Visualizzazione post con etichetta sessismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sessismo. Mostra tutti i post

mercoledì 22 settembre 2021

Dal Matriarcato alla guerra dei sessi

Una delle fissazioni dell'uomo contemporaneo è quella delle modifiche.
Consentigli di modificare qualche cosa, e lo fai felice. 
Si modificano gli alimenti, il clima, gli attributi sessuali; le fattezze fisiche, gli stati psichici e la stessa macchina biologica umana, in predicato di essere trattata come un hardware upgradabile. 

E ancora, si riformano istituti come il matrimonio e lo stato sociale, si cambiano le regole a partita in corso, sottraendo ai popoli i diritti e le libertà su cui secoli fa si fece leva per vendere il concetto di democrazia. Si modificano i culti, le ideologie, le costituzioni, le istituzioni.

Ci è stato insegnato che il cambiamento sia intrinsecamente una cosa positiva, che non possa che condurre a conseguenze positive. Un messaggio molto moderno e disinvolto, ma che di questi tempi affascina così tante menti solo perché la cultura dominante ha interesse a presentare ogni cambiamento esaltandone le luci ed occultandone le ombre. Troppo spesso oggi si cambia in funzione degli interessi dei pochi, per officiare riti all'umanesimo bullesco, col sedicente ingegno umano che fa bella mostra di se schiacciando la natura e le tradizioni.

La realtà dei fatti è che non esiste opera di manomissione genetica, fisica, climatica, politica, sociale su larga scala, che non comporti un elevato rischio di peggiorare gli elementi che si propone di migliorare. Quanto più si artefa, quanto più ci si allontana dall'ordine naturale ed esperienziale delle cose, tanto più elevato è il rischio che la natura si metta di traverso fino a provocare un effetto di rimbalzo che riporta tutto al punto di partenza. Ciclicità. Sembra che qualcosa di simile sia già accaduto ad ogni civiltà che ci ha preceduti ...

mercoledì 22 maggio 2019

Il mito della dieta del gruppo zero

Un articolo sicuramente di parte, ma che ha il merito di gettare un po' di luce su alcune perplessità che ho da tempo sulla discussa "dieta del gruppo sanguigno" ideata nel 1957 dal medico omeopata James D'Adamo e diffusa in Italia dal dottor Piero Mozzi. 
Una in particolare: come può una dieta conciliare le proteine animali e il gruppo O, presunto gruppo originario dell'umanità?
Non mi pare che gli esseri umani si siano nutriti di animali prima di nutrirsi di vegetali, bensì il contrario. 
Raccogliere piante, radici e frutti spontanei era certamente più logico che correre dietro una preda, soprattutto su due zampe, senza artigli, senza zanne ... e senza fuoco per ammorbidire e consumare le carni. 

Qualunque gruppo sia stato il primo a venire alla luce, la logica mi suggerisce che l'introduzione di carne nell'alimentazione fu accessoria, resasi necessaria forse a causa di una massiccia penuria di vegetali, o dovuta un periodo di estrema siccità ad esempio. Successivamente l'organismo si sarebbe più (o meno?) adattato al nuovo alimento..
Catherine

di Aida Vittoria Eltànin

La dieta dei gruppi sanguigni di P. J. D'Adamo viene spesso paragonata ad una sorta di "astrologia delle diete".
Ci fa sentire diversi dagli altri e un po' speciali.

Ma soprattutto, ci dice che è buona cosa mangiare certa carne, se siamo del gruppo zero.
Coincidenza vuole che la maggior parte della popolazione mondiale - italiani e caucasici in special modo -appartenga proprio a questo gruppo.
E a quale onnivoro non piace sentirsi dire che fa bene mangiare la carne?

Non a caso, questa è una delle diete che più spopolano in Occidente...

giovedì 8 febbraio 2018

The Red Pill: Femminismo e Verità Negate

Il Film su di Noi che Vogliono Censurare
di P. Cavallari

Immaginate una giovane regista femminista decisa a fare un film sulla cultura dello stupro. Dove documentarsi? Ma su Avoiceformen ovviamente! Il blog che le femministe considerano la tana del lupo misogino-patriarcale, una sentina di odio e violenza.

Ma Cassie Jaye, la regista in questione, è una donna intelligente e per fare il film ha voluto sentire tutte le voci, sia quelle delle femministe che quelle degli attivisti dei diritti degli uomini, tra cui i fondatori del nostro blog.

E così è nato The Red Pill, il documentario su di noi che le femministe vogliono vietare.

Perché tanta rabbia contro un documentario che viene descritto – da chi lo ha visto – come obiettivo e imparziale? 

La risposta è semplice. L’inchiesta di Cassie mostra come le ragioni del movimento per i diritti degli uomini siano sensate e fondate su considerazioni di buon senso, e come, viceversa, le contro-ragioni delle femministe siano poco convincenti e superficiali.
Alla fine del film Cassie dice di non sentirsi più femminista, dopo aver a lungo riflettuto su queste tematiche in un viaggio che paragona a quello di Alice nella tana del Bianconiglio.

Sembra un happy ending in stile Hollywood, ma non finisce qui...

martedì 24 giugno 2014

Femminicidio. La donna è veramente il sesso debole?

  di Tiziano Cerulli

Parlare di femminicidio e di violenza sulle donne non è un tema nuovo.
Negli ultimi anni, però, è diventato uno degli argomenti più "gettonati" dai mass media, tanto da diventare uno dei tormentoni mediatici che più che fare luce sulle vere cause e ragioni, contribuisce alla formazione di atteggiamenti e opinioni che incrementano odio e pregiudizio senza tenere conto delle variabili psicologiche, sociali e "spirituali" di un fenomeno di cui ben poco si conosce.


Prima di iniziare a trattare l'argomento vorrei sottolineare che personalmente non giustifico nessun tipo di violenza, a prescindere che sia diretto verso una donna, un uomo, un bambino o un animale. Chiunque sia stato vittima di violenza fisica, emozionale o psicologica o anche solo spettatore conosce la differenza tra vivere una tale dolorosa esperienza e sentirne solamente parlare.

Nel numero 243 di Psicologia contemporanea, Mauro Fornaro ordinario di Psicologia dinamica all'Università di Chieti-Pesacara, psicologo e psicoterapeuta, ha scritto un interessante articolo dal titolo: "Femminicidio le motivazioni dell'uomo". Nell'articolo Fornaro mette in guardia le persone, e sopratutto chi studia il fenomeno, dalla facilità con cui si cade nel giudizio per ignoranza. Se è vero che non si può giustificare la violenza, compito di uno psicologo però non è giudicare, bensì "capire" le dinamiche psichiche che intervengono nei fenomeni sociali e spiegarle.

"La diffidenza di cui è oggetto lo psicologo che cerchi di spiegare le drammatiche e frequenti notizie di violenza sulle donne deriva dal sospetto che lo sforzo di capire scivoli insensibilmente nella giustificazione", scrive Fornaro. 
Spiegare e giustificare sono due cose differenti, come giudicare e discernere. Così il compito rischioso a cui mi appresto è quello di comprendere, e non giustificare, come dei maschi possano essere indotti a fare violenza contro le donne ...