Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post

domenica 31 maggio 2026

La Repubblica di Cospaia, nata per errore

Tra San Giustino (PG) e Sansepolcro (AR), c’è una zona di terreno che per secoli, tra il 1441 e il 1826, ha goduto di un’indipendenza dovuta a un errore dei cartografi vaticani e toscani. 

Così è potuta nascere la libera Repubblica di Cospaia.

I delegati cartografi dello Stato Pontificio e del Granducato di Toscana, che dovevano tracciare i confini in quella zona di territorio, sbagliarono la delimitazione del luogo nei loro termini mappali, lasciando così fuori dalle rispettive giurisdizioni quella minuscola area nell’Alta Valtiberina, che si trova tra i torrenti Riascone e Rio di Gorgaccia.

La zona, rimasta fuori dalle mappe dei cartografi, era una piccolissima striscia di terra, larga cinquecento metri e lunga due chilometri. 

Gli abitanti di Cospaia, il borgo appoggiato su quella piccolissima porzione di territorio, accorgendosi dell’errore, si dichiararono fin da subito indipendenti e liberi da altre sovranità; tale condizione rimase immutata per secoli...

venerdì 9 agosto 2024

«Guerra e rivoluzione»: l’anarchico Tolstoj contro la superstizione statalista

"I governi sono sempre i più cattivi, i più insignificanti, crudeli, immorali e, soprattutto, i più ipocriti. E non è tanto per volontà del caso, ma piuttosto per una regola generale, la condizione assoluta dell’esistenza del governo."

Nel 1905, al termine della sanguinosa guerra russo-giapponese, vinta dalla potenza asiatica, e nel mezzo della prima rivoluzione russa, Lev Tolstoj scrive un saggio fondamentale per comprendere appieno il suo pensiero – perché come Dostoevskij, di cui raccoglie la pesantissima eredità, anche l’autore di Resurrezione [1] non è solamente un semplice scrittore, ma uno scrittore-pensatore -: Guerra e rivoluzione, pubblicato a Parigi nel 1906 e rimasto inedito in Italia per più di un secolo, fino all’edizione della Feltrinelli del 2015, a cura di Roberto Coaloa.

Guerra e rivoluzione è un testo preziosissimo, in cui emerge con una chiarezza abbacinante, da giorno estivo, pienamente estivo, il pensiero politico di Tolstoj, un pensiero anarchico – dall’autore mai definito tale, ed è bene puntualizzarlo, perché all’epoca anarchia faceva rima con violenza – basato su Étienne de La Boétie, il grande filosofo cinquecentesco (sì, cinquecentesco, ma di una modernità sconcertante con il suo celebre Discorso della servitù volontaria) a cui Tolstoj dedica un intero capitolo, il terzo della prima parte del saggio, su Jean-Jacques Rousseau, Henry David Thoreau e ovviamente Cristo, ma Cristo nella sua autenticità, nella sua purezza, libero dalle fuorvianti e interessate interpretazioni delle chiese ...

giovedì 30 novembre 2023

Le società gilaniche

Considerata l'emergenza della pericolosa e incontenibile avanzata del patriarcato penso sia doveroso riproporre questo vecchio articolo che narra dell'anarchia felice di un tempo..😉
C'è stato un tempo, durato migliaia di anni, in cui i popoli erano anarchici, senza Stato, senza governi, pacifici, evoluti, raffinati, colti. 


Ma questo grande capitolo di Storia è sempre stato censurato, almeno nei libri scolastici. 
Si tratta delle società gilaniche, scoperte dall'archeologa lituana Marija Gimbutas.

Il controllo dello Stato sull'istruzione nazionale è stata, su questo fronte, continua e forte. Fino ad oggi. terrabattuta.blogspot.com

Una ulteriore conferma che i libri di storia (di regime) “convenzionali”, non la contano giusta, o perlomeno non la raccontano tutta.
Una ennesima dimostrazione che i modelli attuali di società, basati sulla gerarchia e sugli Stati Nazionali e nati proprio sulle ceneri delle società Gilaniche, non possono portare a nulla di buono, sono modelli di governo fallimentari, sono destinati a fallire e quindi, prima o poi, rovinosamente, falliranno.
Come una costruzione inutile, costruita malamente e in modo disarmonico, crollerà su se stessa.
Travolgendo inesorabilmente chi non avrà saputo tenersi ad una debita distanza....

sabato 6 ottobre 2018

Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole! Tra cretini e talenti di stato

Di Michele Rainone

Foto: Giovanni Papini (Firenze, 9 gennaio 1881 – Firenze, 8 luglio 1956)

Chiudere le scuole?

“I giovani fuori dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato” – Giovanni Papini, interprete indiscusso del III millennio. Eppure, l’articolo è di quasi cento anni fa: 1 giugno 1914. Interprete indiscusso, ma inconsapevole. 
Se non fosse che la questione salta fuori ogni anno, l’importanza di uno scritto sulla distruttività della scuola, e di tutte le istituzioni simili, sarebbe minima. Siamo dei cretini di stato, insomma: delle marionette istruite, necessariamente destinate a “rivomitare tutto quel che s’è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo”. 

Dichiarazioni del genere, ispirate al Futurismo più distruttivo, potevano destare scandalo nel XX secolo, ma non sortiscono lo stesso effetto oggi: leggere queste due righe è stato semplice, non ci si è fermati neanche un attimo. Il concetto di scuola inutile, o meglio, utile solo per il tanto chiacchierato pezzo di carta, è talmente diffuso che una reazione del genere è prevedibile. Dai primi del 1900 ad oggi è cambiato tutto, sono poche le eccezioni: il grande libro, e non l’esperienza, distruggeva, distrugge e, secondo molti, continuerà a farlo. L’articolo di Papini, Chiudiamo le scuole!, è attuale, purtroppo. Fastidiosamente attuale ...

sabato 27 gennaio 2018

Anarchia

 
"Y’en a pas un sur cent et pourtant ils existent…"
(Leo Ferré, Les Anarchistes)


Il lemma, talvolta soggetto ad un uso giornalistico improprio, è stato introdotto, per la prima volta con un’accezione positiva, dal filosofo francese Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) per connotare il proprio pensiero antiautoritario e libertario. “Anarchia” (etimologicamente: “senza governo”) viene dal greco antico αν-αρχία [an-arkhia].

Questo termine ha incarnato un multiforme e variegato corpus teorico che, nell’ambito di una mappatura delle idee nel mondo contemporaneo, si posiziona agli estremi sia del socialismo che del liberalismo, enfatizzando infatti i postulati di entrambe quelle culture politiche. 

Così, nel corso di un cammino ormai plurisecolare, l’anarchismo si è qualificato come l’unica corrente della sinistra irriducibilmente schierata contro lo Stato e contro il potere, per l’uguaglianza ma anche per la libertà. Perché, secondo il citatissimo aforisma bakuniniano «…we are convinced that freedom without Socialism is privilege and injustice, and the Socialism without freedom is slavery and brutality» [1]...

mercoledì 24 gennaio 2018

"All'uomo che vuole votare" - Albert Libertad

"La definizione di “anarchico” ha assunto nel tempo un significato negativo.
La gente è stata ammaestrata affinché leggesse in quel termine qualcosa di malvagio.

Usciamo dalle definizioni, guardiamo i contenuti, comprendiamo il senso delle parole anziché strumentalizzarle e consentire a chi ci tratta come animali da circo di farne l’uso che più gli conviene.
Il senso profondo del testo che segue è meraviglioso.

Parla di Libertà, di Autodeterminazione, di Senso Critico. Concetti pericolosissimi per chi ci vuole sottomessi e ancora più pericolosi per chi ha paura di essere Libero e non saprebbe nemmeno di esistere se non legasse la sua esistenza ad una qualche corrente che gli tolga ogni responsabilità.
Vi ricordo che allo schifo in cui ci troviamo ci siamo arrivati votando..."
********************

"L'ora di scegliere i tuoi pastori è suonata di nuovo. Essa riecheggia gravemente alla campana di tutte le politiche, affinché tu non lo scordi: tutti alle urne, nessuna astensione.

Ecco il ritornello finale delle diverse suonerie. Non votare è un peccato, dice il cattolico. Non votare è da cattivi cittadini, dice il repubblicano. Non votare è tradire i propri fratelli, dice il socialista. 

Cos'è dunque votare? È scegliere da sé il padrone che vi prenderà a frustate, che vi deruberà . L'operaio forgia le catene che lo legano, costruisce le prigioni che lo rinchiudono, fabbrica i fucili che lo uccidono. Impasta la brioche che non mangerà , tesse i vestiti che non indosserà ...