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venerdì 17 ottobre 2025

Il bambino di Lapedo: un ponte tra Umani e Neandertaliani

Nel 1998, il Bambino di Lapedo ha catturato l’attenzione del mondo scientifico grazie alla sua straordinaria fusione di geni umani e neandertaliani. 

Questo scheletro, rinvenuto nel riparo roccioso di Lagar Velho, situato nella valle di Lapedo in Portogallo, si distingue per le sue caratteristiche fisiche uniche e per il trattamento delle ossa, che presentano macchie di ocra.

Recentemente, la comunità scientifica ha ottenuto una datazione precisa di questo ritrovamento, un risultato che evidenzia i notevoli progressi tecnologici nel campo della ricerca archeologica.

La scoperta del Bambino di Lapedo non solo ha arricchito la nostra comprensione della preistoria, ma ha anche aperto nuove strade per la ricerca genetica e antropologica...

domenica 22 giugno 2025

Siamo per il 5% "alieni"?


di Fabrizio Spagiari

Negli ultimi anni, le ricerche sul DNA dei Neandertal hanno dimostrato che molti uomini moderni condividono una piccola percentuale di materiale genetico con questi primi esseri umani.

Ora i ricercatori, confrontando il nostro codice genetico con quello neandertaliano, vogliono individuare i geni che ci rendono effettivamente umani e quelli legati a qualche origine in comune con i nostri cugini preistorici. 
C’è stato un contatto. Quando?

I ricercatori hanno osservato che nei Neandertal i geni associati all’iperattività, al comportamento aggressivo e allo sviluppo di alcune sindromi, come l’autismo, sono assenti.

Nel periodo compreso tra un milione e 500 mila anni fa circa, il numero dei Neandertal si ridusse drasticamente, limitando la popolazione a un piccolo gruppo. 
Questo evento ebbe un impatto molto negativo sui Neandertal e in particolare sui loro geni ...

mercoledì 19 ottobre 2022

Le ibridazioni tra Homo sapiens e Neanderthal erano frequenti anche in Europa

Si accumulano sempre più evidenze del fatto che Homo sapiens, dopo essere uscito dall’Africa tra 60.000 e 80.000 anni fa, si sia ibridato con i Neanderthal, una popolazione ominina che già abitava l’Eurasia.

Due modi diversi di essere umani che si sono incrociati e hanno lasciato discendenza: in media, il 2% del DNA di tutti gli esseri umani non africani di oggi è materiale genetico un tempo appartenuto ai Neanderthal e da loro ereditato.

Finora si sapeva che sapiens e Neanderthal si sono incontrati e accoppiati, scambiandosi geni, in Medio Oriente tra i 50.000 e i 60.000 anni fa. Eravamo anche a conoscenza di due sapiens euroasiatici che avevano avuto nel proprio albero genealogico almeno un Neanderthal: uno è vissuto nell’attuale Romania (Peștera cu Oase) tra i 37.000 e i 42.000 anni fa e l’altro in Siberia (Ust’-Ishim) circa 45.000 anni fa.

Ora due nuovi lavori, uno pubblicato su Nature e uno su Nature Ecology and Evolution, riportano almeno due novità molto importanti ...

sabato 10 aprile 2021

Come era davvero l’uomo di Neanderthal e cosa ci ha lasciato in eredità?


L’uomo moderno discende dai Neanderthal?

L’uomo di Neanderthal ha sofferto per lungo tempo di una cattiva reputazione e continua a evocare una serie di luoghi comuni.

Poco dopo la scoperta dei primi scheletri in Belgio (1829), Gibilterra (1848) e in Germania (1856), gli scienziati del tempo hanno sostenuto che l’Homo neanderthalensis, com’era stato chiamato, non fosse umano. Lo immaginavano come una sorta di primate animalesco, più simile a un gorilla o allo Yeti che all’uomo moderno. 

Oggi sappiamo che questi antichi abitanti dell’Europa, mai ritrovati in altri continenti al di fuori del Vicino Oriente o dell’Asia Centrale, in realtà ci assomigliavano molto. 

Qui sotto potete vedere una ricostruzione di un bambino Neanderthal ritrovato a Gibilterra e prodotta dall’Istituto Antropologico dell’Università di Zurigo ...

lunedì 12 ottobre 2020

Cosa c’entra il Covid-19 coi Neanderthal?


Forse non c'entra per nulla. Ma forse si ...

Questo recente studio mette in causa un "pezzo" di DNA Neanderthal come possibile fattore aggravante dei sintomi della malattia provocata dal virus.

Questa particolarità genetica potrebbe essere una delle ragioni (altre potrebbero essere l'età media più bassa, o il clima, per esempio) per le quali il continente africano è meno toccato dal virus.
Il 50% degli abitanti del Sud-Est Asiatico o il 16% degli europei, per esempio, hanno in comune un pezzetto di DNA Neanderthal.
Ma l'uomo di Neanderthal non ha mai vissuto in Africa.

Seppur rare, alcune tracce di DNA Neanderthal, "importato" tardivamente dall'homo sapiens (non prima di 100.000 anni fa) sono state comunque trovate presso alcune popolazioni africane ma la maggior parte è pressoché priva di tali geni.
La ricerca è solo agli inizi ...
Catherine


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Curiosità di paleoantropologia e predisposizione genetica

Nella grande mole di ricerche che riguardano SARS-CoV-2 a giugno 2020 uno studio italiano pubblicato su “New England Journal of Medicine” indaga eventuali predisposizioni genetiche prendendo a campione 835 pazienti italiani e 775 pazienti spagnoli.

Per comprendere la differenza tra acronimi il ministero della salute riporta: “La sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus-2 (SARS-CoV-2) è il nome dato al nuovo coronavirus del 2019. COVID-19 è il nome dato alla malattia associata al virus”. (www.salute.gov.it) ...

venerdì 12 aprile 2019

Neanderthal e Sapiens insieme a Riparo Mandrin


Nuovi interrogativi sull’evoluzione umana

In Francia, sulla riva sinistra del Rodano, c’è la Grotta di Mandrin, un sito preistorico poco noto ma eccezionale, unico al mondo. I reperti più antichi raggiungono il Paleolitico. Fra queste rocce lasciarono le loro tracce l’uomo di Neanderthal e l’Homo sapiens. Utensili appartenenti ad entrambe le specie sono rimasti imprigionati negli strati di calpestio a testimonianza del loro passaggio. Ma non solo questo: alcuni oggetti ornamentali della Grotta di Mandrin confermano l’interesse del Neanderthal per la cura del proprio corpo, e quindi la presenza di un pensiero astratto nel cervello del nostro “cugino” scomparso.

Gli artigli d’aquila

Situato nel comune di Malataverne, dipartimento Drôme, e a 45 km da Lione, il misterioso riparo è uno sperone roccioso circondato da uno splendido paesaggio verdeggiante. Si tratta di una zona archeologicamente di primaria importanza perché frequentata nel Magdaleniano dai cacciatori di renne (intorno a 13.000 anni fa), poi anche nel Neolitico, allorché (intorno al 4000 a. C.) le popolazioni agricole vi si insediarono e seppellirono i loro morti in fosse comuni all’interno della grotta; e alla fine dell’Epoca del bronzo (circa 1200- 900 a.C.) con la Cultura dei campi d’urne, quando queste genti deposero i resti dei defunti, raccolti in urne cinerarie, nei tunnel naturali di roccia.

Ma la Grotta di Mandrin era stata abitata già decine di millenni prima dall’uomo di Neanderthal e dall’Homo sapiens. In epoche differenti. Fra le loro presenze sembra esserci stato un intervallo di poche migliaia di anni...

giovedì 29 novembre 2018

Come scoprire il Neanderthal che è in noi

In un precedente post abbiamo visto come i Longobardi fossero immuni alla Peste di Giustiniano, una pandemia che ridusse della metà la popolazione della penisola italiana.

Questa immunità che aiutò non poco i Longobardi ad avere la meglio su una popolazione allo stremo delle forze, derivava dalla presenza nel loro DNA di un gene mutato che si chiama CCR5-delta32.

E' stato dimostrato scientificamente che questo gene rende immuni non solo da alcuni ceppi di Yersinia, ma anche da altre malattie come vaiolo e HIV.

Abbiamo visto come tale gene sia un retaggio di un antico processo di ibridazione tra Neanderthal e Sapiens.

Il gene CCR5-delta32 non è l'unica mutazione del genoma umano dovuta a questa ibridazione, ce ne sono anche altre: abbiamo accennato ai capelli rossi, alle lentiggini, agli occhi verdi, tutti geni recessivi ossia geni che si possono manifestare anche dopo diverse generazioni ...