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sabato 26 gennaio 2013

La vera evasione fiscale è … multinazionale

Federico Cenci

Non tutti in Italia sanno dell’esistenza di un numero telefonico anti-evasione, il 117.
Eppure, recenti inchieste giornalistiche hanno rivelato che molti nostri connazionali lo conoscono e come, giacché lo compongono spesso. 
Contestualmente all’attuazione di una massiccia campagna governativa di lotta all’evasione fiscale, infatti, le chiamate effettuate a questo centralino gestito dalla Guardia di Finanza sono lievitate in modo esponenziale. Nel 2012 l’incremento, con quasi 24 mila chiamate, è stato del 228%.

La nuova psicosi degli italiani: la lotta all’evasione

Ma che tipo di denunce passano attraverso questa sorta di “spy-line” tutta italiana? Per esempio questa: il vicino di casa che, pur con un lavoro a basso reddito, si crogiola in qualche lusso. Oppure quest’altra: il barista che non rilascia lo scontrino per l’acquisto di cornetto e latte macchiato. I media che riportano la notizia non hanno dubbi: l’aumento di segnalazioni al 117 racconta di un senso civico finalmente manifestatosi in seno allo storicamente negligente popolo italiano. Ecco la dimostrazione di quanto efficace sia stato instillare – attraverso sinistri spot televisivi e terroristiche dichiarazioni dei tecnocrati – il seme dell’odio anti-evasori.

Evade più il barista o la multinazionale?
Lo sdegno verso il barista e il vicino di casa, tuttavia, rappresenta il lato più meschino della lotta all’evasione. Del resto, il denaro contante, quello che passa per le mani del piccolo commerciante, è solo una parte infinitesimale rispetto a quello virtuale. È dunque logico pensare che le maggiori falle d’evasione si concentrino laddove circola quest’ultimo. Ovvero, nei paraggi delle industrie multinazionali. Esperte in trucchi contabili atti ad eludere gli ispettori fiscali dei vari Paesi in cui esse operano...

martedì 8 gennaio 2013

Suicidi, esplosioni di follia individuale e neocapitalismo liberale

Eugenio Orso

Con questo scritto mi propongo di chiarire la relazione che esiste fra la proliferazione dei suicidi per motivi economici, la moltiplicazione dei casi di violenza e delle esplosioni di follia individuale, da un lato, e il modo di produzione neocapitalistico dominante, dall’altro lato, politicamente compendiato dalla cosiddetta democrazia liberale.

Per quanto riguarda i casi di violenza, dovuti a esplosioni di follia individuali, l’omologazione dell’occidente unificato dall’unico modello neocapitalistico ultraliberista, con l’esportazione di elementi culturali e stili di vita americani, accentua le similitudini fra la società nordamericana e quella di molti paesi europei, fra i quali vi è l’Italia in prima fila.

Gli stessi comportamenti dei soggetti borderline europei, un tempo più tranquilli, meno esplosivi, meno portati a compiere gesti estremi rispetto a quelli americani, tendono sempre di più ad assumere connotati violenti, a immagine e somiglianza di ciò che accade in quella che potremmo chiamare la società-modello, o anche la società-matrice, visto il fenomeno dell’esportazione dell’americanismo (americanismo secondario) in Europa e in Italia, e la trasformazione delle società europee secondo il modello nordamericano negli ultimi decenni.

La società nordamericana, in quanto società di mercato apparentemente senza classi, individualistica per genesi, fondata su un’immigrazione plurisecolare, è quella più adatta per garantire la riproduzione sistemica complessiva, rimuovendo ostacoli come i legami di classe e comunitari, togliendo acqua al pesce dell’antagonismo, subordinando al mercato la stessa politica. Le società europee si trasformano seguendo questa via, e la trasformazione, per quanto possiamo constatare con il semplice ausilio dell’esperienza quotidiana, è ormai in gran parte compiuta.

Quali sono le ragioni che hanno imposto un simile cambiamento, distruggendo fino alle fondamenta la specificità europea, per modellare le nostre società in accordo con gli interessi sovrani della classe dominante globale? ..

giovedì 16 giugno 2011

Una passeggiata a Trinità dei Monti (Roma)

di Catherine

Era da tanto tempo che non facevo una passeggiata a Roma...

Oggi 16 giugno il tempo era clemente sulla capitale, niente pioggia, poche scie chimiche nel cielo, anche se, una volta giunta in Piazza della Repubblica da cui doveva partire il corteo, mi sono accorta che l'aria era decisamente afosa. E non mi ero nemmeno munita di un cappello!

Ah si, quasi dimenticavo!  Sono andata oggi a Roma per partecipare a una marcia contro Equitalia e il sistema bancario usuraio.. Si, contro quelli che decidono le sorti di tutti gli Italiani, governanti compresi.

Niente grandi partiti ma piccoli commercianti, agricoltori, piccole organizzazioni e movimenti civici venuti da diverse parti dell'Italia, Piemonte, Sardegna, Campania, erano presenti in Piazza della Repubblica, di fronte al Teatro dell'Opera nel quale non sono mai entrata. Conoscete qualcuno che è mai andato al Teatro dell'Opera?

C'erano ad esempio una federazione Consumatori con sede a Napoli, un movimento Sardo, il movimento 16-G, il movimento PBC (Per il Bene Comune), e altri che forse non ho individuato e me ne scuso anticipatamente con loro ... è che non andavo a una marcia da almeno 30 anni, dopo avere messo sindacati e partiti venduti nel cestino. Ognuno di questi movimenti era dignitosamente rappresentato da una decina dei più coraggiosi dei propri membri...