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martedì 3 febbraio 2026

Moltbook, il social network dove parlano solo le intelligenze artificiali

In questi giorni non si parla d'altro!

Non è un nuovo ChatGpt, né un assistente AI evoluto. 
Moltbook è un ambiente sociale chiuso, dove decine di migliaia di agenti artificiali interagiscono tra loro in modo continuo.

Di questi tempi siamo abituati a social network popolati da bot, troll e intelligenze artificiali che imitano (più o meno bene) il comportamento umano. 

Moltbook, però, fa un passo oltre: elimina completamente gli esseri umani dalla conversazione.

Lanciato a fine gennaio, Moltbook è un social network pensato esclusivamente per agenti di intelligenza artificiale. 
Solo le AI possono creare post, commentare, votare e interagire. Gli umani possono osservare, leggere, curiosare. 
Ma non intervenire...

martedì 23 dicembre 2025

Pace ibrida per guerre ibride?


Negli ultimi dieci anni il concetto di guerra ibrida si è saldamente affermato nella retorica politica in Occidente e in Russia. 

Gli esperti russi hanno giustamente sottolineato la vaghezza del concetto, la sua intersezione con altri concetti (come le guerre irregolari), nonché la debole base scientifica. 

Tuttavia, l’uso diffuso del termine difficilmente può essere definito casuale. C’erano chiaramente delle lacune nell’apparato concettuale dell’analisi internazionale: le nuove realtà delle relazioni internazionali non erano adeguatamente descritte dai concetti esistenti. 

La rapida diffusione del concetto di guerra ibrida è stata una reazione spontanea a tali lacune, mentre il concetto soffre in realtà di un’eccessiva confusione. È più adatto al giornalismo che alla scienza. Tuttavia, i fenomeni che rientrano nel concetto di guerra ibrida richiedono una riflessione e uno studio più rigoroso di questo concetto. 

È opportuno interrogarsi anche sul concetto opposto: la pace ibrida. 

Se esiste una guerra ibrida, è possibile trasformarla in una pace ibrida? La diplomazia moderna è in grado di negoziare una pace ibrida e di raggiungere accordi sostenibili per porre fine alle guerre ibride? ... 

lunedì 1 settembre 2025

"La generazione ansiosa" di Jonathan Haidt: analisi di un’emergenza

 
 di Enrico ReatiniPsicologo ad orientamento Cognitivo-Comportamentale

Cosa succede quando un libro ci mette davanti a uno specchio, ma allo stesso tempo ci invita a salire sul palco per cambiare il nostro destino? È esattamente questa la sensazione che si prova leggendo La generazione ansiosa di Jonathan Haidt, pubblicato in Italia nel 2024 da Rizzoli. 

Haidt, psicologo sociale e autore di bestseller come The Righteous Mind e The Coddling of the American Mind, unisce decenni di ricerca sull'etica, la morale e l'impatto dei social media, per offrire una riflessione lucida e disarmante sul “grande riprogrammamento” che sta riscrivendo l’infanzia e l’adolescenza. 

Ma, mentre leggiamo, non siamo solo osservatori passivi: siamo partecipanti attivi, parte del problema e della soluzione...

martedì 28 marzo 2023

Mostrare danneggia l'essere

 di Daniela Marinelli

C'è un andamento inquietante che in questo periodo osservo, relativamente all'utilizzo dei social che coinvolgono i bambini.

È vero che come adulti e genitori abbiamo la podestà rispetto alle scelte che coinvolgono i nostri figli, quando sono bambini eppure, osservo sempre più, come tali scelte vadano nella direzione di mancato rispetto al bambino e di una non tutela del suo spazio privato.
 
Un bambino non sa cosa siano Facebook, Instagram e Tik Tok e, seppur ne conosca in qualche modo il funzionamento, non ne può comprendere realisticamente la portata e quindi non può percepire realisticamente il significato e l'impatto di una sua foto in rete e di un video che lo ritrae.

Da un po' di tempo, osservo con preoccupazione e orrore bambini esposti sempre di più, messi in scena e riprodotti costantemente, mentre parlano, cantano, ballano o compiacciono i genitori che stanno lì, con una frequenza inquietante, a filmare e postare. 
Proprio la frequenza e la ripetizione con cui questo avviene ci dice che, eccitati dal numero di like e e follower e gratificati nell'orgoglio genitoriale di potersi vantare di quel figlio, di quella bellezza, di quel talento, di quell'intelligenza simpaticamente chiacchierona, non si accorgono di come la quotidianità del bambino venga turbata ...

martedì 19 gennaio 2021

Guerrieri o vittime?

Il profilo psicologico del “Lamentante” sui Social Network.

di Tiziano Cerulli

E' un fenomeno di moda sui Social Network, come Facebook, il “lamento” diffuso o la pubblicazione di immagini e contenuti lamentosi, con annessa esclusione o bloccaggio del profilo degli utenti che non appoggiano o avvalorano la tesi del: “il mondo è uno schifo e le persone sono cattive, tranne me che sono una povera vittima e nessuno mi comprende”.

La dinamica psicologica è la seguente: sono arrabbiato per qualcosa che mi è successo e invece di fermarmi a pormi delle domande sulla mia vita o a raccogliermi in meditazione mi sfogo scrivendo un post tragico/drammatico sulla gravità della mia situazione o su quella che penso sia la realtà: 
Mi lamento perché non ho lavoro o l'ho perso e il Governo non fa nulla per trovarmi un nuovo lavoro...mi lamento perché non trovo un partner uomo o donna sufficientemente vicino ai miei ideali su come dovrebbe essere l'uomo o la donna perfetta che soddisfi tutti i miei bisogni...mi lamento perché l'ambiente di lavoro o la mia famiglia non è come quello della mia serie TV preferita o la famiglia del Mulino Bianco...mi lamento perché la mia linea telefonica non è abbastanza veloce per i miei preziosi momenti di vita virtuale all'interno di una realtà dove posso mostrare la mia finta identità di persona per bene...mi lamento perché sono sfortunato/a e mi capita di incontrare solamente persone che non mi capiscono, mi trattano male, feriscono la mia sensibilità...mi lamento perché gli altri non sono al mio livello di coscienza”...

sabato 16 gennaio 2021

Parliamo digitando, leggiamo chattando

 

  

“Ho 422 amici, eppure sono solo.
Parlo con loro ogni giorno ma nessuno mi conosce. 

Il mio problema è la differenza tra il guardare nei loro occhi o un nome sullo schermo. Quei media che chiamiamo ‘social’ sono tutto fuorché social. 
Tutta questa tecnologia è solo un’ illusione. Comunità, solidarietà, spirito di gruppo…ma quando ti allontani da questa delusione ti svegli e vedi un mondo di confusione. 

Un mondo in cui siamo schiavi della tecnologia che abbiamo creato. In cui tutti condividiamo le nostre parti migliori, lasciando fuori l’emozione. Quando siete in pubblico e vi sentite soli, mani dietro la testa e lontani dal telefono, imparate a coesistere. 

Stiamo diventando asociali, siamo circondati da bambini che fin dalla nascita ci vedono vivere come robot e pensano sia normale. 
Ora i parchi sono vuoti. Non ci sono bambini, le altalene non dondolano ...

martedì 15 settembre 2020

Ossessioni strane: ho scoperto di essere felicità dipendente

Ossessioni strane del contemporaneo: tutto ruota intorno alla felicità, peccato che la malattia più diffusa non sia l’AIDS (l'articolo è del 2016 - N.d.C), ma la depressione. 

Eppure se ne parla così poco. Eppure, ci fanno dannare per essere felici, alcuni diventano Buddisti, altri cambiano identità, genere, lavoro, lasciano mogli e famiglia e partono, ma secondo voi ,poi, effettivamente, lo diventano felici?
Qualche giorno fa ho letto un articolo interessante, anzi, di più. A proposito del “glorioso sogno Americano”, a proposito di avanguardia, di genio, di cultura e intrattenimento, sapete che negli Stati Uniti vivono le persone meno felici del mondo sviluppato?

“So here’s this country that prioritizes and values happiness — it’s there in the nation’s founding documents — but the people are not particularly happy”
Ruth Whippman, “America the Anxious: How Our Pursuit of Happiness is Creating a Nation of Nervous Wrecks,”

Già, proprio loro, quelli che esportano novità, tecnologie e fiumi di cultura. Proprio loro che danno così tanta importanza al benessere, proprio loro che lanciano nuove tecniche di guarigione, di spiritualità ecc. alla fine sono i più infelici...

sabato 11 gennaio 2020

Vite da Facebook

di Anna Lombroso

Ieri una mamma ha annunciato la morte della figlia in un incidente d’auto sul suo profilo di Facebook. Lo stesso hanno fatto gli amici della donna vittima dell’ex compagno, rea di essersi costruita una identità sotto falso nome sul social network. Una giovane malata che ha difeso i test sugli animali è stata oggetto di una campagna denigratoria e bersaglio di minacce crudelissime ancora su Fb.

Pare che lo strumento di comunicazione più impalpabile, aereo, immateriale, sia quello che garantisce invece la permanenza, che nega l’oblio nel bene e nel male, a imperitura memoria di convinzioni e slealtà, di amori e tradimenti, di promesse e infedeltà, di viltà e coraggio.

Sono arcaica, non ho gli strumenti per interpretare con lungimiranza tutto questo, del pensiero liquido mi è affine solo una frase del suo guru, genio della propaganda e geniale titolista di fenomeni artificiali a cominciare dall’estimità: il futuro non esiste, bisogno inventarselo.

Per me il Pc è stato una macchina da scrivere più efficiente, anche se dell’Olivetti rimpiango il padrone e il ticchettio, non so e non voglio leggere gli e-book, nutro una diffidenza insanabile per le confessioni pubbliche e le conseguenti sentenza come i processi di London, non mi accontento di un “mi piace”, sospetto delle foto ritoccate così come vengono ritoccate le proprie esistenze per renderle più accettabili agli altri ma soprattutto agli autori di vite parallele ...

venerdì 15 marzo 2019

Le fake news ci sono sempre state, la difesa è nelle biblioteche

 di Paolo Bricco
«Quando, nel 1988, arrivai a Los Angeles, gli studenti più brillanti erano affascinati dal neoscetticismo. 
Per il neoscetticismo, la narrazione di finzione e la finzione storica erano indistinguibili. Il clima culturale di allora ha creato le condizioni favorevoli per le fake news di oggi».

Carlo Ginzburg ha lo sguardo insieme assorto e distaccato che hanno gli ispettori della gendarmerie francese o i detective dei police department americani quando fanno cadere lì, intanto che gli osti portano un Borgogna o le cameriere della birra ghiacciata, il collegamento logico e materiale fra eventi lontani nel tempo. Al Caminetto d’oro di Bologna, il vino messo in tavola dai camerieri è invece un Chianti Classico Badia a Coltibuono del 2016.

Ginzburg identifica uno dei cuori della nostra contemporaneità: l’ambiguità fra il vero e il falso e la propalazione come vero di ciò che è falso non dipendono solo dall’ipertrofia di internet e dei social media, ma sono anche la conseguenza di una specifica atmosfera intellettuale diffusasi trent’anni fa ...

martedì 28 febbraio 2017

L’eccesso di informazioni ci sta portando all’apatia

"Nessuno è più schiavo di colui che è prigioniero senza saperlo"
- Johann Wolfgang von Goethe -

Il secolo appena iniziato passerà alla storia per l’evoluzione informatica e tecnologica.

Il mondo intero oggi si aggiorna e si informa su internet, una rete nata negli anni Settanta dalle ricerche dell’ARPA (Advanced Research Project Agency, oggi DARPA) del Ministero della Difesa statunitense, quindi in ambito prettamente militare…
Gentilmente poi ci hanno messo a disposizione i vari Social Network (SixDegrees, Friendster, MySpace, LinkedIN e l’ultimo The Facebook…) con l’obiettivo di creare relazioni tra le persone.

La realtà è decisamente un’altra: sia internet che i social rientrano nel controllo globale…

Grazie a queste tecnologie il Sistema sa praticamente tutto di noi: le cose che amiamo, quelle che odiamo, i libri che leggiamo, la musica che ascoltiamo, dove andiamo a mangiare, i piatti preferiti, le preferenze politiche e anche le inclinazioni sessuali, ecc. ecc.
Dai dati che NOI gentilmente e gratuitamente stiamo cedendo al Sistema, esso è in grado di costruire il profilo perfetto di ogni abitante interconnesso alla Rete...

sabato 15 ottobre 2011

Si chiama "Brother Net", la rete dei fratelli massoni


Si chiama "Brother Net". Ed è la rete dei fratelli, fratelli intesi come massoni. E' riservato proprio a loro il primo social network italiano. E' destinato a diventare il primo portale della massoneria, fatto apposta per incontrarsi, scambiarsi informazioni e, perché no, "aiutarsi". Anche, se possibile, a trovare un lavoro, usando quella corsia preferenziale garantita dall'appartenenza alla massoneria. 

E così si è creata proprio a questo scopo una rete italiana per proteggere tutte le attività delle diverse Obbedienze italiane che vuole anche essere apparentemente inviolabile, alla quale si accede esclusivamente se si dimostra di essere iscritti alla massoneria. 
Un social network ispirato a Facebook. Chat, gruppi monotematici, aggiunte di amici, condivisioni di foto, poke che si chiamano onde e commenti ai diversi status. Ci si confronta sui temi più disparati: c'è chi, ad esempio, organizza raduni ciclistici e chi cerca compagni per un viaggio alla scoperta dei luoghi in cui ha vissuto Mozart. Ma si parla anche di questioni strettamente massoniche: incontri delle logge a livello regionale, scambi di documenti e suggerimenti per le riflessioni, singole o di gruppo, con un occhio all'attualità politica (una sezione riporta tutte le notizie, riprese dai mass media, di interesse massonico). Di pubblico, comunque, non c'è molto, perché si teme sempre che qualcuno possa riuscire ad "infiltrarsi", nonostante il blocco in entrata. Per questo le comunicazioni più comuni sono quelle via chat (una finestra che si apre al lato, proprio come sul più noto social network americano). 
Tutte concluse col classico "TFA", l'acronimo che indica il tradizionale saluto del "triplo fraterno abbraccio".