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sabato 12 ottobre 2024

Philip K. Dick - Fantascienza, Stati Uniti ... un po’ di storia

1977: Intervista a Philip K. Dick, un autore di Fantascienza che ha rivoluzionato il genere e che mi sta molto a cuore.
E' scomparso 42 anni fa..


(Video: Intervista del 1977 )
Trascrizione dell'intervista:

Molto apprezzato in Francia, Philip K. Dick spiega che negli Stati Uniti il suo statuto è molto diverso.

Per molto tempo negli Stati Uniti il genere Fantascienza era soprattutto destinato agli adolescenti o a lettori “un po’ perturbati”. Gli editori prediligono sempre i romanzi con contenuti morali irreprensibili, dai criteri molto stretti: niente sesso, niente violenza, etc .
Gli autori come lui sono quindi costretti a scrivere libri senza sesso, violenza, né tanto meno riflessioni profondi. Devono scrivere storie di avventura di tipo Space Opera, cioè western del futuro.

La pressione è molto forte. La fantascienza come genere letterario si trova così allo stesso livello dei "romanzi rosa", cioè nel gradino più basso della scala.
Spiega che ultimamente (1977) la situazione è un po’ migliorata in quanto anche nell’ambito universitario si sta scoprendo questo genere di letteratura (pubblicazioni universitarie e alcuni corsi sul tema).

Da l’esempio di uno dei suoi libri che viene citato in un corso sul romanzo moderno (non specificamente di SF), ma i pregiudizi rimangono comunque forti.
Come tutti gli scrittori di quel genere Dick ha cominciato nella Pulp Fiction, pubblicato nelle riviste di Amazing Stories, del resto non si aspettava di più e quindi i pregiudizi non lo infastidivano. Tutto ciò era normale.
Era allora commesso in un negozio e quindi abituato ad essere sgridato e comandato. Essere un autore sgridato e comandato era ugualmente normale! ...

martedì 22 agosto 2023

La vera identità di Sherlock Holmes

Umberto Eco gli ha reso onore nel suo romanzo forse più bello: Il nome della rosa. 
Il perspicace Guglielmo da Baskerville e il giovanissimo allievo Adso da Melk, che lo affianca nella grande avventura sullo sfondo di una labirintica biblioteca abbaziale e una serie di monaci assassinati, altri non sono che un omaggio al detective londinese Sherlock Holmes e al suo inseparabile aiutante, il dottor John Watson. 

Conan Doyle e il gioco degli specchi

Creature ideate da Sir Arthur Conan Doyle, prolifero scrittore scozzese dai baffoni ottocenteschi. Prova ne sia che in una delle tante avventure Sherlock Holmes si trova a fronteggiare il “mastino dei Baskerville”, inoltre la quasi omofonia del nome “Adso” e “Watson” non è di certo casuale. 
Ma Adso e Watson hanno anche qualcos’altro in comune: entrambi raccontano la storia di un singolare amico criminalista per passione. 

Sono protagonisti e voci fuori campo allo stesso tempo, narratori e narrati, come in uno di quei giochi di specchi che tanto amava Conan Doyle ...

sabato 6 novembre 2021

L'origine delle fate - tra folklore e letteratura

Ecco come James Matthew Barrie descrive l’origine delle fate nella sua opera più famosa “Peter e Wendy”:
“Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. Fu così che nacquero le fate.”


di Chiara Cianniello

La vera origine delle fate è antichissima e si perde nel tempo. 

La concezione delle fate come esseri a metà strada fra il divino e l’umano e la loro rappresentazione a metà fra il femminile e l’animalesco deriva molto probabilmente dalle società primitive, che utilizzavano pratiche sciamaniche per connettersi con la natura e penetrarne i segreti.

Sono residui di remote credenze, gli spiriti invisibili delle forze elementali, custodi di segreti che solo pochi umani potevano conoscere e costoro erano per l’appunto gli sciamani. 
In tal senso si spiegherebbe la natura lunatica delle fate in letteratura, che talvolta dispensano ricchezza e prosperità ed altre volte castighi e maledizioni ...

lunedì 6 gennaio 2020

I bambini vedono cose che noi non vediamo?

di Francesco Lamendola

Da tempo, per non dire da sempre, gli adulti 'sanno' che ai bambini sono accessibili dei piani di realtà che a loro sono negati; molte fiabe e molte favole del folclore delle singole culture nasce da questa consapevolezza o, almeno, da questa intuizione. 

Più recentemente - anche sulla scia del film L'esorcista, che narra la storia di una possessione demoniaca di cui è vittima una ragazzina americana di nome Regan - i poteri paranormali dei bambini sono tornati al centro dell'interesse della cultura occidentale. 

C'è chi, sulla base di tali poteri, pensa di aver risolto una volta per tutte l'enigma del poltergeist, lo spirito folletto che mette a soqquadro case e mobilio, provoca rumori inspiegabili, volo di oggetti, ecc.; altri invece, ricordando il caso delle due sorelline inglesi che vedevano e pesino fotografavano le fate, ma che anni dopo (proprio come le sorelle Fox, iniziatrici dello spiritismo negli Stati Uniti) confessarono di aver architettato solo un gioco, sostengono che tali poteri nascono solo dalla nostra credulità. 

Ad ogni buon conto, vi è tutto un filone della cultura cosiddetta New Age che si è impadronito dell'argomento, intravedendo - nona torto - la possibilità di profittare di un potenziale mercato in rapida espansione. È possibile fare il punto in modo abbastanza equilibrato sulla questione leggendo il libro del francese Jean-Paul Bourré I poteri misteriosi dei bambini (Milano, Armenia Editore, 1983) ...