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lunedì 14 agosto 2023

Cancel Culture, chi controlla il passato controlla il futuro


di Ivan Petruzzi

Cancel culture
, la cultura della cancellazione, un concetto che nasce e che si sviluppa fortemente negli Stati Uniti subito dopo l’avvento dei social media, per poi propagarsi e rimodularsi negli anni successivi con una certa veemenza, tant’è vero che nel 2019 il dizionario australiano Macquarie ha eletto il concetto “cancel culture” come la terminologia dell’anno.

Definire con precisione la cancel culture, però, è un’operazione piuttosto difficile, soprattutto in questa “società liquida”, come la chiamava Bauman, una società che per sua natura si decompone e si ricompone rapidamente, cambiando forma e significato.

La cultura della cancellazione non è esente da questa metamorfosi concettuale. 
Una cultura semovente che si è ramificata in direzioni differenti. Inizialmente, infatti, la cancel culture prendeva di mira personaggi noti e aziende. 
Al loro minimo errore, alla loro prima pecca e sulla presunzione di colpevolezza, si metteva in atto la macchina del fango che cancellava tutto quanto quel personaggio o quell’azienda aveva fatto fino a quel momento, per mettere in risalto solo quella che era la “macchia pubblica”, talvolta colpevoli di comportamenti ritenuti eticamente censurabili o politicamente scorretti ...

venerdì 3 giugno 2022

Oikofobia e cancel culture: due facce della stessa medaglia

"Oikos”, in greco, vuol dire “casa”.
La cancel culture è allora una forma particolarmente radicale dell’oikofobia, ovvero dell’odio di sé che contamina l’Occidente

di Michelangelo Longo

L’oikofobia è stato il cavallo di battaglia del filosofo conservatore Roger Scruton

Coniò il termine per esprimere la repulsione che una parte del mondo occidentale provava (e prova) per se stesso, per le proprie istituzioni, la propria storia, la propria casa (in greco oikos). Nel magnifico libro "Sulla caccia" paragona questo sentimento alle ribellioni di un adolescente quando la sua famiglia comincia a diventargli stretta.

Dal punto di vista sociale esiste una cultura “oikofobica” per eccellenza, la cultura progressista, che, rifiutando tutto dell’Occidente (i modelli di sviluppo, la storia, la cultura, etc), è approdata al relativismo globale e alla cancel culture. Quest’ultimo passaggio è estremamente interessante: non potendo “riformare” la società, si procede all’eliminazione dei fondamenti culturali e storici. 

Non è una storia nuova, dai roghi dei libri del nazismo all’eliminazione dei kulaki ucraini da parte dell’Unione Sovietica, gli episodi di cancel culture si sono esplicitati sotto il cappello di diverse ideologie al grido: se la realtà non si piega alla mia idea, tanto peggio per la realtà ...