Si dice che molti non vivano davvero, ma si limitino solo a respirare. Non è così. Occorre respirare per poter vivere.
I più sono in apnea. Non da minuti, giorni, ore: da anni.
Sono in apnea perché non «respirano» più aria di quella che consente loro di sopravvivere. Un solo centimetro cubo in eccesso metterebbe in crisi un’intera esistenza, aprirebbe una porta verso la libertà, esigerebbe di fare i conti con la propria parte più grande, che si è messa a tacere. Un solo respiro ampio, a fondo, fatto per sbaglio, li potrebbe far impazzire.
Se io ricomincio a respirare, ho fiato per dire «No.» Fermarmi e iniziare da capo. Ho energia, sempre di più, e questa energia mi obbligherà a spenderla in qualcosa di grande e bello. Al servizio degli altri, della bellezza, del giusto, della Vita.
Se io ricomincio a respirare, ho fiato per dire «No.» Fermarmi e iniziare da capo. Ho energia, sempre di più, e questa energia mi obbligherà a spenderla in qualcosa di grande e bello. Al servizio degli altri, della bellezza, del giusto, della Vita.
Se io ricomincio a respirare, devo uscire da tutto ciò che mi soffoca. Da una relazione che mi toglie l’aria, da amicizie o pseudoamicizie che mi tengono ancorato, da professioni e situazioni in cui non posso esprimere la mia unicità e vivere con gioia e successo.
Siamo al culmine di una civiltà in asfissia. È il momento più alto e drammatico, quello in cui non si può più rimandare. «Ora muoio, ma un giorno respirerò» non può essere il paradigma della sopravvivenza ancora a lungo.
Occorre spazio nell’oppressione, acqua pura nell’anima stagnante, respirazione verticale in questo dramma piatto, orizzontale...
Siamo al culmine di una civiltà in asfissia. È il momento più alto e drammatico, quello in cui non si può più rimandare. «Ora muoio, ma un giorno respirerò» non può essere il paradigma della sopravvivenza ancora a lungo.
Occorre spazio nell’oppressione, acqua pura nell’anima stagnante, respirazione verticale in questo dramma piatto, orizzontale...
