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venerdì 17 maggio 2024

Perché lavoriamo tanto nonostante sia il XXI secolo?

 di Owen  Hatherley

In pratica, se nel passato c’è qualcosa su cui tutti i futurologi concordavano, è che nel XXI secolo ci sarebbe stato molto meno lavoro. 

Che cosa avrebbero pensato, nell’aver saputo che nel 2012 la classica giornata lavorativa dalle 9 alle 17 si sarebbe evoluta in qualcosa di più simile a una giornata dalle 7 del mattino alle 7 di sera? Sicuramente si sarebbero guardati attorno e avrebbero visto come la tecnologia prendeva il controllo in molte professioni nelle quali prima era necessaria una numerosa mano d’opera, avrebbero contemplato lo sviluppo dell’automatizzazione e della produzione intensiva, e si sarebbero chiesti, “perché passano dodici ore al giorno in lavori futili?”.
 
Si tratta di una questione alla quale né la destra né la sinistra ufficiali rispondono adeguatamente. Ai conservatori è sempre piaciuto pontificare riguardo alle virtù morali del lavoro duro e una buona parte della sinistra, concentrata nei terribili effetti della disoccupazione di massa, propone comprensibilmente “più lavoro” come soluzione principale contro la crisi. Le vecchie generazioni avrebbero trovato tutto questo disperatamente deludente.

In quasi tutti i casi, gli utopisti, i socialisti e il resto dei futurologi credevano che il lavoro avrebbe finito con l’essere quasi abolito soprattutto per una ragione: potremmo lasciare che lo facciano le macchine ... 

lunedì 12 luglio 2021

Il lavoro? Un male sociale che possiamo curare solo con l'ozio

 di Attila Toukkour

Contrariamente ad una idea diffusa ad arte dai centri di condizionamento dello spettacolo moderno, il lavoro non è una catastrofe naturale.

È un male sociale, il cui falso rimedio, la disoccupazione, fa peggiorare il cattivo stato del paziente e talvolta lo finisce. 

Consideriamo per prima cosa le origini del lavoro. Si sa che in tutte le lingue il termine deriva da strumenti di tortura o che è sinonimo di sofferenza, sforzo estenuante, pena ed afflizione.

La Bibbia ne fa la punizione divina ed i miti universali parlano di una età dell'oro originale indenne dall'obbligo del lavoro. È proprio ciò che hanno confermato le serie ricerche sulla preistoria condotte da Marshall Sahlins.

Il cacciatore-raccoglitore, prima dell'invenzione dell'agricoltura, delle classi e dello Stato, non lavorava; si dedicava alle libere attività dell'essere umano, che consistevano nel cacciare e raccogliere, mangiare, dormire, godere e viaggiare.

Il lavoro inizia storicamente con il dominio di un uomo sul suo simile, di una classe su un'altra. Si tratta sempre di una classe improduttiva (preti e possidenti) che condanna al lavoro una classe produttrice e ne accaparra la produzione...

martedì 4 febbraio 2020

Attacco all'ideologia del lavoro


Uomini, donne e persino bambini vengono derubati ogni giorno di 12, 14 se non 16 ore della propria vita per i lavori più avvilenti e duri, senza alcuna speranza di veder migliorare la propria condizione, e non basta l’introduzione delle miracolose macchine perché la situazione si capovolga.

Ma cosa vedono i nostri occhi? Via via che la macchina si perfeziona e annienta il lavoro dell’uomo, con una rapidità e precisione che crescono senza posa, l’operaio invece di prolungare altrettanto il proprio riposo, raddoppia l’ardore, come se volesse rivaleggiare con la macchina”. (Paul Lafargue)

Il diritto alla pigrizia. Uno scritto che, letto a distanza di oltre cento anni dalla sua prima pubblicazione e contestualizzato in un’epoca come la nostra, fondata sulla precarietà delle classi medio-basse, e in particolare dei giovani, sulle continue vessazioni che queste sono ancora costrette a subire e sull’ancora imperante religione del lavoro come unica ragione di vita, si rivela drammaticamente attuale e indispensabile affinché qualcuno possa aprire gli occhi sulle catene invisibili che ci imprigionano nella nostra “modernissima” società.

Il “diritto al lavoro” si trasforma così in “diritto alla miseria” finendo per annientare, in un terribile circolo vizioso, tutte quelle che dovrebbero essere le caratteristiche peculiari dell’essere umano.
(tratto da: www.lindiependente.it) ...

lunedì 11 novembre 2019

Il diritto alla pigrizia

Paul Lafargue, rivoluzionario, giornalista, scrittore, saggista e critico letterario francese, di ispirazione comunista, nonché genero di Karl Marx (sposò la figlia di Marx, Laura), scriveva nelle pagine de "Il diritto alla pigrizia" un durissimo attacco all'ideologia del lavoro, vista come una forma di schiavitù, e di conseguenza un attacco anche al capitalismo, generatore di forme di schiavitù sociali:

"Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni dove regna la civiltà capitalista. Questa follia trascina al suo seguito miserie individuali e sociali che da secoli torturano la triste umanità.

Questa follia è l'amore per il lavoro, la passione nociva del lavoro, spinta fino all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie. Invece di reagire contro questa aberrazione mentale i preti, gli economisti, i moralisti, hanno sacro-santificato il lavoro.
Uomini ciechi e ottusi, hanno voluto essere più saggi del loro Dio, uomini deboli e spregevoli hanno voluto riabilitare ciò che il loro Dio aveva maledetto. Io che non mi proclamo cristiano, economo e morale , rimetto il loro giudizio a quello del loro Dio, le prediche della loro morale religiosa, economica, di liberi pensatori, le rimetto alle conseguenze spaventose del lavoro nella società capitalista."
E ancora afferma:

"Lavorate , lavorate proletari per accrescere la ricchezza sociale e le vostre miserie individuali. Lavorate, lavorate, perché diventando più poveri avrete più ragioni per lavorare e per essere miserabili. Questa è la legge inesorabile della produzione capitalista ...