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sabato 25 luglio 2026

Per affrontare il caos, ripartiamo dalla geopolitica

Alla fine chi comanda il mondo?
Il disordine. 

Non c’è un ordine mondiale, né vecchio né nuovo, non c’è un impero sovrastante, universale, non c’è una società delle nazioni, un luogo neutrale super partes, riconosciuto da tutti, che sia arbitro, paciere e garante in caso di gravi situazioni di crisi. Non c’è nulla che somigli a un equilibrio tra potenze o un patto che metta in salvo il pianeta su alcuni rischi che riguardano tutti.

L’impero del disordine s’intitola il fascicolo di Rinascita, l’antica testata comunista, fondata da Palmiro Togliatti nel 1944, che fu la punta di diamante del disegno di egemonia culturale del Pci, diretta poi da eminenti esponenti del Partito e poi chiusa da anni, che rinasce ora, fedele al nome ma non al vecchio Pci, con Goffredo Bettini. 
Rinascita chiama a raccolta autori e politici per capire il caos globale e come muoversi. È una sfilata di nomi che appartengono alla sinistra, fino al “progressista” Giuseppe Conte, ma con due intrusi, Pietrangelo Buttafuoco ed io, invitato a scrivere un saggio sul tema...

martedì 6 gennaio 2026

Su Europa, satellite di Giove, c'è una civiltà?

 
Si, secondo l'astrofisico Boris Rodionov.

Questa intervista, fatta all’astrofisico russo Boris Rodionov, apparve sul quotidiano “La Stampa” il giorno 30 gennaio 1998. I quesiti furono posti da Giulietto Chiesa. Buona lettura.

“Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione è stata unanime: ma sono sistemi di oleodotti sotto una coltre di ghiaccio. Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri“.

Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Università di Mosca), racconta la sua "scoperta" con aria divertita. Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che sta ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto. 

E quelle che hanno attirato l’attenzione di Rodionov, e non solo la sua, mostrano la superficie di Europa. “Strane, troppo strane per non far pensare – dice il professore -. Basta esaminarle con attenzione per escludere subito che si tratti di fessure naturali, di incrinature di tipo geologico“. 

Rodionov confuta in questo modo la tesi di molti planetologi, che interpretano quei segni come fratture causate dalle forze di marea esercitate da Giove: da queste fratture, secondo la tesi che Rodionov nega, uscirebbe acqua allo stato liquido, che poi si rapprenderebbe rapidamente ...

sabato 27 settembre 2025

Il progresso.. cos'è ?

 
Il «Progresso» è un nome che definisce la qualità di un movimento. Esso infatti indica un movimento dotato di una direzione, un movimento orientato. 
Si dovrà inoltre aggiungere che la direzione si determina a partire da un punto di approdo, che viene giudicato anticipatamente migliore rispetto al punto di partenza.

Fenomenologicamente, infatti, il progresso è un mutamento che viene allo stesso tempo percepito e valutato, giacché oltre a possedere un orientamento viene giudicato necessario o auspicabile, perché migliorativo rispetto a ciò che lo precede.

Poiché però la coscienza lo percepisce e lo valuta come qualcosa che ancora non si è manifestato ma è appunto solo in procinto di manifestarsi, esso costituisce in realtà il fenomeno di una anticipazione.

Il progresso si inscrive cioè nella coscienza anticipatrice come correlato di un atto valutativo. Si tratta di valutare non una cosa e dunque un oggetto di valore, ma un movimento che, nella dialettica dei tempi, può essere definito al futuro, nel senso che verrà o è venuto «dopo» rispetto un «prima» che costituisce il suo inizio e la sua premessa...

giovedì 19 giugno 2025

Dal lenzuolo al divano, Israele torna buono

 di Pasquale Liguori

Non pochi avevano creduto - ingenui - a un barlume di rinsavimento del sistema. Persino i media liberal padronali (Repubblica, Corsera, Mentana & co.), dopo mesi di complicità, sembravano accorgersi che a Gaza si stava consumando un genocidio. 

Addirittura, il PD balbettava qualcosa del genere e quelli del “né con… né con…”, del “7 ottobre condannato senza se e senza ma” in premessa, si erano messi in marcia. 

E via poi con Ong, Onlus, Pro Loco, scout, festival, tavoli per la pace, arcobaleni, gruppi facebook infervorati. Tutti in un nuovo coro, allineato. Con le loro grafiche emotional da “ultimo giorno”, i leggiadri hashtag solidali, le bianche lenzuola stese e quei cinque minuti di buio programmato per dar luce alle coscienze.

Ricorderemo questo vivace mese di redenzione ...

domenica 9 febbraio 2025

Lettere nella storia: “Perché la guerra?”, chiese Einstein a Freud

Il prezioso carteggio tra due giganti della scienza moderna: “l’uomo ha dentro di sé il piacere di odiare e di distruggere”, scrisse il padre della relatività interrogando il padre della psicanalisi.

di Carlo di Cicco

“Tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra”. 

È l’ultima riga di uno scambio di lettere tra giganti delle scienze moderne: Albert Einstein e Sigmund Freud. Entrambi convengono che la guerra è il convitato di pietra stabile nella storia umana. 
Il prezioso carteggio risale al 1932, ma profuma di attualità poiché la guerra rimane minaccia irrisolta. Anzi le speranze di superarla permangono fumose e faticano a concretarsi sul piano educativo, civile e politico. La specie umana resta un coacervo di bene e di male, impreparata a scegliere stabilmente tra pulsioni distruttive, aggressive e pulsioni che tendono, invece, a unire. 

Perché la guerra? È l’interrogativo capitale che il padre della relatività e il padre della psicoanalisi cercarono di risolvere, riuscendovi solo in teoria, non nella pratica. Le guerre, magari circoscritte, si combattono tuttora più sofisticate e sanguinose e con armi più micidiali e devastanti. Nessuna garanzia si ha contro l’uso, magari accidentale, dell’arma nucleare che sancirebbe la fine dell’umana avventura. Le due lettere sono specchio di una lentissima liberazione umana dagli istinti di morte ...

mercoledì 5 febbraio 2025

Civiltà umana al bivio: verso la sovrabbondanza o il collasso autoritario?

 
Un nuovo studio scientifico svela che la civiltà industriale è in declino, ma l’umanità potrebbe compiere un “balzo da gigante” evolutivo grazie all’energia pulita e alla tecnologia. Tuttavia, il populismo autoritario rischia di bloccare questa trasformazione.

La civiltà umana è a un bivio critico. Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Foresight, l’attuale ciclo di vita della civiltà industriale sta per concludersi. Questo non segna necessariamente un punto di non ritorno, ma potrebbe rappresentare l’alba di una nuova era: una civiltà postmaterialista caratterizzata da energia pulita, sovrabbondanza tecnologica e un sistema socioeconomico distribuito e sostenibile. Tuttavia, questa transizione potrebbe essere ostacolata da crescenti politiche autoritarie e centralizzate, spesso guidate da populismi di estrema destra.

Il documento, redatto dal teorico dei sistemi Nafeez Ahmed, membro del Club di Roma e figura di spicco nella Earth4 All Transformational Economics Commission, analizza secoli di dati storici e scientifici per spiegare l’ascesa e il declino delle civiltà. Il lavoro di Ahmed identifica quattro fasi nel ciclo di vita delle civiltà: crescita, stabilità, declino e trasformazione ...

domenica 6 ottobre 2024

Demolizione controllata della Civiltà

Immagine: Il corso dell’impero: Distruzione, di Thomas Cole 1836

di Piero Cammerinesi 

I primi segnali della new wave della post-modernità distopica  li abbiamo avuti con le due – anzi le tre – torri.

Con la loro demolizione controllata, spacciata per crollo causato da due aerei civili dirottati.

Se ancora qualcuno avesse dei dubbi sul reale svolgersi dei fatti a ventitre anni dall’evento, si riguardi l’ottimo lavoro di Massimo Mazzucco, La Nuova Pearl Harbor ... 

martedì 16 gennaio 2024

Cos’è la Scala di Kardašëv e quanto è sviluppata oggi la civiltà umana

Quanto è evoluta la nostra civiltà rispetto al resto dell'universo?

Una delle domande che l’essere umano si pone dall’alba dei tempi è “Siamo l’unica civiltà nell’universo?”. 

Partiamo con il considerare un dato di partenza: quanto è grande questo universo? 

Difficile dare una risposta univoca a questa domanda, ma tra i dati più interessanti c’è quello che indica che il diametro della sfera dell’universo osservabile sia pari a circa 93 miliardi di anni luce. 
Per rendere leggermente l’idea, un anno luce è la distanza che percorre la luce in un anno, ovvero:

299792,458 km/s x 60s x 60 min x 24h x 365,25 giorni = 9 460 730 472 580,8 km

Ora, moltiplicate quel risultato per 93 miliardi. Beh, sembra ci sia proprio tanto spazio anche per altre civiltà… Non è questo però il momento per discutere di alieni e altri esseri viventi della galassia, ma per parlare di uno degli argomenti più controversi dell’astronomia: la Scala di Kardašëv ...

domenica 15 gennaio 2023

Morte cosa sei?

La Vita INFINITA - la vita Terrestre - La Vita oltre la vita...
La MORTE nel pensiero Umano


La morte viene "mostrata", ma non affrontata dal $istema e da coloro che ne sono indottrinati – il $ist€ma (religiosopolitico e finanziario) attuale si regge sul crimine, la frode, la falsità, la guerra, il terrorismo, generando schiavitù e paura negli abitanti della Terra e quindi tanto dolore, per mancanza dell'attuazione pratica della Legge dell'AmOr - per uscire da questo "matrix" (sistema criminale di schiavitù totale) vedi: Sovranità Individuale

Mostrare la morte, ci dicono, rende le persone ancora più impaurite ed attaccate alle poche certezze che hanno. Ma nonostante ciò, non se ne parla mai in modo approfondito. In genere le persone NON la affrontano, anzi la sfuggono, magari facendo le corna…

In realtà la vita vissuta (il passato) è già parte della nostra morte personale, quindi da quando nasciamo, stiamo già morendo a poco a poco, non solo come esperienza di vita, ma anche come fisico, invecchiamo a poco a poco fino a morirne ...

sabato 14 gennaio 2023

Dov'è finita l'ideologia?

 di Daniele Di Loreti

All’origine l’ideologia era una scienza che, sulla scia della corrente illuminista, applicava le più avanzate conquiste del sapere, allo studio dell’origine delle idee. Applicando il metodo scientifico gli ideologi cercavano di risolvere i problemi sociali.

Oggi il concetto di ideologia è mutato drasticamente, e il risvolto passionale che esso implica sopravvive ormai solo nell’immaginario collettivo.
L'ideologia oggi è il cieco ed ottuso schieramento che spinge gli adepti a sostenere qualsiasi "verità" professata dall'istituzione o l'autorità di riferimento. Gli individui sostengono la genuinità delle decisioni che determinano le loro vite ed il destino sociale, con lo stesso coinvolgimento emotivo ed atteggiamento, nonché la medesima partecipazione di una tifoseria sportiva. Purtroppo la massa è assuefatta ai dogmi.

Come spero sia chiaro, la struttura politica economica sulla quale si basa la nostra società è obsoleta, ed in quanto tale, non è solamente inutile, ma è la principale causa della tragica situazione di schiavismo camuffato in cui verte l'intera umanità, è la causa della necessità di lavoro, è la causa della fame, dell'inquinamento, della violenza sotto ogni sua forma e del basso livello intellettuale e culturale in cui verte la stragrande maggioranza degli esseri umani e fondamentalmente è il principale ostacolo all'avanzamento scientifico che, per quanto possiamo demonizzarlo, è il reale fautore di quel poco di miglioramento dello stile di vita ottenuto dall’uomo.

Un sistema che non offre nulla di buono, ma al contempo genera le peggiori piaghe sociali, in una civiltà sana verrebbe essere ripudiato, mentre allo stato attuale viene sostenuto, difeso e propagandato dalle sue stesse vittime, l'umanità intera. Perché? ...

lunedì 12 dicembre 2022

Quando la menzogna diventa una virtù, la civiltà è condannata

 di Barry Brownstein

Il famoso professore di psicologia, Jonathan Haidt, ha pensato ai pericoli di affermare qualcosa in cui non crede. Mentire diventa necessario affinché Haidt mantenga la sua posizione professionale.

Foto: macchina della verità

Per altri la posta in gioco è ancora più alta: se non mentono, potrebbero perdere il lavoro. A Nicole Levitt, ad esempio, è stato chiesto dalla sua organizzazione di accettare che "i bianchi sono razzisti". I medici sono stati minacciati di perdere le credenziali professionali, o la loro abilitazione, se avessero parlato pubblicamente dei loro disaccordi riguardo l'ortodossia del vaccino COVID.

Haidt crede che la verità sia il telos, la stella polare, delle università. Aggiungere un secondo telos di giustizia sociale è impossibile. 
Haidt disse anni fa: “Il conflitto tra verità e giustizia sociale rischia di diventare ingestibile [...]. Le università che cercano di onorare entrambe dovranno affrontare una crescente incoerenza e conflitti interni”.

Di recente Haidt è stato messo alla prova nei confronti del suo dovere verso la verità quando la sua associazione professionale – la Society for Personality and Social Psychology (SPSP) – ha stabilito nuove linee di politica per i membri quando avrebbero dovuto presentare le loro ricerche. Alla convention annuale della SPSP si doveva includere una dichiarazione che spiegasse “se e in che modo la presentazione promuove gli obiettivi di equità, inclusione e antirazzismo della SPSP” ...

martedì 26 luglio 2022

Il Grande Reset: come far tornare indietro le lancette della civiltà

 
di Birsen Filip

La pandemia di Covid-19 ha mostrato una fusione senza precedenti degli interessi di grandi e potenti corporazioni con il potere dello stato. 
I politici in molti Paesi non sono riusciti a rappresentare gli interessi dei propri cittadini e a tener fede alle proprie costituzioni e carte dei diritti. 

In particolare, hanno sostenuto i lockdown, gli obblighi di vaccinazione, la soppressione di una varietà di opzioni di trattamento precoce, la censura delle opinioni dissenzienti, la propaganda, l'interferenza nella sfera privata degli individui e la sospensione di varie forme di libertà. Tutte queste politiche e misure sono state progettate a livello centrale dagli ingegneri sociali.

I globalisti, ossessionati dal controllo sociale, hanno deciso di approfittare della pandemia per aumentare il loro potere autoritario. 
Tra questi spicca Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF). 

Nel giugno 2020 ha affermato che "la pandemia rappresenta una finestra di opportunità rara ma ristretta per riflettere, reimmaginare e resettare il nostro mondo". Secondo lui "ogni Paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare e ogni industria, da quella petrolifera e del gas a quella tecnologica, deve essere trasformata" ...

lunedì 11 luglio 2022

E' un angolo di paradiso ma anche l'isola più pericolosa al mondo

di Laura Tirloni

Esiste un'isola chiamata North Sentinel, situata nel Golfo del Bengala, ricoperta da una vegetazione affascinante ed incredibili spiagge dalle acque trasparenti. Ma un segreto oscuro sembra nascondersi dietro questo paradiso terrestre.

Infatti North Sentinel è considerata l'isola più pericolosa al mondo.

Qui, infatti, vive una tribù di indigeni, i sentinelesi, stimati tra i 50 e i 400 individui, che rifiuta da sempre qualsiasi contatto con il mondo esterno e accoglie quelli che cercano di avvicinarsi alle coste con una pioggia di frecce e lance.

Il governo locale, da parte sua, ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di interferire con la vita e le abitudini della popolazione che da sempre vive in completo isolamento dal mondo, dedicandosi alla raccolta di frutti, alla caccia e alla pesca.


Per questi motivi e soprattutto per il fatto di non aver sviluppato difese immunitarie verso malattie comuni il cui contatto potrebbe sterminarli, il movimento 'Survival international' li ha definiti la popolazione “più vulnerabile del pianeta”....

venerdì 3 giugno 2022

Oikofobia e cancel culture: due facce della stessa medaglia

"Oikos”, in greco, vuol dire “casa”.
La cancel culture è allora una forma particolarmente radicale dell’oikofobia, ovvero dell’odio di sé che contamina l’Occidente

di Michelangelo Longo

L’oikofobia è stato il cavallo di battaglia del filosofo conservatore Roger Scruton

Coniò il termine per esprimere la repulsione che una parte del mondo occidentale provava (e prova) per se stesso, per le proprie istituzioni, la propria storia, la propria casa (in greco oikos). Nel magnifico libro "Sulla caccia" paragona questo sentimento alle ribellioni di un adolescente quando la sua famiglia comincia a diventargli stretta.

Dal punto di vista sociale esiste una cultura “oikofobica” per eccellenza, la cultura progressista, che, rifiutando tutto dell’Occidente (i modelli di sviluppo, la storia, la cultura, etc), è approdata al relativismo globale e alla cancel culture. Quest’ultimo passaggio è estremamente interessante: non potendo “riformare” la società, si procede all’eliminazione dei fondamenti culturali e storici. 

Non è una storia nuova, dai roghi dei libri del nazismo all’eliminazione dei kulaki ucraini da parte dell’Unione Sovietica, gli episodi di cancel culture si sono esplicitati sotto il cappello di diverse ideologie al grido: se la realtà non si piega alla mia idea, tanto peggio per la realtà ...

venerdì 8 aprile 2022

NATO e Russia: due spacconi, un pericolo reale

 
di Tom Luongo

Ci sono così tante angolazioni da cui vedere la guerra in Ucraina. Ho fatto del mio meglio per coprirne alcune in modo da avere un'idea del perché siamo dove siamo... ovvero, diretti verso un conflitto molto più grande.

Nonostante il mio profondo cinismo, sono essenzialmente un ottimista: tendo a vedere opportunità che portano l'umanità ad allontanarsi da qualsiasi tipo di soluzione finale. Ed a volte ciò significa dover guardare oltre le condizioni di confine del conflitto attuale e vederlo nel contesto più ampio di ciò che l'umanità sta cercando di ottenere.

Quindi, ricordate, la lettura degli eventi in corso è attraverso i miei occhi. C'è una soluzione anche se le cose sembrano cupe, perché l'umanità si è sempre tirata indietro dal peggiore dei suoi eccessi quando si è confrontata personalmente con essi.

Nella seconda guerra mondiale i "buoni", gli Alleati, sconfissero i "cattivi", l'Asse, principalmente i nazisti. Non sono uno che sottoscrive tale caricatura degli eventi, so che i problemi sono molto più profondi di così.

Durante la guerra la propaganda di entrambe le parti diventa l'apice del riduzionismo: l'altro lato è cattivo.

Putin, da parte sua, definisce gli ucraini allo stesso tempo fratelli della Russia e nazisti, esagerando il genocidio dei russi nel Donbass. Mentre negli Stati Uniti definiscono i russi solo con nomi che normalmente riserviamo alle formiche che invadono la nostra cucina ...

giovedì 2 luglio 2020

I colpevoli

di Francesco Salistrari

Mi piacerebbe condividere e non rubare o esser derubato dei pensieri che popolano il mio mondo.

Non troppo diversi, né troppo distanti da quelli di chiunque altro. Né originali, né illuminanti, né geniali, ma semplici e diretti, riflessioni ad alta voce sbuffate nella baruffa di ogni giorno.

L’esigere attenzione a tutti costi, come un bambino capriccioso, non mi appartiene per niente, per cui scrivo su questa pagina per tutti e nessuno, lasciando queste parole a seccare fino al loro sparire.

E non posso non guardarmi intorno smarrito, osservando il nostro tempo, con occhi sperduti e colpevoli.

Perché quello che vediamo è nostra, e nostra soltanto, responsabilità collettiva.
E’ inutile dare la colpa ai banchieri, ai truffatori, ai politici, ai criminali, o a qualsiasi risma d’umanità che ci cammina accanto.

Se in una terra, maledetta dagli uomini, condannata da un’immane stupidità travestita da scaltrezza, vengono ammassate tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici, la colpa è collettiva.

Ed i rifiuti solo scarti di queste anime dannate dalla cupidigia e dalla brama di possesso ...

lunedì 22 giugno 2020

Le immagini nella pietra

di Paolo Bergamo

Una ricerca sul comportamento umano, iniziata oltre 30 anni fa, mi ha costretto a pormi domande sempre più numerose. Per rispondere alle domande, ho dovuto ricorrere a quanto è stato scoperto nelle discipline scientifiche più disparate.

A poco a poco, mi sono accorto che esiste un'interattività totale nelle numerose conoscenze che sono state divise in molteplici specializzazioni settoriali.

Quindi mi sono trovato di fronte al problema di percorrere una via a ritroso, riunificando in un'unica disciplina, quanto conosciuto settorialmente.

Ho scoperto più tardi che questa Unica disciplina venne detta "ontologia" (studio dell'origine) e che per applicarcisi, non bisogna pensare di partire da un punto di vista ben determinato e non bisogna avere né pregiudizi né convinzioni razziste, religiose, politiche.

Ben presto mi accorsi che questo studio si scontra duramente con i sistemi di insegnamento che sono stati imposti nei vari Paesi perché ogni Paese porta con sé, negli Istituti di formazione, alcune basi fondamentali, religiose, politiche ed economiche.

Ogni Paese, cioè, pretende di migliorare la sua Cultura e il suo benessere, (allargare le proprie conoscenze) avanzando tecnologicamente ma rimanendo sempre legato a concetti assoluti (spazi di pensiero con dei confini ligi) che vengono detti "tradizioni" e che rispecchiano delle conoscenze ataviche, di tempi, nei quali, la vita privata, economica e sociale, era molto diversa.

Ora, pretendere di allargare le proprie conoscenze (allargare i confini del pensiero), senza espandere i principii di base sui quali viene formulato ogni pensiero, è inconciliabile ed è alienante.
Pretendere di vivere socialmente in pace nel 2.000 dopo Cristo, così come non si viveva in pace, 3.000 anni fa, equivale a chiudersi dentro la sfera sociale di un tempo remoto e pretendere di proiettare la propria persona in un futuro che non si può né capire né conoscere, né accettare. La situazione che si crea è utopistica e crea solo disagio e malessere. E ciò è la causa di quanto sta accadendo nella nostra Civiltà ...

lunedì 17 giugno 2019

Tribù che non sanno che il resto del mondo esiste

di Valentina Romano

Immaginate una vostra vita ancestrale direttamente in contatto con la natura sopravvivendo alle catastrofi naturali senza alcun aiuto da tecnologia e solide abitazioni.


Immaginate di andare indietro nel tempo, almeno di mille anni, quando le persone vivevano di tutto ciò che trovavano nelle foreste vicine, nei fiumi e nel mare.

Tutti i filmati che avrete visto in proposito mostravano come era la vita prima che si sviluppasse la civilizzazione, ma adesso voglio farvi un ritratto non tanto dello stile di vita seguito dagli esseri umani di quei tempi lontani ma bensì di alcuni gruppi tribali che vivono nei nostri giorni ...

giovedì 25 aprile 2019

Che cos'è la preistoria?


Ogni epos è fatto di storia e mito; e la nozione di «preistoria» è un pregiudizio occidentale

di Francesco Lamendola

Che cos'è la preistoria? 

La risposta tradizionale a questa domanda è: «il periodo della storia dell'umanità precedente l'invenzione della scrittura».

Prendiamo, a caso, un testo di buon livello, come il «Dizionario di preistoria» di André-Leroi Gurhan ((titolo originale: «Dictionnaire de la préhistoire», Presses Universitaires de France, Paris, 1988; traduzione italiana a cura di Marcello Piperno, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1991, vol. 1, p. 497:

«… Il suo fine è quello di ricostruire la storia degli uomini dalle origini sino alla comparsa dei primi testi […]; non disponendo di documenti scritti, essa si basa essenzialmente sull'esame dei resti della presenza umana, resti generalmente provenienti dagli scavi archeologici.» 

Tuttavia, dal momento che - come tutti sanno - la scrittura compare in tempi diversi nei diversi luoghi, mentre presso numerose popolazioni non compare affatto sino a quando non viene importata ed imposta dall'Occidente moderno, ne deriva che non di «preistoria» si dovrebbe parlare, al singolare; ma, semmai, di «preistorie», al plurale. Il che significa relativizzare, e di molto, un concetto che pareva «assoluto». 

Ma che dire di quei popoli i quali, pur non avendo una scrittura, furono contemporanei di altri popoli, che invece l'avevano, e che ce ne hanno lasciato numerose testimonianze scritte, come è il caso degli antichi Celti, di cui parlano le fonti greche e latine? ...

mercoledì 12 settembre 2018

Il Regno di Akakor

Nel cuore delle foreste amazzoniche giacciono incredibili città sotterranee. L’inchiesta di Brugger, pagata con la morte, svela antichissime tradizioni degli indios, ultimi eredi di esseri stellari.

L’avventura di Karl Brugger, giornalista tedesco, ha inizio in un bar di Manaus, in Brasile, il 3 marzo 1972.

(A sinistra: Mappe disegnate nel 1970, si suppone che mostra le due parti di Akakor, a sinistra fuori terra, sulla destra, sotto terra.)

La lunga permanenza nelle foreste amazzoniche e la profonda conoscenza delle tradizioni indios, gli permettono di entrare in contatto con Tatunca Nara, ultimo capo della misteriosa "tribù degli alleati eletti", gli Ugha Mongulala.

Il racconto che segue, conservato nei libri sacri de La Cronaca di Akakor, noti come Il Libro del Giaguaro, Il Libro dell'Aquila, Il Libro della Formica e Il Libro del Serpente d'acqua, segnò per sempre la sua vita.

Nel 13.000 a.C. brillanti navi dorate scesero nelle giungle lussureggianti del Sudamerica guidate da maestosi stranieri con la carnagione bianca, il volto contornato dalla barba, folta chioma nera con riflessi blu, sei dita alle mani e ai piedi.