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martedì 30 giugno 2026

Esopianeti, dimostrata per la prima volta l’influenza del campo magnetico di un pianeta sulla stella ospite


L’osservazione diretta del ruolo svolto dal campo magnetico degli esopianeti apre nuove prospettive nello studio dell’evoluzione dei sistemi planetari e nella ricerca di mondi potenzialmente abitabili. 

Immagine: rappresentazione artistica dell’interazione magnetica tra la stella GJ 436 e l’esopianeta GJ 436 b, al centro dello studio che dimostra l’influenza del campo magnetico del pianeta sulla stella ospite. Crediti: IAA-CSIC/LampScience

Uno studio pubblicato sulla rivista Science, guidato dall’Instituto de Astrofísica de Andalucía (IAA-CSIC) con un contributo determinante dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dimostra per la prima volta che il campo magnetico di un pianeta extrasolare può modificare l’attività della propria stella ospite.

Il risultato riguarda GJ 436 b, un pianeta di dimensioni simili a Nettuno che orbita molto vicino alla sua stella, e introduce un nuovo approccio per stimare una proprietà finora estremamente difficile da misurare. 

Oltre al valore scientifico della scoperta, il lavoro conferma il ruolo delle infrastrutture osservative europee e della modellistica teorica nello sviluppo di nuove tecniche per la caratterizzazione degli esopianeti...

lunedì 27 aprile 2026

Il nuovo telescopio Roman della NASA verrà lanciato molto prima del previsto

 La NASA accelera i tempi: il telescopio spaziale, che sarà dedicato allo studio di energia oscura, galassie ed esopianeti, potrebbe partire con otto mesi di anticipo
 
Il prossimo telescopio della NASA, il Nancy Grace Roman Space Telescope, potrebbe essere lanciato prima del previsto e non a maggio 2027 come originariamente programmato, ha fatto sapere l'agenzia spaziale statunitense. 

Ora, il lancio è previsto all'inizio del prossimo settembre... 

mercoledì 25 marzo 2026

I 45 mondi migliori dove cercare vita aliena

Uno studio pubblicato su Mnras fornisce una lista di ben 45 esopianeti rocciosi nella zona abitabile, individuati grazie ai dati di Gaia e dell’Exoplanet Archive della Nasa. 
Questi mondi, tra cui la vicina Proxima Centauri b e il famoso Trappist-1 e, ricevono dalla loro stella un’energia molto simile a quella che la Terra riceve dal Sole e potrebbero avere acqua allo stato liquido in superficie

di Maura Sandri

Tra gli oltre seimila esopianeti scoperti finora, un gruppo di astronomi ha individuato poco meno di 50 mondi rocciosi che presentano le probabilità più elevate di essere abitabili. Il loro studio, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, sarebbe molto utile in uno scenario come quello descritto nel film Project Hail Mary appena uscito nelle sale, in cui il protagonista (interpretato da Ryan Gosling) viene inviato nel sistema planetario di Tau Ceti alla ricerca di un modo per salvare la Terra...

venerdì 30 gennaio 2026

In cerca di vita? Non fidatevi dell’ossigeno

La presenza di ossigeno nell’atmosfera di un esopianeta potrebbe essere una firma biologica poco affidabile: è quanto emerge dallo studio (2021) condotto da team di ricercatori guidati dall’Università della California di Santa Cruz (Ucsc)

I ricercatori hanno basato la loro scoperta su un modello computazionale termo-geochimico-climatico che ha permesso di studiare l’evoluzione dell’atmosfera di pianeti terrestri variando l’inventario iniziale dei composti chimici volatili in essa presenti. 

I risultati ottenuti, pubblicati sulla rivista Agu Advances, mostrano tre diversi scenari in cui un pianeta roccioso attorno a una stella simile al Sole – dopo 4.5 miliardi di anni di evoluzione, corrispondenti all’età stabilita per la Terra – può sviluppare atmosfere ricche di ossigeno di origine abiotica, cioè proveniente da attività non biologica, il che renderebbe l’eventuale rilevazione della firma spettrale della molecola – se interpretata come biosignature – un falso positivo...

martedì 19 settembre 2023

Cosa sappiamo di K2-18 b, il pianeta extrasolare con oceani d’acqua e segni di vita


Non è certo il primo candidato, ma su questo, grazie al telescopio James Webb, ci sarebbero più dati disponibili.

Illustrazione di K2–18 b / Credit: NASA, CSA, ESA, J. Olmsted (STScI)

Quasi 9 volte più massiccio della Terra, orbita nella zona abitabile della stella K2-18 a cui deve il suo nome: scrutato dal telescopio spaziale James Webb, K2-18 b ha un’atmosfera gassosa, ricca di metano e anidride carbonica, in cui è stata rilevata anche la potenziale presenza dimetilsolfuro, un composto prodotto solo dalla vita.

Un lontano pianeta extrasolare, chiamato K2-18 b dal nome della sua stella madre, la nana rossa K2-18, potrebbe essere in grado di ospitare la vita. 

Secondo l’agenzia spaziale americana NASA, K2-18 b ha il potenziale per avere oceani d’acqua sulla sua superficie e un’atmosfera gassosa, alla cui comprensione sta lavorando anche il telescopio spaziale James Webb (JWST) che, dopo le osservazioni di Hubble e Keplero, ha ora fornito nuovi intriganti inizi sulle caratteristiche atmosferiche di questo esopianeta ...

domenica 20 agosto 2023

Vita extraterrestre, la ricerca si fa “esilarante“


Secondo una nuova ricerca condotta da un team di ricercatori guidati dalla University of California - Riverside, all'elenco delle molecole da ricercare su esopianeti simili alla Terra per ottenere indizi della presenza di vita bisogna aggiungere il protossido d'azoto. 

Lo studio suggerisce che la concentrazione della sostanza nelle loro atmosfere potrebbe essere molto maggiore rispetto alla Terra

di Giuseppe Fiasconaro 

Ottenere indicazioni circa l’esistenza di forme di vita su mondi alieni implica la ricerca nelle loro atmosfere di composti chimici gassosi che gli addetti ai lavori chiamano firme biologiche, biosignature in inglese. 
La possibilità di individuare queste eventuali forme di vita aliene è dunque vincolata dalla nostra capacità di riconoscere, attraverso queste biofirme, l’impatto che esse hanno nell’ambiente ...

domenica 21 agosto 2022

L'esopianeta Ross 508 b potrebbe essere abitabile

 
Il primo esopianeta scoperto dal Subaru Strategic Program utilizzando lo spettrografo a infrarossi IRD, sul telescopio Subaru (IRD-SSP), potrebbe essere in grado di mantenere l'acqua allo stato liquido sulla sua superficie e sarà un obiettivo importante per future osservazioni.

Si chiama Ross 508 b ed è una super-Terra: con una massa circa quattro volte quella della Terra, è situata a soli 36,5 anni luce di distanza nella costellazione del Serpente.

Orbita attorno alla nana rossa Ross 508 in 10,75 giorni, seguendo probabilmente un'orbita ellittica al limite della zona abitabile. 
Anche se l'orbita è molto più stretta rispetto a quella della Terra attorno al Sole, Ross 508 è molto più piccola e più debole della nostra stella. A quella distanza, la radiazione stellare che colpisce Ross 508 b è solo 1,4 volte della radiazione solare che colpisce la Terra. 

Questo pone l'esopianeta molto vicino al bordo esterno della fascia abitabile ...

domenica 16 gennaio 2022

Come reagirebbe la religione agli alieni?

Probabilmente riuscirebbe ad adattarsi anche a quello, estendendo il campo di pertinenza e applicazione di nozioni e dottrine secolari.

Nel maggio 2014, durante una messa alla cappella di Santa Marta, il capo della Chiesa cattolica Papa Francesco formulò un’ipotesi per spiegare un argomento a sostegno delle ragioni dell’ammissione di tutte le persone ai sacramenti. 
«Se domani giungesse una spedizione di marziani, e alcuni di loro venissero da noi… marziani, no? verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini… e uno dicesse: “Voglio il Battesimo!”. Cosa accadrebbe?», si chiese Papa Bergoglio, suggerendo che le persone di fede non dovrebbero mai impedire ad altri di partecipare al rito dei sacramenti.

Il dubbio che forme di vita a noi sconosciute possano esistere da qualche parte nell’Universo rappresenta da sempre nell’immaginario collettivo una parte significativa dell’approccio comune alle questioni che riguardano la ricerca spaziale. Anche il recente lancio del James Webb Space Telescope (JWST), il telescopio spaziale più grande e potente mai realizzato, è stato da molti seguito e commentato in relazione alla possibilità che si riveli uno strumento utile, tra le molte altre cose, all’osservazione e allo studio di esopianeti potenzialmente compatibili con la vita per come la conosciamo ...

venerdì 26 marzo 2021

C’è di meglio della Terra: i pianeti superabitabili


Da un recente studio della Washington State University, sembrerebbe che ci siano pianeti migliori per sviluppare e sostenere la vita, rispetto alla Terra. 

Si chiamano pianeti superabitabili e i ricercatori ne hanno identificate due dozzine, tutti a più di 100 anni luce di distanza dalla Terra. 
Tutti i dettagli sulla rivista Astrobiology.

Da un recente studio della Washington State University (Wsu), sembra che la Terra non sia necessariamente il miglior pianeta nell’universo. I ricercatori hanno infatti identificato due dozzine di pianeti al di fuori del Sistema solare che potrebbero avere condizioni più adatte alla vita rispetto al nostro pianeta.

Lo studio – pubblicato sulla rivista Astrobiology e condotto dallo scienziato Dirk Schulze-Makuch, professore della Wsu e della Technical University di Berlino – descrive in dettaglio le caratteristiche dei potenziali pianeti superabitabili, che includono pianeti più vecchi, un po’ più grandi, leggermente più caldi e forse più umidi della Terra. 
Inoltre, la vita potrebbe prosperare più facilmente su pianeti che ruotano attorno a stelle che cambiano più lentamente, la cui vita è più lunga di quella del Sole ...

venerdì 18 aprile 2014

Scoperto Kepler 186f. Un gemello della Terra fuori dal sistema solare?

L'annuncio della Nasa. La scoperta arriva dalle immagini raccolte per due anni dal telescopio Kepler. Orbita intorno a una stella che si trova a 500 anni luce dalla Terra.


Giovanni Caprara

Il satellite Kepler della Nasa ha scoperto il pianeta extrasolare con la stessa taglia della Terra e nella zona abitabile, cioè alla distanza giusta dall’astro che permette la presenza dell’acqua liquida.
Non siamo ancora al gemello del nostro pianeta ma al cugino anche se per il momento gli astrofisici non riescono a stabilire la sua massa e la sua composizione. Tuttavia ritengono che la sua natura sia rocciosa.

Costellazione del Cigno

Il nuovo pianeta battezzato Kepler-186f fa parte di un sistema di cinque pianeti che ruotano attorno alla stella madre Kepler-186 distante 500 anni luce della Terra e posizionata nella costellazione del Cigno.

Gli altri quattro pianeti oltre ad essere più grandi sono anche più vicini all’astro che ha una taglia circa la metà del nostro Sole (ed è una nana rossa). Quindi ruotano più in fretta intorno ad esso ed hanno lo svantaggio di essere molto più caldi con condizioni ambientali più infernali di certo impossibili alla vita, almeno come la concepiamo sulla Terra ...