .
Solo in questo modo si diventa adulti membri di una comunità autonoma, autosovrana.
Un risultato del tutto simile si può ottenere anche oggi, attraverso i referendum deliberativi senza quorum, di modo che ogni delega attribuita ai rappresentanti civili sia intesa come provvisoria, in quanto comunque soggetta alla volontà popolare quale ultimo agente decisionale.
"Io ti incarico di rappresentarmi alla formazione di norme e decisioni, ma l'ultima parola decisionale è comunque mia, poiché posso sia annullare le tue decisioni che emanarne di autonome": così pensa ed agisce il membro di una comunità che esercita la sovranità popolare, invece della servitù rappresentativa.
Padri?
No, grazie ..