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lunedì 28 ottobre 2024

Il 40% della finanza climatica della Banca Mondiale non aiuta il clima

 Oxfam calcola che il 26-43% delle risorse mobilitate per il clima dalla World Bank non viene spesa per questo scopo. Ma la Banca non può saperlo: non svolge nessun monitoraggio sui progetti che finanzia. 

Negli ultimi anni, la Banca Mondiale ha rafforzato la sua politica per il clima

Ha promesso di aumentare i finanziamenti per i progetti che affrontano la crisi climatica, fino al 45% del totale dei finanziamenti entro il 2025. E di renderli più equilibrati, destinandone metà a iniziative di mitigazione e metà per l’adattamento ai cambiamenti climatici. 

Sulla carta, l’istituzione nata a Bretton Woods è sulla buona strada per mantenere queste promesse. 
Ma cosa sappiamo veramente della finanza climatica della Banca Mondiale? ...

sabato 13 marzo 2021

La povertà è il più grosso business che i ricchi abbiano mai inventato

Un articolo del 2012... 

La pubblicazione dei dati Eurostat sull'aumento della povertà e del rischio-povertà in Europa ha suscitato sui media il solito "dibattito", viziato in partenza dal rappresentare l'impoverimento come un "problema", come un effetto indesiderato delle politiche di "rigore".

In realtà il bombardamento sociale del "rigore finanziario" non è sostanzialmente diverso dai bombardamenti militari, nei quali l'obbiettivo dichiarato è un pretesto non soltanto per il consumismo delle bombe (tanto paga il contribuente), ma anche per fare il maggior numero possibile di "danni collaterali", cioè di vittime civili. Anche il "rigore" è un business, ed il "danno collaterale" della maggiore povertà apre a sua volta nuove frontiere al business. [1]

In questi anni è risultato sempre più evidente il nesso consequenziale tra l'aumento della povertà e la finanziarizzazione dei rapporti sociali.
La povertà diventa un business finanziario, costringendo i poveri all'indebitamento crescente.

Pochi giorni fa il governo tedesco ha potuto annunciare trionfalmente che l'obiettivo del pareggio di bilancio è stato raggiunto con un anno di anticipo, e ciò soprattutto grazie al fatto che la Germania ha potuto finanziare il suo debito pubblico a tasso zero, poiché, contestualmente, sono stati i Paesi del Sud dell'Europa non solo a pagare tassi di interesse più alti, ma anche ad indebitarsi maggiormente. 

Dopo un anno in cui ci si era sempre detto che "il problema è il debito", si è poi scoperto che il governo Monti non soltanto non ha ridotto il debito pubblico, ma lo ha aumentato. Il cosiddetto "spread" si è rivelato così una tassa sulla povertà, un'elemosina dei poveri nei confronti dei ricchi....

mercoledì 1 luglio 2020

Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale

Michel Chossudovsky insegna economia nell’Università di Ottawa, in Canada. E’ un profondo conoscitore della finanza internazionale ed esperto del cosiddetto fenomeno della globalizzazione economica.

Il suo libro ‘Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale’, edizione arricchita del precedente‘Globalizzazione della povertà’, è una feroce e documentata denuncia rivolta contro i sostenitori del libero mercato e l’apertura delle frontiere nazionali agli scambi commerciali.

Siamo tutti ormai abituati a pensare che l’unica strada possibile per una sana economia sia il capitalismo senza freni, la deregolamentazione finanziaria, il liberismo economico e la concorrenza sfrenata sui mercati.

Con le menti intorpidite dal mainstream mediatico, crediamo gli uomini dell’alta finanza, gli immobiliaristi, i banchieri o i broker di borsa uomini di successo, cervelli superdotati in grado di accumulare ricchezze inimmaginabili per il piccolo imprenditore o l’impiegato delle poste. 

Tutto questo in parte è vero. 

Eccezion fatta per qualche inevitabile scandalo e bancarotte improvvise, gli uomini di cui sopra sono milionari e spesso molto potenti.
Ma tutta questa ricchezza da dove proviene? Quale sistema permette loro di accumulare tanto danaro?
E, soprattutto, questo sistema, se esiste, chi danneggia?

giovedì 7 novembre 2013

Vaticano e Banca Mondiale a braccetto. Strano? Neanche un po' ...

Abbiamo parlato in numerosi articoli della potenza e dell'onnipresente infiltrazione gesuita nei posti chiave del potere mondiale, specialmente in quello economico.

Abbiamo rimarcato i curricula di personaggi di spicco nelle istituzioni, sia politiche, come la UE, l'ONU ed i vari governi (dagli USA in giù), nella massoneria, che nelle "insospettabili" accademie, club, ed università.

Abbiamo commentato come l'elezione di Bergoglio sia stato nient'altro che l'ultimo atto di uno scontro secolare che va al di la dei confini vaticani... Di come sia, in pratica, un bollettino della vittoria della corrente gesuito-massonica. 

Quella dell'equivalente del green-washing, piena di belle parole e di facce confortanti utilizzate come una mano di vernice sulla putrefazione, per incanalare e deviare lo sviluppo delle persone, o semplicemente per il mantenimento del potere elitario.

Nel nostro dossier sui club mondialisti, avevamo anche dedicato una parte al ruolo criminogeno della Banca Mondiale, evidenziando come molti dei suoi personaggi di spicco, negli anni, siano stati tutt'uno con uno specifico disegno di creazione del superstato mondiale ...

martedì 13 novembre 2012

Atene esegue gli ordini. Noi pure!

Marinella Andrizzi Sinibaldi

Ormai è chiaro che non esiste alcun governo europeo, così come non esiste più nessun vero governo in nessun Paese europeo. Soprattutto in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Ma solo semplici portaordini delle grandi banche.

Quelle stesse banche che hanno imposto al mondo il sistema liberista.

Un sistema estremamente semplice, addirittura idiota, che si basa sulla perdita della sovranità monetaria delle singole nazioni e, quindi sulla creazione di un debito pubblico inestinguibile.

A quel punto inizia il giochino dei titoli di Stato con i quali, le stesse banche operano guadagni parassitari acquistando i suddetti titoli. Ma non volendo ammettere che chi acquista dei titoli, acquista comunque un rischio. Ed ecco il nocciolo della questione. Acquistano i titoli ma scaricano il rischio sui cittadini.

Provate a fare un’azione speculare. Ovvero il contrario: acquistate dei titoli e poi proponete alla banca che vi media l’acquisto che, qualora i titoli dovessero perdere valore, anziché guadagnarlo come da previsioni, a rimetterci sarà la banca e non voi.
Divertitevi a sentire la risposta!

Eppure, questa stronzata, perché di stronzata si tratta, a noi ce l’hanno fatta bere per buona. 
E noi, come sempre: zitti! ...

domenica 21 ottobre 2012

Banca Mondiale: vaccinazioni per ridurre la popolazione?

 di Jurriaan Maessen

Il 2 ottobre scorso un analista demografico in pensione della Banca Mondiale ha ammesso che le campagne di diffusione dei vaccini sono parte integrante delle politiche demografiche dalla Banca Mondiale. John F. May, il maggior specialista demografico della Banca dal 1992 al 2012, ha detto al giornale web francese Sens Public (poi trascritto dal think-tank per cui lavora May) (1) che le campagne di vaccinazioni condotte soprattutto nei cosiddetti “paesi altamente fertili”, sono strumenti utilizzati per la riduzione della popolazione in quei paesi.
May: “Gli strumenti utilizzati per attuare le politiche demografiche sono “leve politiche” o azioni mirate come le campagne per i vaccini o la pianificazione familiare, allo scopo di cambiare alcune variabili fondamentali..

Si definiscono “politiche demografiche” come “l’insieme d’interventi attuati dai governi per meglio gestire le variabili legate alla popolazione e per tentare di armonizzare i cambiamenti demografici (numero, struttura per età e classificazione) alle aspettative di sviluppo del paese”. May continua spiegando che la Banca Mondiale sta assumendo un ruolo chiave nel raggiungimento della riduzione demografica.

Non è la prima volta che dirigenti della Banca Mondiale parlino apertamente di queste azioni mirate al controllo demografico nei paesi del terzo mondo. Nel suo rapporto 1984 World Development Reportc (2), la Banca Mondiale suggerisce di utilizzare “furgoni” e “campi” di sterilizzazione per facilitare tali politiche nel terzo mondo. Il rapporto inoltre minaccia quei paesi che si mostrano lenti nell’attuare le politiche della Banca di “misure drastiche, meno compatibili con le scelte e la libertà individuale”...