Umberto Eco gli ha reso onore nel suo romanzo forse più bello: Il nome della rosa.
Il perspicace Guglielmo da Baskerville e il giovanissimo allievo Adso da Melk, che lo affianca nella grande avventura sullo sfondo di una labirintica biblioteca abbaziale e una serie di monaci assassinati, altri non sono che un omaggio al detective londinese Sherlock Holmes e al suo inseparabile aiutante, il dottor John Watson.
Conan Doyle e il gioco degli specchi
Creature ideate da Sir Arthur Conan Doyle, prolifero scrittore scozzese dai baffoni ottocenteschi. Prova ne sia che in una delle tante avventure Sherlock Holmes si trova a fronteggiare il “mastino dei Baskerville”, inoltre la quasi omofonia del nome “Adso” e “Watson” non è di certo casuale.
Ma Adso e Watson hanno anche qualcos’altro in comune: entrambi raccontano la storia di un singolare amico criminalista per passione.
Sono protagonisti e voci fuori campo allo stesso tempo, narratori e narrati, come in uno di quei giochi di specchi che tanto amava Conan Doyle ...
