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mercoledì 3 dicembre 2025

La resilienza non basta più: meglio l’exaptation

Meglio ribelli, resistenti o resilienti? 
La resilienza sembra offrire più prospettive, ma in termini evolutivi esiste qualcosa di ancora meglio: si chiama exaptation. 
Una breve esplorazione di alcuni termini di attualità, tra etimologia, scienze evolutive e pensiero complesso.

di Camillo Sperzagni

Ribellione, resistenza, resilienza: dalla cronaca all’etimologia

Da sempre l’umanità e gli individui hanno dovuto misurarsi con eventi naturali o sociali che ne hanno messo in pericolo la sopravvivenza o quantomeno la tenuta: ma come si è visto le strategie di fronteggiamento sono diverse, e così pure gli esiti che ne derivano.

Parlare di etimologia non è un puro esercizio di erudizione: le parole che scegliamo sono metafore che ci orientano e predispongono ad agire (George Lakoff). Per cui, se dobbiamo “misurarci contro un evento negativo” entriamo immediatamente in una metafora di combattimento, anche se l’evento non è necessariamente una persona.
“Misurarci “ (metafora: in realtà mica usiamo il metro), “contro” (altra metafora: l’evento non è di fronte a noi guardandoci in cagnesco)  un evento “negativo” (gli eventi non danno assensi né negazioni, sono semplicemente quello che sono).
L’etimologia in particolare è istruttiva in quanto rivela le metafore già nascoste nelle singole parole...

sabato 18 ottobre 2025

Immagina che ci sia la guerra e nessuno ci vuole andare


Da camice bianco a mimetica: i modelli della propaganda di Covid si ripetono su un nuovo sfondo.

Un commento di Milosz Matuschek

La storia si sta ripetendo come tragedia, come farsa, o è già un dramma real-satirico? È ormai evidente: Merz vuole la guerra. 

Che si tratti della reintroduzione della leva obbligatoria, di pacchetti di debiti miliardari, di miliardi per l’Ucraina, di presunti avvistamenti di droni, di proclami sulla “prontezza alla guerra” come “la prossima grande cosa”, di considerare lo stato di tensione o di questa frase: non siamo ancora in guerra, ma nemmeno più in pace. Se la storia ci insegna qualcosa, è questo: chi vuole la guerra troverà sempre un motivo per giustificarla. La grande domanda è solo una: chi dovrebbe seguire questi politici in qualche trincea? 

Non si può spiegare seriamente perché un potenziale aggressore come Putin dovrebbe aspettare che noi ci armiamo o che magari costruiamo una légion étrangère di migranti pronti a combattere. 
Lo sente in ogni talk show quanto siano mal equipaggiate le forze armate tedesche. Non si può nemmeno spiegare in modo convincente perché sia necessario dichiarare uno stato di tensione ora e non, per esempio, un caso di difesa già dai tempi della distruzione di Nord Stream. 
Il tempismo e la scelta delle parole sono sempre parte della coreografia...

martedì 7 giugno 2022

Resistere o arrendersi?

 
Quando iniziai a interessarmi di filosofie orientali e di spiritualità mi imbattei  in frasi che risuonavano più o meno così: “non resistere”, “arrenditi”, “non lottare”, “lascia che le cose siano così come sono”, “non sforzarti di cambiare nulla”, “tutto è già perfetto così com’è”…

Perfetto così com’è?!!! Non cambiare nulla?! Ma mi prendi per il culo? Ma se è tutto sottosopra? (questa era più o meno la reazione della mia mente, e a volte è ancora così…).

Per chi ha a cuore la trasformazione, per chi vorrebbe cambiare tutto e subito e non si rassegna alle storture che vede, certe frasi sembrano dissonanti, infantili, new age, superficiali.

Perché arrendersi? Arrendersi a cosa? Come si fa a migliorare le cose se non si fa nulla? Perché bisogna non resistere e lasciar andare, quando ci sono milioni di cose da mettere a posto che non so nemmeno da che parte cominciare? ...

lunedì 21 marzo 2022

Le lettere (mai arrivate) che Gandhi scrisse a Hitler

 
Sono due lettere, scritte a poca distanza l’una dall’altra: la prima nel 1939, la seconda nel 1940. La penna è quella del Mahatma Gandhi, l’indirizzo è quello di Adolf Hitler. 

I due documenti non giunsero mai a destinazione, perché la censura indiana impedì che varcassero il confine. 
Rimaste tra le carte del minuto avvocato, sono state conservate per molti anni e poi pubblicate in un volume che contiene tutti gli scritti del padre dell’India (Collected Works of Mahatma Gandhi, vol. 79, pp. 453-456).

Gandhi si rivolge al dittatore tedesco su richiesta di alcuni amici e incomincia pressappoco così: caro amico, ti scrivo perché vorrei che tu facessi il bene dell’umanità. 
Ingenuo finché vi pare, ma ci vuole del coraggio non indifferente per osare parole simili. 
La lettera poi prosegue su questo tono, estremamente cortese, quasi fosse un invito a un the. 

La politica non c’entra per nulla e la richiesta è semplice: rinunciare alla guerra, anche se ciò vorrebbe dire rinunciare ai progetti di grandezza sognati per la Germania. Come abbiamo detto, la lettera non venne spedita e tornò indietro al mittente. 
Quando Gandhi impugnò la penna per scrivere la seconda probabilmente sapeva (ingenuo forse, ma sciocco no) che anche questa non sarebbe mai arrivata fino a Berlino. 
Però Gandhi ci si mette lo stesso, allo scrittoio, e scrive come scriveremmo noi a un amico immaginario che sappiamo non condividere le nostre idee ...

sabato 5 gennaio 2013

Riflessioni sul Nuovo Ordine del saccheggio internazionale

Luis Britto García

1- Risulta allora che tanto l’ONU, tanto il Consiglio di Sicurezza, tanto la Nato, tanto il trattato internazionale, tanto il Tribunale dell’Aia, siano alibi affinché i potenti saccheggino i deboli. Accade così che tanto la libertà di espressione, tanto il Nobel della Pace, quanto la cultura funzionino come pretesti per uccidere l’uomo in nome dell’umanesimo, chiamare aggressore chi si difende e bombardare i civili per salvarli. Succede che il capitalismo vive derubando i propri popoli con la frode finanziaria e quelli della periferia con il saccheggio armato. A parte ripetere mille volte ancora quello che tutto il mondo sa, che fare?

2- Se non puoi vincerli, unisciti a loro, recita il catechismo del sicario.
Un repertorio di esempi sconsiglia questo connubio. Marcos Pérez Jiménez, che servì le politiche degli Stati Uniti, finì estradato da loro in un carcere in Venezuela. Manuel Noriega, che a quanto pare alcune volte collaborò con la DEA, ha preso il posto di un carcerato all’ergastolo che lo ha accusato. Alberto Fujimori, che annegò il Perù in un mare di sangue, languisce nella stessa cella dove prima gettò Abimael Guzmàn. I talebani, creati, equipaggiati, finanziati ed addestrati contro i sovietici dalla CIA, sono ora immolati nella loro Guerra Santa. Saddam Hussein, che portò l’Iraq ad una guerra contro l’Iran che conveniva soltanto agli statunitensi, finì giustiziato dal loro governo fantoccio. Così il diavolo paga chi lo serve...

mercoledì 29 giugno 2011

Trionfo No-Tav: l’Italia scopre la resistenza della val Susa


di Giorgio Cattaneo
Lunedì 27 giugno 2011: data che lascerà un segno nella disastrata agenda politica italiana, grazie all’eroica resistenza civile dei No-Tav che hanno costretto il governo all’uso della forza per sequestrare la valle di Susa, facendo esplodere una protesta che sembra aver finalmente aperto gli occhi all’opinione pubblica nazionale rinvigorita dai referendum e sempre più stanca di ladri e cialtroni. I nano-politici che pensavano di schiacciare una volta per tutte il dissenso contro la Torino-Lione ricorrendo ai lacrimogeni hanno commesso il più clamoroso degli autogol: i valsusini, fino a ieri assediati nella trincea della “Libera Repubblica della Maddalena”, ora vedranno ribaltato il loro ruolo e potranno guidare l’assedio democratico, fino alla vittoria finale.
Un minuto dopo la conclusione del blitz dei reparti antisommossa, con oltre un migliaio di manifestanti in ritirata sui sentieri del bosco, la valle di Susa un giovane valsusino ferito dalla poliziaera già paralizzata dai blocchi stradali spontanei organizzati dagli abitanti, cui è giunta – da Torino a Roma – l’immediata solidarietà popolare dell’Italia intera. Chi sperava che l’azione di forza potesse chiudere la partita ha sbagliato tutto: la partita, quella vera, comincia adesso.....

lunedì 27 giugno 2011

No Tav - La resistenza

Per ascoltare aggiornamenti su Radio Black Out clicca QUI
Ore 12.30 Il sito NoTav.eu ringrazia tutti coloro si ritroveranno a manifestare solidarieta al movimento nelle varie piazze italiane, da Torino a Bologna, ma anche a Vicenza e Siena, tutti insieme per urlare NO TAV.
Ore 11.30. Le donne di Chiomonte hanno occupato il Comune
Ore 11.14. Nei boschi di Giaglione e Chiomonte militari in mimetica pattugliano il territorio al fine di non fare avvicinare nessuno. 
Ore 11.13. All’Iprebeton di Salbertrand preparano il cemento per gettere (si presume) il ponticello dall’autostrada verso il presidio. 
Ore 10.48. I No Tav intossicati dai lacrimogeni incomnciano a scendere dalla montagna. Alcune automobili fanno la spola per trasportarli in Chiomonte....