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lunedì 11 maggio 2026

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Muntadhar al Zaidi era un oscuro cronista di un’emittente televisiva di Baghdad. Poi, nel 2008, è assurto agli onori dei media per aver tirato una scarpa a G.W. Bush, durante la conferenza stampa in cui il presidente USA, ormai in odore di licenziamento, affermava che l’Occidente aveva portato la democrazia e la pace in Iraq. 

Condannato per il suo gesto a tre anni di prigione, al Zaidi è diventato l’icona della ribellione spontanea, non tanto dell’islamico contro l’occidentale, quanto dell’uomo comune che si rivolta contro un potere globale che spaccia il liberismo per libertà, la speculazione per capacità imprenditoriale, il consumismo per benessere, la guerra per azione di pace e non per quello che essa realmente è: portatrice di morte e miseria. 

Che il lancio della scarpa di al Zaidi non sia stato un gesto razzista, religioso o ideologico, lo prova il fatto che il suo exploit è stato emulato da persone di varia collocazione sociale e confessionale, in luoghi e situazioni diverse, ma sempre aventi come bersaglio l’uomo di potere quando questi vuol far credere di essere terziario francescano, laddove è stretto parente di Jessie James. 

E poiché al vertice della piramide del potere mondiale si sono insediati gli Stati Uniti d’America, succede che il loro presidente incarni la perfetta icona contro cui indirizzare gli strali delle più articolate contestazioni...

giovedì 16 aprile 2026

I media occidentali e l’architettura del consenso

di Mustafa Fetouri

La «vittoria» moderna si prepara molto prima di sparare il primo colpo. È preparata con una sofisticata architettura di consenso prefabbricato, in cui l’inganno politico e la complicità dei media trasformano aggressioni illegali in «necessità morali».

Per sostenere uno stato di guerra perpetua, il pubblico deve essere protetto dall’orrore del campo di battaglia e nutrito con una dieta costante di «minacce imminenti» e «interventi umanitari».

Che si trattasse delle fantomatiche armi di distruzione di massa di Baghdad, della narrazione dei «combattenti per la libertà» nell’occupazione afghana, o della distorta «responsabilità di proteggere» che ha ridotto la Libia ad un tragico mercato per il traffico di esseri umani, i media hanno agito sempre meno da cani da guardia e sempre più da megafono dello stato.

La formula rimane inquietantemente coerente: i politici occidentali mentono, i media amplificano e milioni di persone muoiono...

sabato 18 ottobre 2025

Immagina che ci sia la guerra e nessuno ci vuole andare


Da camice bianco a mimetica: i modelli della propaganda di Covid si ripetono su un nuovo sfondo.

Un commento di Milosz Matuschek

La storia si sta ripetendo come tragedia, come farsa, o è già un dramma real-satirico? È ormai evidente: Merz vuole la guerra. 

Che si tratti della reintroduzione della leva obbligatoria, di pacchetti di debiti miliardari, di miliardi per l’Ucraina, di presunti avvistamenti di droni, di proclami sulla “prontezza alla guerra” come “la prossima grande cosa”, di considerare lo stato di tensione o di questa frase: non siamo ancora in guerra, ma nemmeno più in pace. Se la storia ci insegna qualcosa, è questo: chi vuole la guerra troverà sempre un motivo per giustificarla. La grande domanda è solo una: chi dovrebbe seguire questi politici in qualche trincea? 

Non si può spiegare seriamente perché un potenziale aggressore come Putin dovrebbe aspettare che noi ci armiamo o che magari costruiamo una légion étrangère di migranti pronti a combattere. 
Lo sente in ogni talk show quanto siano mal equipaggiate le forze armate tedesche. Non si può nemmeno spiegare in modo convincente perché sia necessario dichiarare uno stato di tensione ora e non, per esempio, un caso di difesa già dai tempi della distruzione di Nord Stream. 
Il tempismo e la scelta delle parole sono sempre parte della coreografia...

giovedì 19 giugno 2025

Dal lenzuolo al divano, Israele torna buono

 di Pasquale Liguori

Non pochi avevano creduto - ingenui - a un barlume di rinsavimento del sistema. Persino i media liberal padronali (Repubblica, Corsera, Mentana & co.), dopo mesi di complicità, sembravano accorgersi che a Gaza si stava consumando un genocidio. 

Addirittura, il PD balbettava qualcosa del genere e quelli del “né con… né con…”, del “7 ottobre condannato senza se e senza ma” in premessa, si erano messi in marcia. 

E via poi con Ong, Onlus, Pro Loco, scout, festival, tavoli per la pace, arcobaleni, gruppi facebook infervorati. Tutti in un nuovo coro, allineato. Con le loro grafiche emotional da “ultimo giorno”, i leggiadri hashtag solidali, le bianche lenzuola stese e quei cinque minuti di buio programmato per dar luce alle coscienze.

Ricorderemo questo vivace mese di redenzione ...

mercoledì 1 novembre 2023

Preferite la verità o il dogma?

Lo stato di diritto, prima della garanzia delle libertà, è la garanzia della prevedibilità del diritto e degli effetti delle proprie azioni. La deriva distopica degli ultimi 3 anni ha cancellato le ultime vestigia dello stato di diritto nelle "democrazie liberali". 

Detto in parole povere, esiste un despota e un suddito che deve recepire gli ordini. 

Siamo entrati in nuova frontiera del diritto dove non si sanziona più l'illecito/illegale. 
No, adesso anche il "potenzialmente" è considerato illecito e degno di censura. 

Il "limite dell'illegale" è sanzionabile e punibile. Se non riuscite a capire la gravità di questa situazione siete già stati trasformati in sudditi. È un fatto e non è opinabile. È qualcosa che va al di là delle semplici tifoserie che, seminate ad arte dagli stati, hanno caratterizzato più marcatamente la società degli ultimi 3 anni. 

Perché, ad esempio, l'odio è legittimato quando viene canalizzato verso la narrativa "giusta". Ovvero, quella sostenuta dalla stampa generalista e approvata dal politicamente corretto. Chi ha pensato ai 2 minuti d'odio di orwelliana memoria, ha capito dove voglio andare a parare. 

Nella società attuale, i valori occidentali prevedono un odio legittimo. 
Ovvero quello indirizzato verso quel target stabilito di volta in volta dal politicamente corretto ...

lunedì 21 agosto 2023

Il “consenso” fasullo sul cambiamento climatico

 
Sebbene siamo spesso incoraggiati ad ascoltare gli esperti per la loro intelligenza e competenza, è sempre meglio essere scettici nei confronti delle loro dichiarazioni. 

Le credenze svolgono una funzione sociale, indicando la propria posizione nella società, e per preservare il proprio status nei circoli elitari gli esperti altamente istruiti possono sottoscrivere posizioni errate, poiché così facendo possono ottenere vantaggi. 

Rifiutarsi di sostenere un punto di vista politicamente impopolare potrebbe danneggiare la propria carriera e poiché questi professionisti sono più interessati all'acquisizione dello status, non dovremmo aspettarci che abbandonino credenze errate in nome della ricerca della verità. 
Allora perché dovremmo ascoltare gli esperti quando danno maggiore importanza alla pianificazione statale rispetto alla risoluzione dei problemi nazionali? 

Contrariamente a quanto alcuni vorrebbero farvi credere, rivoltarsi contro gli esperti non è un attacco alla scienza. Non prendiamoci in giro: le persone che occupano cariche importanti non sono interessate a perdere tale status e, come tali, cercheranno di ridurre al minimo le opinioni che minacciano la loro autorità professionale o intellettuale. 
Degna di nota è anche la minore capacità delle persone intelligenti di identificare i propri pregiudizi. 
A causa dei loro maggiori livelli di sviluppo cognitivo, è più facile per le persone intelligenti razionalizzare le sciocchezze ...

giovedì 6 luglio 2023

Sulla demopatia e sulla patocrazia…

Significato di demopatia e patocrazia in termini semplici

Negli ultimi tempi si è discusso tanto in Italia di demopatia, ovvero della patologia del popolo, delle masse

Non altrettanto invece e non sufficientemente si è discusso di patocrazia, termine coniato da Łobaczewski, per indicare il potere gestito da leader disturbati mentalmente, nello specifico narcisisti, affetti da disturbo antisociale, se non veri o propri psicopatici, come Hitler e Stalin, che erano sia sadici che necrofili, secondo le perizie psichiatriche. 

È molto più facile trattare di demopatia che di patocrazia, perché i potenti devono essere sempre lisciati per il verso giusto, perché è meno scomodo e crea meno problemi prendersela con il popolo. 
È molto più conveniente arruffianarsi con un potente che essergli contro. I potenti potrebbero sempre vendicarsi o attuare delle ritorsioni, emarginare oppure, se va bene, ostracizzare chi dà loro del folle. 

Un dittatore può uccidere i dissidenti o incarcerarli: non è solo storia, è ancora cronaca oggi. A volte non si può dare del pazzo a dittatori stranieri, anche quando ci sarebbero tutte le premesse, per non creare casi diplomatici e per non eliminare le tenui speranze di trattative, compromessi, negoziati, armistizi ...

mercoledì 1 febbraio 2023

Propaganda: se la conosci la eviti

di Federico Povoleri

Che ci piaccia o no tutti, nessuno escluso, siamo condizionati dalla propaganda, e molto spesso quelle che consideriamo le nostre opinioni ci sono state in realtà costruite addosso da altri. I nostri atteggiamenti e il nostro modo di vedere le cose sono spesso il frutto di una manipolazione incessante, di cui non abbiamo alcuna percezione cosciente.

La propaganda non è, come molti credono, qualcosa di vago e indefinito, ma si tratta di una vera e propria scienza, con leggi e regole ben scandite. Un manuale di istruzioni, che applicato scrupolosamente fa girare il motore. Una guida che, seguita passo passo, fa ottenere le migliori prestazioni da quel motore.
E colui che ha scritto quel manuale, che viene scientificamente applicato a tutt’oggi, è considerato uno dei 100 uomini più influenti del XX secolo, anche se pochissimi lo conoscono.

Stiamo parlando di Edward Bernays, il nipote di Sigmund Freud emigrato a New York verso la fine del 1800. 
 origine ebraica, Bernays fu amico di Franklin Roosevelt e della First Lady, nonostante Felix Frankfurter, giudice della Corte Suprema – anch’egli di origine austro-ebraica – lo accusasse di essere “un avvelenatore professionista dei cervelli della gente”.

Bernays è stato consulente dell’ufficio americano della propaganda durante la prima guerra mondiale, e ha dominato a lungo la scena della comunicazione in America. 
Le sue campagne sulla manipolazione dell’opinione pubblica ottennero sempre grandi successi, anche nei periodi di crisi come la grande depressione del 1929. Definito “il patriarca della persuasione occulta”, Bernays aveva compreso l’importanza dell’uso massiccio e spregiudicato dei media, che utilizzava per lanciare un prodotto, un candidato politico, o una causa sociale ...

sabato 16 ottobre 2021

Noam Chomsky - La democrazia dello spettatore e il gregge smarrito

In una democrazia sana ci sono cittadini di diverse classi. 

La prima, che deve avere un ruolo attivo nella conduzione degli affari generali, è la classe specializzata, costituita da persone che analizzano, eseguono, prendono decisioni e gestiscono il sistema politico, economico e ideologico.
Naturalmente si tratta di una minoranza esigua, ma chi sostiene tali teorie ne fa sempre parte e si pone il problema di che cosa fare per gli altri, quelli che sono al di fuori del gruppo, cioè la maggioranza della popolazione, definita da Lippmann “il gregge smarrito”: dobbiamo guardarci “dallo scalpitio e dai belati del gregge smarrito”. 

Dunque in una democrazia ci sono due “funzioni”: quella dirigenziale, svolta da una classe specializzata, dagli uomini responsabili che pensano, pianificano e comprendono gli interessi comuni, e quella svolta dal gregge smarrito la funzione dello “spettatore”, di colui che non partecipa all’azione.
Anzi, poiché viviamo in una democrazia, le funzioni della maggioranza sono molteplici: di tanto in tanto le è concesso di dare il suo appoggio a uno o all’altro dei membri della classe specializzata, di dire: “Vogliamo che sia questo il nostro capo “, oppure “vogliamo che sia quello”.
Dal momento che il nostro non è uno stato totalitario, ci sono le elezioni. 

Ma, una volta che ha dato appoggio all’uno o all’altro membro della classe specializzata, la maggioranza deve farsi da parte e diventare spettatore dell’azione, rinunciando alla partecipazione. 

Questo è ciò che accade in una democrazia che funziona a dovere ... 

mercoledì 28 aprile 2021

LA MAFIA


Giovanni Falcone disse:

“La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette e indirette, consapevoli o no, volontarie od obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione”.
Allora chi è, che cos’è mafia?

La mafia trasforma i diritti in privilegi. Rinchiude le persone, tortura i suoi figli, ghettizza i suoi cittadini.

La mafia è ricatto occupazionale. È l’accordo di guadagno e la promessa di protezione a chi esegue bene i suoi ordini.

La mafia è corruzione, è pressione, è omertà, è patto con le lobby finanziarie.

La mafia compra competenze e professionisti per sostenere la sua verità.

La mafia è quella che ti deruba dei diritti fondamentali e ti li rivende come generosi privilegi 

La mafia sequestra le persone per ricattarle ed usarle per riscuotere i riscatti.

La mafia è resistente e resiliente quanto più le istituzioni sono incompetenti e colluse.

La mafia ti toglie il respiro, ti imbavaglia perché il silenzio è mafia ...

mercoledì 6 maggio 2020

Tutte vittime e tutti carnefici

 di Gianni Tirelli

Sono in tanti nel mondo occidentale a credere che la degenerazione della politica, la deriva etica e morale, la crescente criminalità e la catastrofe ambientale siano da addebitarsi esclusivamente alle insane ragioni che regolano gli interessi e i privilegi dei vertici del Sistema Potere! Sarebbe troppo e ingiusto, accreditare al Sistema un merito che in realtà non ha, e del quale potere pavoneggiarsi come il frutto di un suo piano perfetto, architettato ad arte e dai risultati sconcertanti.

Possiamo noi affermare la nostra innocenza, giurando sui nostri figli la totale estraneità ai fatti che ne hanno determinato il processo? 

Le dittature non avrebbero mai visto la luce senza la complicità, l’assenso e la cortigianeria di una moltitudine di fanatici adoranti e scodinzolanti spinti dalla perversa ambizione di condividere con il tiranno di turno le proprie miserie morali, così da giustificarle – ma non solo; banalizzarle a tal punto, da renderle comportamento quotidiano e abituale.

Può questa gente, sottrarsi alle proprie responsabilità? Non sono forse loro, in prima persona, i veri fautori di tali regimi autoritari? Non è dunque attraverso il consenso dei cittadini e in virtù del loro pressapochismo culturale e morale che, oggi, il liberismo selvaggio e demente, ha consolidato il suo progetto di omologazione delle coscienze, di schiavitù e di dipendenza, in tutto il mondo occidentale?

Non siamo forse tutti quanti noi, carnefici della nostra esistenza e le vittime sacrificali immolate sull’altare della stupidità umana? ...

venerdì 30 agosto 2019

Web occulto: un algoritmo guida ogni nostro click

Libertà di espressione e discussione: sono le condizioni-base per un vero spazio aperto secondo Jürgen Habermas, il padre del concetto di “sfera pubblica”.

Siamo sicuri che il web sia corretto nel dare più spazio a certe informazioni rispetto ad altre? 

Niente affatto, rivela Francesca Musiani, perché a governare il digitale – e quindi noi, opinione pubblica – è soltanto un sistema di algoritmi.

Secondo un giurista come Yochai Benkler, autore di studi sullo stato di salute democratica dei network, oggi viviamo in un “ordinamento globale” intrinseco alla Rete. Caratteristica centrale: la selezione decisiva delle informazioni più rilevanti non è più monopolio dei “gatekeepers” – giornalisti, bibliotecari, editori – ma è delegata agli utenti di Internet, editori essi stessi. Citandosi e raccomandandosi l’un l’altro in “nicchie conversazionali”, individui e gruppi selezionano l’informazione “di qualità” per gli algoritmi, i quali a loro volta la classificano e la ordinano per renderla disponibile attraverso i motori di ricerca. Così, l’ordinamento delle informazioni presenti sul web
diventa una co-produzione degli utenti, inconsapevoli però della sintesi realizzata dagli algoritmi.

Proprio agli algoritmi, spiega Francesca Musiani in un saggio pubblicato sull’“Internet Policy Review” e sintetizzato da “Doppiozero”, deleghiamo l’integrazione delle nostre conversazioni on-line. Gli argomenti vengono percepiti dal pubblico come “consenso universale implicito”, ma «hanno la debolezza di un’informazione che non può essere fatta risalire a nessun individuo specificamente», e al tempo stesso «la forza di un dato che si basa su un vasto aggregato di opinioni» ...