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sabato 1 novembre 2025

La tirannia del mediocre

 
di Claudio Cabona

I banali amano l’ignoranza, la disconoscenza, la mancanza di certezze. Fattori che portano l’uomo a trasformarsi.

E’ ora che si prenda in mano una tavolozza di colori e si pitturi sopra questo grigio. Perché la nostra società è attraversata da una rivoluzione antropologica che trascende le classi sociali, esula i particolari e le appartenenze, si alimenta e vive del piattume, della mediocrità.


Ad oggi, dai grembi delle donne nasce un uomo mediocre, sterile, che ha il compito di trascinare la moltitudine nell’omologazione. 

Quando si viene al mondo si è nudi, non si hanno vestiti né reali né sociali, si è un foglio bianco. Ma poi, per forza di cose, bisogna coprirsi. L’uomo d’oggi si macchia di colori scuri, che non lo facciano notare, che lo rendano passaggio di vita. Colori funebri suggeriti da chi vuol creare atteggiamenti contagiosi all’interno del tessuto sociale.
Il mediocre è fra noi. 

È lui la nuova evoluzione umana. È lui che nato come un uomo, ma alimentato da banalità, falsità, ombre, sogni infranti, invidie, ignoranza, ha il compito di spazzare via il colore caldo. Di imporre il grigio, di schiacciare il volo della fantasia, di ingabbiare l’essere.
Il sistema in cui viviamo è governato da mediocri, si ciba di mediocrità e vuole mettere al mondo propri simili. Un uomo ridotto a vivere nell’ombra, a non alzare mai la voce in nome della “sacralità” del quieto vivere, a incamminarsi su strade già asfaltate.

Indifferente...

lunedì 14 giugno 2021

Paranoia e Potere

A cavallo tra il 19° e il 20° secolo la rampante psichiatria coniò un termine destinato a scolpirsi nell'immaginario di parecchie generazioni a seguire: la parola è paranoia.

Eppure la patologia era già stata riconosciuta e classificata molto tempo prima che il termine 'paranoia' erompesse nel gergo popolare; era la Mania di Persecuzione, una sindrome codificata fin dalla nascita della psichiatria, durante il secolo illuminista.

La mania di persecuzione si differenzia dalla normale diffidenza in quanto ha luogo in assenza di fatti oggettivi che la motivino. 
Consiste in una degenerazione patologica del pregiudizio. 

E' necessario che la degenerazione sia patologica. Quindi se ad esempio ricevo continue minacce di morte, la mia diffidenza cronica non può dirsi patologica, in quanto fondata su presupposti oggettivi.

E allora perché in ambito scientifico si volle cambiare denominazione ad una patologia mentale già classificata quasi tre secoli prima? 
Proviamo a ipotizzare ...

domenica 26 gennaio 2020

APNEA

di Gabriele Policardo

Si dice che molti non vivano davvero, ma si limitino solo a respirare. Non è così. Occorre respirare per poter vivere. 
I più sono in apnea. Non da minuti, giorni, ore: da anni.

Sono in apnea perché non «respirano» più aria di quella che consente loro di sopravvivere. Un solo centimetro cubo in eccesso metterebbe in crisi un’intera esistenza, aprirebbe una porta verso la libertà, esigerebbe di fare i conti con la propria parte più grande, che si è messa a tacere. Un solo respiro ampio, a fondo, fatto per sbaglio, li potrebbe far impazzire.
Se io ricomincio a respirare, ho fiato per dire «No.» Fermarmi e iniziare da capo. Ho energia, sempre di più, e questa energia mi obbligherà a spenderla in qualcosa di grande e bello. Al servizio degli altri, della bellezza, del giusto, della Vita. 

Se io ricomincio a respirare, devo uscire da tutto ciò che mi soffoca. Da una relazione che mi toglie l’aria, da amicizie o pseudoamicizie che mi tengono ancorato, da professioni e situazioni in cui non posso esprimere la mia unicità e vivere con gioia e successo.
Siamo al culmine di una civiltà in asfissia. È il momento più alto e drammatico, quello in cui non si può più rimandare. «Ora muoio, ma un giorno respirerò» non può essere il paradigma della sopravvivenza ancora a lungo.
Occorre spazio nell’oppressione, acqua pura nell’anima stagnante, respirazione verticale in questo dramma piatto, orizzontale...

lunedì 22 luglio 2019

L'impopolarità della verità e il trionfo dell'approssimazione - divide et impera

 di Gianni Tirelli

“Non fare del bene agli ignoranti, potrebbero rinfacciartelo e testimoniare davanti ad un giudice, di essere stati loro a fare del bene a te”

Noto con piacere (ne avevo trattato in tempi non sospetti, allertando inutilmente e senza esito il branco di pecore belanti) che la tanto sbandierata “libertà della rete” sta producendo i suoi frutti velenosi!!

Il risultato si è tradotto in una omologazione delle coscienze appiattite sul pensiero del primo cialtrone mitomane in cerca di visibilità che alla verità, antepone l’approssimazione strumentale e la piaggeria di un’orda di parassiti nullatenenti e nullafacenti!

Insomma, per il momento tutti se la cantano e se la suonano fino al giorno in cui, non resteranno che in 4 gatti appesantiti da un congruo numero di merendine industriali, intenti a cianciare come comari, sulla loro incompresa valutazione degli eventi – inebetiti a guardare il grande fratello e la De Filippi – a leggere le succulenti notizie della gazzetta dello sport, disquisendo animatamente (come giudici assolutamente neutrali!!) su un rigore non dato.

Del resto, non c’era nulla da aspettarsi, ne oggi di che stupirsi! ...