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martedì 6 settembre 2022

Come potremmo scoprire se è esistita una civiltà industriale pre-umana?

La vita complessa sul nostro pianeta esiste da almeno 400 milioni di anni, tuttavia, come specie, siamo riusciti a creare una civiltà industriale solo circa 300mila anni fa. 

Ma cosa sarebbe accaduto se sulla Terra fosse esistita una civiltà industriale precedente risalente a milioni di anni fa? 
Come potremmo dimostrarne o smentirne l’esistenza? 

Questo è il nocciolo dell’ipotesi siluriana, un affascinante esperimento mentale apparso in uno studio pubblicato nel 2018 sull’International Journal of Astrobiology

La possibilità di vita altrove nell’universo e i suoi paralleli con l’Antropocene – l’attuale epoca geologica, durante la quale il nostro pianeta sta venendo segnato dalla nostra esistenza fino al punto di non ritorno – ha a lungo lasciato perplesso Adam Frank, professore di astrofisica all’Università di Rochester, New York, e uno dei due autori dello studio.

“È comune per qualsiasi civiltà che raggiunge il nostro livello di consumo energetico innescare la propria versione del cambiamento climatico? Mi chiedevo. Se ci sono civiltà aliene, avranno innescato anche loro un cambiamento climatico?” È la riflessione di Frank ...

mercoledì 15 gennaio 2020

Il Risveglio riportato alla sua naturale semplicità

La nostra Vera Natura (Sé, Pura Consapevolezza, Brahman, Spirito Originario, Natura-Buddha, ecc.) non può essere né posseduta, né sviluppata, né costruita, né conosciuta come oggetto di conoscenza, né sperimentata come oggetto di esperienza.

Che lo accettiamo o meno, che lo sappiamo o meno, noi siamo già Quello, e realizzazione-risveglio significa presa di coscienza permanente di ciò che siamo sempre stati e sempre saremo. 

Questa non è un'esperienza ma è realizzazione immediata di ciò che sperimenta e rende possibile ogni esperienza, non è un concetto ma è realizzazione diretta di ciò che sperimenta e rende possibili tutti i concetti. 

Realizzazione non è infatti contemplazione filosofico-concettuale, né esperienza mistica, né viaggio astrale in presunti piani superiori. Queste sono esperienze divertenti che spesso tuttavia possono diventare nuove cause di identificazione, confusione e ignoranza...

mercoledì 14 novembre 2018

Kundalini e la trasmutazione dell'energia sessuale


Una gran parte degli uomini ha attualmente un livello di evoluzione talmente basso che soltanto una esigua minoranza riesce ad accedere ad un sentiero spirituale. Una delle maggiori cause ne è il fatto che gli uomini usano l'istinto sessuale (impulso che spinge l'uomo e la donna a integrarsi l'un l'altra) esclusivamente per realizzare l’intento di porre in essere l’atto sessuale fisico in sè, inclinando verso il desiderio.

Se, da un lato, l’impulso sessuale è l'eco dell'amore creativo di Dio, la concupiscenza è l’uso dell’'istinto sessuale in una sola ed unica direzione (l’atto materiale sessuale) attuato in modo tale da assorbire tutta l'attenzione dell'individuo, la sua immaginazione, la sua volontà, la sua emotività verso il gesto materiale dell’atto stesso.

Questa tendenza ha una forza che fa precipitare i corpi con velocità accelerata verso il godimento e lo sfogo fisiologico che distolgono dal sentiero che conduce all'illuminazione.
L’istinto sessuale, invece, può e deve essere usato in conformità al piano creativo divino sforzandoci di riportarlo ad un alto livello, quello della prima creazione. Siamo sulla terra per diventare i perfetti, gli Iniziati alla Conoscenza integrale dei puri di cuore.

L'uomo, quindi, ha la facoltà di stabilire verso quale direzione orientare il proprio istinto sessuale (se verso l’alto o verso il basso) indirizzando la sua volontà ed adottando uno stile di vita consono alla direzione intrapresa (anche se spesso egli è inconsapevole delle conseguenze delle proprie scelte) .
La vita si svolge nell'alterno giuoco di due poli attrattivi: la spiritualità e l'istinto sessuale materiale. L'individuo si sviluppa subendo gli influssi, da una parte, dell'istinto imperioso dell'erotismo materiale, e, dall'altra, del richiamo continuo, conscio o inconscio, alla vita dello spirito. Quando l'individuo vive solo per soddisfare la sua animalità, si logora, invecchia prima del tempo, e ciò contribuisce a spegnere la vita interiore ed ad allontanare da Dio ...

martedì 2 aprile 2013

L’arte difficile della semplicità

 Dire che una persona è “semplice” è spesso un modo benevolo per definirla un po’ stupida – o ignorante. 
È un diffuso pregiudizio che la stupidità sia semplice e che l’intelligenza sia complicata. 
È quasi sempre vero il contrario.

Quando l’intelligenza si propone in modo intricato, o difficilmente comprensibile, vuol dire che è immatura. Per raggiungere la sua piena efficacia e chiarezza dovrà evolversi verso la semplicità.

Complicare è facile, semplificare è difficile. I più grandi progressi nella filosofia, nella scienza, nella cultura, si esprimono in termini semplici e chiari. Anche nella pratica del lavoro, o nelle piccole esperienze di ogni giorno, le soluzioni più efficaci sono quasi sempre le più semplici.

L’esperienza illuminante, e spesso affascinante, della sintesi creativa – o di un’intuizione che ci aiuta a risolvere un problema – ci porta quasi sempre a constatare che la soluzione “col senno di poi” appare ovvia, ma il nostro modo di ragionare e percepire si era complicato in modo da impedirci di vederla.

Da che mondo è mondo, uno dei problemi che ci rovinano la vita è l’accumularsi di complicazioni inutili. In un periodo di transizione complessa, come quello in cui stiamo vivendo, questo fenomeno assume una particolare intensità.
Molte cose sono diventate più semplici, rispetto a un non lontano passato, perché abbiamo conoscenze e risorse che prima non c’erano o erano disponibili solo a pochissime persone. Ma ci stiamo anche complicando la vita in infiniti modi, che in parte dipendono dall’inefficienza delle comunicazioni, in parte dal nostro comportamento e da quello delle altre persone... e in parte da un cattivo uso delle tecnologie...