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martedì 7 febbraio 2023

Le emozioni negative favoriscono l'invecchiamento patologico

 
I neurologi ritengono che le emozioni negative, l'ansia e la depressione favoriscano l'insorgenza di malattie neurodegenerative e demenza

Ma qual'è il loro impatto sul cervello e si possono limitare i loro effetti deleteri? 

I neuroscienziati dell'Università di Ginevra (UNIGE) hanno osservato l'attivazione del cervello di giovani e anziani quando si confrontano con la sofferenza psicologica degli altri. 
Le connessioni neuronali degli anziani mostrano una significativa inerzia emotiva: le emozioni negative le modificano eccessivamente e per un lungo periodo di tempo, in particolare nella corteccia cingolata posteriore e nell'amigdala, due regioni cerebrali fortemente coinvolte nella gestione delle emozioni e nella memoria autobiografica. Questi risultati, che sono stati pubblicati su Nature Aging (1), indicano che una migliore gestione di queste emozioni - attraverso la meditazione ad esempio - potrebbe aiutare a limitare la neurodegenerazione.

Negli ultimi 20 anni, i neuroscienziati hanno osservato come il cervello reagisce alle emozioni. "Stiamo cominciando a capire cosa succede al momento della percezione di uno stimolo emotivo", spiega la dottoressa Olga Klimecki (2), ricercatrice presso il Centro svizzero per le scienze affettive dell'UNIGE e presso il Deutsches Zentrum für Neurodegenerative Erkrankungen, ultima autrice di questo studio realizzato nell'ambito di un progetto di ricerca europeo co-diretto dall'UNIGE, "Tuttavia, ciò che accade dopo rimane un mistero" ...

martedì 19 ottobre 2021

Cervello e DNA, la strategia delle cellule per imparare più velocemente

Una recente ricerca del MIT dimostra che il cervello "rompe" il DNA quando sottoposto a stimoli legati ad apprendimento e memorizzazione.

Sappiamo bene di non conoscere ancora molto del funzionamento del nostro cervello, del modo in cui raccoglie e processa le informazioni e di come costruisce le reti di informazione al suo interno. 

Nonostante ciò, alcune ipotesi restano molto recondite, nel pensiero dei neuroscienziati: ecco quindi che una ricerca può essere definita “inaspettata" da parte della comunità scientifica. 

È il caso dell’ultimo studio condotto dalla Professoressa Li-Huei Tsai, che parte da una vecchia analisi dei pazienti malati di Alzheimer per definire il modo in cui il cervello reagisce normalmente agli stimoli.

Il cervello è capace di "rompere" il DNA

Nel 2015, uno studio del team guidato da Li-Huei Tsai, del Massachusetts Institute of Technology, rivelò che l’Alzheimer era direttamente collegata alla presenza di interruzioni del doppio filamento di DNA all’interno dei neuroni.

In quell’occasione, si scoprì che in determinate condizioni gli stessi neuroni procuravano degli strappi al proprio DNA. Più filamenti venivano rotti, e più aumentava la presenza di geni veloci associati all’attività sinaptica di apprendimento e memorizzazione ...

mercoledì 26 maggio 2021

I funghi medicinali per la Mente


L'utilizzo di alcuni funghi può favorire l’aumento delle funzioni cognitive e delle performance mentali, senza avere alcun effetto dannoso per l’organismo né creare dipendenza.

di Stefania Cazzavillan

Il termine nootropo è stato coniato nel 1972 da Corneliu E. Giurgea (6 Gennaio 1923, Bucarest – 30 dicembre 1995, Bruxelles), psicologo e chimico rumeno, per descrivere composti in grado di aumentare la memoria e la capacità diapprendimento, potenziare le funzioni cognitive in condizioni di stress, proteggere il sistema nervoso centrale da sostanze neuro-tossiche, accelerare e ottimizzare i processi neuronali e aumentare la concentrazione e il “focusing” (focalizzazione verso gli obiettivi) senza avere effetto sedativo o stimolante, e senza dare dipendenza.

In generale si tratta quindi di sostanze naturali o sintetiche che favoriscono l’aumento delle funzioni cognitive e delle performance mentali, senza avere alcun effetto dannoso per l’organismo né creare dipendenza ...