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mercoledì 3 dicembre 2025

La resilienza non basta più: meglio l’exaptation

Meglio ribelli, resistenti o resilienti? 
La resilienza sembra offrire più prospettive, ma in termini evolutivi esiste qualcosa di ancora meglio: si chiama exaptation. 
Una breve esplorazione di alcuni termini di attualità, tra etimologia, scienze evolutive e pensiero complesso.

di Camillo Sperzagni

Ribellione, resistenza, resilienza: dalla cronaca all’etimologia

Da sempre l’umanità e gli individui hanno dovuto misurarsi con eventi naturali o sociali che ne hanno messo in pericolo la sopravvivenza o quantomeno la tenuta: ma come si è visto le strategie di fronteggiamento sono diverse, e così pure gli esiti che ne derivano.

Parlare di etimologia non è un puro esercizio di erudizione: le parole che scegliamo sono metafore che ci orientano e predispongono ad agire (George Lakoff). Per cui, se dobbiamo “misurarci contro un evento negativo” entriamo immediatamente in una metafora di combattimento, anche se l’evento non è necessariamente una persona.
“Misurarci “ (metafora: in realtà mica usiamo il metro), “contro” (altra metafora: l’evento non è di fronte a noi guardandoci in cagnesco)  un evento “negativo” (gli eventi non danno assensi né negazioni, sono semplicemente quello che sono).
L’etimologia in particolare è istruttiva in quanto rivela le metafore già nascoste nelle singole parole...

venerdì 3 giugno 2022

Oikofobia e cancel culture: due facce della stessa medaglia

"Oikos”, in greco, vuol dire “casa”.
La cancel culture è allora una forma particolarmente radicale dell’oikofobia, ovvero dell’odio di sé che contamina l’Occidente

di Michelangelo Longo

L’oikofobia è stato il cavallo di battaglia del filosofo conservatore Roger Scruton

Coniò il termine per esprimere la repulsione che una parte del mondo occidentale provava (e prova) per se stesso, per le proprie istituzioni, la propria storia, la propria casa (in greco oikos). Nel magnifico libro "Sulla caccia" paragona questo sentimento alle ribellioni di un adolescente quando la sua famiglia comincia a diventargli stretta.

Dal punto di vista sociale esiste una cultura “oikofobica” per eccellenza, la cultura progressista, che, rifiutando tutto dell’Occidente (i modelli di sviluppo, la storia, la cultura, etc), è approdata al relativismo globale e alla cancel culture. Quest’ultimo passaggio è estremamente interessante: non potendo “riformare” la società, si procede all’eliminazione dei fondamenti culturali e storici. 

Non è una storia nuova, dai roghi dei libri del nazismo all’eliminazione dei kulaki ucraini da parte dell’Unione Sovietica, gli episodi di cancel culture si sono esplicitati sotto il cappello di diverse ideologie al grido: se la realtà non si piega alla mia idea, tanto peggio per la realtà ...

mercoledì 17 febbraio 2021

Perché non siamo capaci di ribellarci?

Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all’infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo?

Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione, ingiustizia, ruberie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? 

Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati?

In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale. Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.

Il fatto è che CONOSCERE LA VERITÀ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno...

domenica 3 gennaio 2021

Accettazione e Distacco

di Luciana Mologni

Mi sono fatta una domanda, quante volte io ho accettato di buon grado ciò che la vita mi manda: la risposta è “MAI”; eppure la crescita individuale passa attraverso l’accettazione, al meglio delle nostre possibilità, di quello che la vita ci fa incontrare.

La non accettazione porta inevitabilmente alla sofferenza: il solo sentire questa parola ci crea uno stato di disagio o addirittura di rifiuto; gli atteggiamenti che scaturiscono sono diversi, passano dalla ribellione alla rassegnazione e infine ad un ‘accettazione.

La prima fase davanti ad una situazione difficile e non trasformabile si manifesta con la ribellione, le nostre emozioni in questo caso sono ancora dominate dalla personalità, ci sentiamo impotenti davanti ad una situazione non voluta e non controllata da noi, questo ci fa imbestialire, usiamo tutti i mezzi per cercare di dominarla, verifichiamo tutti gli aspetti e proviamo in tutti i modi a cambiarla.

La seconda fase, davanti all’inevitabile, scatta nella rassegnazione: anche se di fondo la rabbia permane, ancora non siamo convinti che non si possa sanare una situazione, non riusciamo ad accettare perché al termine accettazione diamo ancora il significato di rassegnazione passiva, di debolezza, di rinuncia ...