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lunedì 29 giugno 2026

Cosa vuol dire depaving: togliere l’asfalto per far respirare le città

E se la rigenerazione urbana passasse dal sottrarre anziché dall'aggiungere? Alla scoperta del depaving, la pratica che rompe la barriera di asfalto e cemento e promette di riscrivere il rapporto tra spazio urbano, gestione delle acque e verde urbano.

 Immaginate le nostre città, soffocate da colate di asfalto e cemento che si estendono a perdita d’occhio. Superfici nere e impermeabili che d’estate si trasformano in vere e proprie griglie roventi, contribuendo a quel fenomeno sempre più opprimente delle “isole di calore”. Cosa fare (oltre a provare a scappare dalla città nei mesi più torridi)?

Una delle opere diffuse in questo ambito prende il nome di depaving (o deimpermeabilizzazione) e rappresenta un’azione che sta ridisegnando il volto di metropoli in tutto il mondo (in particolar modo di quelle che ambiscono a diventare “città spugna”), Italia compresa, con l’obiettivo di renderle più resilienti, verdi ed a misura d’uomo...

domenica 26 gennaio 2020

APNEA

di Gabriele Policardo

Si dice che molti non vivano davvero, ma si limitino solo a respirare. Non è così. Occorre respirare per poter vivere. 
I più sono in apnea. Non da minuti, giorni, ore: da anni.

Sono in apnea perché non «respirano» più aria di quella che consente loro di sopravvivere. Un solo centimetro cubo in eccesso metterebbe in crisi un’intera esistenza, aprirebbe una porta verso la libertà, esigerebbe di fare i conti con la propria parte più grande, che si è messa a tacere. Un solo respiro ampio, a fondo, fatto per sbaglio, li potrebbe far impazzire.
Se io ricomincio a respirare, ho fiato per dire «No.» Fermarmi e iniziare da capo. Ho energia, sempre di più, e questa energia mi obbligherà a spenderla in qualcosa di grande e bello. Al servizio degli altri, della bellezza, del giusto, della Vita. 

Se io ricomincio a respirare, devo uscire da tutto ciò che mi soffoca. Da una relazione che mi toglie l’aria, da amicizie o pseudoamicizie che mi tengono ancorato, da professioni e situazioni in cui non posso esprimere la mia unicità e vivere con gioia e successo.
Siamo al culmine di una civiltà in asfissia. È il momento più alto e drammatico, quello in cui non si può più rimandare. «Ora muoio, ma un giorno respirerò» non può essere il paradigma della sopravvivenza ancora a lungo.
Occorre spazio nell’oppressione, acqua pura nell’anima stagnante, respirazione verticale in questo dramma piatto, orizzontale...

sabato 1 dicembre 2018

5 Dicembre 1952, The Big Smoke

Ciò che l'esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base ai principi da essa edotti. 
(Georg Wilhelm Friedrich Hegel)

Il 5 Dicembre 1952 una cortina di smog avvolse le strade di Londra. Nessuno si sorprese, la città era abituata alla cappa grigiastra di inquinamento e nebbia che oscurava il cielo. Probabilmente, per i londinesi, gli effetti collaterali del massiccio utilizzo del carbone erano il prezzo da pagare in cambio dei posti di lavoro legati all'industria e al comfort delle loro abitazioni. 

Ma quel giorno del 1952, quel prezzo lievitò. Ciò che accadde scaturì in uno dei più gravi disastri ambientali del Regno Unito, ricordato con il nome di Big Smoke (il Grande Smog), evento che diede impulso alla moderna coscienza ambientalista.

Il 6 Dicembre il cielo si fece giallo, l'aria divenne fetida e irrespirabile, e la visibilità sulle strade si ridusse a pochi metri. Nessun mezzo fu più in grado di circolare, solo la metropolitana rimase in funzione. Le autorità chiusero scuole, teatri, cinema e aeroporto. Nei giorni che seguirono, la situazione restò pressoché immutata.

Il 10 dicembre il Grande Smog cessò, lasciando dietro di sé un bilancio catastrofico. 150.000 persone furono ospedalizzate, 12.000 morirono in seguito a gravi infezioni dell'apparato respiratorio e/o ipossia per essersi esposte all'aria ....

giovedì 26 settembre 2013

L'elenco che fa paura...

Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Caivano, Camposano, Cancello ed Arnone, Capodrise, Capua, Carinaro, Carinola, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casamarciano, Casapesenna, Casapulla, Caserta, Castelvolturno, Castello di Cisterna, Cellole, Cervino, Cesa, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Curti, Falciano del Massico, Francolise, Frignano, Giugliano in Campania, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mariglianella, Marigliano, Melito di Napoli, Mondragone, Monte di Procida, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Qualiano, Quarto, Recale, Roccarainola, San Cipriano d’Aversa, San Felice a Cancello, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Paolo Bel Sito, San Prisco, San Tammaro, San Vitaliano, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino, Saviano, Scisciano, Sessa Aurunca, Succivo, Teverola, Trentola- Ducenta, Tufino, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca e Visciano.

Questi, in ordine alfabetico, secondo l'elenco diramato qualche giorno fa dal Ministero della Salute, i 47 comuni della Campania a più alto rischio di tumore per inquinamento di aria, acqua e suolo...