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lunedì 14 settembre 2026

Vuole la scuola che suo figlio si merita?


Salve, sono la scuola italiana. Scusi il fiatone.

Lei è? Ah, sì certo. Si accomodi.

Ho pensato che, con l’inizio del nuovo anno scolastico, forse era il caso che prima facessimo due chiacchiere.
L’ho vista in giro, l’ho letta sui social, e ho l’impressione che io e lei non ci siamo capiti bene.

Mi pare che lei nutra nei miei confronti delle aspettative confuse e vorrei approfittare di questo piccolo colloquio per chiarire qualche punto.
A scanso di equivoci, glielo dico subito: suo figlio non è speciale.
Sì, ho controllato. Sì, due volte.
No, non mi interessa cosa ha fatto durante l'estate. Non lo è.

Lo so che esiste una certa narrazione, alimentata da alcuni miei insegnanti che hanno visto un po’ troppe volte l’Attimo Fuggente e adesso pubblicano con Garzanti, che li vorrebbe tutti piccoli miracoli d’unicità. Mi dispiace, non è così.
Statisticamente ci sono ottime possibilità che suo figlio sia mediocre...

sabato 1 novembre 2025

La tirannia del mediocre

 
di Claudio Cabona

I banali amano l’ignoranza, la disconoscenza, la mancanza di certezze. Fattori che portano l’uomo a trasformarsi.

E’ ora che si prenda in mano una tavolozza di colori e si pitturi sopra questo grigio. Perché la nostra società è attraversata da una rivoluzione antropologica che trascende le classi sociali, esula i particolari e le appartenenze, si alimenta e vive del piattume, della mediocrità.


Ad oggi, dai grembi delle donne nasce un uomo mediocre, sterile, che ha il compito di trascinare la moltitudine nell’omologazione. 

Quando si viene al mondo si è nudi, non si hanno vestiti né reali né sociali, si è un foglio bianco. Ma poi, per forza di cose, bisogna coprirsi. L’uomo d’oggi si macchia di colori scuri, che non lo facciano notare, che lo rendano passaggio di vita. Colori funebri suggeriti da chi vuol creare atteggiamenti contagiosi all’interno del tessuto sociale.
Il mediocre è fra noi. 

È lui la nuova evoluzione umana. È lui che nato come un uomo, ma alimentato da banalità, falsità, ombre, sogni infranti, invidie, ignoranza, ha il compito di spazzare via il colore caldo. Di imporre il grigio, di schiacciare il volo della fantasia, di ingabbiare l’essere.
Il sistema in cui viviamo è governato da mediocri, si ciba di mediocrità e vuole mettere al mondo propri simili. Un uomo ridotto a vivere nell’ombra, a non alzare mai la voce in nome della “sacralità” del quieto vivere, a incamminarsi su strade già asfaltate.

Indifferente...

domenica 23 ottobre 2022

La dittatura dei mediocri

di Stefano Zurlo

Frustate sulla schiena liscia della modernità. Giudizi affilati come coltelli che scrostano la patina lucente del progresso e mostrano le piaghe dell’umanità, incamminata verso le magnifiche sorti e progressive.
Aforismi che fanno a pezzi il pensiero politically correct. Forse per questo la profondità di Henri-Frédéric Amiel è inversamente proporzionale alla sua fama. 

In Italia, per esempio, questo irregolare svizzero, vissuto a Ginevra nell’800, non viene pubblicato da anni ed è sconosciuto ai più. 
Peccato, perché le sue rasoiate fanno male e quindi fanno pensare. Lampi che squarciano la notte ottusa del più ingenuo ottimismo. 

«L’uomo che non ha una vita interiore è schiavo del suo ambiente», scrive Amiel. Che poi, perfido, va ben oltre: «Dimmi cosa pensi di essere e ti dirò cosa non sei». 

Poche parole, come una scossa, per fare a pezzi la coperta soffice del pensiero dominante, quello che copre le nostre fragilità, la poca voglia di guardarci allo specchio scoprendo le nostre rughe e le cicatrici profonde che il tempo lascia sulla società. 
L’Illuminismo, le scoperte scientifiche, la democrazia ci spingono in avanti. C’è chi canta questo mondo favoloso, finalmente affrancato, e chi, guardandolo in controluce, ne pesa i difetti. 
Il conformismo, la massificazione, la democrazia ridotta a mangime per le frustrazioni del popolo. E poi la fine del rapporto antico come il mondo fra il bene e il male. Il caos come prodotto paradossale dello sforzo razionalistico dei secoli precedenti. 
Sembra di leggere i quotidiani di oggi, lo sgretolarsi del consorzio civile e il capovolgersi stupefacente della moralità. 
E invece siamo a Ginevra, a metà dell’800 ...

mercoledì 3 marzo 2021

La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere

Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” ci ha travolti. 

I mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono a essere come loro, un po’ come gli alieni del film di Don Siegel “L’invasione degli ultracorpi”. Ricordate?

“Mediocrazia” è il titolo dell’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal. 

Il lavoro (“La Mediocratie”, Lux Editeur) è stato tradotto in italiano dall’editore Neri Pozza, con il titolo “La Mediocrazia”. Meritava di essere pubblicato anche in Italia, se non altro per il dibattito che ha saputo suscitare in Canada e in Francia ...

mercoledì 15 luglio 2020

"Siete ad Alcatraz, fratelli"

Tributo a "Jack Folla"
di Diego Cugia

Giornalisti, televisivi, politici, questa non è la vostra vita ...

Ma tu puoi venire fratello. Tu, tra i 20 e i 40, avresti voluto averli ai tempi di Kerouac quando sulla strada il mondo ha abbandonato le sue ultime idee.

Tu puoi venire fratello. Tu, il cuore strozzato da un nodo scorsoio, cattivo perché non hai un altro mestiere, tu puoi venire fratello.

E anche i vecchi, i grandi vecchi che attraversano con la mente le montagne ,e le loro guerre, i loro morti e tutte le cose che hanno amato e hanno perduto...

Siete ad Alcatraz fratelli.

Ma i Mediocri girano liberi, i Mediocri hanno invaso le strade, occupato tutto; politica televisione giornali, tutto.

I Mediocri girano liberi, ci hanno imposto cosa comprare, cosa è bello e cosa è brutto, i film da vedere, le canzoni da ascoltare, quando ridere e quando piangere.
I Mediocri girano liberi come poliziotti e se vedono passare un’idea la sbattono dentro ...

mercoledì 10 ottobre 2018

L’inquietante banalità

di Italo Romano

Ne siamo circondati, avvolti e spesso travolti.
Sto parlando della banalità.


Viviamo tempi di sintesi e semplificazione, dove ogni concetto, anche il più astruso, è banalizzato. Tutto sprofonda nell’abisso oscuro della mediocrità, o rasenta un insignificante piattume. La convinzione indotta è la migliore arma di banalizzazione di massa mai creata. Esse, oggi, sono strabordanti e si propagano alla velocità della luce, grazie ai grandi mezzi di diffusione di massa, vere fabbriche di convinti.

Spesso, però, la convinzione è una falsa credenza, dettata da una palese ignoranza, velata da uno pseudo fortino di arroganza mista a superficialità. Ciò porta a riassumere fatti, concetti e idee nell’unica forma possibile che consente questo modus vivendi, con la banalità. La persuasione subliminale ha creato questa dotta ignoranza che purtroppo riesce a far scadere ogni discussione nei soliti elementari archetipi del banale.

Saul Bellow nel suo romanzo biografico “Ravelstein” ha scritto che “la banalità è il travestimento di una potentissima volontà tesa ad abolire la coscienza“. Niente di più vero. Questo qualunquismo filosofico è premeditatamente presentato alle deboli menti, la maggioranza, che si auto schiavizzano, scadendo in una condizione di servilismo. Un servilismo che si palesa nella più abietta forma, servo è fiero di esserlo, perché essendo l’unica forma di vita conosciuta, è sicuramente la migliore. 
L’individuo diviene suddito perché non riesce più a distinguere la finzione dalla realtà.

Chi sta dietro questo progetto di banalizzazione di massa deve essere un genio...