Attorno al 1150, l’arcivescovo di Magdeburgo ebbe una singolare idea per aumentare le proprie entrate: diede ordine agli esattori della zona di ritirare spesso, anche più volte all’anno, le monete in circolazione per riconiarle.
Tenendo per sé gran parte della valuta tolta dalla circolazione, giustificando questa emorragia come spese di conio, in breve l’arcivescovo riuscì ad accumulare quanto desiderato.
La trovata venne in seguito copiata da altri principi e governanti, sia ecclesiastici che laici, ma sorprendentemente a beneficiarne non furono solo loro. I sudditi – per evitare la perdita – non avevano più motivo di risparmiare il proprio denaro, e quindi lo spendevano. Così ogni possessore di moneta si trovava nella stessa posizione di chi aveva merci da vendere e si sbarazzava del denaro che come qualsiasi altro bene di consumo non poteva essere conservato.
In questo contesto, il denaro tornava a essere unicamente un mezzo di scambio e passava continuamente di mano in mano, stimolando la produzione e la distribuzione.
Fino al 1350, il denaro finì per avere in sostanza una data di scadenza, come se si trattasse di yogurt o frutta fresca ...


