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mercoledì 13 marzo 2024

Perché la matematica è odiata da molti?

Partiamo da due elementi fondamentali:

1 - Non è la matematica ad essere odiata, è la matematica insegnata a scuola ad essere odiata.
2 - Il metodo con cui tale disciplina viene insegnata è alla base dell’odio condiviso per questa materia.

Ora, spero di non aver offeso nessuno dicendo ciò, ma è quello che realmente penso e ciò che ho visto essere condiviso anche da molti altri.
Non sto dicendo che gli insegnanti non sono capaci di insegnare la matematica, sto dicendo che il metodo da loro utilizzato non è spesso adeguato alle persone alle quali devono insegnarla. Questo lo dico senza nascondere la mia profonda stima per gli insegnanti di matematica che hanno accettato una sfida non poco ardua decidendo di intraprendere questa carriera.

La matematica viene passata semplicemente come calcoli, come imparare a memoria formule da applicare meccanicamente. 

Molte spesso capita di vedere insegnata la matematica ai fini di imparare a memoria le 4-5 tipologie tipiche di esercizi per ogni argomento, così da riuscire a cavarsela nelle verifiche. Il tutto ha come solo scopo il test, la verifica. 

Rimane tutto a livello teorico, sembra quasi che la matematica sia una cosa fantasiosa, priva di alcuna utilità, che abbia il solo scopo di far dannare gli studenti in quanto difficile da imparare ...

domenica 13 giugno 2021

L’insegnamento perduto del Meccano

Probabilmente stiamo attraversando un periodo di transizione. Il mondo è saturo di tutto, nessuno sta aspettando più niente di nuovo, non c’è più niente da scoprire, soprattutto sul fronte artistico. 
Questo tempo, come il Meccano, ha esaurito tutte le sue possibilità.

Il ‘Meccano’ era forse l’unico gioco che si poteva acquistare in ferramenta, dato che era fatto soltanto di barrette di metallo forate, viti, dadi, pulegge e piccoli arnesi.

Fu inventato da un inglese alla fine dell’800, ed era talmente originale che, oltre che in Europa, si diffuse anche in America. Di solito aveva un libretto di istruzioni che suggeriva alcuni modelli che si potevano costruire con i pezzi contenuti nella scatola: una locomotiva, una scavatrice, una bilancia, un’elica a manovella… cose così.

Il meccano era una gioia per gli occhi e una festa per le mani. Ogni bullone stretto equivaleva a mille neuroni attivi in più. A seconda del numero dei pezzi contenuti, le scatole erano numerate da 1 a 10. 
La scatola numero 10 era un sogno irraggiungibile, accessibile solo ai figli dei ricchi: conteneva tutti i pezzi per costruire una gru a motore alta due metri. Comunque, ogni scatola, anche la numero 1, permetteva di costruire moltissime cose, tutte davvero funzionanti ...

sabato 6 ottobre 2018

Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole! Tra cretini e talenti di stato

Di Michele Rainone

Foto: Giovanni Papini (Firenze, 9 gennaio 1881 – Firenze, 8 luglio 1956)

Chiudere le scuole?

“I giovani fuori dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato” – Giovanni Papini, interprete indiscusso del III millennio. Eppure, l’articolo è di quasi cento anni fa: 1 giugno 1914. Interprete indiscusso, ma inconsapevole. 
Se non fosse che la questione salta fuori ogni anno, l’importanza di uno scritto sulla distruttività della scuola, e di tutte le istituzioni simili, sarebbe minima. Siamo dei cretini di stato, insomma: delle marionette istruite, necessariamente destinate a “rivomitare tutto quel che s’è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo”. 

Dichiarazioni del genere, ispirate al Futurismo più distruttivo, potevano destare scandalo nel XX secolo, ma non sortiscono lo stesso effetto oggi: leggere queste due righe è stato semplice, non ci si è fermati neanche un attimo. Il concetto di scuola inutile, o meglio, utile solo per il tanto chiacchierato pezzo di carta, è talmente diffuso che una reazione del genere è prevedibile. Dai primi del 1900 ad oggi è cambiato tutto, sono poche le eccezioni: il grande libro, e non l’esperienza, distruggeva, distrugge e, secondo molti, continuerà a farlo. L’articolo di Papini, Chiudiamo le scuole!, è attuale, purtroppo. Fastidiosamente attuale ...