giovedì 25 febbraio 2016

Dal Matriarcato alla Guerra dei Sessi

Una delle fissazioni dell'uomo contemporaneo è quella delle modifiche.
Consentigli di modificare qualche cosa, e lo fai felice. 
Si modificano gli alimenti, il clima, gli attributi sessuali; le fattezze fisiche, gli stati psichici e la stessa macchina biologica umana, in predicato di essere trattata come un hardware upgradabile. E ancora, si riformano istituti come il matrimonio e lo stato sociale, si cambiano le regole a partita in corso, sottraendo ai popoli i diritti e le libertà su cui secoli fa si fece leva per vendere il concetto di democrazia. Si modificano i culti, le ideologie, le costituzioni, le istituzioni.

Ci è stato insegnato che il cambiamento sia intrinsecamente una cosa positiva, che non possa che condurre a conseguenze positive. Un messaggio molto moderno e disinvolto, ma che di questi tempi affascina così tante menti solo perché la cultura dominante ha interesse a presentare ogni cambiamento esaltandone le luci ed occultandone le ombre. Troppo spesso oggi si cambia in funzione degli interessi dei pochi, per officiare riti all'umanesimo bullesco, col sedicente ingegno umano che fa bella mostra di se schiacciando la natura e le tradizioni.

La realtà dei fatti è che non esiste opera di manomissione genetica, fisica, climatica, politica, sociale su larga scala, che non comporti un elevato rischio di peggiorare gli elementi che si propone di migliorare. Quanto più si artefa, quanto più ci si allontana dall'ordine naturale ed esperienziale delle cose, tanto più elevato è il rischio che la natura si metta di traverso fino a provocare un effetto di rimbalzo che riporta tutto al punto di partenza. Ciclicità. Sembra che qualcosa di simile sia già accaduto ad ogni civiltà che ci ha preceduti. Chi detiene il potere conosce il meccanismo, ma non sembra preoccuparsene molto, forse perché è troppo preso dalla idea romantica di cambiare il mondo sulla pelle del mondo; o perché ha fatto i propri calcoli, e la involuzione ad un lontano passato è proprio ciò che si è prefissato di realizzare...


E' sulla base di tali premesse che provo a inoltrarmi nel campo minato del tema della 'violenza sulle donne' ed esporre il mio punto di vista sui rapporti tipici intercorrenti tra i sessi all'inizio del 21° secolo.

Cui prodest?

Per inquadrare correttamente un fenomeno bisogna contestualizzarlo. E' necessario perciò premettere che i mass media non supportano coralmente campagne come quella contro la violenza sulle donne, se la cosa non frutti un beneficio per qualcuno dei loro padroni. Questo va capito, per evitare di lasciarsi manovrare come burattini. 

Proprio ora nel mondo stanno consumandosi molti altri delitti gravi quanto la violenza sulle donne. In milioni si ammalano a causa di ciò che ha tutta l'aria di essere una campagna disterminio globale; parassiti finanziari si insinuano nelle nazioni e le vampirizzano con la connivenza - più o meno consapevole - della politica, della magistratura e della cultura accademica; strane irrorazioni aeree sono effettuate sulle nostre teste e spacciate per casuali scie di vapore rilasciate dagli aerei di linea; chi non è comprabile o ricattabile è messo a tacere simulandone il suicidio o la morte accidentale... e via dicendo. Eppure non si può dire che i mass media si facciano carico di allestire epiche campagne di sensibilizzazione al riguardo. Tutto ciò significa forse che i mass media sono simpaticamente sbadati? Evidentemente no. E' solo che i loro padroni non nutrono interesse nel sensibilizzare la opinione pubblica in merito a quelle altre casistiche.

Contestualizzazione. Nel caso specifico che genere di interesse particolare potrebbe perseguire una tale enorme campagna mediatica contro la violenza sulle donne? Personalmente una idea me la sono fatta. Da oltre mezzo secolo - infatti - i burattinai sono impegnati a innalzare un muro di incomunicabilità tra i generi sessuali, tramite una lunga ed articolata campagna culturale finalizzata alla omogeneizzazione dei ruoli sociali e culturali dei sessi, condizione del tutto inedita che ha finito per generare una gran confusione, competizione e divisione.
Il bug dei bug

Di questi tempi è grottesco assistere ad eventi mondani in cui i maschietti sono tornati a esibirsi nel baciamano ottocentesco, mentre le femminucce la buttano sul materialismo spinto. Situazioni che esprimono un trend molto ben riconoscibile. Per secoli il genere umano è vissuto appoggiandosi su determinati equilibri. Poi, in una manciata di decenni, ed in particolare dal momento in cui i modelli diffusi dai mass media colonizzarono l'immaginario collettivo, in occidente tali equilibri andarono incrinandosi fino a saltare del tutto. Le ragioni furono apparentemente diverse, ma a ben vedere discesero sempre da 'urgenti esigenze di cambiamento' sollevate dalla comunicazione di massa all'interno di specifiche tipologie umane.

E' il caso del genere femminile, strumentalizzato in funzione del sabotaggio di quegli equilibri quando si lasciò persuadere che il suo ruolo millenario nella famiglia e nella società fosse qualcosa di degradante e limitante. Non esiste altra realtà al di fuori di quella sistemica. Se non ti misuri nell'arena sei una nullità, fu il messaggio, al quale prontamente seguì la coniazione del termine:casalinga. Così come da millenni i maschi abboccano al retaggio culturale che li induce a considerare le donne come trofeied oggetti da collezione (v. correlati), alla donna fu inculcata la convinzione che per realizzarsi avesse dovuto ridisegnare il proprio ruolo sociale, ridimensionando gli aspetti genitoriali e muliebri per misurarsi in ambiti che per secoli furono prerogativa della sua controparte maschile. Per una questione di uguaglianza, ovviamente. Non è vero che tutto ciò che è uguale, uniforme, omogeneo è automaticamente giusto? Se lo dice la tele deve essere vero.

Piccolo inciso: una cosa è la sacrosanta parità dei diritti in qualità di esseri umani e cittadini aventi pari dignità, altra cosa è la equiparazione dei ruoli culturali e sociali.
E' anche su tale equivoco che quei furbacchioni dei burattinai hanno saputo fare leva per scardinare il rapporto tra i sessi, passo essenziale dell'iter verso la soppressione della società familiare e dei legami di sangue (v. correlati).

L'abdicazione della matriarca

Non ho idea se i ruoli consolidatisi attraverso secoli di tradizione (uomini in prima linea, donne nelle retrovie) discendessero a loro volta da campagne di persuasione religiosa o fossero espressione della 'prepotenza' maschile. Né in questa sede mi interessa discutere la loro giustezza ed efficacia, per quanto a mio modesto parere dal punto di vista biologico erano i più 'razionali' e da quello pratico dovrebbe far fede la difficoltà di adattamento delle donne nei ruoli usualmente maschili, e viceversa. Mi preme invece notare come il ruolo ricoperto dalle donne costituiva una condicio sine qua non per il buon funzionamento della intera macchina sociale. E' solo alla luce dei valori inculcati con la cultura della competizione e dell'egocentrismo, che di quel ruolo oggi vengono evidenziati solo gli aspetti costrittivi. Perché quel ruolo lo era, costrittivo, ma era anche molto altro e molto di più. Ciò che sfugge è che in un mondo normale, è logico che le posizioni di elevata responsabilità siano allo stesso tempo costrittive. Fu dal profondo rispetto nutrito dai maschi verso il ruolo femminile nella società familiare (matriarcale per definizione), che scaturirono i modi cosiddetti 'cavallereschi'. Perché le donne oltre che creatrici di vita, erano custodi di coscienze e supreme reggenti delle società familiari, ampie aggregazioni fondate sul legame di sangue, dette anche casati o clan. Le famiglie in definitiva erano come stati nello stato; un firmamento di microcosmi non contaminati dal sistema; tante piccole navi Nabucodonosor, per chi ha dimestichezza con l'immaginario del film Matrix. Gli atteggiamenti cosiddetti 'galanti' in origine non assolvevano scopi seduttivi, ma esprimevano rispetto e ammirazione nei confronti del genere femminile nella sua interezza. In un secondo momento, con l'aiuto dei mass media si è perso il senso, e il tutto è stato ridotto al dongiovannismo.

Inoltre la famiglia tradizionale matriarcale, era il solo 'schema' sperimentato mediante cui donne e uomini 'comuni' potevano mettersi 'in squadra' e sfruttare le rispettive attitudini naturali per tutelarsi reciprocamente dalle trappole sistemiche; compensarsi a vicenda ed in questa veste mettere al mondo ed educare dei figli che una volta cresciuti non fregassero la collettività in cambio di un tornaconto personale. Nuove leve che fossero impermeabili alle squallide lusinghe del Potere. Nel mondo reale, infatti, il Potere esiste, è squallido e ghiotto di coscienze. Il mondo reale non è rosa come un episodio di Desperate Housewifes o Sex and the City.

La posizione della donna era tutt'altro che marginale. Era un ruolo meno 'visibile', ma cruciale. In una intervista pubblicata qualche mese fa su Anticorpi, Martin Pretchel - sciamano maya - narra dei rapporti vigenti nella propria comunità rurale venezuelana, e gli sono sufficienti poche parole per rendere il senso di una società matriarcale:

I cittadini si riuniscono almeno una volta l'anno per lavorare sulle capanne da rinnovare. In quelle occasioni, i bambini piccoli corrono in giro ostacolando il lavoro della gente. Le giovani donne portano l'acqua. I giovani uomini portato le pietre. Gli uomini più anziani impartiscono disposizioni su cosa fare, e le donne più anziane fanno notare agli uomini anziani dove stanno sbagliando. I maschi agiscono, le femmine assistono e supervisionano. La sinergia produce il risultato.

Ciò detto, chi occupa da secoli il vertice di qualcosa che tende a funzionare, non dovrebbe lasciare sguarnita la propria posizione senza prima soffermarsi a riflettere sulle conseguenze che ciò comporterà sulla intera baracca. Ma nel secolo scorso la ingegneria sociale come sempre prevalse, e le donne si lasciarono convincere di meritare 'qualcosa di più'; sto parlando del frutto proibito di cui per secoli si erano cibati solo i maschi, ossia il denaro, che il sistema ci ha costretti ad associare alla idea di libertà. Discorso maschilista? Misogino? Non credo. So che in epoche e contesti diversi entrambe i sessi hanno concorso alla realizzazione della situazione di degrado e scacco politico in cui annaspa l'odierna società occidentale. (v. correlati). Ci siamo fidati troppo, di troppe persone sbagliate. Ci siamo spinti troppo oltre e abbiamo lasciato scoperte le retrovie. Pessima mossa.

Sinergia.

Avete presente l'espressione 'la mia metà', quando ci si riferisce al rispettivo partner? O il proverbio secondo cui dietro qualsiasi grande uomo vi sia sempre una grande donna? Ebbene, quelli che suonano come luoghi comuni, in realtà esprimono una verità. Il film sul regista Alfred Hitchcock, uscito in questi giorni nelle sale, è il più fresco tributo a questa verità, ma esistono decine di altri esempi illustri. In assenza di una controparte femminile avulsa dal sistema, estranea alle logiche sistemiche, e che lo ami e lo educhi come madre e poi lo ispiri ed affianchi come compagna, nessun uomo sarà mai in grado di sviluppare quel grado di completezza intellettuale e spirituale, autonomia e autostima che lo rendano capace di ascoltare la coscienza, dunque di agire per migliorare il mondo. Con ciò intendo dire che soltanto i maschi possederebbero i numeri per rendersi utili alla causa? Niente affatto: sto dicendo che la natura ha organizzato le cose in modo tale che ad ognuno spetti un compito ai fini dello equilibrio generale; dico che se separati, in competizione o in conflitto, tanto gli uomini quanto le donne finiscono per sposare le logiche sistemiche e diventare nocivi per il bene comune. Altra cosa ben nota a chi detiene il potere.

Vogliamo davvero dare retta a chi afferma che la storica preponderanza di eccellenze maschili in ogni campo dipenda da una inferiorità delle donne rispetto agli uomini, o che il sesso femminile sia stato boicottato da un complotto maschilista? La verità è che l'unica cosa oscurata è il concetto di sinergia tra i sessi; connotati complementari che integrandosi generano un'alchimia benigna per l'intera collettività. Ben pochi dei grandi uomini che contribuirono ad elevare la condizione umana sarebbe stato tale senza l'apporto culturale e spirituale, l'amore ed il supporto di una madre prima ed una compagna poi. Insomma, un tempo il maschio si prendeva gli onori, ma la realtà dei fatti, ben nota a chiunque avesse un briciolo di sale in zucca, era che il 'grande uomo' sotto i riflettori era solo la punta di un iceberg. Che le cause della grandezza di quel tale uomo fossero da ricercare oltre la sua persona, in quell'impianto umano che lo aveva formato e poi guidato e sostenuto fino al traguardo. Quell'impianto era la famiglia, 'regno' governato non da un uomo ma da una donna, la mater familias. Oggi invece non ci sono onori da tributare perché i massimi esponenti di ogni ambito occidentale sono mezze figure cresciute senza il supporto di una guida credibile che fungesse da filtro per le balle con cui sono stati bersagliati fin dall'infanzia.

La cultura dominante oggi narra che prima del movimento di emancipazione le donne fossero molto infelici, violentate e schiavizzate dai compagni e mariti. Ma è possibile che ci abbiano messo migliaia di anni a reagire a questo stato di cose? Non è forse più razionale ritenere che un tempo il fenomeno delle vessazioni sulle donne fosse molto più contenuto, in quanto il genere maschile era molto più equilibrato? E perché il genere maschile era più equilibrato? Forse perché non era stato cresciuto a pane e sistema.

Causa ed effetto.

Purtroppo gli episodi di violenza che sempre più spesso vedono coinvolte le donne, hanno origini lontane, e - detto senza intenti polemici - rappresentano una delle più eclatanti dimostrazioni della legge di causa ed effetto, altrimenti detta karma. Non ho mai udito una donna anziana 'normale' - cioè non appartenente ai surrogati di esseri umani che hanno soffocato le loro coscienze in cambio di soldi e potere - lamentarsi della condizione femminile negli anni '30. Però mi è successo più di una volta di udire donne anziane 'normali' lamentarsi della condizione delle donne odierne. E' un caso che chi ha esperienza si esprima in questi termini? E' per via della sua mentalità arretrata? Già. Ma chi ci dice che la nostra sedicente mentalità evoluta sia frutto di uno spontaneo processo evolutivo, e non di una serie di campagne culturali e mediatiche allestite da chi ha poco a cuore il nostro interesse e molto l'esigenza di manovrarci per marcarci sempre più stretti? Ricordiamo che ciò che definiamo 'mentalità arretrata', per il solo fatto di non essersi sviluppata sotto il martellamento mediatico, è da ritenersi ragionevolmente più affidabile di una mentalità 'formatasi' in mezzo ad ogni sorta di campagna di ingegneria sociale e culturale.

Oggi il mondo è sempre più popolato da adulti immaturi, puri concentrati di ego e false convinzioni, che sono stati bambini cresciuti da genitori poco presenti. Bambini che - mentre i genitori sono impegnati a rincorrere le loro illusioni o a struggersi per le loro 'inadeguatezze' - si formano assorbendo il puro concentrato di escrementi culturali prodotto ogni giorno dai mass media. Questi ultimi alimentano la pretesa di una esistenza da cui si possa trarre un romanzo d'appendice, e la depressione, il cinismo, il disprezzo diventano i mesti punti d'arrivo il giorno in cui si prende atto che quel modello filmico per noi (e chiunque altro, se è per questo) non si avvererà. Ed ecco che sempre più spesso l'assenza di una sana struttura morale trasforma la frustrazione in violenza, ogni tipo di violenza, non esclusa quella su se stessi.

Chi usa violenza su una donna è anch'esso figlio di una donna. Fintanto che simili episodi erano sporadici, ci si poteva illudere che il fenomeno fosse ascrivibile alla patologia psichica di un singolo individuo. Ma oggi il problema è troppo ampio per non imputarlo ad un profondo scompenso antropologico. In qualsiasi modo la si metta, a me sembra che sia andato sviluppandosi di pari passo alla presa in consegna delle menti giovani da parte della comunicazione di massa, avvenuta in gran parte per via della assenza del supporto di una famiglia degna di questo nome.

La collettività ha bisogno che la famiglia torni ad essere ciò che fu. Perché laddove la famiglia non fortifica, il sistema corrompe. Nel mondo moderno la sana ignoranza è bandita. La scarsa attenzione dedicata ai giovani nelle famiglie odierne - unita alla caduta in desuetudine dei precetti religiosi (che per quanto male se ne possa dire, avevano un senso in questo mondo) - si rispecchia nella brutalità denotata da molta umanità odierna.

Fintanto che uomini e donne occidentali proseguiranno a sguazzare entrambi nelle logiche sistemiche, a non collaborare seriamente, prioritariamente nella formazione dei giovani, a sottrarre energie ai rapporti umani e alla esistenza reale per sacrificarli sull'altare del sistema, la società non tornerà a produrre generazioni capaci di fare realmente gli interessi della collettività. E dato che al momento le possibilità che ciò accada sono quasi nulle ... fate vobis.

Concludendo.

La 'violenza sulle donne' credo sia solo una chiave di lettura, limitata, capziosa, di un male sociale di più ampia portata. E' ciò su cui i fidi mass media sono stati incaricati di puntare i riflettori con lo scopo di portare avanti l'edificazione della incomunicabilità tra i sessi. Ma la violenza può scatenarsi anche all'interno di coppie gay (link). Può essere perpetrata da una donna nei confronti del proprio uomo (link) o del proprio bambino. Per non parlare di quella tra maschi adulti. Questo perché il problema non è il sessismo; la vera ragione di tale esplosione di ottusità va ricercata altrove, e più precisamente in una cultura dominante votata a inoculare i virus dell'egoismo, della intolleranza, del disprezzo e della superficialità in ogni relazione umana, compresa quella tra i sessi, e perfino quella che dovremmo intrattenere con ... i nostri stessi avi.

Coi loro metodi striscianti ci sussurrano che i nostri antenati, dato che non avevano la televisione, internet e le automobili, fossero dei grezzi senza cervello. Che le loro tradizioni fossero solo il frutto di vacue superstizioni. Ci ripetono che il cambiamento sia per definizione una cosa positiva, e che qualsiasi cosa sia modificabile, debba essere modificata. Ma siamo sicuri che sia lecito modificare i geni, oppure il clima, o gli stati d'animo? Demolire usi e consuetudini dettati dalla natura, consolidati da secoli di esperienza e poi tramandati dai nostri antenati? I tiranti sono prossimi alla massima trazione; non udite lo scricchiolio? Non è più così lontano il giorno in cui in nome del cosiddetto 'progresso', saremo sbalzati al punto di partenza, con buona pace dei burattinai e del loro idealismo spacciato per illuminazione.

Fonte: www.anticorpi.info

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