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mercoledì 27 luglio 2022

De Donno: un anno fa la morte del medico che curava dal covid con il plasma iperimmune

Ci sono delle anime talmente pulite da non riuscire a sopportare l’abbaiare furioso di uomini piccoli, che riescono a gonfiare il petto solo grazie alla cassa di risonanza di un microfono aperto in uno studio televisivo.

C’è chi lavora alacremente senza dare nulla per scontato e chi twitta con la stessa alacrità, nascondendo l’interesse personale dietro un supposto bene collettivo. 

Di questi uomini piccoli ce ne sono a bizzeffe, le anime pulite invece sono sempre di meno.
E a volte siamo costretti a piangerle.

Oggi, in cui cade l’anniversario della morte di Giuseppe De Donno, ufficialmente morto suicida il 27 luglio 2021 nella sua casa di Curtatone, vale la pena soffermarsi su quanto male possa fare una società di professionisti verbalmente violenta e pronta a mettere alla berlina chi alza la testa per proporre soluzioni diverse da quelle vendute come diktat universali ...

martedì 8 febbraio 2022

Animali e umani - dov’è l’errore?

 di Catherine
(Articolo scritto e precedentemente pubblicato qui il 26 Febbraio 2014)

Nel mondo animale il predatore insegue la preda. 
A volte riesce a catturarla, a volte no.

Spesso sceglie una preda indebolita dalla giovane età, dalla malattia o dalla vecchiaia, e catturarla diventa allora decisamente meno faticoso.

La preda d’altro canto deve sviluppare tattiche difensive, non solo per assicurarsi la salvezza individuale, ma spesso per salvaguardare la sopravvivenza della propria specie.

Nel mondo umano, quando la Grande Bestia della Finanza posa gli occhi su una nazione da depredare utilizza mezzi più subdoli. Prova le lusinghe, le promesse, le alleanze. Sono tattiche aleatorie quelle, funzionano ma non sempre garantiscono una buona durata nel tempo.

Poi qualche componente di quella nazione comincia a pensare, a riflettere, a giudicare, a fare i conti, a capire, a organizzarsi, e si corre il rischio di perdere la preda diventata troppo intelligente e troppo furba ...

sabato 3 marzo 2018

Dichiarazioni del pentito di Big Pharma: ho venduto la mia anima al diavolo

John Virapen, 64 anni, ex direttore della società Eli Lilly Svezia, ha scritto una confessione professionale insolita. Per ironia della sorte, il suo libro è uscito in Francia il giovedì 17 aprile l'indomani della morte di Jacques Servier (fondatore dei laboratori Servier)

"Da anni succede che a volte, nelle prime ore del giorno, delle sagome spettrali mi appaiono in sogno" scrive nell'introduzione. "Sbattono la testa contro il muro, si tagliano le braccia e la gola a colpo di rasoio. Ora mi sono reso conto che io ho indirettamente contribuito alla morte delle persone le cui ombre mi perseguitano.

Ovviamente, io non ho ucciso nessuno direttamente, ma ora non posso non sentirmi in parte responsabile di queste morti. Ero uno strumento, un esecutore, ma consenziente, nelle mani dell'industria. [ ... ] Certamente sono stato manipolato, ma non mi sono fatto tante domande. Ho venduto la mia anima al diavolo."


Il caso del Prozac

Di origine indù e figlio di pescatore analfabeta della Guyana Britannica, l'autore di questo mea culpa agghiacciante è entrato nell'industria farmaceutica nel 1968, da una porta picolissima. Da abile attore di quello che non si chiama ancora "marketing", John Virapen, già nel 1981, è direttore delle vendite della società Eli Lilly per la Svezia.
Racconta delle piccole alleanze vergognose che sono sigillate in questo ambiente felpato, e dell'influenza delle imprese sui leader di opinione, quei grandi professori di fama e custodi dell'ortodossia. Così uno di loro, specialista del trattamento del dolore ed esperto al Ministero della Salute, riceveva dalla Lilly uno stipendio fisso, in cambio di consigli, revisione di opuscoli e conferenze ...

domenica 13 settembre 2015

Un modello agricolo che uccide l’India

( ... e non solo)

Vandana Shiva

Il sistema industriale agroalimentare porta i contadini in una trappola del debito che crea malnutrizione. La soluzione sta nel passare da un sistema tossico e costoso a un modello di produzione sostenibile ed accessibile alle fasce più deboli della popolazione.

Non c’è ragione per cui l’India dovrebbe essere afflitta da fame e malnutrizione, o per cui i nostri contadini dovrebbero essere spinti al suicidio. L’India può vantare il suolo più fertile del mondo. Il nostro clima è così generoso che in certi luoghi otteniamo addirittura quattro raccolti all’anno – in confronto all’occidente industrializzato dove a volte non si ottiene più di un raccolto all’anno.

Abbiamo la più grande biodiversità al mondo, grazie sia alla varietà dei nostri climi che alla bravura dei nostri contadini e allevatori. I nostri contadini sono tra i più laboriosi e produttivi al mondo. E nonostante tutto questo, il sistema agricolo e alimentare dell’India si trova in stato di emergenza. Questa emergenza è provocata dall’uomo...

giovedì 16 aprile 2015

Suicidi: la classifica dei paesi del mondo

Preambolo – 13/01/2014: Girando sul web ho trovato un po’ di link a questo mio articolo preceduti da affermazioni del tipo: “Il freddo e la mancanza di luce provocano un boom di suicidi nei paesi del Nord”. Mi fa piacere che l’articolo venga condiviso, ma ci tengo a precisare per coloro che non hanno il tempo di leggerlo che non è vero che la Norvegia ha un boom di suicidi e che in generale non ci sono prove che i suicidi siano causati da freddo o mancanza di luce.
La tesi che l’articolo porta avanti è che mutamenti sociali repentini sono probabilmente causa di incrementi nel tasso di suicidi osservati in numerosi stati.

*****

Ho deciso di scaricarmi i dati sul tasso di suicidi nel mondo per rispondere ad un’osservazione che è quasi un’ossessione da quando mi sono trasferita in Norvegia: “Ah, quello sarà pure un paradiso, ma alla fine lì si ammazzano molto più che in Italia”. Quasi sempre seguita da: “Certo, poveracci, lì è sempre buio”. Ma sarà vero? Al di la’ della banale osservazione che non è sempre buio (anzi, adesso il buio è quasi scomparso), comunque mi interessava dare un’occhiata alla classifica delle nazioni per tasso di suicidi, provando a capire anche il perché in certi stati il tasso è molto più elevato che in altri ...

mercoledì 10 aprile 2013

La sindrome di Lemming

I lemming sono dei piccoli mammiferi che vivono in Scandinavia e che a un certo punto cominciano a riprodursi con una velocità sempre più accentuata, sino a ritrovarsi in migliaia a pullulare nel loro territorio divenuto ristretto; allora partono in bande verso il mare in una migrazione suicida da cui nessuno ritorna. 

I pochissimi rimasti nel proprio habitat assicurano la sopravvivenza della specie.

La Sindrome del lemming designa dunque molto bene la tendenza, nelle odierne condizioni psicologiche del Web, al suicidio mentale collettivo.

La Sindrome del lemming ricorda, per esempio, tutte le morti per droga che hanno falciato le giovani generazioni durante gli ultimi decenni e hanno portato quasi all'estinzione il movimento New Age o l’inarrestabile decadenza della sinistra italiana, frantumata e spappolata in migliaia di sterili gruppuscoli anarcoidi, dal noto “complesso dell’anima bella e più a sinistra di chi si professa di sinistra”, una forma d’individualismo feroce e senza costrutto che ha portato tale movimento a ripetute disfatte elettorali.

Esco fuori dalla metafora narrativa del lemming, per farmi insieme al lettore alcune domande che reputo essenziali per la comprensione del nostro mondo informatico contemporaneo e parto da questa:
Che significato ha quest’ossessione della comunicazione breve in stile cinguettio alla Twitter? ...

venerdì 1 febbraio 2013

La vittima e il carnefice

Gianni Tirelli

Ciò che definiamo metaforicamente il “Diavolo” si inquadra in un’entità priva di qualsiasi forma di volontà, risultato ultimo di una mutazione indotta dalla degenerazione della coscienza individuale, che al valore etico della verità e alla passione intellettuale volta al suo conseguimento, ha sostituito l’inettitudine, la paura, il dubbio e la mercificazione della dignità!

Nelle nostre società “moderne”, ci sono sempre più individui che pur di scansare ogni fatica fisica, morale e psicologica, si adattano al peggio, tradendo così ogni vero sentimento umano, di amore e di valori. In questo modo, imparano a mentire e a fingere (sia con gli altri che a se stessi) in una sorta di commedia dell’assurdo che si propone di contrastare e placare un pungente disagio psico/somatizzante, prodotto da una paura esistenziale paranoide e dall’intima vergogna, relativa a un’auto stima ai minimi termini – fino a confondere, in seguito, la realtà con la commedia. Le attenuanti, poi, intervengono come elementi dopanti di deresponsabilizzazione e sistematica maldicenza, accusando gli altri di essere la vera causa dei nostri problemi e fallimenti!

In molti casi, una tale condizione, innesca una sorta di particolare sindrome di Stoccolma, rivisitata in chiave sociale e applicata ad un perverso rapporto di coppia. In questo modo, si condivide e si partecipa alla follia dell’altro per non impazzire, condividendone i lati più oscuri e schizofrenici e assecondando supinamente ogni sua scelta e malato desiderio. In questo caso, la vittima viene assimilata e risucchiata gradualmente, all’interno della personalità del carnefice, fino a divenirne lei stessa, parte integrante e dominante...

martedì 8 gennaio 2013

Suicidi, esplosioni di follia individuale e neocapitalismo liberale

Eugenio Orso

Con questo scritto mi propongo di chiarire la relazione che esiste fra la proliferazione dei suicidi per motivi economici, la moltiplicazione dei casi di violenza e delle esplosioni di follia individuale, da un lato, e il modo di produzione neocapitalistico dominante, dall’altro lato, politicamente compendiato dalla cosiddetta democrazia liberale.

Per quanto riguarda i casi di violenza, dovuti a esplosioni di follia individuali, l’omologazione dell’occidente unificato dall’unico modello neocapitalistico ultraliberista, con l’esportazione di elementi culturali e stili di vita americani, accentua le similitudini fra la società nordamericana e quella di molti paesi europei, fra i quali vi è l’Italia in prima fila.

Gli stessi comportamenti dei soggetti borderline europei, un tempo più tranquilli, meno esplosivi, meno portati a compiere gesti estremi rispetto a quelli americani, tendono sempre di più ad assumere connotati violenti, a immagine e somiglianza di ciò che accade in quella che potremmo chiamare la società-modello, o anche la società-matrice, visto il fenomeno dell’esportazione dell’americanismo (americanismo secondario) in Europa e in Italia, e la trasformazione delle società europee secondo il modello nordamericano negli ultimi decenni.

La società nordamericana, in quanto società di mercato apparentemente senza classi, individualistica per genesi, fondata su un’immigrazione plurisecolare, è quella più adatta per garantire la riproduzione sistemica complessiva, rimuovendo ostacoli come i legami di classe e comunitari, togliendo acqua al pesce dell’antagonismo, subordinando al mercato la stessa politica. Le società europee si trasformano seguendo questa via, e la trasformazione, per quanto possiamo constatare con il semplice ausilio dell’esperienza quotidiana, è ormai in gran parte compiuta.

Quali sono le ragioni che hanno imposto un simile cambiamento, distruggendo fino alle fondamenta la specificità europea, per modellare le nostre società in accordo con gli interessi sovrani della classe dominante globale? ..