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domenica 21 gennaio 2024

Amazzonia: trovata valle di città perdute di oltre 2000 anni fa

 
Un team di archeologi operante nel Sud America avrebbe rinvenuto una serie di città perdute nel bel mezzo dell’Amazzonia. Secondo le primissime stime – ancora da approfondire – duemila anni fa sarebbero state abitate da oltre 10mila persone. «L’archeologia cerca qualcosa che forse c’è stato, pur tra colpi di fortuna ed equivoci» scriveva Luciano Canfora. 
E in questo caso qualcosa c’è stato, come spiegato dagli stessi studiosi su Science.

LA SCOPERTA E IL SUO METODO

Tutto è iniziato dall’archeologo Stéphen Rostain. Oltre due decenni fa, nel bel mezzo della Valle di Upano in Ecuador, notò una serie di tumuli di terra e strade sepolte. 

«A quel tempo – ha spiegato Rostain – non ero sicuro di cosa fossero e di come i vari elementi si incastrassero tra loro». E la certezza l’ha avuta solo negli ultimi mesi grazie all’utilizzo di una tecnologia che sfrutta sensori laser ...

venerdì 25 agosto 2023

L’arte di spedire fotoni sulla Luna e recuperarli

 
Nel 2020 i ricercatori della Nasa, in collaborazione con i colleghi francesi, hanno annunciato di essere riusciti a ricevere per la prima volta il segnale laser di ritorno inviato verso un riflettore delle dimensioni di un romanzo tascabile a circa 385mila chilometri dalla Terra, a bordo del Lunar Reconnaissance Orbiter

di Maura Sandri

“Quando Albert Einstein nel ’17 stabilì in maniera concreta i fondamenti teorici del futuro raggio laser – nella pubblicazione Zur Quantentheorie der Strahlung – si premurò di chiarire che il dispositivo finale avrebbe dovuto essere molto intrippante”, afferma sarcasticamente il celebre scienziato Sheldon Cooper in una puntata di Big Bang Theory prima di eseguire, dal tetto del condominio, l’esperimento del laser sulla Luna. 
Effettivamente, pare che esista un laser “più intrippante” di quelli usati finora per fare questo tipo di misure.

Negli ultimi dieci anni, dozzine di volte gli scienziati della Nasa hanno inviato raggi laser verso un riflettore delle dimensioni di un romanzo tascabile a circa 385mila chilometri dalla Terra. Ma solo nel 2020 hanno annunciato – in collaborazione con i loro colleghi francesi – di aver ricevuto per la prima volta il segnale di ritorno: un risultato incoraggiante, che potrebbe migliorare gli esperimenti laser utilizzati per studiare la fisica dell’universo ...

giovedì 7 marzo 2019

Topi, matrix e ologrammi: a tu per tu con il mistero della mente estesa

Uno degli studi che più ci affascina, e che in questi giorni ha bussato alla porta della nostra memoria (una metafora quanto mai azzeccata, come leggerete), è quella del cervello olonomico di Karl Pribram. Una teoria molto discussa forse anche perché, per farla breve, giustificherebbe l’ipotesi secondo la quale ognuno di noi vive in una Matrix, in un campo di interconnessioni dove nulla è ciò che sembra. Una cosuccia non da poco.

Gli studi di Pribram furono inaugurati da una domanda, che probabilmente molti di noi si sono fatti: dove avviene, esattamente, la percezione a livello cerebrale?

Per tentare di rispondervi, Pribram si interessò agli studi di Karl Lashley, il padre fondatore della psicologia fisiologica nord-americana, volti alla comprensione della localizzazione degli engrammi, le tracce mnestiche depositarie dei contenuti informativi acquisiti. In pratica la sede della memoria, il nostro hard disk interno. Partendo dal principio secondo cui le funzioni psichiche fossero localizzabili, Lashley asportò una ad una le parti principali del cervello di alcuni topolini che avevano appreso un percorso complesso, fino a quando si accorse che perfino quando era stata danneggiata la maggior parte del cervello, deteriorato al punto da compromettere le loro abilità motorie, i topolini continuavano a ricordare il percorso. 

La memoria, quindi, sembrava essere distribuita in ogni parte del cervello, efficace ovunque nel medesimo modo ...