di Carlo di Cicco
“Tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra”.
È l’ultima riga di uno scambio di lettere tra giganti delle scienze moderne: Albert Einstein e Sigmund Freud. Entrambi convengono che la guerra è il convitato di pietra stabile nella storia umana.
Il prezioso carteggio risale al 1932, ma profuma di attualità poiché la guerra rimane minaccia irrisolta. Anzi le speranze di superarla permangono fumose e faticano a concretarsi sul piano educativo, civile e politico. La specie umana resta un coacervo di bene e di male, impreparata a scegliere stabilmente tra pulsioni distruttive, aggressive e pulsioni che tendono, invece, a unire.
Perché la guerra? È l’interrogativo capitale che il padre della relatività e il padre della psicoanalisi cercarono di risolvere, riuscendovi solo in teoria, non nella pratica. Le guerre, magari circoscritte, si combattono tuttora più sofisticate e sanguinose e con armi più micidiali e devastanti. Nessuna garanzia si ha contro l’uso, magari accidentale, dell’arma nucleare che sancirebbe la fine dell’umana avventura. Le due lettere sono specchio di una lentissima liberazione umana dagli istinti di morte ...








